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domenica 12 aprile 2015

l' EREDITA' di Papa BENEDETTO

IL LASCITO DI RATZINGER: CRESCONO DEL 25% LE ORDINAZIONI SACERDOTALI NEGLI USA




Secondo gli ultimi dati resi noti dalla Conferenza episcopale statunitense (raccolti dal Center for Applied Research in the Apostolate della Georgetown University), nel 2015 saranno quasi 600, per la precisione 595, le ordinazioni sacerdotali nel Paese. L’anno scorso erano state 477. Si tratta di un aumento di circa il 25% in un solo anno. E’ uno dei più robusti segnali di ripresa vocazionale dopo una crisi pluridecennale iniziata nel post-Concilio. Qualche numero: le ordinazioni erano state 994 nel 1965, 771 nel 1975, 533 nel 1985, 511 nel 1995 e 454 in 2005.

Che la caduta si fosse arrestata era chiaro già da alcuni anni, ora, appunto, sembra manifestarsi una chiara e vibrante inversione di tendenza.

L’età media degli ordinandi resta alta, anche se non altissima, 34 anni. Un quarto di loro è nato fuori dagli Usa, in Paesi come Nigeria, Polonia, Vietnam, Colombia, Messico e Filippine.

Per la maggioranza si tratta di cattolici di nascita,  il 7% sono convertiti. L’84% ha dichiarato di avere genitori entrambi cattolici.

Un dato significativo è che il 70%, prima di entrare in Seminario era solito pregare il Rosario o partecipare all’adorazione eucaristica.

Per interpretare correttamente questi dati serviranno tempo e analisi adeguate. Certamente si può notare come gli ordinandi del 2015 sono entrati in Seminario mediamente sei anni fa, nel pieno del pontificato di Benedetto XVI. A Joseph Ratzinger si deve anche un’azione incisiva nel ricambio della classe episcopale statunitense – iniziata già sotto Giovanni Paolo II – con l’ausilio, non è un mistero, di consulenti come il cardinale Raymond Leo Burke, nel suo ruolo ricoperto in anni cruciali all’interno della Congregazione per i vescovi. 

Oggi la Conferenza episcopale degli Stati Uniti è tra quelle che portano più limpidamente – nelle prese di posizione pubbliche, nelle scelte pastorali, nella difesa del Magistero, nello slancio missionario – l’impronta wojtyliana e ratzingeriana insieme. E questo ha permesso, tra l’altro, di superare una crisi che ad alcuni sembrava quasi fatale, ovvero quella legata agli innumerevoli scandali per abusi sessuali commessi da esponenti dal clero, che hanno messo in ginocchio tantissime diocesi e hanno dato il via a una campagna di discredito senza precedenti del sacerdozio cattolico.

mercoledì 9 aprile 2014

Wojtyla santo subito?

Giovanni Paolo II Santo. I dubbi del cardinale Martini sulla canonizzazione: "Doveva ritirarsi prima"



“Era un uomo di Dio, ma non è necessario farlo santo”. È questo, in sintesi, il senso della deposizione resa dal cardinale Carlo Maria Martini al processo di canonizzazione di Papa Wojtyla. Lo riporta stamattina il Corriere della Sera, citando alcuni passaggio del libro appena pubblicato dello storico Andrea Riccardi, “La santità di papa Wojtyla”. Il libro svela il contenuto della deposizione del cardinale Martini, insieme ad altri documenti del processo di canonizzazione. Nella sua testimonianza, il cardinale non nasconde tutte le sue riserve sulla santità del Papa polacco (che sarà proclamato santo il prossimo 27 aprile, a nove anni dalla morte).
Nella sua deposizione – scrive il Corsera - Martini segnalava alcuni limiti nelle decisioni e nelle azioni di Giovanni Paolo II:
[…] non sempre “felici” le nomine e la scelta dei collaboratori, “soprattutto negli ultimi tempi”; eccessivo appoggio ai movimenti, “trascurando di fatto le Chiese locali; forse imprudente del porsi “al centro dell’attenzione – specie nei viaggi – con il risultato che la gente lo percepiva un po’ come il vescovo del mondo e ne usciva oscurato il ruolo della Chiesa locale e del vescovo”.
“Non vorrei sottolineare più di tanto la necessità della sua canonizzazione – è la fredda conclusione del cardinale – poiché mi pare che basti la testimonianza storica della sua dedizione seria alla Chiesa e al servizio delle anime”.
A questa valutazione, si aggiunge un dubbio: non avrebbe fatto meglio Wojtyla a ritirarsi un po’ prima, date le sue condizioni di salute? “Non saprei dire se abbia perseverato in questo compito anche più del dovuto, tenuto conto della sua salute. Personalmente riterrei che aveva motivi per ritirarsi un po’ prima”, si legge nella deposizione dell’ex cardinale di Milano.
Detto questo, il giudizio complessivo è più che positivo: per Martini, Wojtyla era un uomo di Dio capace di grande raccoglimento, un “servitore zelante e fedele” della Chiesa, una figura capace di trascinare “le masse e soprattutto i giovani”, che non si risparmiò mai, neanche dopo l’attentato (“non si ritirò minimamente dal contatto con la folla, che pure lo esponeva a pericoli”). Un uomo, insomma, capace di grandissima “perseveranza”.
http://www.huffingtonpost.it/2014/04/09/giovanni-paolo-ii-santo-dubbi-di-martini_n_5115784.html

Papa Giovanni Paolo II
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Ansa