sabato 6 giugno 2015

processione del Corpus Domini

L'OMAGGIO DI UN POPOLO 

AL RE DEI RE.




Non c'è un'altra processione del Corpus Domini (o Corpus Christi come dicono all'estero) come quella di Toledo (Spagna) in tutto il mondo. Roma compresa. Il Santissimo Sacramento, intronizzato nella spettacolare custodia gotica voluta dal cardinale Cisneros, cesellata da Enrique de Arfe e conservata nella Catedral Primada (18 kg d'oro, più argento e altri metalli e pietre preziose), passa per le vie e i vicoli della città primaziale del regno spagnolo, in un tripudio di fede, di tradizione di devozione popolare, scortato dal clero, dalle confraternite, dal popolo e dalle autorità. Una processione che diventa segno di comunione e di unità, cristiana e di unione sociale, anche con significati civili.

Sopra il video della processione del 4 giugno 2015.

venerdì 5 giugno 2015

Jovanotti è nella MASSONERIA



Jovanotti all'Università di Firenze 

non ha tenuto certo un discorso banale ... 

Ascoltiamo attentamente.



IN QUESTO VIDEO JOVANOTTI AMMETTE CANDIDAMENTE di essere stato ad un summit ("fummit") segreto con banchieri, imprenditori, manager, attivisti vari (femministe e LGTBXYZ), "artisti" dove discutevano e decidevano sulle sorti dell'umanità.


Sì, avete letto bene, come nelle migliori ipotesi complottiste, con l'aggiunta degli artisti e degli attivisti, che tradizionalmente è falsamente sono atisistema.

Ovviamente i politici, quelli che voi votate per cambiare le cose, che se non voti non pupi lamentarti, dicono, non li hanno nemmeno invitati perché non contano nulla.

Bene, ora guardate e fatevi la vostra idea, tralasciando i sottotitoli gomblottari e il titolo del video, che qui il neoliberismo c'entra come i cavoli a merenda


Satana e il 13 ottobre 2017

13 ottobre 2017: la liberazione di Satana?


Durante una visione del 1820, fu rivelato alla beata Anna Caterina Emmerick che Satana sarebbe stato liberato dalla catene circa ottanta anni  prima dell’anno 2000. Tale periodo di libertà per l’Angelo decaduto sarebbe durato un secolo.



Una ulteriore conferma arriva da una visione avuta da Papa Leone Xlll  così descritta :
La mattina del 13 ottobre 1884, al termine della Santa Messa, papa Leone XIII rimase immobile davanti al Tabernacolo per circa 10 minuti. Quando si “riprese”, il suo volto era preoccupato e angosciato. Raccontò ai suoi collaboratori che aveva assistito ad un “colloquio” tra Nostro Signore e Satana. Quest’ultimo dichiarava con orgoglio che avrebbe potuto facilmente distruggere la Chiesa, se avesse avuto maggiore potere su coloro che si mettono al suo servizio, e più libertà per circa 100 anni. Il Signore rispose a Satana che gli avrebbe concesso sia più libertà che i cento anni necessari. Leone XIII rimase così sconvolto da questo “colloquio” che scrisse la famosa preghiera a San Michele Arcangelo per la protezione della Chiesa e volle che fosse recitata, in ginocchio, dopo ogni Santa Messa. Purtroppo, però, con la riforma liturgica post-conciliare, questo dono che Cristo ci fece tramite il suo Vicario, fu messo nel cassetto. La preghiera non è stata più recitata e la stragrande maggioranza dei fedeli nati dagli anni ’70 in poi del secolo scorso non ne conoscono neppure l’esistenza.
La Emmerick parla di circa 80 anni prima dell’anno 2000, dunque verso la fine degli anni ’10 e gli inizi degli anni ’20 del XX secolo. Leone XIII vide quell’insolito “dialogo” un 13 ottobre. Pensandoci   bene.  Satana Potrebbe essere stato liberato dalle catene il 13 ottobre del 1917, giorno dell’ultima apparizione mariana a Fatima, quando ci fu il “miracolo del sole”, e la Madonna promise che «il mio Cuore Immacolato trionferà».
Oltre a queste coincidenze di date, la  conferma arriva da altri due elementi.
Benedetto XVI durante il suo viaggio apostolico a Fatima (11-14 maggio 2010) ricordò l’importanza del centenario delle apparizioni.                      
                                        Teresa Neumann (1898-1962), la “stigmatizzata bavarese”, la quale ebbe dal Cielo anche il dono delle profezie. In una delle ultime profezie prima della morte disse che il maggior periodo di dominio sul mondo da parte di Satana – potere che avrebbe usato per scagliare un attacco, secondo lui, mortale alla Chiesa, in particolare al papato – sarebbe durato circa 18 anni, dal 1999 al 2017.   Concludendo i cento anni dovrebbero terminare con il centenario delle apparizioni di Fatima cioè il (2017 )  il trionfo del cuore immacolato di Maria promesso a Fatima.

mercoledì 3 giugno 2015

"Musique de Table"

primi vespri del Corpus Domini


Processione del Corpus Domini
a Ferrandina,
d. Giovanni Grieco
assistito da d. Angelo Grieco e d. Vincenzo Comple







LITANIE DI RIPARAZIONE A GESÙ SACRAMENTATO

Signore, pietà 

Cristo, pietà
Signore, pietà


Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici



Padre celeste, Dio abbiate pietà di noi
Figlio redentore dei mondo, Dio 
Spirito Santo, Dio 
Santa Trinità, unico Dio 



Madre riparatrice e adoratrice di vostro Figlio nell'Eucarestia intercedete per noi


Ostia Santa offerta per la salvezza dei peccatori,
abbiate pietà di noi 

Osta Santa, umiliata sull'altare da noi e per noi, 
Ostia santa disprezzata dai cattivi cristiani, 
Ostia Santa fatta segno di contraddizione, 
Ostia Santa, abbandonata di sovente agli scherni, 
Ostia Santa, trasportata dal S. Tabernacolo nelle case dei peccatori, Ostia Santa portata agli ammalati senza riverenza,

Ostia Santa portata in tasca come un oggetto, 

Per l'estremo disprezzo di un così mirabile sacramento,
Signore vi diamo riparazione

Per le irriverenze dei cristiani,
Per gli scandali di coloro che vi sono consacrati,
Per la profanazione dei Vostri santuari e tabernacoli,
Per i sacri Cibori rapiti da mani sacrileghe, 
Per l'ostinazione e perfidia degli eretici, 
Per le orribili profanazioni e sacrilegi dove siete vittima nelle messe nere, 
Per il poco amore dei tuoi figli verso di Voi Sacramentato Signore, 
Per i dolorosissimi oltraggi e abusi dei vostri prediletti figli i Sacerdoti, 
Per la concessione di ricevere la Comunione nella mano, 
Per le ormai quotidiane Comunioni fatte col peccato mortale,
Per tutti gli altri oltraggi, sacrilegi e offese che rinnovano l’ amara Passione


Dall'oblio della ingratitudine degli uomini,
noi vi consoleremo, Signore

Dal Vostro abbandono al S. Tabernacolo, 
Dei delitti dei peccatori, 
Dell'odio degli empi, 
Delle bestemmie che si pronunciano contro di Voi, 
Degli insulti con i quali Vi profanano, 
Delle immodestie e irriverenze commesse alla Vostra adorabile Presenza, 
Dei tradimenti dei quali Voi siete la vittima, 
Della freddezza dei Vostri figli, 
Del disprezzo che si fa ai Vostri inviti pieni d'amore, 
Dell'abuso delle Vostre Grazie, 
Delle nostre proprie infedeltà, 
Dell'incomprensibile durezza dei nostri cuori, 
Dei nostri lunghi indugi ad amarVi, 
Della nostra tiepidezza nel servirVi, 
Dell'amara tristezza che Vi reca la perdita di tante anime, 
Dei Vostro lungo aspettare alla porta dei nostri cuori, 
Degli amari rifiuti che ricevete, 
Dei Vostri sospiri d'amore, 
Delle vostre lacrime d'amore, 
Della Vostra prigionia d'amore nel tabernacolo, 
Del vostro martirio d'amore,


PREGHIERA DI RIPARAZIONE PER LE OSTIE PROFANATE
E PER I FRAMMENTI CALPESTATI
Mio Gesù Eucarestia Dio fatto uomo per riaprirci le porte del Paradiso con la tua santa Passione e Morte di croce. Hai colmato la misura del tuo amore donandoci Te stesso nel Gran Sacramento.
Ma il tuo amore non è capito e tanti tuoi figli ingrati ti ricevono con il peccato mortale nell’anima; altri, insipienti, profanano il tuo Corpo santissimo trattando le ostie consacrate senza rispetto e senza devozione; altri ancora, con spirito diabolico, ti sottomettono a riti satanici. Allora si leva il tuo grido di condanna: “guai, tre volte guai ai profanatori del mio santo e immacolato Corpo. Tremenda è la pena”. (Gesù ad un’anima consacrata.”)

Il mio cuore piange con Te, e mosso dalla carità che Tu ci hai insegnato, ti risponde con un grido di espiazione: Pietà, mio Dio; per il dolore del tuo Cuore Sacratissimo, ti offro in espiazione lo stesso tuo Corpo immolato e il tuo Sangue versato per la salvezza di tutti. Ti offro tutte le mie sofferenze fisiche e morali, assieme ai tuoi meriti infiniti, assieme ai meriti della Madre tua e ai dolori del suo Cuore Immacolato, in espiazione di tutti i sacrilegi, le profanazioni e gli oltraggi che ricevi nella Santissima Eucarestia.

Vorreste una chiesa così?

PIO XII profeta di sventure? si!



Pio XII : Vorreste una chiesa così?

Romani ! La Chiesa di Cristo segue il cammino tracciatole dal divin Redentore. Essa si sente eterna; sa che non potrà perire, che le più violente tempeste non varranno a sommergerla. Essa non mendica favori; le minacce e la disgrazia delle potestà terrene non la intimoriscono. Essa non s'immischia in questioni meramente politiche od economiche, nè si cura di disputare sulla utilità o il danno dell'una o dell'altra forma di governo. Sempre bramosa, per quanto da lei dipende, di aver pace con tutti (cfr. Rom. 12, 18), essa dà a Cesare ciò che gli compete secondo il diritto, ma non può tradire nè abbandonare ciò che è di Dio.
Ora è ben noto quel che lo Stato totalitario e antireligioso esige ed attende da lei come prezzo della sua tolleranza o del suo problematico riconoscimento. Esso, cioè, vorrebbe :
 una Chiesa che tace, quando dovrebbe parlare;

una Chiesa che indebolisce la legge di Dio, adattandola al gusto dei voleri umani, quando dovrebbe altamente proclamarla e difenderla;

una Chiesa che si distacca dal fondamento inconcusso sul quale Cristo l'ha edificata, per adagiarsi comodamente sulla mobile sabbia delle opinioni del giorno o per abbandonarsi alla corrente che passa;

una Chiesa che non resiste alla oppressione delle coscienze e non tutela i legittimi diritti e le giuste libertà del popolo;

una Chiesa che con indecorosa servilità rimane chiusa fra le quattro mura del tempio, dimentica del divino mandato ricevuto da Cristo: Andate sui crocicchi delle strade (Matth. 22, 9); istruite tutte le genti (Matth. 28, 19).
Diletti figli e figlie! Eredi spirituali di una innumerevole legione di confessori e di martiri!
È questa la Chiesa che voi venerate ed amate? Riconoscereste voi in una tale Chiesa i lineamenti del volto della vostra Madre? Potete voi immaginarvi un Successore del primo Pietro, che si pieghi a simili esigenze?
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, X,
 Decimo anno di Pontificato, 2 marzo 1948 - 1° marzo 1949, pp. 389 – 391 . In occasione dell’arresto e del processo al Cardinale Mindzenty
via http://unafides33.blogspot.it/2015/06/profeta-di-sventure-si.html 

martedì 2 giugno 2015

De Profundis

mons. Bregantini su Nozze Gay

Riflessione di monsignor Bregantini 
su Nozze Gay e Famiglia naturale

«Il fiore ha bisogno dell’ape per essere fecondato. Lo yogurt dei fermenti per potersi sviluppare. E gli occhietti stupiti dei bimbi, che incontro nelle frequenti visite nelle scuole, sento che sono il riflesso di due mondi diversi, che in quell’unico volto si fanno armonia. Cioè tutto è intrecciato. Tutto armonizzato dalla diversità riconosciuta, rispettata e valorizzata. Come i colori dell’arcobaleno, che, soltanto insieme, nelle loro native differenze, possono formare l’unica luce.

Ecco perché, partendo anche dalle cose più semplici ma cariche di bellezza, resto rammaricato profondamente dal voto di approvazione del matrimonio tra omosessuali, fatto in Irlanda, con una maggioranza elevata! Sento che è una sfida. Sul piano della fede, certo, ma soprattutto sul piano culturale. Vi è sottesa la grande domanda centrale del nostro tempo: che valore dare alle differenze?
La fatica di pensare il Matrimonio senza le sfide del confronto serio e quotidiano con la diversità corporale ci porterà lentamente a vedere in ogni diversità solo un peso da scaricare e non un dono da valorizzare. La famiglia infatti educa alla diversità positiva e arricchente già nel suo stesso naturale costituirsi, come coppia, immagine intrinseca della ricchezza relazionale Trinitaria.

Tutto viene generato nel “GREMBO”, che è la famiglia, fatto di persone diverse, di persone in costante e quotidiana relazione. La famiglia si fa così scuola, dove si impara a convivere nella differenza. Differenza di generi, di generazioni, di età, di storie e di culture che si sanno accogliere e si comunicano, reciprocamente. Anzi, più largo è il ventaglio di queste relazioni, più diverse sono le età e più marcate sono queste differenze, tanto più ricco e l’ambiente di vita. Già in famiglia, per poi trasferirsi nella società tutta. In questo grembo molteplice e ricco, proprio perché differenziato (e non omologato nemmeno a livello corporeo!) si impara ad abbracciarsi, sostenersi, accompagnarsi, decifrando gli sguardi e i silenzi, per ridere e piangere insieme, tra persone che si amano e si stimano reciprocamente nella loro diversità. Poiché hanno imparato ad accogliere – vitalmente – le loro native e naturali differenze e ne hanno fatto risorsa.

Allargando allora lo sguardo, è nel legame familiare tra maschio e femmina che si impara poi a costruire solidi legami di PROSSIMITÀ SOCIALE E POLITICA, partendo già dal parlare le “lingue materne”. Le parole, come il corpo, non le inventiamo. Le abbiamo ricevute; e perciò le possiamo imparare ad usare, in stupore crescente e riconoscenza arricchita. Altri ci hanno preceduto. Altri ci hanno donato tutto in piena gratuita. Una vita generata e perciò capaci di generare e di creare a sua volta, qualcosa di bello e di buono. Da qui anche la relazione con Dio, nella preghiera, frutto di stupore, perché qualcuno, dolcemente, ci hai insegnato ad apprezzare a stimare ogni cosa, ogni storia, ogni volto.
Certo, nessuna famiglia è perfetta, anzi, è spesso il luogo complesso e duro della scoperta e sperimentazione faticosa dei LIMITI, propri e altrui, nei piccoli e grandi problemi di coesistenza, già nel quotidiano andare d’accordo. Ma non dobbiamo avere paura dell’imperfezione, della fragilità, nemmeno dei conflitti. Bisogna invece imparare ad affrontarli in maniera costruttiva. Così la famiglia si fa scuola sociale di perdono e di riconciliazione, per far crescere i figli, frutto di questo amore tra maschio e femmina, che sia capace di ascolto e di dialogo arricchente.
Un grazie allora alle famiglie con figli segnati dalla disabilità, perché proprio dal loro dolore, che si fa ulteriore ricchezza relazionale, impariamo ancor più ad aprirci all’inclusione. Nessuno va escluso, ma dentro un solco di valorizzazione delle reciproche differenze, non appiattite, ma accolte e armonizzate.
Il livello culturale che nega la diversità ripropone a tutti una serie infinita di interrogativi sociali. Rispettiamo certo i diritti individuali, ma non vanno posti come diritti collettivi, generali. Vanno sempre distinti i due livelli. Per questo, non pensate che sia fecondo riflettere insieme sulla affermazione, dura, ma vera del cardinale Parolin: Le nozze gay decise in Irlanda sono una sconfitta per l’umanità!”?»

+ GianCarlo, vescovo

ti amo



APOLOGIA DEL FIFANZAMENTO 

                                                                                                                                                                                                                                                                        di Giuliano Guzzo
Dei numerosi interventi di Papa Francesco che meriterebbero di essere incorniciati, sicuramente quello di ieri sul fidanzamento occupa un posto di primo piano: per chiarezza, per intensità, per bellezza. ​Una catechesi davvero profonda ma al tempo stesso alla portata di tutti, a partire naturalmente dai più giovani. Vediamola in sintesi. Per evitare equivoci, il Santo Padre ha esordito con una premessa di carattere definitorio: «Il fidanzamento – ha sottolineato – è il tempo nel quale i due sono chiamati a fare un bel lavoro sull’amore, un lavoro partecipe e condiviso, che va in profondità. Ci si scopre man mano a vicenda cioè, l’uomo “impara” la donna imparando questa donna, la sua fidanzata; e la donna “impara” l’uomo imparando questo uomo, il suo fidanzato».

Anche se potrebbe suonare elementare, in questa premessa è già concentrato molto. Il Papa, presentando il fidanzamento come periodo in cui, fra le altre cose, «l’uomo “impara” la donna imparando questa donna» e «la donna “impara” l’uomo imparando questo uomo», afferma infatti una cosa enorme: dice che fidanzarsi non significa solo stare con l’altro e “volergli bene”, ma testimoniare cosa significhi essere uomo o donna. E’ per questo che si può sostenere che col fidanzamento si «va in profondità»: perché coloro che lo vivono sono chiamati a guidarsi reciprocamente in una conoscenza che ha nella differenza sessuale da un lato il dono di non potersi esaurire, in quanto differenza permanente, e dall’altro l’occasione di un avvicinamento che è anche scoperta.
Un secondo passaggio molto bello dell’intervento del Papa riguarda il tempo del fidanzamento. «L’alleanza d’amore tra l’uomo e la donna, alleanza per la vita, non si improvvisa, non si fa da un giorno all’altro. Non c’è il matrimonio express – avverte il Santo Padre – bisogna lavorare sull’amore, bisogna camminare. L’alleanza dell’amore dell’uomo e della donna si impara e si affina». Segue un chiarimento ancora più esplicito: «Chi pretende di volere tutto e subito, poi cede anche su tutto – e subito – alla prima difficoltà (o alla prima occasione). Non c’è speranza per la fiducia e la fedeltà del dono di sé, se prevale l’abitudine a consumare l’amore come una specie di “integratore” del benessere psico-fisico. L’amore non è questo! Il fidanzamento mette a fuoco la volontà di custodire insieme qualcosa che mai dovrà essere comprato o venduto, tradito o abbandonato, per quanto allettante possa essere l’offerta».
Qui Papa Francesco a ben vedere offre non solo una definizione del fidanzamento ma pure dell’amore stesso: «La volontà di custodire insieme qualcosa che mai dovrà essere comprato o venduto, tradito o abbandonato, per quanto allettante possa essere l’offerta». Di queste parole colpiscono almeno due aspetti. Il primo concerne l’amore – solitamente esaltato come puro istinto e, in quanto tale, inevitabilmente effimero – presentato come atto volontario ovviamente non causale ma finalizzato «a custodire insieme qualcosa». La seconda e non meno affascinante sottolineatura riguarda il fatto che l’amore non debba essere «mai comprato o venduto, tradito o abbandonato, per quanto allettante possa essere l’offerta». Parole che ricordano come l’amore sia qualcosa di troppo prezioso per essere negoziato o ceduto, che chiede di essere custodito insieme.
Quindi è tutto semplice? Quindi amarsi e soprattutto conoscersi è cosa facile? No, dice il Papa, tanto è vero che «molte coppie stanno insieme tanto tempo, magari anche nell’intimità, a volte convivendo, ma non si conoscono veramente. Sembra strano, ma l’esperienza dimostra che è così». Una considerazione che suona sia come fotografia di una realtà in cui la prossimità fisica, in tante coppie, non è accompagnata da quella dello spirito, sia come un invito a riscoprire il sentiero della conoscenza. Un ultimo incoraggiamento Papa Francesco lo ha fatto sul piano letterario a tutti: quello di rileggere l’opera più famosa di Alessandro Manzoni (1785 –1873), Promessi Sposi, «un capolavoro dove si racconta la storia dei fidanzati che hanno subito tanto dolore, hanno fatto una strada piena di tante difficoltà fino ad arrivare alla fine, al matrimonio».
«Una strada piena di tante difficoltà fino ad arrivare alla fine, al matrimonio»: fortunatamente non tutte le coppie di fidanzati, oggi, sperimentano le disavventure che Renzo Tramaglino e Lucia Mondella hanno dovuto fronteggiare prima di sposarsi. Anzi, la maggioranza – rispetto ai protagonisti manzoniani – non sembrerebbe sperimentare difficoltà, se non economiche. Eppure, nonostante questo, le famiglie risultano sempre più fragili. Come mai? Al di là di tante ipotesi, la risposta più plausibile sembra quella della mancata realizzazione di una vera «alleanza d’amore tra l’uomo e la donna, alleanza per la vita» che «non si improvvisa, non si fa da un giorno all’altro». Di qui l’importanza di riscoprire il fidanzamento, che non è il tempo per organizzare un bel matrimonio ma quello per prepararsi ad esso. Non quindi il tempo fra l’inizio della frequentazione e la scelta di una casa bensì la fase in cui se ne poggiano le prime, fondamentali pietre.

http://giulianoguzzo.com/2015/05/28/apologia-del-fidanzamento/

lunedì 1 giugno 2015

cattolicesimo malato


28 maggio 2015: Una cristianità malata. Una diagnosi incisiva quella del cardinale Caffarra,  durante la veglia di preghiera per i cristiani perseguitati, alla vigilia di Pentecoste. Una omelia dai toni appassionati, nella quale l'arcivescovo si è espresso con molta libertà, come potremo sentire.

Vedremo la fine della crisi modernista nella chiesa?

PERCHE' LA MISTICA
 
NON FINISCA IN POLITICA




Pubblichiamo l'editoriale del numero di Giugno 2015




PERCHE' LA MISTICA NON FINISCA IN POLITICA
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 6 - Giugno 2015



  Cambierà qualcosa nella Chiesa? Vedremo la fine della crisi modernista? Vedremo il ritorno di tutta la Chiesa alla sua Tradizione?

  Umanamente dovremmo rispondere di no.

  Da troppo tempo questa crisi va avanti, perché umanamente sia prevedibile una rinascita. La presenza dei cattolici secondo il gusto del mondo è così estesa e la Tradizione così umanamente esigua, da portare, secondo un calcolo umano, allo scoraggiamento.
 Per questo, secondo una previsione umana, possiamo dire che non vedremo il ritorno alla Tradizione.

  Eppure noi preghiamo e lavoriamo ogni giorno perché la Tradizione torni ad essere patrimonio comune di tutta la Chiesa. Facciamo la Tradizione per questo, la facciamo perché tutti tornino ad essa, e la Chiesa si liberi dal veleno modernista nella sua dottrina e nella sua pastorale.

  Sarebbe logico abbracciare la Tradizione, passare alla Messa antica, solo per un gusto personale? Che senso avrebbe fare la Tradizione senza desiderare che questa torni a regnare sulla Chiesa tutta? Sarebbe un gioco senza senso! e noi non vogliamo giocare.

  Ma questo desiderio, umanamente infondato, come non è un'utopia?

  Non è un'utopia irrealizzabile perché è in gioco la potenza di Dio. È Dio che conduce la storia, è sua l'onnipotenza; “nulla è impossibile a Dio”.

  Carissimi, occorre evitare la tentazione del Naturalismo pratico, che può regnare anche in coloro che si dicono Cattolici secondo la Tradizione.

  Il naturalismo pratico, quando pensa alle vicende della storia, del mondo o della Chiesa fa lo stesso, calcola in sostanza solo le forze umane in atto. A parole può ancora dire che Dio può tutto, ma questo potere non entra mai nella logica delle sue scelte e azioni.

  Quando questo naturalismo pratico entra nell'azione dei cattolici è devastante: li fa agire secondo il possibile umano e non secondo il possibile di Dio.

   Sono tanti quelli che amano la Tradizione, che la sentono corrispondente alla verità della fede, e poi agiscono non secondo questa verità, ma secondo il calcolo umano del possibile e realizzabile! Dicono: “Come è vera e bella la Tradizione della Chiesa - e poi aggiungono - ma ormai non può più tornare il suo glorioso passato; siamo dunque prudenti e accontentiamoci di qualcosa di meno realizzabile ora”. Per questi cattolici il possibile e il realizzabile non è poggiato sulla Verità di Dio, ma sul fattibile umano.

  Non c'è posto nel loro calcolo per la grazia, sono dei naturalisti.

  Non c'è posto per Dio, non c'è posto per il miracolo, che in verità è la normalità della Storia.

  I cattolici di duemila anni, quelli veri, non hanno pensato e agito così.
  Hanno riconosciuto la Verità di Dio, l'hanno desiderata per la loro vita, hanno faticato e lottato perché il mondo intero la riconoscesse e accogliesse. Per questo il Cristianesimo si è diffuso nel mondo intero.
  Hanno posato la loro azione sulla verità della grazia e della onnipotenza di Dio, non hanno calcolato umanamente il realizzabile.

  I martiri hanno fatto così.

  Loro, che sono i santi per eccellenza, sono morti per affermare la verità di Dio, fidandosi che un giorno Dio avrebbe portato a compimento l'opera. Sono morti senza vedere il trionfo della fede; sono morti sul serio, in una solitudine abitata solo da Dio, lasciando a Dio il futuro. Hanno vissuto dell'unica preoccupazione seria, quella di santificare il presente nella fedeltà assoluta a Nostro Signore Gesù Cristo.

  E che dire di tutti quei cristiani, pensiamo al quelli del Giappone, che per secoli hanno resistito fedeli al Signore, con un Pater e Ave, senza più sacramenti, consegnando la loro fede ai figli, lasciando a Dio il futuro, certi che un giorno un missionario sarebbe tornato con i sacramenti che salvano. Fedeli a Dio nel presente, senza calcolo umano, lasciando a Dio l'esito della loro testimonianza.

  Cari amici, anche noi dobbiamo fare così, fedeli a Dio nel presente, custodendo la Tradizione che è la natura stessa del Cattolicesimo, lasciando a Dio il futuro. È l'unica posizione ragionevole.
 È qui dentro, in una posizione radicalmente anti-naturalista, certa realmente della potenza della grazia, che ha senso e valore il nostro sacrificio, unito a quello di Cristo.

  L'alternativa è il pasticciare: volere un po' di Tradizione, venendo continuamente a patti con mille compromessi in chiesa e in casa, accondiscendendo al peccato o all'errore che ci circonda, sottraendoci al sacrificio del richiamo, dicendoci che non possiamo pretendere tutto. Tanti fanno così: un po' di tradizione e tanto cedimento alle mode del momento, lasciando a Dio la responsabilità della testimonianza. È l'esatto contrario che occorre fare: la nostra testimonianza dev'essere totale, lasciando alla grazia di Dio i frutti.

  Occorre non essere cattolici naturalisti. Il naturalista è sciocco e miope, dice di credere in Dio e poi sottrae a lui la signoria sulla realtà e il tempo.

  Occorre essere mistici, cioè cattolici. I mistici vedono Dio all'opera e partono da questo.

  Occorre restare mistici, mentre intorno a noi la mistica muore nella politica. Anche quella ecclesiastica.