domenica 29 gennaio 2012

Matrimonio e Santa Messa degli Sposi in Rito Tradizionale

UNIONE EUROPEA = UNIONE SOVIETICA




L'Europa ha rifiutato le radici cristiane e ora è sotto la dittatura simil-sovietica del ''politicamente corretto'', dominata da una tecnocrazia antidemocratica e (economicamente) fallimentare
di Antonio Socci
Eravamo da sempre il Paese più europeista. Fino a un anno fa. In dodici mesi la fiducia degli italiani nell'Unione europea è precipitata. Secondo l'ultimo rilevamento dell'Ipsos ha perso addirittura 21 punti percentuali (passando dal 74 per cento al 53).
Un crollo che dovrebbe far riflettere i politici e soprattutto le tecnocrazie europee a cui gli italiani sono sempre più ostili.
Anche perché il crollo della fiducia degli italiani non è un fatto emotivo passeggero, né uno stato d'animo superficiale. Al contrario. Il loro europeismo era a prova di bomba.

UN ESPERIMENTO FOLLE    Hanno accettato di fare sacrifici per entrare nella moneta unica, hanno accettato perfino di farsi spennare da un cambio lira/euro estremamente penalizzante e poi hanno subito – senza fiatare – il sostanziale raddoppio di tutti i prezzi con l'inizio dell'euro (un impoverimento di massa).
La loro fiducia è crollata solo davanti alla scoperta che la sospirata "moneta unica" – che tanto ci era costata – realizzata in quel modo (senza una banca centrale e un governo come referenti ultimi) era una trovata assurda e fallimentare di tecnocrazie incompetenti e arroganti.
Grazie a questo incredibile esperimento, l'Italia – un Paese solvibilissimo e che ha la sesta economia del pianeta – sta ora rischiando il fallimento (del tutto ingiustificato visti i suoi fondamentali).
Quello che gli italiani ignorano è che tale disastro era stato previsto. E pure che la china antidemocratica che l'Ue sta imboccando da venti anni a questa parte era evidente ed era stata denunciata.
L'affievolimento della democrazia e dei diritti individuali, la dittatura del "politically correct", è qualcosa a cui purtroppo facciamo meno caso – come si vede in queste settimane in Italia – ma è perfino più grave del fallimento politico ed economico della Ue.

UNA VOCE PROFETICA     Una delle voci nel deserto che videro in anticipo è quella di un eroico dissidente russo, Vladimir Bukovsky, uno così temerario e indomabile che già a venti anni era inviso al regime comunista sovietico il quale lo rinchiuse nei manicomi politici e nel gulag, torturandolo (infine – pur di disfarsene – lo cacciò via nel 1976 in cambio della liberazione in Cile del leader comunista Luis Corvalan).
Ebbene, Bukovsky, in una conferenza nell'ottobre del 2000, riportata di recente su "Italia oggi", se n'era uscito con affermazioni che sembrarono allora esagerate, che forse lo sono, ma che – alla luce degli ultimi eventi – rischiano di essere semplicemente profetiche.
Non mi riferisco solo a eventi come il commissariamento dell'Italia e della Grecia e il tentato commissariamento (in corso) dell'Ungheria, ma anche alle cessioni di sovranità dei diversi stati mai sottoposte ai referendum popolari o alle "bocciature" di tali cessioni (nei referendum o nei parlamenti) che sono state sostanzialmente ignorate.
"Per quasi 50 anni" disse Bukovsky "abbiamo vissuto un grande pericolo sotto dell'Unione Sovietica, un paese aggressore che voleva imporre il suo modello politico a tutto il mondo. Diverse volte nella mia vita ho visto per puro miracolo sventare il sogno dell'Urss. Poi abbiamo visto la bestia contorcersi e morire davanti ai nostri occhi. Ma invece di esserne felici, siamo andati a crearci un altro mostro. Questo nuovo mostro è straordinariamente simile a quello che abbiamo appena seppellito".
Si riferiva all'Unione europea. Argomentava: "Chi governava l'Urss? Quindici persone, non elette, che si sceglievano fra di loro. Chi governa l'Ue? Venti persone non elette che si scelgono fra di loro".
Bisogna riconoscere che oggi abbiamo addirittura governi non eletti (come quello italiano) con un programma dettato dalla Bce.
Diceva ancora Bukovsky: "Come fu creata l'Urss? Soprattutto con la forza militare, ma anche costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia finanziaria, facendo loro paura economicamente. Come si sta creando l'Ue? Costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia finanziaria, facendo loro paura economicamente. Per la politica ufficiale dell'Urss le nazioni non esistevano, esistevano solo i 'cittadini sovietici'. L'Ue non vuole le nazioni, vuole solo i cosiddetti 'europei'. In teoria, ogni repubblica dell'Urss aveva il diritto di secessione. In pratica, non esisteva alcuna procedura che consentisse di uscirne. Nessuno ha mai detto che non si può uscire dall'Europa. Ma se qualcuno dovesse cercare di uscirne, troverà che non è prevista nessuna procedura".
Bukovsky arrivava fino a giudizi pesantissimi, sicuramente esagerati, ma chi ha subito ciò che lui ha subito in difesa della libertà di coscienza ha tutto il diritto di essere ipersensibile a ogni violazione della libertà di pensiero e dei diritti individuali: "L'Urss aveva i gulag. L'Ue" aggiungeva Bukovsky "non ha dei gulag che si vedono, non c'è una persecuzione tangibile. Ma nonostante l'ideologia della sinistra di oggi sia 'soft', l'effetto è lo stesso: ci sono i gulag intellettuali. Gli oppositori sono completamente isolati e marchiati come degli intoccabili sociali. Sono messi a tacere, gli si impedisce di pubblicare, di fare carriera universitaria ecc. Questo è il loro modo di trattare con i dissidenti".
Un'esagerazione certamente, ma è la sua stessa vicenda personale a far riflettere sulla libertà del pensiero e della cultura in Europa occidentale.

DITTATURA POLITICALLY CORRECT   Quanti in Italia conoscono Vladimir Bukovsky, il leggendario dissidente, l'eroico difensore della libertà di coscienza?
Eravamo pochissimi isolati che nei primi anni Settanta ne seguivamo le peripezie (nei manicomi politici e nei lager): i miei coetanei – specie quelli che oggi pontificano dai giornali come giornalisti, opinionisti e intellettuali – avevano come loro mito i vari Mao, Fidel Castro e perfino Stalin.
Oggi molti di loro – dopo essersi autoassolti – impartiscono lezioni di liberaldemocrazia dai mass media, ma senza mai aver fatto un vero "mea culpa", infatti continuano a cantare in coro. E continuano ad avere in gran dispetto le voci libere come Bukovsky.
Il motivo semplice. Perché mette sotto accusa le élite culturali europee (e anche quelle politiche). Perché è un uomo che – dopo aver sfidato il Kgb e la cappa di piombo del regime sovietico – ha sfidato la cappa di piombo del conformismo "politically correct" occidentale.
E' uno che nei suoi libri scrive: "Il comunismo è una malattia della cultura e dell'intelletto… Le élite occidentali penso non capissero l'universalità di quel male, la sua natura internazionale e quindi il carattere universale della sua pericolosità".
La sua ha continuato ad essere una voce scomoda e isolata perché – dopo il crollo delle feroci nomenclature comuniste – non ha chiesto vendetta, ma ha pure rifiutato che si autoassolvessero e restassero al potere.
Ha scritto in un suo libro: "Noi siamo pronti a perdonare i colpevoli, ma loro non devono assolversi da sé".
E' chiaro perché uno così, in un paese come l'Italia, è sconosciuto e continua ad essere una voce silenziata. Infatti quante volte è stato fatto parlare in tv o sui giornali italiani?
Parla in Gran Bretagna, in America… Ma in Italia è una voce silenziata. Quali case editrici hanno pubblicato i suoi libri? Prendiamo il volume che ha scritto, dopo il crollo dell'Urss, quando poté tornare a Mosca e pubblicare i documenti degli archivi del Cremlino: chi ha tradotto quel libro in Italia? La piccolissima editrice Spirali.
Infatti "Gli archivi segreti di Mosca" è pressoché sconosciuto e ben pochi ne han parlato sui giornali. Eppure riguardava anche noi italiani.

ALLARME      Voci profetiche come quella di Bukovsky devono far riflettere soprattutto in un Paese come il nostro dove ha sempre scarseggiato la sensibilità per i diritti dell'individuo e ha sempre abbondato il conformismo culturale, la prevaricazione delle nomenklature e quella dello stato.
L'allarme del dissidente russo sull'Europa ci riguarda e ci deve far riflettere. Oggi più che mai. Ma ancora una volta sono poche le voci sensibili all'allarme sulla libertà.
 
Fonte: Libero, 15/01/2012
 

sabato 28 gennaio 2012

Splendore della Liturgia a Concesa

 








 
Solemnità della S. María Madre di Dio, Santa Messa Pontificale (novus Ordo e versus Deum) con Orchesta (Missa Sacra - op. 147 R. Schumann), celebrata da Mons. Antonio G. Filipazzi, Nunzio Apostolico in Indonesia e intronizzazione della immagine della Madonna di Fatima - Concesa, Santuario della Divina Maternità, 1 gennaio 2012. 




 
Vigilia della Solennità della s. Maria Madre di Dio, Adorazione Eucaristica, Bendizione, Te Deum, Consacrazione del Genere Umano al S. Cuore e canto del Veni Creator - Concesa, Santuario della  Divina Maternità.






 
 
Natale, Messa di mezzanotte, Novus ordo, Versus Deum,  Concesa, Santuario de la Divina Maternità, 24 diciembre 2011.
 
Immagini delle celebrazioni di Natale al Convento dei PP Carmelitani scalzi di Concesa di Trezzo sull'Adda, Milano, Santuario della Divina Maternità. 

I Carmelitani, esempio per l' Ordine e la Chiesa, celebrano la Liturgia Novus Ordo, ammirabilmente, seguendo l'ermeneutica della continuità, del Santo Padre. Si celebra la Forma Extraordinaria ogni settimana e in alcune occasioni Solenni.
28 Gennaio
San Tommaso d' Acquino



Dagli «Opuscoli teologici» di s. Tommaso d'Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa.
(«Sui due precetti della carità e i dieci comandamenti della legge»,
in Opuscola theologica, IT, nn. 1137-1154, 4, Ed. Leonina).

La legge della divina carità.

E' evidente che non tutti possono dedicarsi a fondo alla scienza; e perciò Cristo ha emanato una legge breve e incisiva che tutti possano conoscere e dalla cui osservanza nessuno per ignoranza possa ritenersi scusato. E questa è la legge della divina carità. Ad essa accenna l'Apostolo con quelle parole: «Il Signore pronunzierà sulla terra una parola breve» (Rm 9,28). Questa legge deve costituire la norma di tutti gli atti umani. Come infatti vediamo nelle cose artificiali che ogni lavoro si dice buono e retto se viene compiuto secondo le dovute regole, così anche si riconosce come retta e virtuosa l'azione dell'uomo, quando essa è conforme alla regola della divina carità. Quando invece è in contrasto con questa norma, non è né buona, né retta, né perfetta. Questa legge dell'amore divino produce nell'uomo quattro effetti molto desiderabili. In primo luogo genera in lui la vita spirituale. E' noto infatti che per sua natura l'amato è nell'amante. E perciò chi ama Dio, lo possiede in sé medesimo: «Chi sta nell'amore sta in Dio e Dio sta in lui» (1 Gv 4,16). Inoltre è legge dell'amore, che l'amante venga trasformato nell'amato. Se amiamo il Signore, diventiamo anche noi divini: «Chi si unisce al Signore, diventa un solo spirito con lui» (1 Cor 6,17). A detta di sant'Agostino, «come l'anima è la vita del corpo, così Dio è la vita dell'anima». L'anima perciò agisce in maniera virtuosa e perfetta quando opera per mezzo della carità, mediante la quale Dio dimora in essa. Senza la carità, in verità l'anima non agisce: «Chi non ama rimane nella morte» (1 Gv 3,14). Se perciò qualcuno possedesse tutti i doni dello Spirito Santo, ma non avesse la carità, non avrebbe in sé la vita. Si tratti pure del dono delle lingue o del dono della fede o di qualsiasi altro dono: senza la carità essi non conferiscono la vita. Come avviene di un cadavere rivestito di oggetti d'oro o di pietre preziose: resta sempre un corpo senza vita. Secondo effetto della carità è promuovere la osservanza dei comandamenti divini: «L'amore di Dio non è mai ozioso - dice san Gregorio Magno - quando c'è, produce grandi cose; se si rifiuta di essere fattivo, non è vero amore». Vediamo infatti che l'amante intraprende cose grandi e difficili per l'amato: «Se uno mi ama osserva la mia parola» (Gv 14,25). Chi dunque osserva il comandamento e la legge dell'amore divino, adempie tutta la legge. Il terzo effetto della carità è di costituire un aiuto contro le avversità. Chi possiede la carità non sarà danneggiato da alcuna avversità: «Ogni cosa concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28); anzi è dato di esperienza che anche le cose avverse e difficili appaiono soavi a colui che ama. Il quarto effetto della carità e di condurre alla felicità. La felicità eterna è promessa infatti soltanto a coloro che possiedono la carità, senza la quale tutte le altre cose sono insufficienti. Ed è da tenere ben presente che solo secondo il diverso grado di carità posseduto si misura il diverso grado di felicità, e non secondo qualche altra virtù. Molti infatti furono più mortificati degli Apostoli; ma questi sorpassano nella beatitudine tutti gli altri proprio per il possesso di un più eccellente grado di carità. E così si vede come la carità ottenga in noi questo quadruplice risultato. Ma essa produce anche altri effetti che non vanno dimenticati: quali, la remissione dei peccati, l’illuminazione del cuore, la gioia perfetta, la pace, la libertà dei figli di Dio e l'amicizia con Dio.

RESPONSORIO
La fonte della sapienza riversò in Tommaso le sue acque, come limpido fiume di scienza, e Tommaso riversò la sua pienezza, * fecondò tutta la Chiesa.
Stile conciso, esposizione piacevole, pensiero chiaro, sublime, sicuro:
fecondò tutta la Chiesa. 

Dagli «Opuscoli teologici» di s. Tommaso d'Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa.
(«De rationibus fidei», in Opera omnia, i. XL, Roma 1969, pp. 56 ss., ed. Leonina).
Ciò che è stolto dinanzi a Dio, è più sapiente che gli uomini (cfr. 1 Cor 2,15).

Cristo scelse per sé genitori poveri e tuttavia perfetti nella virtù, affinchè nessuno si glori della sola nobiltà del sangue e delle ricchezze dei genitori. Condusse vita povera per insegnare a disprezzare le ricchezze. Visse in semplicità, senza ostentazione, allo scopo di tenere lontani gli uomini dalla disordinata brama degli onori. Sostenne la fatica, la fame, la sete e le afflizioni del corpo affinchè gli uomini proclivi alle voluttà e delicatezze, e motivo delle asprezze di questa vita, non si sottraessero all'esercizio della virtù. Infine sostenne la morte per impedire che il timore di essa facesse abbandonare a qualcuno la verità. E perché nessuno avesse paura di incorrere una morte spregevole a causa della verità, scelse il più orribile genere di morte, cioè la morte in croce. Così dunque fu conveniente che il Figlio di Dio fatto uomo patisse la morte, per indurre col suo esempio gli uomini alla pratica della virtù, di modo che risulti vero ciò che Pietro dice: «Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio affinché ne seguiate le orme» (1 Pt 2,21). Se infatti fosse vissuto ricco nel mondo e rivestito di potere e di qualche grande dignità, si sarebbe potuto credere che la sua dottrina e i suoi miracoli fossero accolti in forza del favore degli uomini e della potenza umana. Perciò, affinché fosse manifesta l'opera della divina potenza, scelse tutto ciò che nel mondo è vile e debole: una madre povera, una vita indigente, discepoli e messaggeri incolti, il disprezzo e la condanna a morte da parte dei magnati della terra, onde apparisse chiaramente che l’ accettazione dei suoi miracoli e della sua dottrina non erano opera di potenza umana ma divina. Di conseguenza in quello che operò e patì si unirono assieme la debolezza umana e il potere divino: alla nascita infatti è adagiato in una mangiatoia, avvolto in fasce, ma è servito dagli angeli; vive povero e mendico, ma risuscita i morti, rende la vista ai ciechi; muore appeso a un patibolo, è annoverato fra i malfattori; ma alla sua morte, il sole si oscura, la terra trema, le pietre si spezzano, le tombe si aprono e i corpi dei morti risuscitano. Se qualcuno dunque consideri quale grande frutto è scaturito da tali esordi, la conversione cioè di quasi tutto il mondo a Cristo, e ulteriormente cerchi ancora altri segni per credere, si può dire che è più duro di una pietra, dal momento che alla sua morte anche le pietre si spezzarono. Questa è la ragione per cui l'Apostolo dice ai Corinzi che «il linguaggio della croce è follia per quelli che si perdono, ma per noi che siamo salvi è potenza di Dio» (1 Cor 1,18). A proposito di tutto questo c'è ancora un'altra cosa da tenere presente. Secondo lo stesso piano provvidenziale per il quale il Figlio di Dio fatto uomo volle prendere su se stesso le debolezze umane, stabilì che anche i suoi discepoli - da lui costituiti ministri dell'umana salvezza — fossero essi pure disprezzati nel mondo. Perciò non li scelse dotti e nobili, ma senza cultura e di bassa condizione sociale, ossia poveri pescatori. E mandandoli a lavorare per l'umana salvezza, comandò loro di praticare la povertà, di accettare persecuzioni e ingiurie, e di subire anche la morte per la verità, cosicché la loro predicazione non apparisse esercitata per vantaggi terreni, e la salvezza del mondo non venisse attribuita alla sapienza e alla potenza dell'uomo, bensì soltanto a quella di Dio: per cui in essi — che secondo il giudizio del mondo sembravano spregevoli — non venne meno la potenza divina che opera cose mirabili. Questo era necessario per l'umana salvezza, affinchè gli uomini imparassero a non confidare orgogliosamente nelle proprie forze, ma solo in Dio. Infatti per la perfezione della santità umana è richiesto che l'uomo si sottometta in tutte le cose a Dio, da lui speri di poter conseguire il possesso di ogni bene e riconosca di averlo da lui ricevuto.


ORAZIONE O Dio, che nella tua provvidenza hai dato alla Chiesa san Tommaso d'Aquino maestro di sapienza e modello di santità; per sua intercessione fa' che ti cerchiamo con sincerità e ti amiamo con tutte le nostre forze. Per il nostro Signore.

oppure: O Dio, che in san Tommaso d'Aquino hai dato alla tua Chiesa un modello sublime di santità e di dottrina; donaci la luce per comprendere i suoi insegnamenti e la forza per imitare i suoi esempi. Per il nostro Signore.

Oratio Deus, qui beátum Thomam sanctitátis zelo ac sacræ doctrínæ stúdio conspícuum effecísti, da nobis, quæsumus, et quæ dócuit intelléctu conspícere, et quæ gessit imitatióne complére. Per Dóminum.

venerdì 27 gennaio 2012

Traccia di preghiera per la notte


Esortazione
Quando cade la sera e inizia una notte di riposo, deponi i pesi di una giornata, la fatica, le tue tensioni: tu entri nel sonno, nell'oblio. Il Signore solo, durante queste ore notturne, sarà la tua difesa, sarà la tua amicizia, lui solo ti potrà coprire con le sue ali. Lui può proteggerti da tutto ciò che sale dal tuo cuore, dalle tue profondità non ancora purificate, non ancora rischiarate, non abitate da Dio: lui solo avvolge di pace la tua solitudine!


Signore Dio e Padre di tutti, di tutti,
il tuo figlio Gesù passava le notti in preghiera
intercedendo per tatti gli uomini e tutte le donne
e in in quest'ora notturna mi chiami a pregare e vegliare con lui:
vieni in mio aiuto e manda su di me il tuo spirito
di intercessione e di consolazione.


Prima di entrare nel riposo che tu mi doni
voglio ricordare davanti a te i fratelli,
le sorelle e questa umanità tutta
di cui faccio parte e in cui sono immerso.


Vieni presto per la tua Chiesa
che aspetta nella notte di questo mondo
il suo sposo, il tuo figlio Gesù.


Vieni presto per il tuo popolo Israele
che spera nel tuo Regno e invoca la redenzione piena.


Vieni presto per tutte le genti
che ti cercano nella notte come a tentoni
e osano sperare una vittoria della vita sulla morte.


Signore, ci sono alcuni nostri fratelli perseguirti per il tuo Nome,
che si nascondono nella notte per pregarti ...


Signore, ci sono quelli che ci amano e che noi amiamo,
quelli che ci contraddicono, ci osteggiano e che noi non sappiamo amare ...


Signore, ci sono negli ospedali malati
che non dormono perché hanno male, soffrono, hanno paura ...


Signore, ci sono prigioni dove le notti sono tenebre,
prigioni in cui ci sono uomini disperati
che hanno a casa una donna che li ama, dei figli che li aspenano ...


Signore, ci sono luoghi in cui regnano il vizio e la vertigine,
luoghi dove la dignità e la gloria della persona
sono calpestate e perdute,
dove si cerca l'amore con il denaro ...


Signore, ci sono quelli che sono angosciati,
che non dormono in questa notte
per loro interminabile,
quelli che sono tentati dal suicidio ...


Signore, ci sono quelli
che amano essere complici della notte,
che operano il male e cercano felicità attraverso la violenza ...


Signore, ci sono gli sposi che si maltrattano,
quelli che pur amandosi non sono capaci di vivere nella gioia.


Di tutti questi tu hai cura, Signore,
hai amore, hai misericordia:
fa' che ti sentano vicino a loro
come un consolatore,
come un inaspettato Salvatore ...


Ma ci sono anche altri, Signore:
quelli che passano ore di questa notte
davanti a te in preghiera,
quelli che come sentinelle aspettano la tua venuta ...


Ci sono altri che passano questa notte nell'amore:
la madre presso il bambino,
lo sposo e la sposa l'uno accanto all'altra,
quelli che curano e vegliano i malati ...


Signore, accogli la mia invocazione per loro:
intercessione infatti è entrare più profondamente
nelle situazioni della loro vita,
è essere più cosciente degli altri che di me,
è condividere con loro gioie e sofferenze
in attesa di te, Signore!


Metti pace, Signore, metti pace,
metti pace nella mia solitudine
ed io mi risveglierò davanti al tuo volto,
volto di luce senza tramonto! Amen. (Bose)




Vergine Santa, dolce Regina del cielo,
non dimenticare, nella tua gloria,
le tristezze della terra.


Volgi il tuo sguardo di bontà
su coloro che sono nella sofferenza,
che lottano contro le difficoltà
e che non finiscono mai di dissetare le loro labbra
alle amarezze della vita.


Abbi pietà di coloro che si amavano
e che sono stati separati.


Abbi pietà di coloro che soffrono
per la solitudine del cuore.


Abbi pietà della debolezza della nostra fede.
Abbi pietà degli oggetti della nostra tenerezza.
Abbi pietà di coloro che piangono,
di quelli che pregano, di quelli che tremano.
Dona a tutti la speranza e la pace. Amen.

giovedì 26 gennaio 2012

GRANDI FUNERALI A CORTE!

di Francesco Colafemmina

Molti di voi avranno visto ieri sera la trasmissione "Gli Intoccabili" condotta su La7 da Gianluigi Nuzzi. Argomento della trasmissione: la defenestrazione di Mons. Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato dello Stato Città del Vaticano ad opera del Cardinal Bertone e dei suoi accoliti. Purtroppo per il Cardinale e, ahimè, per il Santo Padre, a difendere la Santa Sede dall'accusa di essere una specie di piccola corte dei misteri, piena di inganni, invidie, ricatti, è stato chiamato in studio l'integerrimo professor Vian. Un uomo di cultura, equilibrato, un professore e un giornalista di altissimo profilo che tuttavia non ha una gran confidenza con il mezzo televisivo. Risultato: lo scandalo non può più essere arginato. Dunque tanto vale parlarne. E per farlo comincerò andando a ritroso...

All'inizio del settembre 2011 emerse la notizia pubblicata inizialmente da Panorama di un "corvo in Vaticano". Un misterioso anonimo autore di una missiva al vetriolo contro il Cardinal Bertone. Tale missiva cominciava con una citazione di San Giovanni Bosco: "Grandi funerali a corte!". La citazione riguardava un "minaccioso sogno" del Santo che preannunciava nel 1854, mentre si discuteva l'abolizione degli ordini religiosi, lutti nella famiglia di Vittorio Emanuele II. 
Solo dei fantasiosi lettori di Dan Brown poterono immaginare nel settembre scorso che dietro quella citazione vi fosse una tremenda minaccia di morte al Segretario di Stato. In realtà qualcuno preparava una vendetta e lo scombussolamento della "cricca" bertoniana in Vaticano.

Questo qualcuno era vicino a Carlo Maria Viganò, nominato nel luglio del 2009 segretario del Governatorato e poi "deposto" con una lettera di Bertone del 13 agosto del 2011 per essere spedito a Washington, in qualità di nunzio apostolico. 

Ma le avvisaglie di questa deposizione c'erano già almeno dall'inizio del 2011. Il 5 febbraio appariva su "Il Giornale" un articolo praticamente anonimo che parlava della volontà di Viganò di sostituire il servizio di intelligence vaticana "interno" affidato ad "una persona perbene" con un servizio affidato ad un'azienda esterna. La persona perbene sarebbe l'aretino Domenico Giani, l'arcivescovo cattivo Mons. Viganò: "Si teme per la sicurezza, per la riservatezza; non piacciono le iniziative di chi è interessato a cambiare un sistema che per anni ha funzionato e servito con fedeltà coloro a cui, in via esclusiva, deve rispondere. L’intelligence vaticana è curata da un uomo perbene, che ha ben chiaro quali sono i suoi superiori, tuttavia la pressione esercitata da un arcivescovo per sostituire al lavoro interno, una centrale di sicurezza fornita da una società esterna, sta diventando insostenibile. Chi è questo arcivescovo dallo sguardo arcigno, che mette in fermento il santo condominio? Il nome è coperto da segreto. Chi sarà?"

Il nome è quello di Viganò, cui viene rinfacciata l'accusa - fondata? - di essere un nepotista, per via della presenza in Vaticano in particolare di suo nipote Carlo Maria Polvani. L'articolo concludeva: "Il fatto è che dal Palazzo Apostolico qualcuno, appassionato di calcio, ad un certo punto interverrà per richiamare il giocatore con le parole di un celebre allenatore. C’è da immaginarsi che l’ammonimento sarà «Zeru Tituli». Insomma anche in Vaticano vale ancora la competenza, principio inderogabile, soprattutto in un ambiente che sul segreto ha costruito la propria inviolabilità."

Ecco arrivare, dunque, lo sportivo Bertone che ammonisce Viganò e lo manda via... Quando però a settembre arriva la lettera del "Corvo" chi viene chiamato ad indagare? Proprio Domenico Giani, già ex ufficiale del Sisde. Tutta questa vicenda ci mostra dunque un sistema fatto di ricatti trasversali, di "dossier", di informazioni riservate e lettere anonime che rischia di implodere. E il guaio è che questo sistema coincide con il centro spirituale del Cattolicesimo.

Andiamo avanti. Nella trasmissione di ieri sono state mostrate delle inquietanti lettere scritte da Monsignor Viganò al Pontefice e al Segretario di Stato. Diffondere queste lettere attraverso i mass media non è certamente un metodo ortodosso per comunicare il proprio disagio. Assomiglia più ad un "regolamento di conti", ma non è detto che dietro il regolamento di conti non ci sia un potenziale beneficio per la Santa Sede e per il Cattolicesimo. Perché è evidente che queste lettere vengono diffuse oggi a poche settimane dall'annuncio del concistoro blindato dal Cardinal Bertone. Costituiscono dunque l'apertura di una vera e propria guerra per il prossimo conclave, nella quale è chiaro chi potrebbe soccombere ma non è evidente il volto del potenziale vincitore.

Questa guerra è tuttavia estesa su un fronte molto più ampio di quanto noi possiamo immaginare. E questo fronte lambisce il potere laico della massoneria, il potere della finanza, il potere della politica (per verità molto ridimensionato rispetto al passato). Monsignor Viganò cita infatti fra gli artefici del complotto volto a screditarlo prima e a defenestrarlo poi un tal Marco Simeon. Enfant prodige legato a Bertone e salito agli onori della cronaca nel 2011 per le sue frequentazioni con il presunto capo della P4, Luigi Bisignani. Simeon chiamerebbe Bisignani al telefono "coach" (allenatore). Ma già nel 2010 nell'ambito di altre intercettazioni telefoniche per la gestione degli appalti del G8 a La Maddalena appare questa figura del "coach" in una comunicazione fra Simeon e un terzo. Oggetto della discussione fra Simeon e Bisignani era un articolo dell'Espresso dedicato ai traffici relativi al G8. E tutti ricorderete che per lo scandalo degli appalti del G8 fu arrestato Angelo Balducci, già nobiluomo di Sua Santità e frequentatore di Mons. Camaldo, cerimoniere del Papa, meglio noto con un nomignolo irriverente che richiama alla mente il film "Chi ha incastrato Roger Rabbit". Camaldo come appurò qualche anno fa il pm Woodcock era implicato in un'operazione finanziaria per l'acquisto di una villa appartenuta a Sophia Loren con lo scopo di realizzarci la sede di un'associazione massonica. Camaldo è ancora fra i cerimonieri del Papa.

Da questi fatti emerge l'immagine di un Vaticano che non si occupa affatto di religione, che non promuove la fede, ma vive di ricatti, raggiri, corruzione e talvolta depravazione. Emerge l'immagine di un Papa che non governa o che è messo nelle condizioni di non governare. Emerge l'immagine di un Segretario di Stato onnipotente che alimenta carrierismi e affari privati all'ombra del cupolone. Questa è l'immagine di una gerarchia ripugnante. E non importa se oggi non ne parla quasi nessun quotidiano, neppure quelli online, solo perché è scattato il coprifuoco. Verrebbe piuttosto da chiedersi perché i quotidiani italiani, sempre pronti a sparlare della Chiesa oggi si disinteressino ad uno scandalo così macroscopico. Sapere che il Vaticano organizza un presepe in piazza San Pietro dal costo esorbitante di 550.000 euro  è una notizia formidabile! Come sapere che il Vaticano nel 2009 ha perso 2 milioni e mezzo di dollari in una sola operazione finanziaria sbagliata... E questi dati sono contenuti nella lettera di Monsignor Viganò al Papa.

Perverso e inutile sarebbe difendere l'indifendibile. Tirar fuori i soliti ritornelli sui preti che sono prima di tutto uomini. Il fumo di Satana si è davvero insinuato in Vaticano e pur essendoci ancora numerosi sacerdoti, Vescovi e Cardinali degni e forse santi, essi sono sopraffatti dalla melmosa incrostazione di interessi e privilegi che soffoca ogni spiraglio di spiritualità. A questo punto, da semplice cattolico, non posso che augurarmi che i metaforici grandi funerali a corte ci siano per davvero. Che lo scandalo faccia piazza pulita degli intrecci fra Chiesa e potentati massonici. Si scandalizzeranno in molti, qualcuno perderà la fede, ma se non si tagliano i rami secchi e malati la pianta finirà per morire del tutto.
"Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo...". 

(Profezie della Beata Anna Caterina Emmerich - 12 settembre 1820)

mercoledì 25 gennaio 2012

Requiem - Otto von Habsburg - Salve regina

Bestattung / Funeral - Otto von Habsburg - Anklopfzeremonie - Kapuzinerk...

Naufragio al Giglio, il cappellano d. Raffaele Malena: "L'equipaggio si è prodigato"

Il sacerdote a bordo: in meno di 20 minuti la sala macchina era invasa dall'acqua, non c'è stato niente da fare

 

TMNews CNN


Roma, 15 gen. (TMNews) - "La nave ha preso lo scoglio e uno squarcio di 70 metri non ti perdona. Ti manda subito a fondo", è questo il racconto di don Raffaele Malena, cappellano di bordo della Costa Concordia, ai microfoni di Radio Vaticana. "Quei momenti sono di panico - racconta il sacerdote - forse non hanno dato subito l'allarme, l'abbandono nave. Cercavano un'altra cosa, quando si è verificato il fatto, lo squarcio alla nave: erano, infatti, andati a vedere in sala macchina se potevano risolvere il black out. Ma è stato troppo tardi, perché in meno di 20 minuti la sala macchina era invasa dall'acqua: non c'è stato niente da fare. Il comandante ha cercato di arrivare con la nave sottoriva, vicino al porto: ma la nave ha incominciato ad inclinarsi a 150-200 metri dal porto, non più lontano".

Il religioso difende poi l'equipaggio. "E' troppo facile dire 'impreparazione'. Il disordine non è stato creato dall'equipaggio - afferma don Malena - l'ha creato il panico, l'ha creata la paura tra i passeggeri. Il panico fa quello che fa. Per carità di Dio, lì, in quei momenti, si vede la propria vita in pericolo. L'equipaggio si è prodigato, non è vero che era passivo. Ma io, quando ho capito che c'era stato uno squarcio di 60-70 metri, ho detto a Gesù: pensaci tu".

Don Malena racconta poi i primi soccorsi prestati. "Il cappellano dove è chiamato deve correre. Ho incoraggiato i passeggeri. C'erano tanti bambini, una bambina me la sono presa in braccio, ho chiamato la mamma e ho detto di mandarla subito nella scialuppa e la mamma l'hanno fatta evacuare per prima. Sono momenti di panico e di paura per i passeggeri. Poi, devo ringraziare molto il parroco del Giglio, che ha aperto subito la chiesa. Questa è un'isola di mille e 200 persone in estate e 700 in inverno. Tutti volevano dare un mano: hanno aperto gli alberghi, ci hanno dato da mangiare, ci hanno dato coperte e tutto quello che avevano ce lo davano. Agli abitanti dell'Isola del Giglio dovremmo fare un monumento. Non ci hanno abbandonati".

MiL - Messainlatino.it: La Messa antica è moderna?

La Messa antica è moderna?

Da ascoltare, gustare, diffondere.



Ottima apologetica 'tridentina'.
Che, provenendo da un sacerdote diocesano, tra l'altro molto impegnato n...

http://blog.messainlatino.it/2010/07/la-messa-antica-e-moderna.html?spref=fb


martedì 24 gennaio 2012

Fine del liberismo ed elogio della frugalità

Da: http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2012/01/fine-del-liberismo-ed-elogio-della.html

Pubblico questo interessante articolo di Don Curzio Nitoglia Fine del liberismo ed elogio della frugalità che ci induce a riflettere sulla temperie spirituale, politica, culturale - in una parola esistenziale - che caratterizza questo nostro tempo, indubbiamente di crisi e con forti segnali si svolta epocale: declino di una civiltà che ci ha 'portati' fin qui, della quale dobbiamo incarnare le forze vive e vitali per poter fecondare il futuro e per sperare di  non cadere nelle schiavitù ideologiche - che sono sempre dietro l'angolo e che non risparmiano neppure la Chiesa - e rimanere ben saldi nella "libertà dei figli di Dio".

È uscito recentemente un interessante libro - non condivisibile in tutto - dell’economista Serge Latouche (Per un’abbondanza frugale, Milano, Bollati & Boringhieri, 2012) il quale prende atto che la Società liberal/liberista e consumistica, sta finendo sotto i colpi sempre più duri della crisi economico/finanziaria mondiale.
Egli propone come rimedio possibile a tanto sfacelo l’unica via che si deve e si può – con un bel po’ di buona volontà – ancora percorrere: la Frugalità.

Il Liberalismo nasce dall’illusione prometeica e luciferina del “Progresso e sviluppo all’infinito”. Pio IX nella sua Enciclica Quanta cura e nel Syllabus (entrambi dell’8 dicembre 1864) aveva condannato sia l’illusione social/comunista che quella liberal/liberista, e particolarmente la loro conclusione del “Progresso all’infinito” o del “Sol dell’Avvenire”.

L’ultima ed 80.ma proposizione del Syllabus condanna la proposizione secondo cui “il Papa può e deve venire a patti col Liberalismo, col Progresso e colla Modernità”, ove per “Progresso” s’intende il Progresso costante, incessante e tendente all’infinito, e, per Modernità la filosofia moderna (da Cartesio ad Hegel), che è soggettivista e relativista e distrugge la conoscenza oggettiva della realtà da parte dell’uomo (Cartesio) e il valore immutabile ed assoluto dei primi princìpi filosofici (Hegel), sociali/politici (Rousseau) e dei dogmi religiosi (Lutero). Latouche paragona il Progressismo e il Consumismo alla malattia chiamata “bulimia”. Certamente non bisogna cadere nel difetto opposto, verso la quale tende l’Autore, che è l’anoressia o “l’insano archeologismo” (come lo chiamava Pio XII), ovvero il “tribalismo” dello ‘Strutturalismo francese’ (Lévy-Strauss, Sartre, Lacan, Ricoeur), che riprende il tema del “buon selvaggio” di Jean Jacques Rousseau e lo porta alle estreme conseguenze del “Pensiero selvaggio” e dell’uomo non più “animale razionale e sociale” (Aristotele e S. Tommaso), ma “bestia istintiva e asociale” (Lévy-Strauss).

Secondo il buon senso (economia come ‘Virtù della Prudenza applicata al focolare domestico’, Aristotele/S. Tommaso) e Latouche per essere nell’abbondanza basta avere solo pochi, essenziali bisogni, che possono essere soddisfatti normalmente e da tutti. L’economista francese ammette che la vita dell’uomo (e di sua moglie) non può e non deve essere assorbita al 60% dal lavoro. Essi debbono essere presenti in se stessi, tra loro e con i figli nella famiglia, nella Società civile e nella Società religiosa, poiché l’uomo ha un’anima spirituale e deve nutrire pure e soprattutto anch’essa.

Il Consumismo liberista vive e si regge sull’insoddisfazione dell’uomo borghese o “ricco”, proprio come il Social/Comunismo che si fondava sul proletario o povero. Senza povero, che odia il ricco, e senza borghese, che si sente insoddisfatto e cerca di ingozzarsi di beni consumistici del tutto superflui, scomparirebbero il Social/Comunismo e il Liberal/Liberismo.

La “Pubblicità” è un’arma di ossessione mentale che crea bisogni inesistenti nella mente del borghese, come la “Propaganda” bolscevica creava l’odio di classe nella mente del povero. Sia il borghese liberale che il proletario socialista si sentono scontenti di ciò che sono ed hanno e desiderano essere ciò che non sono e possedere ciò che non è necessario. Essi sono perennemente frustrati. In più, non avendo la Fede, poiché sia il liberalismo che il socialismo sono materialisti e atei o agnostici, non hanno la Speranza soprannaturale che li aiuterebbe ad affrontare serenamente le difficoltà intrinseche alla vita umana.

Conclusione: bisogna liberarsi della schiavitù della legge del “mercato” di destra (Liberismo) e anche di sinistra (Socialismo), per poter tornare ad essere veramente uomo, ossia “animale razionale” che conosce e ama, e “animale sociale”, che dona, riceve e ricambia. Chi lo desidera può studiare la “Dottrina sociale della Chiesa” e specialmente l’Enciclica di Leone XIII Rerum novarum cupiditas (1891) e quella di Pio XI Quadragesimo anno (1931).
 d. CURZIO NITOGLIA
 23 gennaio 2012

ARTISTA O PARACULO?

Piero Manzoni - Merda d'artista - 1961
di Francesco Colafemmina

Ci sono artisti come Manzoni che non hanno mai avuto paura di rivendicare la propria merda (d'artista) e  altri che invece sono pronti a rinnegarla. Uno di questi è il regista Romeo Castellucci. In una recente conferenza stampa organizzata dal Teatro Parenti di Milano, dove oggi andrà in scena la sua opera blasfema salita agli onori delle cronache, Castellucci ha detto di non aver mai concepito l'idea di sporcare il volto di Cristo con degli escrementi o dei simil-escrementi. Eppure solo un anno fa diceva l'esatto contrario. Scopo della sua opera era unire escatologia e scatologia e dunque "gettare un po' di merda sul volto di Dio". Così in una intervista recuperata da Francesco Agnoli...

Se non ci credete guardate il video che ho realizzato per l'occasione. Peccato per Castellucci, francamente credevo fosse un artista di quelli duri e puri, capaci di rivendicare la propria spregiudicatezza e le proprie provocazioni. E invece dimostra di essere un borghese che si piega al suo pubblico borghese e per non impressionarlo è pronto a rimangiarsi le sue affermazioni e a mostrarsi cattolico adulto di stampo mancusiano. Quindi l'interrogativo è d'obbligo: artista o paraculo?


lunedì 23 gennaio 2012

ATTO DI CONSACRAZIONE
AL SS. SACRAMENTO



Ostia Divina, Gesù Sacramentato, con quella fede con cui Ti credo vero Dio nella Tua Umanità, Ti credo Dio e Uomo vero sotto umili apparenze in Sacramento, e Ti adoro con 1'adorazione piu profonda di cui sono capace.

Tu sei, Ostia Divina, la ragione delle mie speranze: di salvarmi, perche chi Ti mangia avrà la vita eterna; di santificarmi, chè chi si alimenta di Te vivrà la Tua vita; del mio apostolato, perchè il tralcio unito a Te darà frutto abbondante.

Io Ti amo, vero Dio degno d'infinito amore, che mi amasti dall'eternità, Ti incarnasti per cercarmi, moristi per redimermi, Ti annientasti in Sacramento per unirti al mio nulla e mi prepari il Cielo per trasformarmi in Te.

E' per Te ch'io amo quanto vuoi che ami, ed è per amare Te solo che fuggo e fuggirò ogni affetto che potesse allontanarmi, distrarmi dal Tuo amore.

Ostia Santa, permettimi che oggi, pur sentendomi qual sono, nulla e miseria e peccato, pure desideri di offrirmi, e di fatto mi offra, e mi dedichi e mi consacri a Te, ma con una consacrazione specialissima, reale, tolale, irrevocabile. A Te i miei pensieri e affetti, a Te il mio corpo e la mia anima, a Te il mio tempo e la mia eternità. Come il Pane consacrato non è piu pane ma sei Tu, cosi potessi io con questa consacrazione a Te, non solo diventare Tuo, ma trasformarmi in Te!

Voglio essere almeno un'Ostia Tua, completamente immolata a Te, e con Te, e per Te. La Santa Comunione sarà da parte mia la ratifica solenne di questa mia consacrazione ed assoluta dedizione, sia da parte Tua la presa di possesso, il segno della Tua benigna accettazione.

Ostia Santa, Tu sarai il mio unico desiderio. Che può esservi infatti sulla terra ed in Cielo per me fuori di Te? Sii Tu il mezzo ed il termine completo, 1'oggetto adeguato della mia vita spirituale di quaggiù. Tu il mio cammino, la mia verità, la mia vita; sii Tu il principio della mia vita deificata del Cielo.

Rimpiango amaramente, e con sangue del mio cuore, che tardi Ti ho conosciuta, tardi Ti ho amata, tardi mi son dato a Te. Supplisci a tutto, al tempo perso, alle mie vanità

Ostia Santa, fammi santo; fammi vivere di Te; non permettere ch'io muoia senza averti davvero conosciuta, ardentemente amata, intensamente usufruita, degnamente glorificata, né vivere se non vivo per Te, Ostia mia e mio tutto, nel tempo e nell'eternità. Amen.

O Maria, come Tu vivesti il Mistero dell' Incarnazione, fa ch'io viva il Mistero della Santa Eucaristia.

CURIA VESCOVILE DI TIVOLI
Imprimatur - + Dominicus Ep.us

Tip. AGOSTINIANA - ROMA

23 GENNAIO
SPOSALIZIO
DELLA B. V. MARIA E SAN GIUSEPPE



SECONDA LETTURA
Dal «Commento al vangelo di Luca» di S. Ambrogio, vescovo, (Gip. 2,4-7e;CCL 14,32-33)
Maria sposata a Giuseppe, figura della Chiesa, sposa senza macchia.
Gli evangelisti si sono bene divisi i compiti tra loro: san Matteo ci mostra che Giuseppe fu avvertito dall'an­gelo di non ripudiare Maria, l'evangelista Luca testimo­nia che essi non erano uniti; e Maria stessa lo testimonia qui, quando dice all'angelo: « Come avverrà questo, poi­ché io non conosco uomo? » (Lc 1. 34), Lo stesso Luca proclama la sua verginità dicen­do: « e la vergine si chiamava Maria », mentre il pro­feta ce lo aveva detto con le parole: « Ecco, la vergi­ne concepisce » (Is 7, 14). Giuseppe a sua volta lo conferma, perché vedendo che era incinta la donna che non aveva posseduto, si apprestava a ripudiarla. San Matteo ci mostra chiaramente che cosa do­veva fare un uomo giusto che avesse constatata la colpa della sposa, per non commettere un omicidio, e per non contaminarsi con l'adulterio, dato che « chi si unisce ad una meretrice forma un solo corpo con lei » ( I Cor 6,16 ). Totalmente, dunque. Giuseppe con­serva il merito e la figura del giusto, ciò che da rilie­vo alla sua testimonianza: infatti la bocca del giusto non conosce menzogna, la sua lingua parla assenna­tamente, il suo giudizio è verità. Non ti stupire se la Scrittura chiama Maria fre­quentemente col nome di sposa: questa parola non esprime la perdita della verginità, ma attesta che vi è stato lo sposalizio e che le nozze sono state celebrate. E in verità, nessuno pensa di ripudiare colei che non ha preso in sposa: quindi, il fatto che Giuseppe vole­va ripudiarla, attesta che egli riconosceva di averla sposata. Nello stesso tempo, non dobbiamo stupirci quan­do l'evangelista dice: « Non la conobbe finché parto­rì il figlio » (Mt 1, 25). Si tratta qui o di una locuzio­ne scritturistica che si trova altrove, come ad esempio: «fino alla vostra vecchiaia, io sono » (Is 46, 4): for­se che dopo la vecchiaia Dio cessa di essere? E anco­ra, nel Salmo: «il Signore ha detto al mio Signore: siedi alla mia destra, finché io farò dei tuoi nemici uno sgabello per i tuoi piedi » (Sal 109, 1): forse che dopo che i nemici saranno sconfitti, il Signore non starà più seduto alla destra del Padre? Oppure è il caso qui di chi difende una causa, il quale ritiene suf­ficiente dire ciò che ad essa concerne, senza aggiun­gere altro; gli basta infatti trattare la causa che si è proposta e passare oltre. Chi, dunque, si è proposto di mostrare che il mi­stero dell'incarnazione fu verginale, non ha ritenuto necessario insistere oltre sull'attenzione della vergi­nità di Maria, per non sembrare di difendere più la vergine che il mistero. Certo dichiarando che Giusep­pe era giusto, ha indicato a sufficienza che egli non ha potuto profanare il tempio dello Spirito Santo, la madre del Signore, il seno consacrato dal mistero. Conosciamo una successione di fatti veritieri, ne abbiamo compreso il disegno; cerchiamo di compren­dere il mistero. E significativo che essa sia stata spo­sata, ma vergine, perché essa raffigura la Chiesa che è senza macchia, ma è sposa: essendo vergine ci ha concepito dallo Spirito e, vergine, ci partorisce senza dolore. Può darsi perciò che Maria sia stata resa ma­dre da chi non era suo sposo, perché anche le singole chiese, fecondate dallo Spirito e dalla grazia, tuttavia sono unite alla figura di un pontefice mortale.

responsorio  Mt 1,  20-21
Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa,
* perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù.
Perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

orazione O Padre, che hai unito con vincolo verginale la Madre del tuo Figlio e l'uomo giusto san Giuseppe perché fossero fedeli collaboratori del mistero del Verbo incarnato, concedi a noi, legati a te col vincolo battesimale, di vivere più intensamente la nostra unione con Cristo e di camminare gioiosamente nella via dell'amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo.


LODI


II Verbo generato dal Padre,
Luce vera del mondo,
per liberarci dal male
discende dal cielo.

Lo Spirito, potenza divina,
effonde un soffio vitale,
riempie con fuoco d'amore
il grembo della Vergine.

Avvolta da mistica Nube
Maria custodisce il mistero.
Giuseppe, suo sposo fedele,
la protegge dal male.

Sia lode al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo,
al Dio trino ed unico
nei secoli sia gloria. Amen.


LETTURA BREVE (Sof 3, 14, 15b. 17b-18b)
Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, Figlia di Gerusalemme! Il re d'Israele è il Signore in mezzo a te, è un salvatore potente. Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa.

RESPONSORIO BREVE
Cristo, Figlio del Dio vivo, * abbi pietà di noi.
Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di noi,
Tu che sei stato sottomesso a Maria e Giuseppe.
Abbi pietà di noi.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di noi.

Ant. al Ben. L'angelo Gabriele fu mandato da Dio a una vergine, chiamata Maria,
                     sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe,

INVOCAZIONI
Preghiamo Gesù, nostro Salvatore, che si degnò di nascere da Maria Vergine e volle essere chiamato figlio di Giuseppe: Intercedano per noi, Signore, la Beata Vergine Maria e il suo Sposo Giuseppe

Salvatore del mondo, che in virtù della Redenzione hai preservato tua madre da ogni macchia di colpa: conserva anche noi liberi dal peccato.

Redentore nostro, che fosti sottomesso a Maria e Giuseppe:
insegnaci la virtù dell'obbedienza.

Verbo eterno, che hai trascorso la tua vita nella povertà assieme a Maria e Giuseppe: insegnaci l'amore della povertà.

Gesù, che hai pregato il Padre per l'unità di coloro che credono in te concedi a tutti i membri delle nostre Comunità il dono del tuo ineffabile amore.

Padre nostro

orazione O Padre, che hai unito con vincolo verginale la Madre del tuo Figlio e l'uomo giusto San Giuseppe perché fossero fedeli collaboratori del mistero del Verbo incarnato, concedi a noi, legati a te col vincolo battesimale, di vivere più intensamente la nostra unione con Cristo e di camminare gioiosamente nella via dell'amore. Per il nostro Signore.

ORA MEDIA

INNO

lo vorrei tanto parlare con te di quel figlio che amavi:
io vorrei tanto ascoltare da te quello che pensavi
quando hai udito che tu non saresti più stata tua
e questo figlio che non aspettavi non era per te...
Ave, Maria... (4 volte)

lo vorrei tanto sapere da te se quand'era bambino
tu gli hai spiegato che cosa sarebbe successo di lui
e quante volte anche tu di nascosto piangevi, Madre,
quando sentivi che presto l'avrebbero ucciso, per noi.
Ave, Maria... (4 volte)

lo ti ringrazio per questo silenzio che resta tra noi,
io benedico il coraggio di vivere sola, con lui;
ora capisco che fin da quei giorni pensavi a noi;
per ogni figlio dell'uomo che muore ti prego cosi:
Ave, Maria... (4 volte)



Terza
Ant. Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:
        « Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto ».

LETTURA BREVE  Prov 2, 7-8
Dio riserva ai giusti la sua protezione, è scudo per coloro che agiscono con rettitudine, vegliando sui sentieri della giustizia e custodendo le vie dei suoi amici.

Potente sulla terra sarà la sua stirpe.
La discendenza dei giusti sarà benedetta.

Sesta
Ant.   Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore.

LETTURA EREVE  Sir 2, 15-16
Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle sue parole; e coloro che lo amano seguono le sue vie. Coloro che temono il Signore cercano di piacergli; e coloro che lo amano si saziano della sua legge.

Ricchezza e gloria nella casa del giusto.
La sua giustizia rimane per sempre.

Nona
Ant.  Giuseppe prese con sé il bambino e sua madre, e si ritirò a Nazaret,
         perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: « Sarà chiamato Nazareno ».

LETTURA BREVE Is 11, I-3a
Un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore.

Il padre e la madre di Gesù
si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

ORAZIONE
O Padre, che hai unito con vincolo verginale la Madre del tuo Figlio e l'uomo giusto san Giuseppe perché fossero fedeli collaboratori del mistero del Verbo incarnato, concedi a noi, legati a te col vincolo battesimale, di vivere più intensamente la nostra unione con Cristo e di camminare gioiosamente nella via dell'amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell' unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.


Vespri
inno


Ave, o Vergine Sposa,
Regina del cielo, Maria;
salve, prescelto da Dio
castissimo sposo, Giuseppe.

Candidi gigli del cielo,
modelli di vita perfetta
sotto quest'unica ombra
il fanciullo Gesù si riposa.

Lode perenne a Dio Padre,
al Figlio e allo Spirito Santo:
per questi celesti Patroni
conceda la pace per sempre. Amen.


LETTURA BREVE Ap 21,2-4
Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: « Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno il suo popolo ed egli sarà il 'Dio con loro'».

RESPONSORIO RREVE Is 62, 11
Dite alla figlia di Sion: * Ecco, arriva il tuo salvatore.
Dite alla figlia di Sion: Ecco, arriva il tuo salvatore.
Ecco, ha con sé la sua mercede, la sua ricompensa è davanti a lui.
Ecco, arriva il tuo salvatore.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Dite alla figlia di Sion: Ecco, arriva il tuo salvatore.

Ant. al Magn. Gesù partì con Maria e Giuseppe e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso.
                       Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

INTERCESSIONI Rendiamo grazie a Cristo Redentore che visse sottomesso a Maria e Giuseppe, e diciamogli: Per intercessione dei Santi Sposi, ascolta la nostra preghiera.

Maestro divino, donaci di ascoltare la tua parola e di custodirla con cuore puro e generoso, come Maria tua Madre l'accolse e la meditò nel suo cuore.

Cristo, artefice dell'universo, che fosti chiamato figlio del falegname,
fa' che affrontiamo con generoso impegno il nostro lavoro quotidiano.

Gesù, che nella famiglia di Nazaret sei cresciuto in sapienza, età e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini, donaci di progredire sul tuo esempio in tutte le virtù.

Gesù Redentore, che scegliesti Maria e Giuseppe come tuoi custodi, custodisci le nostre Comunità.

Gesù, che hai unito a te nella gloria del cielo Maria e Giuseppe, accogli i nostri fratelli defunti nella famiglia dei beati.

Padre nostro.

ORAZIONE
O Padre, che hai unito con vincolo verginale la Madre del tuo Figlio e l'uomo giusto san Giuseppe perché fossero fedeli collaboratori del mistero del Verbo incarnato, concedi a noi, legati a te col vincolo battesimale, di vivere più intensamente la nostra unione con Cristo e di camminare gioiosamente nella via dell'amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell' unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.