martedì 7 aprile 2015

L' Europa finirà come i Cristiani

La nostra croce in medio oriente


Parla Bat Ye’or: poche speranze per i cristiani in terra islamica, l’Europa non difende nemmeno se stessa



Disastri naturali come lo tsunami o i terremoti provocano sempre straordinari movimenti di solidarietà in tutto l’occidente, mentre la scomparsa di intere popolazioni cristiane, della loro civiltà antiche duemila anni, non commuove mai nessuno”. A colloquio con il Foglio, Bat Ye’or (pseudonimo di Gisele Littman) è a dir poco disincantata su questo che a suo avviso è uno dei massimi rivolgimenti demografici e religiosi della storia dell’umanità: la fine della presenza cristiana nel mondo arabo-islamico. Un cataclisma dalle proporzioni che verranno comprese soltanto a ciclo compiuto.

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La prima volta che Bat Ye’or ne scrisse fu sulla rivista parigina Commentaire, fondata da un gruppo di discepoli liberali di Raymond Aron. Da allora, Bat Ye’or ha scritto saggi come “Les Juifs en Egypte”, “Le Dhimmi: profil de l’opprimé en Orient et en Afrique du nord depuis la conquête arabe” e di “Les chrétientés d’Orient” con la prefazione del teologo protestante Jacques Ellul, per citarne soltanto alcuni.

“La situazione della cristianità orientale è una tragedia di proporzioni immense”, dice la storica al Foglio. “Anche coloro, come il presidente egiziano al Sisi che vorrebbero aiutare, sembrano impotenti in queste circostanze drammatiche. Per quanto riguarda l’occidente, le scelte strategiche e ideologiche che ha compiuto nel secolo scorso lo rendono incapace di comprendere la tragedia. Forse è un altro segno della decadenza dell’occidente, di una politica deliberata di cancellazione dell’identità cristiana attraverso la globalizzazione e l’islamizzazione, e con esse il rifiuto dei valori giudeo-cristiani che emergono nell’attuale cultura occidentale che esecra Israele. Abbiamo tutti visto decine di migliaia di persone sfilare nelle strade delle capitali d’Europa a favore dei palestinesi mentre stavano sommergendo i civili israeliani di missili e gridavano ‘morte a Israele e agli ebrei’, ma l’agonia cristiana nelle terre islamiche porterebbe appena cinquecento persone nelle strade di Parigi. Dagli anni Settanta, tutti i partiti politici europei hanno sostenuto i palestinesi e gli interessi arabo-islamici. I cristiani d’oriente divennero l’avanguardia della politica europea antisionista e persone come Edward Said i detrattori della civiltà occidentale che magnificavano la superiorità di quella musulmana”.

La lista è impressionante. George Habash (1926-2008), “il padrino del terrorismo mediorientale”, era un cristiano greco-ortodosso che cantava in chiesa come chierichetto. E’ la stessa storia di Wadie Haddad (1927-1978), cristiano e spietato organizzatore di azioni terroristiche. Il Baath, partito al potere in Iraq e in Siria, è stato fondato dal cristiano Michel Aflaq (1910-1989). L’invenzione della parola “nakba”, per indicare la “catastrofe” della nascita di Israele, si deve al cristiano Constantin Zureiq (1909-2000). In Libano, i movimenti dei cristiani Michel Aoun e Suleiman Frangieh sono alleati di Hezbollah. “Ovviamente fu il disperato tentativo di comunità cristiane vulnerabili sotto una spada di Damocle, una popolazione che avrebbe potuto sopravvivere nell’oceano islamico soltanto sostenendo il potere che li avrebbe poi distrutti”, ci dice Bat Ye’or.

La storica non si abbandona a falsi distinguo sullo Stato islamico (Is). “Oggi l’Is applica le leggi jihadiste che hanno portato alla conquista del medio oriente cristiano. I massacri, le schiavitù, le espulsioni, il ricatto, la distruzione di monumenti, libri e retaggi di antiche civiltà, sono descritti in migliaia di libri nei secoli. Ma a partire dal secolo scorso, a causa della storia d’amore dell’Europa con i palestinesi, questa storia è stata proibita e sostituita con la visione islamica della tolleranza musulmana e della natura maligna di Israele. Oggi le sofferenze umane dei cristiani, che richiederebbero aiuto internazionale, sono aggravate dalla perdita della memoria storica, di secoli di tesori e di tradizioni di passate generazioni immortalate in vecchi libri. E’ la storia della dhimmitudine, che è stata negata dal consenso politico”.

Non vede alcun futuro per i cristiani in medio oriente. “E’ difficile prevedere l’evoluzione di questo caos provocato da una Europa cieca e dal presidente americano Barack Obama, entrambi sedotti dai loro consiglieri preferiti: i musulmani radicali e i Fratelli musulmani. E’ chiaro che qualunque cosa succederà, i cristiani emigreranno. Forse una esigua comunità copta resterà in Egitto, ma la presenza cristiana si affievolirà in altre regioni. Già oggi il carattere cristiano del Libano è scomparso come conseguenza della Guerra civile del 1970-80 e del sostegno dato dall’Europa e dalla Francia ai palestinesi contro i cristiani. L’Europa ha smesso di difendere se stessa, come potrebbe difendere qualcun altro? Da presidente della Commissione europea, Romano Prodi biasimò il diritto di Israele all’autodifesa dandoci un esempio dell’Europa compiacente che incoraggiava l’immigrazione. I cristiani emigreranno, ma non come fecero gli ebrei. Gran parte degli ebrei sono tornati alla loro terra natia dove hanno restaurato una antica civiltà. Gli ebrei avevano una visione che li univa nonostante le divisioni e le differenze. La proclamazione della libertà e della dignità dell’essere umano, la liberazione dalla schiavitù hanno costituito il certificato di nascita di Israele che ha preservato la sua identità e anima nei millenni”.

Israele è odiato proprio perché ha vinto la dhimmitudine, la sottomissione all’islam. “I cristiani invece sono stati le vittime della rivalità politica europea. Divisi, traumatizzati dai genocidi ottomani, i cristiani d’oriente non hanno potuto farcela senza aiuto esterno. E’ stata una tragedia cristiana”.

E una tragedia in cui l’occidente ha una responsabilità impressionante. “Sì, e in molti modi. Inghilterra e Francia hanno diviso l’identità cristiana persuadendo i cristiani che erano arabi e che dovevano militare con i musulmani per formare una nuova ideologia: il nazionalismo arabo che avrebbe sconfitto il sionismo. C’erano arabi cristiani, è vero, ma gran parte dei cristiani erano cristiani arabizzati dalla conquista araba delle loro terre. Inoltre, molti cristiani non erano antisraeliani e si vedevano come gli abitanti indigeni del medio oriente. Su pressione delle due potenze coloniali, i cristiani divennero più arabi degli arabi, i mercenari cristiani delle cause islamiche, in particolare dei palestinesi. La militanza dhimmi a favore dell’islam e del suo dominio in espansione ha alterato la coscienza storica cristiana. Minoranze vulnerabili vennero usate per diffondere in occidente odio antiebraico. Dovevano seppellire la loro storia dhimmi per abbracciare la tolleranza islamica. A livello politico, Francia, Inghilterra e America hanno rifiutato di concedere ad assiri e armeni regioni autonome dopo la Prima guerra mondiale, temendo le popolazioni islamiche delle loro colonie. Rifiutarono anche la protezione dei cristiani dopo la fine dei mandati, suggerendo loro di integrarsi con gli arabi. Il risultato fu un genocidio di Assiri negli anni 30. Avvenne lo stesso con la richiesta curda di autonomia. Soltanto la falsa identità palestinese basata sul jihad e creata dalla Francia nel 1969 ha creato consenso nella guerra dell’Unione europea contro Israele”.

Bat Ye’or conclude con una triste premonizione: “Avendo negato la storia della sottomissione, l’Europa oggi vive senza conoscerla, insicura sotto la minaccia jihadista. L’estinzione della cristianità orientale potrebbe prefigurare il futuro stesso dell’Europa”. Sarà questa la punizione per la nostra cupidigia da dhimmitudine?

sabato 4 aprile 2015

PASSATO IL SABATO



- Dum transisset sabbatum
Maria Magdalene et Maria Iacobi
et Salome emerunt aromata
ut venientes unguerent eum
Responsorium
- Et valde mane una sabbatorum 
veniunt ad monumentum 
orto jam sole

Dove, Gesù, ten vai?




Dialogo tra l’anima e Gesù

A. – Dove, Gesù, ten vai?

G. – Vado per te a morir.
A. – Dunque per me a morire
ten vai, mio caro Dio!
Voglio venire anch’io,
voglio morir con te.
G. – Tu resta. in pace, e intendi
l’amore che ti porto;
e quando sarò morto,
ricordati di me.
Restane dunque, o cara,
e in segno del tuo amore;
donami tutto il core,
e serbami la fe’.
A. -Si, mio Tesor, mio Bene,
tutto il mio cor ti dono;
e tutta quanta io sono,
tutta son tua, mio Re.


Apostrofe a Pilato
Giudice ingiusto e iniquo,
dopo che tu più volte
dichiarasti innocente il mio Signore,
or così lo condanni
a morir da ribaldo in una croce!
Barbaro! a che serviva
condannarlo a’ flagelli,
se condannarlo a morte poi volevi?
Meglio, alle prime voci
de’ suoi nemici,
condannato l’avessi a questa morte,
a cui, malvagio, lo destini e mandi.
Ma ohimè! qual misto
d’armi, di grida e pianti
rumor confuso io sento!
E quale mai è questo
suono ferale e mesto?
Ahimè! questa è la tromba
che forse pubblicando
va la condanna
del mio Signore a morte?
Ma, oh Dio, ecco (ahi dolore!)
Il mio Signor che, afflitto,
scorrendo sangue e con tremante passo
appena ohimè! può camminare, e intanto
del suo divin sangue
segna la terra, dove posa il piede.
Una pesante croce
preme le sue piagate
e tormentate spalle,
e barbara corona
d’acute spine in testa
il venerando suo capo circonda.
Ah! mio Signor, l’amore,
Re ti fece di scherno e di dolore.
Dialogo tra l’anima e Gesù
A. – Dove, Gesù, ten vai?
G. – Vado per te a morir.
A. – Dunque per me a morire
ten vai, mio caro Dio!
Voglio venire anch’io,
voglio morir con te.
G. – Tu resta. in pace, e intendi
l’amore che ti porto;
e quando sarò morto,
ricordati di me.
Restane dunque, o cara,
e in segno del tuo amore;
donami tutto il core,
e serbami la fe’.
A. -Si, mio Tesor, mio Bene,
tutto il mio cor ti dono;
e tutta quanta io sono,
tutta son tua, mio Re.

discese agli inferi



DEDICATED TO SERENALUCE

Vergnügte Ruh! beliebte Seelenlust! 
Dich kann man nicht bei Höllensünden, 
Wohl aber Himmeleintracht finden; 
Du stärkst allein die schwache Brust, 
Vergnügte Ruh! beliebte Seelenlust! 
Drum sollen lauter Tugendgaben 
In meinem Herze Wohnung haben. 


Happy rest! Beloved pleasure of the soul! 
Not with Hell's sins can you be found 
But by the harmony of Heaven; 
You alone strengthen the weak breast, 
Happy rest! Beloved pleasure of the soul! 
Then pure gifts of virtue shall 
Have dwelling in my hear


Miserere Mei Deus

venerdì 3 aprile 2015

''al Santo Sepolcro''

il venerdì santo non finirà oggi

Questo venerdì santo 

non finirà a Pasqua. 

Agonia e catarsi della Chiesa 

di qui al 2017


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Caro Gesù ci dispiace, ma nessuno e men che meno i tuoi fedeli se ne importano più nulla della tua Passione e Morte, non sei nemmeno più il protagonista del venerdì santo, l’unico giorno che generosamente ti era stato lasciato, tutto per te, dopo che avevi perduto quello di Natale e anche quello di Pasqua, rimpiazzato da Babbo Natale e da colombe e coniglietti di cioccolato. La tua Chiesa non ti riconosce più e non solo non ti vuol più bene e pensa che sei un po’ noioso e ripetitivo: ti considera imbarazzante, perché sei diventato irrilevante. Nascondono persino il tuo nome e il segno della tua vittoria, la croce, persino in questi giorni: …benché tu sia diventato irrilevante per tutti, susciti ancora scandalo in qualcuno. Ciò non mi fa meraviglia, sai: sulla croce sei morto da fallito, e del resto questo dicono e pensano i teologi della TdL, ultimamente riabilitati da Roma: che sei un povero fallito… Ma l’equivoco è non capire che è il fallimento la tua vittoria, perché giudichi le cose col metro di Dio e non dell’uomo; l’equivoco pazzesco sta appunto nel non capire che fallivi perché avevi già vinto prima e sapevi che l’ultima parola sarebbe stata comunque la tua; equivoco pazzesco è non capire che la tua storia non si chiude sul Golgota, prosegue ancora: nel sepolcro e oltre. Avessero avuto un po’ di umiltà e di pazienza, lo avrebbero visto. Anzi: molti pur vedendo non credettero, altri solo perché videro credettero, e allora e oggi è sempre la stessa storia. Nessuno ti ha veramente mai dato fiducia, né capito né creduto, neppure gli apostoli. Sei rimasto sempre solo, appunto, com’è per tutti i falliti. Ma è stato quello il momento della tua vittoria.

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P1190331 (2)di Antonio Margheriti Mastino

Si riflette, si riflette rigà. Si riflette quanto mai in un giorno come questo: Venerdì Santo. Ier sera ho messo a mezzanotte uno stato sul mio fb, e ve lo riporto qui pure:
«C’è un’aria mesta e luttuosa al sopraggiungere di questa notte dove persino la preziosa tunica senza strappi di Cristo dopo duemila anni sembra prossima a strapparsi. Ho in questo nascente venerdì santo un presentimento di ineluttabile, di dilacerazione, di “ultimo insieme”. O di penultimo. Di inizio di una via crucis lunga e straziante che non finirà a Pasqua. Ma poi penso che per quanto lunga e dolorosa possa essere, dacché mondo è mondo, non c’è Golgota senza che poi segua un Sepolcro vuoto.
«E penso alle parole attonite del romano sotto la croce, mentre il terremoto che viene fuori dall’ultimo sospiro di Gesù trapassa la terra e la sconquassa nel momento in cui discende agli inferi: “Ma allora…. allora questo qui è davvero figlio di Dio!”
«Ma la domanda che qui e ora sconquassa, al giungere di questo venerdì santo, è: “dopo il Golgota”, in questa Roma ci sarà davvero un “sepolcro vuoto”? Che ci sarà dopo il “terremoto”?
«È questo che mi inquieta, il dopo terremoto prima ancora che il terremoto. Del resto, penso trasalendo, questa idea della storia come un ciclo con albe e tramonti e poi di nuovo albe, questa idea circolare della storia è idea gnostica e non cristiana. L’idea cristiana della storia è un’altra, ed è più terribile come tutte le cose realistiche: la storia è lineare, inizia, prosegue, si corrompe e finisce. Consummatum est!»
Essì.
1461197_10152763900957355_1237885630_nAlle soglie di questo Venerdì Santo, forse l’ultimo o il penultimo che vedrà la Chiesa di Roma “unita”, se così posso ancora definirla, le notizie che arrivano sono ormai il ripetersi di bollettini che ribadiscono la morte clinica della cattolicità come identità, il frantumarsi del cattolicesimo romano come storicamente è stato inteso, e proprio mentre arriva al parossismo estremo rasente l’abiezione, il papismo e la romanità sempre più sbiadiscono in una indeterminatezza dove la logica per prima muore, portandosi nella tomba la coerenza.

Non c’è più memoria di una storia, non se ne conoscono più le ragioni profonde. Il taglio con ciò che è stata la romanità, appare netto e insensato in egual misura. Il papato romano vive alla giornata, senza passato e senza futuro, navigando a vista con l’unica bussola che gli resta, sballata pure questa: la conferma mediatica giorno per giorno di una personalità, che funge da papa del momento, e sostituisce la complessità del papato romano che dalle singole personalità prescinde e che vive di due cose: memoria e profezia, passato e futuro; il presente è un attimo che non c’è, è solo il luogo fisico dove memoria e profezia s’incontrano e coincidono. Il papa dovrebbe essere solo il tenue filo che cuce insieme queste realtà concrete e misteriose.
Così … sto riflettendo mestamente, prima che sia notte e lutto. Che vede il corpo mistico e reale di Cristo dilacerato, la sua preziosa tunica senza strappi in pezzi, la sua Sposa deflorata dal primo venuto e da chiunque come una femmina pubblica.

piazza Martin Lutero, “riformatore”.  A Roma

Le notizie che giungono alle soglie di questo Venerdì di passione dicevo. Già! Ci dicono che Roma, la Roma odiata e vituperata dai barbari germanici, il cuore della cattolicità, dedicherà una piazza a Martin Lutero, “il riformatore”, solo e sempre così è definito: oggi persino una eresia e uno scisma sembrano “riforme”, quel dilaniare il cristianesimo e rompere per sempre l’unità religiosa dell’Europa che darà il via alla guerra dei Trent’anni e poi a tutte le rivoluzioni dalla Francese in poi, la chiamano “riforma”. Ma un organismo si riforma standoci all’interno e lavorando per esso, non sfasciandolo. La Chiesa, diceva Benedetto XVI, è stata riformata sempre dai santi, non dai ribelli.
Dall’Ansa, così scrivono:
«A Colle Oppio una piazza per Martin Lutero. Lo ha stabilito una delibera di giunta approvata lo scorso 13 marzo … I tempi della ‘scomunica’ [notate le virgolette, come si fosse trattato di una bizzarria], con la bolla Decet Romanum Pontificem emanata da Leone X,  sono finiti. A deciderlo è stata la giunta capitolina, che lo scorso 13 marzo ha approvato una delibera con la quale vengono denominate nuove aree di pubblica circolazione. E tra queste, al primo punto, c’è proprio una piazza dedicata al monaco riformatore tedesco che nel XVI Secolo gettò le basi del più grande scisma che abbia mai scosso la cristianità occidentale… L’intitolazione arriva dopo 6 anni dalla richiesta avanzata al Campidoglio dall’Unione delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno, fatta nel giugno del 2009 alla commissione toponomastica del comune in vista del 500° anniversario dello storico viaggio a Roma fatto da Lutero. Una richiesta alla quale la commissione aveva risposto positivamente già il 7 giugno del 2010. Dopo quasi 5 anni arriva così la delibera; il luogo scelto dal Campidoglio è il Rione Monti nel Municipio I, esattamente il Parco di Colle Oppio, lungo viale Fortunato Mizzi, dove presto dovrà essere inaugurata Piazza Martin Lutero».
Preso atto di questa notizia, è lo stesso Vittorio Messori che in una mail sarcastica manifesta il suo stupore: «Al sindaco di Roma vorrei inviare i Tischreden, i Discorsi a tavola di fra’ Martino, vedrà tutto l’amore per Roma e la riconoscenza che l’Urbe gli deve.» In tutte quelle pagine infatti Lutero, spesso accompagnandolo con rutti e improperi, alticcio com’era dopo aver abbondantemente mangiato e soprattutto bevuto, riempiva di ogni insulto selvaggio la città di Roma e specialmente i romani. Era un “lupanare” e una casa di prostituzione per lui Roma, e i romani erano i magnaccia di questa amministrazione quotidiana del vizio. Sosteneva mentre cedeva alla gola e la monaca che aveva smonacato e impalmato gli versava altra birra.
nostalgiadelfuturoR375_08apr09Ma chi può mai credere che un politicante come il sindaco di Roma legga libri?, che un politicante come quello che è la negazione vivente di cosa un cattolico è e deve essere, e che proprio perciò si affretta a farsi incollare ovunque ostie sulla lingua dicendosi “cattolico”, chi può credere conosca la storia della Chiesa?, chi può mai credere che a un sedicente cattolico e sedicente politico come questo genovese per caso diventato sindaco di Roma (e detestato ormai dalla totalità dei romani, il suo destino è segnato), interessi la verità?
Dal canto loro, i cardinali tedeschi, in testa Marx – un  destino e una beffa diabolica nel nome – tutta la Chiesa tedesca nei suoi vertici e nel cui cuore ormai c’è solo spazio per i conti essendo evaporata la fede, ossia da quella piaga infetta e purulenta nel corpo di Cristo annunciano che celebreranno quella “riforma” ora che si giungerà al suo cinquecentenario. Anche se loro stanno lì così vestiti perché i loro padri per secoli hanno persistito nella fedeltà alla romana Sposa di Cristo anche quando tutto gli era contro. Anche se essi esistono proprio in ragione del plurisecolare rifiuto dell’abiura luterana. Anche se del luteranesimo e del cristianesimo in tutto il grande Nord che a quella “riforma” aderì, nulla è rimasto, neppure i luterani che si sono tutti dissolti nell’acido della secolarizzazione e della religione civile: ci stanno più tigri in Indocina che luterani in Europa. Il destino di ogni menzogna, dopo aver consumato se stessa, è morire. Celebrano un cadavere non una “riforma”.
Ma la chiesa tedesca è incancrenita dalla sua stessa protestantizzazione e secolarizzazione, tant’è che un vescovo cattolico è indistinguibile da un superstite pastore luterano: entrambi professano ormai una sola cosa, l’agenda liberal-radicale. E ad entrambi una sola cosa interessa: la “decima”, ossia le tonnellate di miliardi che ogni anno per mezzo dello Stato i fedeli sono obbligati a versare alle rispettive chiese di appartenenza.
C’è qui davvero una beffa dell’eterogenesi dei fini: la leggenda (perché la storia fu ben altra e molto meno “eroica”, anzi, fu politica e squallida) vuole che Lutero si sia staccato da Roma scandalizzato dalla “decima” che i fedeli dovevano versare alla Chiesa di Roma, così erano nati i luterani. Salvo poi vivere e morire sazi e indifferenti questi luterani proprio in virtù del solo scopo che perseguono: le laute e obbligatorie “decime” dei fedeli per mezzo dello Stato, sicché se non paghi non hai diritto a far parte della denominazione luterana. E lo stesso la pensano quei nababbi dei vescovi cattolici tedeschi, ultimamente,  macchiandosi davvero di quella simonia che merita il castigo di Dio e della quale, innocenti, furono accusati i loro padri dai luterani, generando lo scisma. Una situazione pazzesca.
Quando una gamba è piagata dalla cancrena, il disinfettante non serve più a nulla: si taglia l’arto. Ahimè è la chiesa più ricca del mondo, quella tedesca, appunto vivendo di calcoli, e sai com’è… per certe cose, a Roma, Dio nun è trino ma è quatrino.

Caro Gesù, diciamocelo: sei un fallito irrilevante

1384382_430279867094505_485915636_nDalla Francia, in questo venerdì di agonia, arriva un’altra notizia che si conficca nelle carni lacerate di Cristo: alcuni uomini di potere hanno deciso di dispezzare, sputare e far cadere la damnatio memoriae sui martiri e i numi tutelari delle città francesi e su tutta la storia cristiana della figlia primigenia della Chiesa: “Via il santo dal nome. La Francia sbattezza 5mila comuni” (vedi qui). Sono stato sempre persuaso che l’Islam sarà finché necessario la punizione divina che si abbatterà su questi figli degeneri del cristianesimo: volete rimuovere Cristo? Beccatevi qualche anno di Maometto e vediamo che fine farà la vostra laicità. Piangeranno quando si ricorderanno il nome di Cristo…
Da Palermo arriva un’altra notizia: le stazioni della Via Crucis saranno fatte di “commenti multiculturali di extracomunitari”, si presume di qualsiasi fede. Dove, supponiamo, daranno adito alle loro lagnanze politicamente corrette e alle chiacchiere lacrimose e vittimistiche sulla loro condizione e che a Napoli, con la sintesi mirabile della quale è capace quel popolo, si chiama “chiagne e futte”.
Caro Gesù ci dispiace, ma nessuno e men che meno i tuoi fedeli se ne importano più nulla della tua Passione e Morte, non sei nemmeno più il protagonista del venerdì santo, l’unico giorno che generosamente ti era stato lasciato, tutto per te, dopo che avevi perduto quello di Natale e anche quello di Pasqua, rimpiazzato da Babbo Natale e da colombe e coniglietti di cioccolato. La tua Chiesa non ti riconosce più e non solo non ti vuol più bene e pensa che sei un po’ noioso e ripetitivo: ti considera imbarazzante, perché sei diventato irrilevante. Nascondono persino il tuo nome e il segno della tua vittoria, la croce, persino in questi giorni. Persino il papa quando va in visita in luoghi non cattolici, si ficca la tua croce sotto la fascia: benché tu sia diventato irrilevante per tutti, susciti ancora scandalo in qualcuno. Ciò non mi fa meraviglia, sai: sulla croce sei morto da fallito, e del resto questo dicono i teologi della Liberazione, ultimamente riabilitati da Roma; dicono che sei un fallito, per questo uno di loro, Leonardo Boff, dopo aver gettato il saio ormai celebra messe pagane in omaggio di Gea, la dea della Terra, perché di un fallito irrilevante come te si vergogna, ti reputa impresentabile in pubblico: preferiscono venerare delle bestie, un pezzo di pietra, un elemento naturale ma non più te; preferiscono i vescovi del Perù inginocchiarsi ad adorare “il dio Sole”, ma nessuno di loro durante la messa piega il ginocchio davanti a quel pezzetto di pane che saresti tu: come i falliti irrilevanti susciti disprezzo e stimoli la superbia di chi si sente superiore a certe “superstizioni”. Ma l’equivoco è non capire che è il fallimento la tua vittoria, perché giudichi le cose col metro di Dio e non dell’uomo; l’equivoco pazzesco sta appunto nel non capire che fallivi perché avevi già vinto prima e sapevi che l’ultima parola sarebbe stata la tua; equivoco pazzesco è non capire che la tua storia non si chiude sul Golgota, prosegue ancora: nel sepolcro e oltre. Avessero avuto un po’ di umiltà e di pazienza, lo avrebbero visto. Anzi: molti pur vedendo non credettero, altri solo perché videro credettero, e allora e oggi è sempre la stessa storia. Nessuno ti ha veramente mai dato fiducia, né capito né creduto, neppure gli apostoli. Sei rimasto sempre solo, appunto, com’è per tutti i falliti. Ma è stato quello il momento della tua vittoria.
Palermo nel giorno del venerdì santo, durante la Via Crucis, sostituirà alcune categorie di uomini a te, saranno loro i protagonisti, perché quelli fanno notizia e tu no, e forse annoi, è una storia tanto lontana la tua ormai. Allora è meglio cambiare attore in scena, cambiare storia, anche se ti è concesso per diritto acquisito un posto di comparsa: pure tu devi “mangiare”. 
biasi IMG_NEWMa la La Via Crucis è stata ideata dalla Chiesa per meditare le ferite e la passione e la morte di Gesù, non per parlare di noi. Certo, meditiamo sulle nostre condizioni che poi sono quelle che pesarono sulla croce del Cristo, è giusto inserirle in questo contesto, ma se parliamo sempre di noi, quando avremo tempo di pensare davvero ai patimenti del Cristo? La Via Crucis era, è e deve essere un’altra cosa, è meditazione del Cristo e sul Cristo e non sui nostri problemi, ma su quanto i nostri peccati hanno rovinato sulle spalle del Cristo e quanto il nostro peccato non riconosciuto e non condannato continui a far soffrire il Cristo. La Via Crucis non può diventare una rivendicazione delle ingiustizie sociali.
Parliamo di quell’errore che è il mettere l’uomo – con i suoi problemi – al centro e spostare il Cristo di lato come si è fatto con i crocefissi e i tabernacoli nelle chiese… così ora la Via Crucis è diventata una rivendicazione delle presunte ingiustizie (tutte enumerate secondo categorie marxiste e radical, è chiaro!), ma Cristo non è morto per queste.


E infatti vedi che i pastori dicono che «Cristo ha immolato se stesso per riscattarci dalla malvagità e dall’ingiustizia.» Non male per chi è cresciuto con Ratzinger riproporre l’inveterato “Cristo sindacalista” sicché fiuta l’aria che tira e cerca di andare laddove lo porta il vento. Ed abbiamo scoperto finalmente, la vera causa della morte di Cristo. Ha scientemente rimosso la sola parola determinante perché vera: i “peccati di tutti”, la sola ragione per la quale Gesù è morto, e dunque i Monsignori dovendo comunque giustificare quell’“incidente” increscioso della morte scandalosa di Cristo, l’han buttata in sociologia. La notizia è questa non gli agnelli. A quando finalmente stabilire che Cristo, dopotutto, è morto di freddo?
Il fallimento della croce di Cristo si elonga sino ai nostri giorni: ormai si nega anche la ragione della sua morte, dopo aver volta per volta il clero negato la resurrezione e persino la crocifissione, e addirittura la stessa esistenza storica di Cristo. Ma del resto anche allora fu un suo apostolo, Giuda, a venderlo per quattro soldi, per ambizione; fu un suo apostolo, Pietro, a rinnegarlo, per paura del mondo.
C’è chi pensa tra certi francescani che Gesù non moltiplicò i pesci ma polpette d’alga. Giuro che è vero! Se poi avete l’occasione di sintonizzarvi su Tele Padre Pio avrete la conferma che Gesù fece sicuramente Pasqua nel quartiere degli esseni, noti vegetariani. Quindi, Gesù non mangiò mai carne. Il cerchio si chiude! E siamo sempre in diocesi di Castoro.
Quando non hanno più l’essenziale si attaccano agli idola da buttar giù. Fosse anche per far finta di far qualcosa. In fondo Cristo fu chiaro nel dire cosa sia realmente impuro e non era ciò che entra dalla bocca. Ciò che ne esce semmai.

2017. 500 anni da celebrare? No: 100 anni

1538859_10202390636199823_1834895650_nMa poi, perché ho scritto queste riflessioni tutto sommato notturne, in brutta copia rinunciando alla bella? Mah, avevo una strana inquietudine. E poi sono notti e notti che sto soffrendo l’insonnia: mi dicono che succede nei cambi stagionali. Ma è quest’atmosfera morale che circonda questa quaresima che mi tormenta: sembrano tutti impazzire, delirare nella Chiesa, e tutti quanti correre velocemente verso un qualcosa di ineluttabile affinché un destino già scritto nel firmamento si compia. Ma quale destino? Questa domanda m’inquieta.
Torno col pensiero alla mia ossessione: ai vescovi tedeschi e a Lutero. In quest’anno saranno 500 anni dal viaggio di Lutero a Roma che, secondo la leggenda protestante, segnò la sua svolta “riformatrice”, e in realtà eretica. Nel 2017 saranno 500 anni dal grande scisma luterano che ruppe l’unità cristiana europea e amputò la Chiesa di Roma di tutto il Nord Europa. La “riforma” Protestante sarà la prima Rivoluzione, che darà il via alle altre quattro: la Francese, la Comunista, la Sessuale iniziata nel ’68 e che stiamo ancora vivendo e ha raggiunto l’acme. Iniziata in Germania 500 anni fa questa progressiva dilacerazione della tunica senza strappi di Cristo, questo costante scollamento del cristianesimo da Roma, questa inarrestabile secolarizzazione di tutti quanti, non può che concludersi 500 anni dopo nello stesso luogo da dove era partita: la Germania – del resto il demonio andandosene va sempre da dove è venuto. Con lo scisma di quella parte di Chiesa che lassù nelle brume del Nord aveva per tutto questo tempo resistito all’apostasia A rimorchio della Germania gli scatoloni ormai vuoti di paesi mitteleuropei e batavi, come Olanda, Belgio, Austria. Che sempre tedeschi sono, e di tedeschi meno ce n’è e prima se ne vanno e meglio è, in ogni contesto umano: sono una aberrazione della natura.
Tuttavia, secondo me, lunghi dall’essere una grave ferita, sarà una grazia di Dio. Scomparendo le Germanie dall’orizzonte di Roma finalmente si farà chiarezza su tutta la linea, trascinandosi all’inferno e nell’oblio, proprio come è avvenuto per i luterani, tutti i suoi superbi idoli, perché individuo proprio nel cattolicesimo di quella nazione la fonte di ogni corruzione: suo è il rahnerismo che occupa tutte le cattedre degli atenei cattolici, suo l’antropocentrismo e la follia del “cristianesimo anonimo”, sua l’ideologia borghese ed hegeliana della quale è imbibita sino al midollo, sua è l’ideologia marxista che i teologici professorini teutonici non potendo sperimentare in patria iniettarono tra i placidi popoli cattolici dell’America Latina come Teologia della Liberazione. Facendone dei rivoltosi superficiali ma sottomessi (ai tedeschi) già che con i soldi del Reich sempiterno si mantengono le diocesi latinoamericane e si pagano i suoi preti, e i tedeschi che mai niente concedono gratis sono loro che scelgono i vescovi laggiù sovente (siccome son razzisti) di origine tedesca e si sa che chi paga comanda; loro sono a capo di tutte le sedizioni nella Chiesa universale. I tedeschi. Scomparsi loro davvero il 2017, cinquecentenario dello scisma luterano, diventerà per noi cattolici, invece, solo e solamente il centenario delle apparizioni di Fatima. E dopo sarà tutta un’altra storia…
Dopotutto, passata la Passione, dopo il Golgota deve pur esserci un Sepolcro vuoto. La nuttata ha da passà, passa sempre la notte. Sentinella, quando manca all’alba?
p.s.
Avevo chiuso questo improvvisato e modesto pezzo, quando ci sono ritornato sopra, mentre pensavo di aver disseminato troppo pessimismo in queste righe, che poi è carenza di fiducia nella Provvidenza, come dimostra il Gesù in quel peschereccio petrino sulle acque in tempesta: «uomini di poca fede!», così apostrofa gli apostoli allarmati Gesù, che fin lì aveva fatto finta di sonnecchiare,durante quel dramma. Sì perché mi sono tornate in mente le parole che in risposta alle mie preoccupazioni mi fornì mesi fa Vittorio Messori (vado a memoria), che accusavo con un sorriso di “ottimismo scettico” rispetto a questi ultimi due anni:
«Il mio non è affatto “scettico ottimismo” come dice, ma, spero proprio, realismo cristiano, anzi cattolico. E se proprio si arriverà al collasso ecclesiale, all’implosione alla sovietica, come Lei teme immaginando Bergoglio al posto di Gorbaciov, vada accolto come si deve accogliere: cioè come dono, alla apri di tutto ciò che viene dalla Provvidenza che sa meglio di noi che cosa  fare. Conosco bene il XVI secolo e l’autentico miracolo del Concilio di Trento e del dopo: un colpo di reni, a botte di santità, che senza i Lutero, i Calvino e soci non ci sarebbe mai stato. Forse abbiamo bisogno di un Bergoglio per ricominciare come si deve».

giovedì 2 aprile 2015

Liturgia della Settimana Santa

Istruzione sull’Ufficiatura della Settimana Santa, dal Manuale di Filotea di Riva


Nell’ufficiatura dei tre ultimi giorni si lascia il Gloria Patri:
per significare che in quei giorni non si proferivano contro di Cristo che maledizioni e bestemmie; per conformarsi ai desideri di Gesù che per la sua elezione volle in questi giorni tener nascosta la sua gloria per diventar l’obbriobrio degli uomini e l’abbiezione della plebe.

Si cantano le Lamentazioni perché ciò che Geremia diceva del popolo ebreo rimproverandolo di ingratitudine, minacciandolo di desolazione, la Chiesa con più ragione lo ripete sopra i Cristiani, i quali spesso rinnegano coi fatti il loro Redentore e si tirano sul proprio capo i flagelli più spaventosi della sua collera.

Si spengono i lumi nel corso e nel fine dell’Uffizio delle Tenebre per significare che in tal Tempo: Cristo, vera luce del mondo, fu oscurato con mille obbrobrii, e poi estinto colla morte; gli Apostoli destinati ad essere la luce del mondo si tennero per timore nascosti, quasi che in loro fosse estinto il lume della Fede.

Spegnendosi le candele del triangolo si conserva sempre accesa la più alta, la quale poi si nasconde: per conservar sempre nella Chiesa il lume sacro, che è il simbolo di quella Fede che nella Chiesa non fu mai estinta; per mostrare che la divinità di Cristo, mistico fuoco, inseparabile dalla sua umanità, non fu mai estinta, né oscurata, ma solamente nascosta; per significare che la parte superiore dell’anima di Gesù Cristo godeva la gloria dei comprensori, mentre la inferiore era esposta a tutti i travagli dei viatori.

Si fa gran rumore dopo l’Ufficio delle tenebre per significare: la sollevazione che i capi della Sinagoga eccitarono nel popolo contro Gesù; lo schiamazzo della turbe che gridava a Pilato: Crucifige, crucifige benché Gesù, dal giudice stesso, fu dichiarato innocente; lo sconvolgimento di tutta la natura alla morte di Gesù Cristo.




http://www.familiachristi.org/ufficiatura-settimana-santa-filotea-riva/

mercoledì 1 aprile 2015

giovedi santo: comunione

LA COMUNIONE SULLA MANO PARLA DELLA CRISI DELLA LITURGIA E DELLA CHIESA




La santa Eucaristia è il mistero per eccellenza della fede. Mediante l'azione della Santa Messa, Cristo, assiso in gloria alla destra del Padre, discende sugli altari delle chiese e delle cappelle di tutto il mondo per rendere nuovamente presente il suo sacrificio sul Calvario, sacrifico unico con il quale l'uomo è salvato dal peccato e perviene alla vita in Cristo grazie all'effusione dello Spirito Santo. È mediante la santa Eucaristia che la vita quotidiana di un cattolico riceve simultaneamente ispirazione e forza.
Mi ricordo bene, nella mia infanzia, la diligenza di cui davano prova i miei genitori, così come i sacerdoti e le suore della scuola cattolica, per preparare i bambini a ricevere per la prima volta la santa Comunione. Mi sovvengono anche i frequenti richiami alla riverenza e all'amore che dovevamo dimostrare ricevendo la santa Comunione e facendo il ringraziamento subito dopo la ricezione del sacramento.

All'epoca della mia prima comunione, il 13 maggio 1956, la santa Ostia si riceveva alla balaustra, sulla lingua e in ginocchio, con le mani ricoperte da una tovaglia. Questo modo di ricevere la santa Comunione mi ha sempre colpito come la più alta espressione dell'infanzia spirituale insegnata da Nostro Signore (Mt 18,1-4), e di cui santa Teresa di Lisieux è una delle figure più notevoli. Proprio in quel periodo della mia vita, mio padre era gravemente malato ed era costretto a letto in casa. Morì nel mese di luglio 1956. Ricordo la grande preparazione e l'attenzione che egli manifestava ogni volta che il sacerdote veniva a portargli la santa Comunione. Si preparava una piccola tavola di fianco al suo letto, con un crocifisso, dei ceri e una tovaglia speciale. Si accoglieva il sacerdote in silenzio alla porta con un cero acceso e, anche se mio padre non poteva alzarsi, tutti restavano in ginocchio durante la cerimonia.

Anni più tardi, nel maggio 1969, è stata autorizzata la pratica di ricevere la Comunione in mano, a discrezione delle Conferenze episcopali, in parallelo con la pratica plurisecolare di ricevere la Comunione direttamente sulla lingua. Uno degli argomenti avanzati per introdurre la seconda opzione era l'esistenza di un uso antico di ricevere la santa Comunione in mano. Nello stesso tempo, l'istruzione della Congregazione per il Culto Divino, che permetteva la pratica della ricezione della santa Comunione in mano, sottolineava il fatto che la tradizione plurisecolare di ricevere la Comunione sulla lingua doveva essere preservata a motivo del rispetto dei fedeli verso la santa Eucaristia che questa pratica esprime. In questo senso, è interessante notare che il Papa Paolo VI (durante il cui pontificato è stato dato il permesso di ricevere la santa Comunione in mano), nella sua lettera enciclica Mysterium Fidei sulla dottrina e il culto del Santissimo Sacramento, promulgata quattro anni prima della concessione del permesso, si riferisce a un costume antico dei monaci che vivevano in solitudine, nonché dei cristiani perseguitati, secondo il quale essi prendevano la santa Comunione con le loro proprie mani. Tuttavia, il Papa aggiunge subito che questo riferimento ad un uso di altri tempi non rimette in questione la disciplina che si è diffusa in seguito circa il modo di ricevere la santa Comunione.

La pratica tradizionale si comprende meglio alla luce dell'ermeneutica della riforma nella continuità, contrapposta all'ermeneutica della discontinuità e della rottura, di cui ha parlato il Papa Benedetto XVI nel suo discorso di Natale 2005 alla Curia romana. Nell'ermeneutica della continuità, l'unica Chiesa «cresce nel tempo e […] si sviluppa, rimanendo però sempre la stessa». Così, la pratica tradizionale di ricevere la santa Comunione manifesta una crescita ed uno sviluppo tanto della Fede eucaristica, quanto delle espressioni di riverenza verso il Santissimo Sacramento. Si potrebbe dire a proposito del modo tradizionale di comunicarsi ciò che il Papa Benedetto XVI diceva a proposito dell'Adorazione eucaristica nell'Esortazione Apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis: «l'Adorazione eucaristica non è che l'ovvio sviluppo della Celebrazione eucaristica, la quale è in se stessa il più grande atto d'adorazione della Chiesa».


Sfortunatamente, l'iniziativa di ristabilire l'uso antico sopraggiunse proprio in un momento in cui numerosi abusi liturgici avevano gravemente sminuito la riverenza e la devozione dovute al Santissimo Sacramento. Inoltre, il periodo conosceva una secolarizzazione e un relativismo crescenti, i cui effetti furono devastanti nella Chiesa. Per di più, la "restaurazione" di questa pratica fu incompleta, perché si limitò alla ricezione della Comunione in mano, senza però includere gli altri ricchissimi dettagli dell'uso antico. In esito a tutto ciò, la ricezione della santa Comunione è diventata l'occasione di negligenze - anzi, addirittura di vere e proprie irriverenze - e, in qualche caso particolarmente deplorevole, il Santissimo Sacramento ricevuto in mano non viene consumato, ma, al contrario, assoggettato a varie forme d'abuso, fino al caso estremo in cui qualcuno porta via il Corpo di Cristo per profanarlo più tardi nel corso di una "messa nera". Nella mia personale esperienza pastorale, i casi in cui la santa Ostia era stata lasciata in un libro di canti o in qualche altro posto, o anche portata a casa per la devozione privata - mi spiace doverlo segnalare - non sono stati rari. È ugualmente triste aver visto abbastanza spesso alcuni comunicanti strapparmi letteralmente l'Ostia dalle mani piuttosto che ricevere il Corpo di Cristo in modo conveniente.


Dalla prefazione a Corpus Christi, la communion dans la main au cœur de la crise de l’Église (Contretemps 2014) di mons. Athanasius Schneider, recente edizione francese di Corpus Christi. La santa comunione e il rinnovamento della Chiesa,


http://www.iltimone.org/32779,News.html