mercoledì 27 maggio 2015

Chiesa da rottamare

Socci: "Mezzo secolo senza latino e la Chiesa è da rottamare"




Non so quante volte l’ho detto, ma non fa mai male ripeterlo: quella che tu chiami “Madre Chiesa” riferendoti alla gerarchia tutta, salvo rare eccezioni pratica un’altra religione rispetto a quella cattolica. Ha un’altra filosofia, un’altra teologia, un’altra morale, un altro rito e, dunque, un’altra religione e un’altra fede. La “Madre Chiesa” a cui tu ti appelli, quella di sempre, non è morta perché “non praevelabunt”, ma in questo momento è nascosta e solo il Signore sa veramente come e dove sopravviva: il nostro compito non è quello di sezionare un cadavere per andare in cerca di qualcosa che temperi il nostro dolore, ma quello di credere che il Corpo Mistico di Cristo continua a essere vivo e volere con tutto il nostro essere di farne parte. Al resto ci penserà la Provvidenza. 
Alessandro Gnocchi 


Che l’Irlanda, antica roccaforte del cattolicesimo, vari a furor di popolo le nozze gay ("e chi sono io per giudicare"), è un evento storico. Si avverte un cupo rumore di frana, come se una montagna - effetto? - stesse venendo giù. 

Del resto in Sudamerica già da anni la Chiesa sta crollando (i dati sono terribili): ora l’Europa, il cuore della cristianità.
Ciò che rende dominante il laicismo - diceva il cardinal De Lubac - è che si imbatte e strumentalizza «un cristianesimo sempre più minorato, ridotto ad un teismo vago e impotente». 

Oggi solo questo teismo è permesso. Invece della Chiesa cattolica conosciuta finora è minacciata perfino la sopravvivenza. C’è posto solo per una sua ridicola parodia laicizzata, da «cortigiana» umanitaria (per dirla con Andrea Emo), per una «agenzia religiosa» che sui grandi temi della vita si sottomette al diktat ideologico obamiano, che rinuncia al proselitismo e al «Dio cattolico» («non esiste un Dio cattolico», ipse dixit), che si scioglie nell’ecumenismo massonizzato delle tante religioni, che si occupa del clima e della spazzatura differenziata, insegnando le buone maniere (buongiorno, buonasera, grazie e scusa) e facendo pipponi assistenziali sui poveri.

Ma per la vera Chiesa Cattolica non c’è più posto, come mostra il dramma dell’ultimo grande papa, Benedetto XVI, «dimissionato», autorecluso e silenziato.
La Chiesa che ha illuminato e vinto il tenebroso mondo degli dèi e ha ribaltato la storia pagana e antiumana, la Chiesa del Verbo di Dio fatto carne che ha la pretesa di annunciare la Verità, la Chiesa dei grandi santi, dei martiri, dei missionari, la Chiesa della liturgia divina e della grande arte, la Chiesa di Madre Teresa e del pensiero forte, dei grandi papi e di padre Pio, con l’irrompere del soprannaturale, la Chiesa che ha tenuto testa per secoli alla ferocia musulmana e ai grandi totalitarismi genocidi del XX secolo, questa Chiesa oggi non ha più diritto di cittadinanza.

Mons. Galantino - secondo un tweet di Alberto Mingardi - pare abbia detto in un convegno: «Quando la Chiesa era cattolica e la messa era in latino…».
Un lapsus freudiano rivelatore ed esplosivo. Infatti ora siamo all’ultimo atto della «liquidazione della Chiesa Cattolica», come preconizzò Giuseppe Prezzolini, laico ma preoccupato per il baratro verso cui stava correndo il mondo cattolico, ansioso di «modernizzarsi» e arrendersi a tutte le mode ideologiche del momento.
Però a liquidare la Chiesa non sono le persecuzioni, né l’odio laicista, ma - come disse Paolo VI - è «l’autodemolizione» dall’interno. La via del baratro fu imboccata non con il Concilio ma alla sua fine, esattamente 50 anni fa, con il «post-Concilio».

Nei giorni scorsi sui giornali, si è ricordato che sono cinquant’anni anche dalla prima messa in lingua italiana e un altro intellettuale laico come Elémire Zolla, in quei giorni, arrivò a sottolineare l’avvenimento con toni apocalittici: «7 marzo: muore la Messa, muore il Gregoriano. Ascoltato per l’ultima volta. Oramai, come un ramo secco, la Chiesa verrà bruciata».
In realtà il problema non fu tanto l’uso della lingua volgare nella liturgia (cosa, secondo me, positiva), ma la successiva «riforma liturgica» del 1969 e soprattutto la sostanziale (non legale) messa al bando della precedente, millenaria liturgia cattolica.
Joseph Ratzinger ha fatto capire bene, molti anni dopo, l’enorme errore, anche teologico, che fu commesso allora. Che ebbe conseguenze colossali, anche nel tragico smarrimento della fede.
Ma curiosamente a quel tempo a lanciare l’allarme in modo drammatico per una Chiesa che di colpo rifiutava il suo rito bimillenario (quello attorno al quale erano state costruite le nostre cattedrali), furono soprattutto gli intellettuali laici.
Che protestarono con la stessa costernazione con cui oggi consideriamo le tragiche devastazioni compiute dall’Isis nell’antico Medio oriente.
Il 5 settembre 1966 uscì un primo appello a Paolo VI per la salvaguardia della liturgia latino-gregoriana (pochi mesi prima che l’alluvione devastasse l’antica bellezza cattolica di Firenze).
Quel manifesto-appello fu firmato da una quarantina di grandi intellettuali e impressiona rileggere oggi alcuni di quei nomi: Jorge Luis Borges, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Giorgio De Chirico, Robert Bresson, Jacques Maritain, François Mauriac, Gabriel Marcel, Maria Zambrano, Cristina Campo, Elena Croce, Wystan Hugh Auden, Jorge Guillen, Elémire Zolla, Philip Toynbee, Evelyn Waugh, Salvador De Madariaga, Carl Theodor Dreyer, Julien Green, Elsa Respighi, Francesco Gabrieli, José Bergamin, Fedele D’Amico, Luigi Dallapiccola, Victoria Ocampo, Wally Toscanini, Gertrud von Le Fort, Augusto Del Noce, Lanza Del Vasto.
L’appello fece molta impressione, anche in Vaticano, ma non riuscì a fermare la frana. Così nel 1971 ne uscì un altro e stavolta furono ancora di più gli intellettuali che si aggiunsero. Ricordo qualche nome: Agatha Christie, Graham Greene, Harold Acton, Mario Luzi, Andrés Segovia, William Rees-Mogg (il direttore del Times), Joan Sutherland, Guido Piovene, Giorgio Bassani, Adolfo Bioy Casares, Ettore Paratore, Gianfranco Contini, Giacomo Devoto, Giovanni Macchia, Massimo Pallottino, Rivers Scott, Wladimir Ashkenazy, Colin Davis, Robert Graves, Yehudi Menuhin, Kenneth Clark, Malcolm Muggeridge.
Fu pressoché inutile, ma di lì a poco lo stesso Paolo VI si rese conto della tragedia in corso: il crollo della frequenza religiosa, migliaia di preti e religiosi che lasciavano l’abito, intellettuali cattolici subalterni all’ideologia marxista, gran parte dei giovani sedotti dai miti della rivoluzione (da Fidel Castro a Mao, dai Vietcong a Che Guevara, fino a Stalin), il dilagare della Teologia della liberazione e di teologie moderniste che demolivano la dottrina cattolica.
Paolo VI negli ultimi anni pronunciò parole sempre più drammatiche: «Credevamo che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E venuta invece una giornata di nuvole e tempeste, e di buio», «da qualche parte il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio», «l’apertura al mondo fu una vera invasione del pensiero mondano nella Chiesa... Noi siamo stati forse troppo deboli e imprudenti».
Paolo VI denunciò «coloro che tentano di abbattere la Chiesa dal di dentro» e prese a citare i libri di Louis Bouyer, «La décomposition du catholicisme» e «Religieux et Clercs contre Dieu».
All’amico Jean Guitton confidò: «C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sopra la terra?”. Ciò che mi colpisce quando considero il mondo cattolico», proseguiva il papa, «è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non-cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa».
Poi, grazie a Dio, arrivarono Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger. La barca di Pietro venne faticosamente riparata, la bussola della fede ritrovò la via e una generazione di giovani sperimentò di nuovo la bellezza del cristianesimo.
Ma questa primavera è stata gelata da qualcosa di potente e di oscuro che, per la prima volta nella storia della Chiesa, ci pone davanti al dramma di un «papa emerito» autorecluso in Vaticano e di «un vescovo vestito di bianco» che viene acclamato da tutti i nemici di sempre della fede cattolica e che ha riportato la Chiesa alla subalternità alle ideologie mondane degli anni Settanta (è stata riesumata perfino la Teologia della liberazione e il suo fondatore Gutierrez ora pontifica dal Vaticano).
Sembra il baratro finale. A meno che Dio….

di Antonio Socci

martedì 26 maggio 2015

democrazia del cibo

In una commovente gara al “volemose bene” cieco e senza senso (o con un senso drammaticamente chiaro … ) anche l’Expo diventa occasione per vivere la “grazia della interreligiosità”. Gioiosa mensa comune tra induisti, anglicani, islamici, valdesi, ebrei, buddisti e … cattolici (?).
di Paolo Deotto
zzzzexpo1Non scopro nulla di nuovo ricordando che qualsiasi fesseria, o qualsiasi nefandezza, se ripetuta ossessivamente, diventa “verità”. Il mondo ci bombarda da tempo col ripugnante omosessualismo e senza dubbio ha ottenuto dei risultati: quante persone “benpensanti” non sono pronte a riconoscere un “diritto” degli omosessuali a costituire grottesche parodie di famiglie, magari con tanto di diritto all’adozione? E quanti fini intelletti, pur pronti a difendere l’unica famiglia possibile, non si preoccupano di chiarire “non sono omofobo”, accettando così la stessa logica che credono di combattere?
Bene. Il mondo ci sta lavando il cervello con l’omosessualismo, il “gender” & follie annesse. Mi pare però lecito notare che la Chiesa cattolica, o meglio, la gerarchia che attualmente la rappresenta, non perde occasione per lavarci il cervello su un concetto pericolosissimo e inaccettabile: l’interreligiosità, peraltro definita in alto loco come “grazia”. Ne abbiamo già parlato (clicca qui) pochi mesi fa.
Il mondo è insanguinato da guerre condotte con una ferocia senza pari, nelle quali, se ancora a qualcuno interessa, le vittime sono per lo più i cristiani? Ma basta “dialogare”, “aprirsi alla interreligiosità”, fare qualche bella preghiera “comune”. Peccato che poi le guerre e le persecuzioni anticristiane continuino … Lo sfascio morale e la violenza distruggono la società (un tempo) civile? Ma dov’è il problema? Dialogo, interreligiosità, sediamoci attorno a un tavolo e parliamo. Guarda caso, la corruzione e la violenza dilagano lo stesso. Eccetera.
Ora, poteva forse una vetrina mondiale come l’Expo sfuggire alla propaganda della interreligiosità?
Naturalmente, no. E infatti, come ci informa la diocesi di Milano sul suo sito (clicca qui), si è svolto un incontro interreligioso – “Il cibo dello spirito nella Carta di Milano” – per discutere sugli “approcci religiosi diversi al problema della nutrizione”. I rappresentati delle diverse “religioni” firmeranno assieme, ovviamente, la “Carta di Milano”. Cosa sia la “Carta di Milano”, lo confesso, non l’ho capito, anche se mi sorge il sospetto che, dato l’argomento dell’Expo, la “Carta” sia un menù, appunto un menù alla Carta. Ma non divaghiamo.
Non divaghiamo nemmeno soffermandoci più di tanto su una dichiarazione strampalata del ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, che ha detto, testualmente: “il dialogo tra le religioni è avanzamento sulla strada della sfida della democrazia del cibo”. Se qualcuno mi spiega questa frase, lo ringrazio.
Quello che scandalizza non è che si perda il tempo su discussioni vuote, su parole al vento. Se ne dicono tante… ciò che scandalizza è vedere, per l’ennesima volta, la Chiesa cattolica, o meglio gli uomini che la rappresentano, tutti presi da questa ansia di “dialogo” e cordiale partecipazione ad avvenimenti puramente mondani, preoccupata di “essere parte”, attiva ma soprattutto paritaria, della società che, forse a qualcuno ciò sfugge, è tutt’altro che cristiana.
Intendiamoci: la Chiesa, custode della Fede e quindi custode anche dell’ordine morale, dovrebbe sempre far sentire la sua voce autorevole anche nella società, per indicare chiaramente dove è il bene e dove è il male.
Ma questa Chiesa, tutta presa dalla grazia della “interreligiosità”, si ricorda ancora di essere la custode della Fede? Si ricorda ancora del compito di annunciare Cristo a tutte le genti, di annunciare a tutti che “Extra ecclesiam nulla salus”?
Domande retoriche. Quello che abbiamo davanti agli occhi è una Chiesa che si preoccupa di mettersi su un piano di perfetta parità con tutte le altre “religioni”, e metto la parola “religioni” tra virgolette, perché sappiamo che non esistono “tante fedi e tante religioni”. Esiste una sola Vera Fede, la fede in Nostro Signore Gesù Cristo, ed esiste una sola Chiesa, la Chiesa di cui Nostro Signore stesso è capo, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Punto.
Quello che abbiamo davanti agli occhi, e che scandalizza, è una Chiesa che ci parla di lotta alla corruzione, lotta alla fame, misericordia erga omnes, accoglienza, e tutta un’infinità di belle cose, e non ci parla più di salvezza dell’anima, non ci parla più di apostolato, sembra essersi ripiegata in una dimensione puramente mondana, in cui oltretutto prende un atteggiamento quasi timido, “dialogante”, appunto, come se volesse ben evidenziare di non aver nulla da insegnare a nessuno.
L’incontro all’Expo si è concluso, è sempre il sito della diocesi di Milano che ce lo comunica, con un bell’atto “ecumenico”: “Tutti i ministri delle religioni hanno poi concluso l’incontro con sette benedizioni sul cibo secondo sette tradizioni diverse, con profonde sfumature di significato”.
“Profonde sfumature di significato”. La frase è suggestiva, senza dubbio, ma qualcuno sarebbe così cortese, magari l’Arcivescovo stesso, da chiarirci cosa mai voglia dire?
Io non ho capito nulla, o meglio capisco quello che chiunque può capire: siamo a una nuova festa di questa “interreligiosità”, che poi, all’atto pratico, vuol dire che la Chiesa rinuncia al suo stesso ruolo di evangelizzatrice del mondo.
Sette benedizioni? Ma vogliamo renderci conto che sei di queste non sono, perché non possono essere, “benedizioni”?
“Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Marco 16, 15-16). Per caso è stata modificata la parola di Nostro Signore e nessuno ci ha informato?
Questa Chiesa che partecipa gioiosa alle cerimonie interreligiose, e poi magari licenzia un insegnante di religione che spiega ai suoi allievi cos’è realmente un aborto, questa Chiesa che non si preoccupa più di dire ai “rappresentanti di altre religioni”: “Convertitevi e sarete salvi”, ma con questi dialoga, questa stessa Chiesa che in alto loco arrivò a definire il proselitismo “una solenne sciocchezza”, dove sta precipitando?
Tempo fa l’ex presidente israeliano Shimon Peres parlò al Pontefice del progetto di costituire una “Onu delle religioni”. Il Pontefice lo incoraggiò a proseguire su questo bel progetto. Una bella assemblea mondiale in cui tutte le religioni si incontrino, su un piano, è ovvio, di assoluta parità. L’anticamera della Religione Unica Mondiale.
No, grazie. Che questo disastro venga incoraggiato dalla incredibile superficialità di chi dovrebbe dosare ogni parola che esce dalla bocca, o che venga contrabbandato in occasione di una vuota discussione sugli “approcci religiosi diversi al problema della nutrizione”, io dico “no, grazie”: continuo a desiderare ardentemente di salvare la mia anima.
Sono nato cattolico il giorno in cui ho ricevuto il Battesimo e voglio morire cattolico. E nel caos sono ancora in grado di individuare le parole che non cambiano, che non cambieranno mai. Ciò che è sempre più terribilmente difficile è trovare chi queste parole le custodisca e abbia l’autorità, che deriva dall’Ordine, per insegnarle ogni giorno.
Di questo abbiamo bisogno: di Pastori che non abbiano paura di essere cattolici. Lo so, è scomodo e spesso impopolare. Ma tra un bel dialogo quaggiù e la salvezza eterna, consentitemi, continuo a scegliere la salvezza eterna.

XXXIII pellegrinaggio Parigi - Chartres


XXXIII 

Pellegrinaggio della tradizione 

de Pentecoste 

"Nostra Signora della Cristianità"

 da Parigi a Chartres

Il 2015 è l’anno del ritorno dell’Italia alPellegrinaggio internazionale di Pentecoste Notre-Dame de Chrétienté, da Parigi a Chartres.
Questo emozionante cammino consente di riscoprire il valore universale della tradizione cattolica condividendolo con i fedeli di molte altre nazioni. Le date del pellegrinaggio sono dal 23 al 25 Maggio. Oltre 10 mila persone sono attese per innalzare il vessillo della Croce in un’esperienza di fede indimenticabile.
Il CNSP è lieto di sostenere ed incoraggiare la presenza italiana al pellegrinaggio, e condivide con gli organizzatori il sogno di un Capitolo Italiano numeroso. per contattarne i promotori :


e-mail ndc@sanremigioverona.org o visitare il sito http://www.sanremigioverona.org/ndc













Como ya anunciara hace un mes (ver aquí), este fin de semana ha tenido lugar la gran peregrinación tradicional de Pentecostés, a la que ha asistido multitud de fieles, organizada por Nuestra Señora de la Cristiandad, desde la catedral de Notre Dame de París a la catedral de Notre Dame de Chartres, en Francia, a la que pertenecen estas imágenes y durante la cual los oficiantes de las principales celebraciones litúrgicas han sido: Dom Louis-Marie, padre abad de la Abadía de Santa María Magdalena de Le Barroux, que ofició la solemne Santa Misa Tridentina anteayer, sábado 23 de mayo, en la catedral de Notre Dame de París; S. E. Mons. Atanasius Schneider, obispo auxiliar de Astana, Kazajistán, que ofició ayer, 24 de mayo, la solemne Santa Misa Tridentina Pontifical del Domingo de Pentecostés en el hipódromo de Rambouillet; S. E. Mons. Michel Pansard, obispo de Chartres, que impartió la solemne Bendición con el Santísimo Sacramento en la tarde de ayer, en el vivaque de Gas; y el P. Emmanuel-Marie de Saint Jean, padre abad de la Abadía de Santa María de Lagrasse, que oficiará hoy, Lunes de Pentecostés, 25 de mayo, la solemne Santa Misa Tridentina Pontifical de clausura de la peregrinación en la catedral de Notre Dame de Chartres. Nuestra Señora de la Cristiandad.

http://catholicvs.blogspot.it/

Ave Maria



È mezzogiorno.
Vedo la chiesa aperta.
Bisogna entrare.
Madre di Gesù Cristo,
non vengo a pregare,
non ho niente da offrire
e niente da domandare.
Vengo solamente, Madre, 
per guardarti.
Guardarti, piangere di gioia, 
sapere questo: io sono tuo figlio e tu sei là.
Soltanto per un momento
mentre tutto si ferma, mezzogiorno!
Essere con te, Maria,
in questo luogo ove tu sei,
non dire niente, guardare il tuo viso, 
lasciare il cuore cantare
nel suo proprio linguaggio,
non dire nulla, ma solamente cantare
perché si ha il cuore troppo pieno,
come il merlo che insegue la sua idea 
in quelle specie di strofe improvvise.
Perché sei bella, perché sei Immacolata, 
la donna nella Grazia infine restituita,
la creatura nel suo primo onore
e nel suo sboccio finale,
com'è uscita da Dio nel mattino
del suo splendore originale.
Ineffabilmente intatta,
perché sei la Madre di Gesù Cristo,
che è la verità tra le tue braccia, e la sola speranza
e il solo frutto.
Perché tu sei la donna, 
l'Eden dell'antica tenerezza obliata,
il cui sguardo trova il cuore subito
e fa sgorgare le lacrime accumulate.
Perché sei là per sempre,
semplicemente perché sei Maria,
semplicemente perché esisti, 
Madre di Gesù Cristo, sii ringraziata! 

P. Claudel

lunedì 25 maggio 2015

x la chiesa cattolica il tempo stringe

Sic transeunt desideria mundi

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L’Irlanda: una sconfitta, un’altra. Altre ne seguiranno. Ma… ma io voglio rivelare alla Chiesa un piccolo segreto, nel quale ci metto tutto il mio disincanto, il cinismo e il realismo politico che ho imparato… Sai tu Chiesa perché ti odiano tanto? Perché sanno che dentro il tuo cuore custodisci le chiavi del regno. Sai tu Chiesa perché ti vogliono a tutti i costi o corrompere o abbattere? Perché sanno che senza il tuo permesso non possono mettere le mani sul tuo tesoro, le due chiavi del regno per chiudere il paradiso e aprire le porte dell’inferno affinché i demoni regnino sul mondo adorati “come Dèi”. Sai tu Chiesa perché sono resi sempre più nervosi dalle tue parole reiterate e ormai persino dai tuoi silenzi estenuanti? E infine, sai tu Chiesa qual è il segreto più grande di tutti e che li fa rabbrividire al solo pensiero che tu possa accorgetene?… Il grande segreto è questo, o Chiesa, sappilo: Roma deve resistere saldissima nel suo “Niet” a ogni prezzo ancora per un poco. Dopo avrà vinto. Perché le porte dell’inferno non avranno prevalso. Tu, Roma hai già vinto, e non lo sai…

Con nel mezzo una piccola intervista a Vittorio Messori

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:

P1190331-2di Antonio Margheriti
Mastino

Apro il giornale e la prima cosa sulla quale mi cade l’occhio sono due notizie: “Sì al referendum sul matrimonio gay in Irlanda”. Poi un altro: “Bambino ucciso e sepolto per gioco”. Giro pagina, ancora morti “per gioco”, innocenti. Segni dei tempi. È tutto un gioco, prima che la ricreazione finisca e suoni la campanella. E la resa dei conti.

Miglioria della morte

Mi racconta l’amico e collaboratore Nicola Peirce:
«E’ successa una cosa disgustosa: eravamo alla consacrazione nella messa per Santa Rita a Sant’Agostino, l’ingresso si trova nel porticato dove c’è anche l’ingresso del liceo Piccolomini, erano le 12:30 e un ragazzino, avrà avuto 16 anni, che usciva da scuola è entrato nella chiesa e fatti alcuni passi dentro ha urlato a squarciagola una bestemmia tremenda contro Dio …siamo rimasti tutti (in realtà 4 gatti) pietrificati, senza avere neanche il tempo di reagire e quello è scappato via ridendo con un gruppetto di sodali. Abbiamo seminato vento per troppi anni e ora è in arrivo l’uragano».
Lo sentiamo addosso, sulla pelle, chi conosce la storia e alla storia sa guardare con gli occhi della teologia della storia, chi conosce i dettagli del profetismo recente dove c’è una inquietante convergenza di tutte le descrizioni, chi conosce questo sa, sa che succederà: l’immane castigo divino che si abbatterà  sulla terra “come fumo e fuoco dal cielo per tre giorni, di grande buio”. Sa, o almeno lo sente, ne ha precognizione: tutto coincide. La speranza è che Maria mitighi il castigo, che almeno salvi chi non ha aderito, pur peccatore, alla follia del mondo alla rovescia che come in tutti i tempi “finali” della storia umana, detti “clima da Basso Impero”, conosce un ritorno carnevalesco alle antiche divinità pagane, ai fasti baccanti e orgiastici, ai suoi culti idolatrici e perversi; dove la femminilizzazione dei costumi e l’omosessualità prendono il sopravvento, in un clima festaiolo ma dal sottofondo macabro, da “crepuscolo degli dei” viscontiano. Però, nel momento stesso in cui raggiunge l’acme il clima festaiolo, tutto crolla. E i festanti restano sotto le macerie.
L’emergere endemico dell’omosessualità che sempre s’accompagna con un ruolo dominante della donna sull’uomo, fateci caso e mente locale, in tutta la storia umana ha significato sempre, inderogabilmente una cosa: che si è giunti al capolinea, e che una civiltà sta per crollare e proprio nel momento di massima baldoria carnevalesca e di completo rovesciamento della natura; un mondo sta per finire. Ma non quello di coloro che sono finiti calpestati dalla folla festante, no: quello dei festeggianti. Quel clima euforico e perverso, altro non è l’illusione crudele che nell’agonia si chiama “miglioria della morte”: il malato sembra sorprendentemente riprendersi dall’agonia, una riviviscenza fisica e morale, gli torna la parola, è euforico, vorrebbe persino alzarsi …  ma all’improvviso … crak! Stecchito. Miglioria della morte.
Ero ad un pranzo, la tv era accesa. Amici cattolici. Il tg mandava la “solita” notizia: “Centinaia di cristiani massacrati” dai musulmani. Portavo la mano alla bocca e facevo l’atto di baciare la terra, “sia ringraziata la Madonna”. Ma cosa stai dicendo?, mi chiedono. Rispondo:
«Quel sangue innocente e santo che quei cristiani versano, per volontà di Dio ricade sulle nostre teste malate e segnate dalla condanna, come le porte degli ebrei d’Egitto: lavano le nostre colpe, mitigano il castigo terrificante che sta per abbattersi sul mondo, dove nessuno di noi sa se si salverà. Ma se molti di noi si salveranno e vedranno la terra promessa, lo dobbiamo a quei cristiani d’Oriente che muoiono sotto la scure di Maometto, nel malcelato contento dei governi occidentali. Se non morissero loro, moriremmo tutti noi».

Tremate tremate le streghe son tornate!

Hillaru Clinton
Hillary Clinton
È un vero caso di lapsus freudiano: dove tanto stai concentrato a dissimulare la verità, che alla fine ti scappa di dirla non volendo. O almeno spero: perché a me è sembrata la sfacciataggine di chi ormai si sente tanto potente e intoccabile da non avere più resistenze di sorta. Parlo di quella strega della Hillary Clinton, che è la versione crudele di Obama. Ebbene, papalepapale, in pubblico, Crudelia Demon che vuol diventare presidentessa, l’ha detta tutta, tradendo le intenzioni che già denunciavamo appartenere ai signori del mondo, quelli che hanno scritto l’agenda liberal-radicale. E fa venire i brividi:
«I codici culturali profondamente radicati, le credenze religiose e le fobie strutturali devono essere modificate. I governi devono utilizzare i loro strumenti e le risorse coercitive per ridefinire i dogmi religiosi tradizionali».
Avete capito dove si vuol andare a parare? Ma con chi ce l’ha? I musulmani? Niente affatto, non metterebbero mai le mani in quel vespaio. Parla della Chiesa di Roma, che in America, insieme a qualche pentecostale, è rimasta l’unica resistenza contro la deriva e il predominio totale del Pensiero Unico.

Guerra alle parole

La rivoluzione è la distruzione di un ordine presente e la decostruzione delle fondamenta storiche e culturali sul quale un mondo intero si reggeva, per costruire il suo “nuovo” ordine basato sull’odio verso qualcosa, che in un primo momento si chiama “amore” per gli sventurati, per poi farsi desiderio di “felicità” per tutti impartita ex lege e guai a chi si sente triste, e più tardi, infatti, si dirà solamente “terrore”.
Aveva ragione Kafka: la rivoluzione evapora presto, resta solo il limo di una nuova burocrazia. Ma è stato troppo ottimista: non ebbe la fortuna di sorbirsi a pieno il comunismo sovietico.
Le rivoluzioni si manifestano in primo luogo e invariabilmente come una dovere di “mutare le parole”, una guerra alle parole che secondo “lo spirito del tempo” e la nuova “sensibilità” che ispira, risulterebbero “scorrette”: vengono prima bandite, poi abolite, quindi proibite  – anche se sono il nome proprio delle cose – sostituendole con nuove, “politicamente corrette”.
Quando iniziano a verificarsi certe cose, e cioè la semantofobia, è la spia d’allarme che deve far rizzare i capelli: un mondo sta per essere distrutto, un nuovo ordine rivoluzionario con una violenza implicita che presto si farà esplicita sta per essere instaurato, il quale poi sarà rimpiazzato da un regime che evaporato lo spirito rivoluzionario si farà burocrazia brutale dalla quale neppure i rivoluzionari della prima ora si salveranno. Prima del grande crollo generale che precipiterà tutti quanti “nella morte avvinti”.

Infine la Rivoluzione uccide i suoi stessi figli

555300_239849266151190_51740472_nPur rimanendo nella mentalità successiva le scorie radioattive dell’epoca rivoluzionaria come bacilli capaci di sfidare dormienti le glaciazioni e i secoli in attesa del calore che un giorno li risveglierà, la nuova epoca che segue, chiusa la breve parentesi rivoluzionaria, non potrà che essere un recupero del passato, una restaurazione parziale di quello che era prima, semplicemente aggiornato.
Emblematico il caso della Russia, per dirne una, dove oggi assistiamo allo zarismo repubblicano di Putin, nuovo zar elettorale di tutte le Russie, in una pace clamorosa tra spada e croce sancita a furor di popolo e plebisciti: nell’ex Unione Sovietica questo, cioè il paese che fu “ateo” per legge, dove fu proclamata la morte di Dio e del Cristianesimo.
La Russia è il paese di domani. L’Occidente sta morendo, il vecchio ordine sta rendendo l’ultimo respiro, siamo ancora ai sogni di gloria e all’utopia, dove si propongono apparenti e “ragionevoli riforme” su argomenti apparentemente scollegati tra loro e inoffensivi, ma che altro non sono che la miccia che farà saltare uno dietro l’altro i fuochi d’artificio, sino al colpo scuro, è la rivoluzione che ancora non osa dire il suo nome, che si traveste da “riforma compassionevole”, la fase 1 della rivoluzione ; ma sta prendendo progressivamente piede la fase 2, la rivoluzione che presto svelerà apertamente il suo nome e scatenerà la sua violenza ancora appena mascherata dietro il legalismo autoritario,  e gettata la maschera del legalismo la infliggerà anche fisicamente in nome non più della “legge” ma di se stessa ai non allineati; a questa seguirà la fase 3, la morte e trasfigurazione della rivoluzione in una nuova burocrazia totalizzante la cui violenza nevrastenica non risparmierà nemmeno i rivoluzionari della prima ora, altrimenti nota come “terrore”; infine, la fase 4… fino alla “restaurazione” parziale dell’ordine precedente la rivoluzione, sotto le cui scure periscono i “terroristi” rivoluzionari.

Il piede di porco della rivoluzione: i gay

gesù2Non prendiamoci in giro, soprattutto non s’illudano i gay: sono soltanto il piede di porco che serve in questo momento ai nuovi rivoluzionari liberal-radicali per sfondare la porta di tutte le chiese e di tutte le nazioni – perché questa come tutte le rivoluzioni vuol essere internazionale e qualcosa di più stavolta: mondiale, intendendo per “mondo” l’Occidente più l’appendice psicolabile dei bastioni occidentali, l’America Latina.
Una volta sfondata la porta, a cosa serve più il piede di porco, i gay? Saranno un impiccio, i gay, e dovranno allinearsi pure loro, e la Rivoluzione, che è smemorata e non è riconoscente, conosce però il carico eversivo che con sé porta il sesso “libero”: farà cadere su di loro la mannaia dell’interdizione, perderanno non solo il “matrionio” e i “nuovi diritti”, ma pure quelli vecchi, e con essi la licenza sessuale. Ogni rivoluzione parte eticista e liberal-radicale e diventa moralista e reazionaria.
Scusate: non successe così anche in Urss? Non fu Lenin a inaugurare il nuovo corso “radicale” con l’approvazione della sodomia, il divorzio, il “libero sesso”? E come finì quella storia? Con il moralismo più bieco reso più minaccioso dallo spionismo, dalla delazione che aveva un centralino in ogni condominio. La rivoluzione russa partì omofila e sessuomane e morì omofoba e bigotta … in Siberia sovente, dove accompagnò gli afflitti dal “vizio borghese”, la sodomia, almeno quelli che non contavano una mazza (pare che lo stesso Breznev talora lo praticasse); o nell’anonimato di qualche cella delle prigioni “del popolo”, ossia del Kgb, in un silenzio assordante, sanguinoso e mortale. Sic transeunt desideria mundi.
Ma interrompiamo il discorso pur affascinante con un intermezzo, dedicato alla cronaca. Poi riprenderemo, con un mio scambio di vedute con Vittorio Messori, poche ore fa.

Zeitgeist

Cosa sia stato il referendum per “decidere il nome” e solo quello dei già decisi nel parlamento irlandese sedicenti “matrimoni” gay, lo ha ben spiegato Massimo Introvigne (qui): un bluff, che ha fatto cadere l’ultima foglia di fico sull’istituto parlamentare, dopo averlo fatto cadere sulla democrazia elettiva, ormai svuotata dalla febbre del sovranazionalismo, delle burocrazie grigie e autoreferenziali che trovano in se stesse la fonte del loro potere e della sua legittimazione sine populo, ossia sulla “sovranità popolare” che quasi ovunque in Occidente è rimasta un guscio vuoto, tanto più che opposizioni e maggioranze governano insieme e pensano le stesse cose. Scrive il sociologo torinese:
«Ma il messaggio stava passando in Irlanda, come dovrebbe passare in Italia: attenzione, se al referendum vince il “sì” al matrimonio omosessuale – in Italia possiamo dire “se passa la legge Cirinnà” – arriveranno anche le adozioni e l’utero in affitto. E, siccome la maggioranza degli elettori in Irlanda era contraria alle adozioni, ogni persona convinta della verità di questa tesi diventava un votante per il “no”. Il governo irlandese – ed entrambi i principali partiti politici del Paese – erano tanto favorevoli al “matrimonio” omosessuale da espellere dalle proprie fila i contrari. Hanno pertanto trovato un metodo semplicissimo per garantirsi la vittoria al referendum: con la forza dei numeri in parlamento hanno introdotto l’adozione omosessuale prima del referendum. A tempo di record il governo ha introdotto nel gennaio 2015 una legge che consente alle coppie omosessuali – sposate o non sposate non importa, e all’epoca il “matrimonio” ovviamente non c’era ancora – il pieno diritto a ogni tipo di adozione, l’ha fatta approvare alla Camera in febbraio e al Senato in marzo. È diventata legge il 6 aprile 2015. Ecco dunque smontato il principale argomento della campagna contro il “sì” al “matrimonio” omosessuale: “volete votare no perché siete contrari alle adozioni? Ma le adozioni ci sono già, e continueranno a esserci comunque vada il referendum”.
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John Waiters, scrittore irlandese
Questo era il primo dato. Ma ce n’è un altro: quello della Chiesa irlandese, che un po’ consapevole di quello che Introvigne dice sopra, ha del tutto rinunciato a combattere. E poteva essere persino plausibile, non fosse che hanno fatto lo sforzo opposto: non più di tre vescovi, in quel paese malato moralmente e non da mò…  da sempre a mio avviso, soltanto tre hanno tentato di annunciare battaglia, ma sono stati subito bruscamente zittiti dalla conferenza episcopale.
Non basta: i pezzi grossi dell’episcopato, a cominciare dall’arcivescovo di Dublino (qui), il primate, hanno detto – ma guarda un po’ che novità – che bisogna “dialogare coi gggiovani”. Ovverossia, ha spiegato dopo, occorre “prendere atto” della realtà. O per meglio dire, in soldoni: “adeguarsi allo spirito dei tempi” (ma lo aveva già anticipato in questo pensiero “originale” quell’altro smidollato del cardinale di Vienna, che lo disse papalepapale nel Duomo di Milano qualche mese fa) spirito dei tempi, dicevo: il famigerato Zeitgeist hegeliano, miscelato poi dall’illusione marxistica del determinismo storico: la storia passata rappresentata come un regno oscuro e il perpetuarsi di un errore dal quale l’uomo ha cercato di affrancarsi, e, al contempo, vista come perpetuo inarrestabile progresso che si nutre del continuo superamento e dell’archiviazione dei dati passati in quanto “retrivi”. Una marcia verso le magnifiche sorti e progressive (già sentito, vero?) per arrivare infine non si sa dove: l’ultima volta fu a Occidente Hitler, a Oriente Stalin. Lo spirito del tempo è lo spirito del mondo. Ma lo “spirito del mondo”, dirà mi pare Gomez Davila, «altro non è che Lucifero».
Scrive un noto scrittore e giornalista irlandese, agnostico, John Waters (qui), radiato da tutti i giornali come “antidemocratico” (vi rendete conto di quanto poco conti ormai la logica?) e persino rinnegato dalla moglie quale “depresso che non sa d’esserlo”, come un pazzo dunque, per il solo fatto di essere anticonformista, ossia per non essersi piegato riverente e silente dinanzi allo Zeitgeist, e proprio per questo degno d’essere creduto avendo accettato di pagare con la sua pelle la libertà d’espressione, accettando il marchio d’infamia. Così lo racconta Il Foglio:
E’ stato piuttosto esplicito, durante la campagna, nel denunciare la timidezza della chiesa cattolica, ma mentre lo spoglio delle schede sancisce la vittoria del “sì” non cerca attenuanti, dice che la chiesa è “fucking useless”, fottutamente inutile, “e citami pure, mi raccomando”. “I vescovi sono dei codardi, non hanno fatto praticamente nulla per fermare questa barbarie, e i due o tre che hanno fatto qualcosa sono stati pugnalati alle spalle dai loro superiori. Settimane fa ho implorato il nunzio in Irlanda di chiedere alla Santa Sede di prendere posizione, e non è successo nulla”. Certo, ammette Waters, la chiesa irlandese ha pagato un prezzo enorme per il dramma degli abusi del clero, attorno al quale è stata montata una campagna denigratoria dei media che va molto oltre quel capitolo oscuro, “ma questa non può essere una giustificazione per rimanere in silenzio”. “I media irlandesi – conclude Waters – sono violentemente ostili alla chiesa, vogliono distruggere tutto quello in cui crede, ma lo stesso i preti e vescovi vogliono blandirli, cercano di piacere loro, e hanno paura di dire la verità”.
Mi ricordo, me lo hanno raccontato perché non ero nato, che negli anni ’60 prendevano in giro compativano e un po’ brutalizzavano i militanti cattolici, perché rifiutavano, almeno prima del ’68, di piegarsi allo Zeitgeist di quel tempo marchiato dall’ottimismo cieco verso l’inarrestabilità del “progresso tecnologico” che ogni conflitto e bisogno avrebbe risolto (facendo, va da sé, evaporare Dio) e il cui antesignano era, ma guardate un po’!, l’Urss. Già, perché lo Zeitgeist di quel tempo era proprio il marxismo sovietico, poco prima che s’incapricciassero, gli intellettuali a la page, di quello cubano e poi di quello cinese finché il Muro di Berlino crollatogli sul muso non gli fece passare il capriccio.

Due chiacchiere con Vittorio Messori

760_vittorio_Per carità, non voglio perdere ore preziose tolte al sonno, ai miei pensieri peripatetici andando per Roma, né ai miei solitari studi che si faranno saggi, né ai cazzeggi su fb, né alla poesia che cerco nelle cose per raccontare storie, non le voglio perdere queste ore nell’analizzare la situazione di quel rognone estratto dal corpaccione flaccido dall’Inghilterra puritana e corrotta – come per ogni paese protestante che si rispetti – che è l’Irlanda. Sarebbe più esatto dire il fegato cirroso dell’Inghilterra, ne avesse ancora uno sia pure conservato sott’alcol. Ma qualcosa va detta.
Saputo dell’esito referendario in Irlanda, mando una mail a Vittorio Messori. E gli dico, linkandogli l’articolo John Waters:
IO:
In questo articolo c’è tutto, c’è anche quell’idea che fu sua, reiteratamente ripetuta e sempre presa sottogamba, dell’implicita debolezza delle cristianità, dei cattolicesimi “imperiali” e “patriottici”, che si sono vigorosamente tenuti in piedi aggrappati all’idea di nazionalità, di una certa idea di nazione, dove il nazionalismo si confondeva con la fede.
E inoltre, aggiungo io, il cattolicesimo irlandese altro non è stato che una strenua opposizione al dominio politico inglese e dunque anglicano, all’anglicanesimo non perché non romano ma perché inglese, resistenza dunque allo straniero barbaro e invasore che assumeva le sembianze stesse del Male. Venuto meno questo conflitto, è venuto meno anche il cattolicesimo irlandese. Ma soprattutto: gli irlandesi, beoni e sessuomani cronici (basti pensare ai Kennedy), mai furono veramente cattolici, sempre rimasero dei calvinisti, e questo fu l’andazzo nei suoi istituti religiosi ed educativi, la peggiore specie di puritani: doppi, bigotti, spietati. Ossessionati dalla stessa idea dei loro vizi endemici, il sesso e l’alcol in primis.
Per il resto, il silenzio totale della chiesa irlandese durante i referendum, la dice lunga a cosa servono le campagne mediatiche sui preti “pedofili”: a condannarli alla morte sociale, a distruggerne le difese immunitarie, la capacità di reazioni, intimiditi dal complesso della vergogna. Che per giunta, nel caso irlandese, è del tutto giustificato, o quasi tutto.
MESSORI:
Sin da tempi non sospetti ho sempre guardato, e scritto, con diffidenza dei “Paesi cattolicissmi “: Spagna, Polonia, Irlanda, Québec canadese. Ci metta magari anche il Lussemburgo, primo al mondo ad avere un premier che ha sposato un altro maschietto. Il fatto è che conosco la storia e so come è andata.
Per stare all’Irlanda: quando giunsero i primi missionari (i benedettini mandati da Roma da Gregorio) non ci fu neanche bisogno di predicare, meno che mai di convincere il popolo. Il sistema sociopolitico era basato su un mosaico granitico di clan dove il Capo era onnipotente. Bastò convincere a battezzarsi  quello che stava a capo della piramide e tutti gli altri seguirono a cascata. La gente non fu mai interpellata e poco o niente catechizzata, nei secoli: bapteme pour tous
Prenda i polacchi : cattolicissimi? Certo, perché stretti tra Prussia luterana e Russia ortodossa. La religione ci entrava così poco che i più fedeli, sempre, a Napoleone furono proprio i volontari della legione polacca, pronti spesso e volentieri al saccheggio delle chiese e all’espulsione dei religiosi in tutta Europa.  Il tutto in nome della promessa del Bonaparte di concedere, chissà quando, l’indipendenza alla Polonia.
Non parliamo poi della Spagna, per carità non di patria ma di Chiesa: ne avrei da dirne, a cominciare dalla  leggenda della  Reconquista, una sòla come dite voi a Roma pari solo a quella della nostra Resistenza.
 IO:
Sto scrivendo un veloce articolo per il mio sito (ormai mi disturba interrompere il lavoro saggistico per dedicarmi agli articoli, il quotidiano al posto della storia… perché la vittoria cattolica la si vede solo “nella” storia, al presente è sempre una sconfitta), sto scrivendo, dicevo, un articolo sull’Irlanda, ha altro da dichiarare?
MESSORI:
A pensarci bene … ci metta questo, visto che mi cita il puritanesimo e le ossessioni sessuomani degli irlandesi e dei calvinisti in genere. I tèutoni alla Kasper, e alla Lutero, non hanno capito che la formula che ha permesso la durata e la grandezza della Chiesa – e che le ha permesso di diventare davvero cattolica – così suona: Saldi, anzi irremovibili, sui princìpi; tolleranti, comprensivi per l’uomo concreto. Proclamare sempre e comunque l’ideale ma non dimenticare mai le ferite che ci rendono infermi e spesso incapaci di seguire la Virtù. Solo la contraddizione è umana, la coerenza sempre e comunque è disumana e utopica.
IO:
Come sembra pensare il papa.
MESSORI:
In realtà non so se pensi questo, forse no. E stupisce che non l’abbia capito l’italo-sudamericano, per giunta gesuita, cioè formato al compromesso, all’inciucio, all’accomodamento.  Ma probabilmente lo ha ben capito però … almeno in certi discorsi, preferisce aggregarsi  all’ondata egemone ossessionata dall’eticismo, della quale però si è già impossessato il Pensiero Unico con tutte le ipocrisie del caso …
IO:
Quindi il papa cerca funghi in un bosco dove già sono passati tutti i santoni del Pensiero Unico Dominante, non cavalca l’onda, semplicemente s’aggrega…
MESSORI:
Siamo comunque a dei paradossi. Nel sito di Repubblica, accanto agli esaltanti, per loro, risultati irlandesi, c’è l’omelia domenicale di Scalfari tutta tesa a dimostrare che oggi non c’è al mondo un uomo cui guardare con maggiore fiducia e da imitare per tutti come il papa. Un panegirico imbarazzante. Forse perché  papa Bergoglio sembra dargli ragione dicendo “buon pranzo” e “buongiorno”? Non del tutto, il problema è più complesso, direbbe un vecchio sessantottino.
IO:
Ma stiamo vivendo una rivoluzione, e il primo nemico della rivoluzione è la Chiesa: si può attaccarla oppure farsela amica.
MESSORI:
Quanto a questo, beh, ci vorrebbero libri. E alcuni li ho già scritti… Tenga presente che, nella storia, una sola rivoluzione ha avuto successo duraturo e crescente: quella sessuale. Che è anche questa. È chiaro: le altre fanno appello alle virtù, la rivoluzione sessuale al desiderio che diventa presto vizio. Per questo non poteva non vincere e passerà di trionfo in trionfo.
Termina lo scambio di vedute con Messori che mi dà delle “curiosità” sulla croce celtica degli irlandesi, che alla fine dopo tante ipotesi le più mistiche ed esoteriche, altro non risulta essere che una sintesi degli strumenti di navigazione che quel popolo di pescatori adoperava avventurandosi in mare. Tanto rumor per nulla…

Abbattere il Bastione

1431589851-11225542-808434149264210-2118744559-nIo so, io so come andrà a finire: so ma non voglio immaginare, epperò conosco troppo bene la storia e le sue costanti per non immaginare già. Io so. Ma soprattutto so chi è il vero nemico di tutti quanti, del quale non si osa ancora apertamente svelare il nome. Io so. Io so il nome del Bastione diroccato contro cui infine all’unisono tutti punteranno i cannoni per abbatterlo una volta per tutte, pur dipinto da tutti costoro come ormai socialmente irrilevante – e a guardare cattolici e gerarchia è così: irrilevante. Eppure tutti si stanno schierando misteriosamente contro a cannoni spiegati. Non è più questione di “se”, ma di “quando”. Quando si darà la parola d’ordine fatale: “fuoco!”. Come sarà? Ma intanto sappiamo cosa è: è una sfida a Dio per cancellarlo, una guerra totale alla sua incarnazione, Cristo e il cristianesimo per farne strazio, e alla sua sposa mistica, la Cattolica, per distruggerla. Sì, è lei il Bastione. Lei il nemico finale del quale ancora non si osa svelare il nome. È lei il “nemico pubblico n°1” dell’Occidente.
Basta dare un’occhiata a qualsiasi manifestazione per i “nuovi diritti”, ossia per le priorità dell’agenda liberal-radicale, anche un qualsiasi gay-pride: anche se si svolge in un paese protestante, le invettive dei manifestanti, i cartelloni sono tutti rivolti con livore contro la Cattolica, contro i papi. Fateci caso e osservate: tutti i guru di queste genti, fossero anche star dello spettacolo, non fanno altro che esibire le immagini più sante e venerabili per i cattolici per profanarle e cospargerle di sacrilegi, sovente di liquami viscerali. Per far dispetto a chi?

La pietra angolare si fa pietra d’inciampo

402930_4049964899796_2087865239_nMa qualcosa resiste dinanzi alla marcia trionfale del Pensiero Unico Dominante che non tollera dissensi, e questo è inaccettabile per l’establishment radicale che vuole regnare incontrastato sul mondo tant’è che ad uno a uno sta eliminando ogni corpo intermedio: vuole governare oscuro e grigio sul corpo delle persone, sui pensieri, le opinioni, il sesso, il cervello, il cuore, la pancia: d i r e t t a m e n t e! E’ per definizione, secondo i tecnicissimi manuali di scienza politica, un nascente “totalitarismo”, non dispotismo, badate: TOTALITARISMO. Ossia annullare l’uomo così com’è e crearne uno tutto nuovo, l’uomo nuovo, ideologico, roboticamente funzionale ai piani della casta, della lobby, del pensiero dominate, del Grande Despota Senza Volto e Nome che va stagliandosi con la sua ombra grigia sull’Occidente, moderno Moloch. Ma c’è un “piccolo inconveniente” che gli sta facendo perdere tempo… un intralcio lungo il cammino dell’unanimismo!
Quella pietra angolare nel Bastione, che è la sua dottrina non ufficialmente smentita, è quella la pietra d’inciampo per i signori del mondo: costoro sanno che finché non sarà cavata via, bloccherà la loro definitiva vittoria, faranno capitomboli, perché un potere che vuol essere universale e regnare incontrastato sul mondo deve avere dalla sua parte tutte le opinioni, ogni consenso e nessun dissenso.
Cedute in Occidente l’una dietro l’altra tutte le dighe, a cominciare dalla denominazioni protestanti dissolte nell’acido della religione civile e ridotte a claque della secolarizzazione se non a sue avanguardie, c’è ancora però lungo il cammino trionfale che porta il Pensiero Unico verso l’Olimpo del ritorno agli antichi dèi pagani, quella sola pietra lì e non lo possono tollerare, onde il livore che schiuma bava velenosa: la dottrina cattolica. Che denuncia la loro orrenda contraddizione. Che sta lì incuneata nella terra a ricordargli di quanto sono vani e votati al disastro e poi al fallimento le rivolte dell’uomo contro Dio: la storia lo dice. La verità scomoda, va rimossa, come pietra d’inciampo.

La Grande Scimmia di sempre

satan_and_demon_babyNon gli interessa che ci sia una chiesa e un papa, ci stiano pure, non ne sono turbati oltremodo: purché svuotati delle cose vitali, come un esotico e raro uccello eviscerato e impagliato nei musei naturalistici; non gli importa questo. Gli interessa il fatto clamoroso che questi papi, questa Chiesa, Roma all’interno preservino la purezza del Verbo, attraverso il Depositum: dottrina e magistero. E non lo mollino versandone il contenuto nelle fogne: finché qualcuno si rifiuta di riconoscere come errore o almeno come verità superata una Verità che si vuole assoluta ed eterna, le verità relative con le quali si vogliono rimpiazzarla non potranno mai avere tutto per sé il trofeo.
Ma Roma resiste come un Bastione diroccato, resiste da secoli misteriosamente, insieme ai più poveri figli della Chiesa e ai cattolici dell’ultima ora, i convertiti: i cattolici africani, qualche asiatico, gli orientali, resiste persino all’Islam a costo di versare il suo sangue. Lo zoccolo duro che manda in bestia il Pensiero Unico è questo. Resiste. È il solitario, residuale  dissenso – non della “Chiesa”, ché la “chiesa” in gran parte è omologata: di una frazione di essa, lo zoccolo duro appunto – che li separa dall’intronizzazione al posto del Dio detronizzato.
“Dio detronizzato”: bip-bip-bip, allarme allarme! Se c’è fumo c’è fuoco: capite? Capite ora che dietro tutto questo c’è Lui e solo Lui: l’Antico Avversario che vuol farsi Dio e non potendo conquistare i cieli vuole la terra per essere adorato nel disprezzo del vero Dio? E’ la Grande Scimmia di sempre, e tutto quel che fa è rivoltato, scimmiesco appunto, imitazione deforme di ciò che è stato creato da Dio: cos’è, ad esempio, il “matrimonio” gay se non l’imitazione scimmiesca e sacrilega del matrimonio tra “uomo e donna” sacramento di Dio?

Il “nemico del popolo”: la Chiesa

Pio VII, di Giovanni Gasparro
Pio VII, di Giovanni Gasparro
Ogni rivoluzione deve detronizzare e decapitare qualcuno, il capro espiatorio per poi giungere, quando si sentiranno abbastanza forti, al vero “nemico della rivoluzione” e “del popolo”: che è sempre uno: il Dio di Cristo, nella sua incarnazione terrena, la Chiesa di Roma. Pietro.
Fateci caso: le rivoluzioni partono “parlando d’altro” ma poi invariabilmente arrivano a quello che era il loro segreto e vero fine: sradicare il Cattolicesimo.
La prima rivoluzione fu quella Luterana, e quale fu il suo scopo?
La seconda fu quella Francese e dove andò a parare sino a Napoleone che rapisce persino due papi?
La terza fu quella comunista e contro chi si scagliò infine essendo che già nelle sue premesse si parlava di “religione come oppio dei popoli”?
Poi la quarta, quella sessuale, l’ultima, iniziata nel ’68 e che stiamo vivendo nel suo parossismo prossimo a diventare estremo: partita dalla demolizione della figura cristiana di donna esaltandone il modello opposto, sino al gesto emblematico della recisone del cordone ombelicale che nega nella radice la natura stessa della donna contrapponendo madre e figlio dopo che col divorzio si erano contrapposti uomo e donna, si è giunti infine al regolamento di conti che avevano in pectore sin dal primo momento: quel che resta della Chiesa Cattolica contro tutti quanti, Chiesa contro “popolo”, cattolicesimo contro “diritto”.
E non hanno, stavolta che sanno essere la battaglia campale e finale della quadruplice rivoluzione mirata alla scristianizzazione totale che dura da 500 anni il 2017, non hanno alcuna intenzione di perdere. E non risparmieranno di usare tutte le armi a loro disposizione: a Sud ci stanno riempendo di musulmani in nome dell’ “accoglienza” alla quale attivamente e senza discernimento collabora la Chiesa in disarmo; a Nord calano la scure del legalismo disegnato a loro immagine e somiglianza. Una incudine dentro la quale, secondo i loro propositi, a breve, Roma dovrebbe restare schiacciata. E capitolare.
Intanto se a Sud vibra la mannaia di Maometto, a Nord tintinnano le manette. Tra poco l’unico crimine internazionale sarà l’aderire pubblicamente al cattolicesimo, e questo va bene al Pensiero Unico Dominante, e al suo bestione da soma e braccio armato, l’Islam. L’Occidente non sopravvaluta affatto la sua capacità di dissolvere nell’acido della secolarizzazione i giovani islamici che emigrano in Occidente: sa fin troppo bene che l’islamismo altro non è che un altro legalismo non una fede, e i principi dei legalismi agnostici sono gli occidentali: sanno quali tasti toccare per neutralizzarlo alla bisogna. Uno: corromperlo con i suoi vizi, e nessuno è più ricettivo dei vizi occidentali degli islamici.

FIAT !

tumblr_inline_mz1l5cbPn61r2ai2cFinché la Chiesa di Roma non smentirà in via ufficiale, attraverso i supremi vertici i suoi assiomi sulla morale, i suoi “dogmi” per dirla alla Clinton, non potranno montare quell’ultimo gradino che li separa dal più grande e assoluto dei poteri che supera ormai le antiche contrapposizioni partitiche sicché tutti, destra centro e sinistra, ci stanno dentro: manca solo lo zoccolo duro della Cattolica. Ecco perché con ogni mezzo blandiscono papa Francesco: sperano che da lui arrivi la “parolina” liquidatoria che agognano. E dipendesse da Bergoglio,  verrebbe anche magari – del resto sta venendo da tutti i suoi grandi elettori – ma ahiloro, dietro Bergoglio ci sono Gesù e Maria.
Gli serve una parolina soltanto da parte di Roma: “Fiat!”. Come per dire “avete vinto voi: sbagliavamo noi!”. Stanno portandosi dietro l’uno dietro l’altro i vescovi del mondo, ma i vescovi sono solo colonnelli alla periferia dell’ex impero cattolico: gli servono i comandanti in capo. È una guerra di logoramento per arrivare al centro della battaglia: Roma. Irrilevante, dicono. È vero. Irrilevante per l’opinione pubblica, certo, per i poteri forti, assolutamente! Ma nel suo scrigno conserva una misteriosa forza, una parola chiave capace di spalancare le ultime porte proibite laddove ci sono i liones, superati i quali c’è l’una e l’altra chiave del regno.
Lucifero, perché è di lui che stiamo parlando, offre alla Chiesa come offrì a Gesù nel deserto la gloria del mondo, in cambio di un atto di adorazione, di un “fiat”. Ma Gesù scelse la croce. È l’unica strada per la Chiesa.

Il GRANDE SEGRETO

11147854_10205540460008618_2825908524474088850_nMa io voglio rivelare alla Chiesa un piccolo segreto, nel quale ci metto tutto il mio disincanto, il cinismo e il realismo politico che ho imparato (ma guardate un po’!) proprio alla scuola radicale, durante la mia lunga militanza a sinistra, le rivelo questo segreto sperando che qualcuno ne faccia tesoro.
Sai tu Chiesa perché ti odiano tanto? Perché sanno che dentro il tuo cuore custodisci le chiavi del regno.
Sai tu Chiesa perché ti vogliono a tutti i costi o corrompere o abbattere? Perché sanno che senza il tuo permesso non possono mettere le mani sul tuo tesoro, le due chiavi del regno per chiudere il paradiso e aprire le porte dell’inferno affinché i demoni regnino sul mondo adorati “come Dèi”.
Sai tu Chiesa perché sono resi sempre più nervosi dalle tue parole reiterate e ormai persino dai tuoi silenzi estenuanti? Perché sanno inconsciamente che il tempo stringe prima che il mondo si stanchi e solo tu puoi pronunciare la famosa “parolina” magica, poiché in definitiva a Pietro è stata data facoltà di legare e sciogliere, ma anche perché con la resistenza di una particola soltanto del tuo santo corpo sei testimonianza vivente delle parole terribili che fanno tremare i demoni, “non prevalebunt” e se Pietro non fa l’atto di “adorazione” che Cristo stesso rifiutò, tutto presto per loro sarà perduto; certo, ci sarà un calvario, crocifissione, ma sarà solo la rabbia e la vendetta trasversale per il presagio di resurrezione inscritto in ogni globulo rosso versato dai cristiani, non un sadismo di vincitori.
E infine, sai tu Chiesa qual è il segreto più grande di tutti e che li fa rabbrividire al solo pensiero che tu possa accorgetene? È resistere, resistere, resistere, contro tutto e tutti. Perché, paradossalmente e misteriosamente, sei a un passo soltanto dalla vittoria proprio nel momento in cui sembra che si sfiori il fondo dell’abisso: la vittoria dei tuoi nemici, del Pensiero Unico Dominante, sta tutta lì, nell’ottenere un “fiat” da te, un solo atto di adorazione, una parolina basta, prima che sia troppo tardi per loro. Il riconoscimento. Questo vogliono. Senza il tuo riconoscimento non avranno pace, perché persino nella loro coscienza è inscritta la nozione di bene che si manifesta trasfigurata e deformata sotto sembianze di odio anticattolico, di persecuzione, perché solo così possono ancora convincersi che sei tu a sbagliare, che non è male ma “bene” quel che hanno in testa. E’ un meccanismo ossessivo-aggressivo di rimozione il loro: nemmeno loro, che hanno ceduto a Satana, signore del mondo, sono del tutto perduti. Satana si sta giocando il tutto per tutto, persino i suoi stessi volenterosi operai e carnefici.
Il grande segreto è questo, o Chiesa, sappilo: Roma deve resistere saldissima nel suo “Niet” a ogni prezzo ancora per un poco. Dopo, avrà vinto. Perché le porte dell’inferno non avranno prevalso. Tu, Roma, hai già vinto, e non lo sai…
Ma quanto costa la vittoria, o Dio che sposti sempre gli ostacoli e ci fai nomadi e perseguitati, traditori e martiri, apostato e confessori della tua Verità, Giuda e Pietro e Giovanni!
Il cuore mi dice nell’Anno 2017: centenario di Fatima, 500° dell’inizio dell’ininterrotta rivoluzione come rivolta contro Dio e la sua Chiesa che da Lutero è giunta oggi sino a Obama, dopo essere passata per Robespierre e Napoleone, Marx e Hitler.
http://www.papalepapale.com/develop/sic-transeunt-desideria-mundi/