sabato 24 gennaio 2015

Matrimonio della B.V.Maria e s. Giuseppe

Messa votiva Matrimonio della Vergine Omelia del Cardinale R. L. BURKE - 10 1 2015, Roma - S. Nicola in Carcere



Traduciamo da NLM [qui], e prontamente condividiamo il testo della stupenda Omelia, pronunciata dal Cardinale Raymond Leo BURKE a Roma, Sabato 19 gennaio 2015 - Basilica di San Nicola in Carcere, dove ha celebrato il Pontificale al faldistorio che abbiamo ricordato qui.
Era la Messa votiva del matrimonio della Beata Vergine Maria con San Giuseppe.
Occasione per una magistrale e edificante chiarificazione sulla santità fontale del vincolo matrimoniale sacramentale cristiano, anch'esso Redento dal nostro Signore e Salvatore. Di cui far tesoro noi ed i pastori tutti, soprattutto quelli coinvolti nell'Assise sinodale tuttora in corso.

Omelia del Cardinale Raymond Leo BURKE
Messa votiva Matrimonio della Vergine 
Sabato 10 gennaio 2015, Roma - San Nicola in Carcere

Celebrando la Messa votiva del matrimonio della Beata Vergine Maria con San Giuseppe, contempliamo nuovamente il grande mistero dell'amore incommensurabile ed incessante di Dio per noi. Nel breve racconto del Vangelo di san Matteo, vediamo come Dio provvede che il suo Figlio unigenito sia incarnato nel seno immacolato della Vergine Maria e, allo stesso tempo, con la sua incarnazione, diventiamo parte della famiglia di Giuseppe e Maria. In altre parole, anche se San Giuseppe e la Vergine Maria si erano sposati prima del concepimento verginale di Dio-Figlio nel grembo di Maria, lo hanno fatto con pieno rispetto per la consacrazione della verginità di Maria a Dio dalla sua giovinezza, l'offerta a Dio della sua verginità consacrata. Ed ancora, San Giuseppe aveva sposato Maria con l'intenzione di onorare, nel corso del loro matrimonio, la verginità consacrata.

Dal testo del Vangelo secondo San Matteo, è chiaro che Maria era già sposata con San Giuseppe, al momento della Annunciazione, ma che San Giuseppe ancora non l'aveva portata nella sua casa. Per questo motivo, dopo aver appreso della sua gravidanza, San Giuseppe, per decenza, ha pensato di divorziare da lei nel modo più discreto possibile. Per essere chiari, la parola "Promessi Sposi" non è giustamente intesa come "impegnati", ma piuttosto come "sposati" o "maritati", come chiarisce il resto del linguaggio testuale.
Qui, è importante ricordare il Rito ebraico del Matrimonio, che la Vergine Maria e San Giuseppe, come ebrei devoti, hanno osservato fedelmente. Il rito consisteva in due fasi: una prima fase con la quale il contratto di matrimonio è stato sigillato, rendendo le parti veramente marito e moglie, e una seconda fase con il quale il matrimonio è stato consumato dall'atto con cui la moglie è «portata» nella casa di suo marito. Nella sua Esortazione apostolica Redemptoris Custos, Papa San Giovanni Paolo II, ha descritto l'osservanza della pratica del matrimonio ebraico dalla Vergine Maria e San Giuseppe con queste parole:
Secondo l'usanza ebraica, il matrimonio si è svolto in due fasi: in primo luogo, il matrimonio legale, o vero è stato celebrato, e poi, solo dopo un certo periodo di tempo, il marito ha portato la moglie in casa sua. Così, prima di vivere insieme con Maria, Giuseppe era già suo marito.
Maria è infatti la sposa di San Giuseppe e, di conseguenza, il Divino Bambino concepito nel suo grembo sotto l'ombra dello Spirito Santo è un membro della famiglia di Giuseppe e Maria, e gode della divina maternità della Vergine Maria e della paternità-adottiva o tutela di San Giuseppe.
Padre René Laurentin, riferendosi alla decisione di Maria fin dalla sua giovinezza "di non appartenere a nessun uomo, ma solo a Dio", descrive così il suo stato civile al momento dell'Annunciazione:
La Bibbia traduce inesattamente "impegnata", mentre Maria è veramente sposata con Giuseppe in linea con le due fasi del matrimonio ebraico: il consenso ( qidushin) prima dell'Annunciazione, e la seconda fase, l'introduzione della moglie nella casa del marito ( nissuin ), in accordo con l'accordo di Giuseppe per un matrimonio verginale (non consumato). - ( Marie, fonte directe de l'Évangile de l'Enfance ).
Padre Laurentin continua a spiegare come Maria, in ragione della sua condizione di moglie in un matrimonio verginale, credeva di aver rinunciato alla possibilità della maternità del Messia. Di conseguenza, al momento dell'annunciazione, ha chiesto l'Arcangelo Gabriele: «Come potrà accadere questo, dal momento che non conosco uomo». L'Arcangelo poi chiarisce che è proprio la sua verginità, che l'ha preparata ad essere la Madre di Dio. Padre Laurentin, riferendosi al suo voto di verginità, scrive:
Ma questo voto ha portato, al contrario, l'unico mezzo per raggiungere questo privilegio unico. Tali sono i paradossi dell'Altissimo. Ella riceve, poi, la risposta che tutto rende nuovo e chiarisce. (Ibid.)
La Chiesa, infatti, ha visto nel testo sulla sapienza eterna di Dio dal Libro dei Proverbi un'immagine della Vergine Maria, che Dio aveva scelto, fin dall'inizio, di essere la Madre del Redentore: "Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora." Il testo ispirato ci introduce in una più profonda riflessione sul matrimonio di Maria con Giuseppe e la sua Divina Maternità nel grande mistero della fede, il mistero della nostra salvezza eterna. Cercando il suo significato più profondo, si comprende la verità dei versi finali:
Infatti chi trova me trova la vita e ottiene favore dal Signore; Ma chi pecca contro di me danneggia se stesso; quanti mi odiano amano la morte.
Contemplando il matrimonio della Beata Vergine Maria con San Giuseppe, vediamo come, proprio all'inizio dell'opera di salvezza, Dio Padre ha cura che la concezione del suo unigenito Figlio nella nostra carne umana sia verginale, come in effetti deve essere, ma, allo stesso tempo, del  tutto legittima, in modo che manifesti pienamente la verità, bellezza e bontà di Dio. Dio-Figlio è verginalmente concepito nel grembo di Maria, moglie di San Giuseppe. Il Vangelo secondo Matteo è segnato, in particolare, dall'attenzione alla natura giuridica della nostra fede e della sua pratica, presentando Cristo come il nuovo Mosè, il nuovo legislatore, più eminentemente nel Discorso della Montagna. È inconcepibile che Dio-Figlio, nella sua Incarnazione, non rispetti pienamente, anzi non abbia portato alla perfezione, sia la verginità della Beata Vergine Maria che la santità del suo matrimonio con San Giuseppe.
La comprensione piena dello stato coniugale di San Giuseppe e della Vergine Maria, è importante per la nostra conoscenza più piena e per l'amore del Mistero della fede, ma è anche importante per evitare una confusione e un errore che sono comuni oggi. Alla grave situazione fa riferimento Padre John A. Hardon, SJ nell'edizione riveduta Corso base del Catechismo Cattolico. Sarà utile citare una parte della sua trattazione del tema:
Il fatto che Gesù sia stato concepito e nato verginalmente dopo il matrimonio di Maria e Giuseppe significa che Gesù è stato concepito e nato nel matrimonio. Ciò è contrario a quello che tanti, anche i preti, hanno da dire al momento, cioè, che Gesù è nato fuori dal matrimonio, come i bambini di tante donne non sposate di oggi, e dunque questa non è una situazione "anomala". La gravidanza di una ragazza-madre si dice che sia, secondo queste persone, nella stessa condizione di Maria, che essi sostengono fosse anch'essa una ragazza-madre al momento in cui ha concepito Gesù. Questo è falso; è davvero una menzogna molto grave, perché mina la santità del matrimonio e le ragioni di questa santità. I difensori di questa posizione dicono che Gesù è stato concepito dopo che Maria e Giuseppe si sono impegnati, ma non ancora sposati. (Padre John A. Hardon, SJ Corso base di Catechismo Cattolico, Manuale, edizione riveduta, ed. cardinale Raymond Leo Burke ).
La posizione erronea sopra descritta viene assunta solo da coloro che consapevolmente dissentono dal costante insegnamento della Chiesa, ma anche da molte persone che semplicemente sono mal catechizzate e quindi cadono preda di tale falso insegnamento.

L'importanza della chiarezza per quanto riguarda il matrimonio della Beata Vergine maria con San Giuseppe è anche più significativa per le discussioni sul matrimonio intrapresa nel Sinodo dei Vescovi. Mentre il Sinodo dei Vescovi è chiamato a sostenere la bellezza del matrimonio, come Dio ha stabilito fin dall'inizio, vi è un forte tentativo di introdurre discussioni circa i cosiddetti "elementi positivi" nella convivenza di un uomo e di una donna, come marito e moglie, senza rispetto per il sacramento del santo matrimonio. Vediamo nel matrimonio di Maria e Giuseppe, in un modo più notevole, la bellezza del matrimonio, stabilito da Dio alla creazione e restituito alla sua perfezione originale dal Dio-Figlio incarnato per la Redenzione. Contemplando il matrimonio di Maria e Giuseppe, comprendiamo più pienamente e con più profonda fedeltà le parole di Cristo stesso, quando i farisei lo interrogano sulla verità della indissolubilità del matrimonio:
«Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi» (sul Matteo 19, 4-6)
L'insegnamento di Cristo sul santo matrimonio brilla con particolare splendore nel matrimonio di sua madre Maria e del suo padre adottivo Giuseppe.
Stiamo per assistere alla grande vittoria della Croce, la grande opera di Dio Figlio che ha preso la nostra natura umana nel grembo immacolato della Vergine Maria. Cristo offre ora sacramentalmente il sacrificio del Calvario. Egli ci dà il frutto impareggiabile del suo sacrificio: il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Egli ci dà la medicina celeste e il Cibo con cui vincere il peccato nella nostra vita e vivere nella vera libertà per amore di Dio e del prossimo. Possa la nostra contemplazione del mistero della fede nel matrimonio della Beata Vergine Maria con San Giuseppe ispirarci ad insegnare, a celebrare e vivere la verità sul santo matrimonio, come Dio lo ha stabilito fin dall'inizio e redento attraverso la sua passione salvifica, morte e risurrezione. Possiamo cercare sempre nel Mistero eucaristico la grazia per così insegnare, celebrare, e vivere.

Cardinale Raymond Leo BURKE
Roma, Sabato 19 gennaio 2015 - Basilica di San Nicola in Carcere
Messa votiva del matrimonio della Beata Vergine Maria con San Giuseppe
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[Traduzione dall'originale inglese a cura di Chiesa  e post-concilio]

venerdì 23 gennaio 2015

Fuori della Chiesa non c'è salvezza

Extra Ecclesiam nulla salus




"Fuori della Chiesa non c'è salvezza" recita un'antica formula. 
Una formula di quella Chiesa che, nel Credo, proclamiamo una, santa, cattolica, apostolica, romana. 
Seguendo l'insegnamento di S. Paolo Apostolo la Chiesa professa esservi un solo "Mediatore tra Dio e gli uomini" (1 Tim. 2,5): N.S. Gesù Cristo il quale, assumendo l'opera della nostra redenzione con la sua incarnazione passione morte e resurrezione, ha ristabilito tra gli uomini e il Creatore l'ordine turbato dal peccato di Adamo, riconducendo a Dio l'umanità traviata. 
Professa la Chiesa di essere stata istituita da N.S. Gesù Cristo, che riconosce per suo capo, e di protrarne e attualizzarne l'opera dispensando i sacramenti da Lui stesso istituiti, come strumenti di grazia e santificazione, ed offrendo al Padre celeste l'oblazione monda, continuando l'ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, Sommo Sacerdote. 
Questo professa la Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica, romana. 
C'è chi ambiguamente insinua altri insegnamenti; c'è chi afferma che "la Croce, innalzata per la salvezza dell'umanità, è il punto 'omega' della storia e tutti gli uomini di ogni religione camminano verso questo, misterioso punto anche se lo designano con formule diverse". (*)
Di qui la convinzione che le religioni, tutte le religioni, devono essere "fasci di luce che disperdono le nebbie che avvolgono la terra", che esse sono "una straordinaria potenza di pace: in forme e modi diversi sono accomunate dallo stesso anelito verso l'assoluto, verso la verità, la bontà e la giustizia".(*
Eppure Gesù Cristo solo è la luce che squarcia le tenebre del peccato nelle quali l'umanità è ravvolta. 
È infatti scritto: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno va al Padre se non attraverso me" ( Gv. 14,6). 
E ancora: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace; non come il mondo la dà, io la do a voi" (Gv. 14,27). 
Tutto il resto è inganno. ... 
Nell'ipotesi migliore; in quella peggiore è l'insegnamento di una chiesa 'altra': non più una, santa, cattolica, apostolica, romana. 

Fonte : Una Voce Italia - Notiziario N.106-107- Ottobre Dicembre 1993
Nota (*) : Dall'Omelia del Card. Carlo M. Martini per la Festa dell’Esaltazione della Croce, Duomo di Milano 14 9 1993.  

SCHIFO alla mega-messa di Manila

Senza parole: quando il fare la comunione non ha più nulla di sacro

I gesti nella liturgia parlano, non servono quindi commenti di nessun genere per condannare o, peggio, giustificare lo scempio eucaristico che è avvenuto durante la mega-messa di Manila (quella che ha battuto tutti i record numerici...). Dalla comunione sulla mano alla comunione per "passamano". Spero che anche al Papa qualcuno abbia il coraggio di mostrare le immagini di questo video, e finalmente si prendano provvedimenti per tutelare, in futuro, la dignità del sacramento dell'Eucaristia, profanato dall'ignoranza e dalla malintesa volontà di "piena partecipazione ad ogni costo", anche quando la logistica, umanamente, non lo permette. Certamente il Santo Padre non avrebbe immaginato niente di simile, ma solo lui può coraggiosamente mettere un freno a tutto questo. Guardate e inorridite:




"Testimoni hanno raccontato di aver trovato ostie anche nel fangofonte

Altro video dal TG delle Filippine dove l'arcivescovo di Manila incredibilmente giustifica la profanazione eucaristica viste le "circostanze eccezionali" (tra l'altro ampiamente previste e di cui tutti si sono inorgogliti...).


Testo preso da: Senza parole: quando il fare la comunione non ha più nulla di sacro http://www.cantualeantonianum.com/2015/01/senza-parole-quando-il-fare-la.html#ixzz3PgZkXctZ
http://www.cantualeantonianum.com 

contraccettivi cattolici

Tanti, TANTI FIGLI

Dal Rito del Matrimonio:
Siete disposti ad accogliere con amore 
i figli che Dio vorrà donarvi
e a educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?




“Crescete e moltiplicatevi” questo è il primo comando che Dio Padre rivolge all’uomo e la donna subito dopo averli creati. Non ha detto loro: “Ecco, vi ho unito in matrimonio, ora fate delle belle esperienze insieme, godetevi la vita di coppia, amatevi appassionatamente e, se ve la sentite, dopo attenta valutazione, fate figli con «responsabilità» e parsimonia”. No, il Padre Eterno ha comandato espressamente e semplicemente: “moltiplicatevi, popolate la terra e soggiogatela”. Avrebbe avuto un bel da fare il nostro progenitore Adamo se avesse dovuto soggiogare la terra con 1,2 figli. Non solo, la Sacra Scrittura ci dice espressamente che Adamo chiamò la donna “Eva”, perché ella è la «madre di tutti i viventi». La donna quindi è madre per essenza; ella è madre dei “viventi”, cioè porta in sé il dono della vita. La donna è custode e “matrice” della vita, questa è la sua vocazione naturale e più alta. Non è prima lavoratrice, laureata, donna in carriera, dottore e poi, infine, mamma. No, la donna è madre prima di tutto e soprattutto, è scritto in ogni fibra del suo DNA, e soltanto corrispondendo e amando la natura che il Creatore ha stabilito per lei, realizzerà le sue più profonde aspirazioni di gioia e di amore. La sua capacità e, soprattutto, la sua generosità nel mettere al mondo i figli, rispetta la verità della sua natura più intima e profonda: la maternità.
In questo senso la cosiddetta “paternità responsabile”, entrata nel lessico e nelle coscienze dei fedeli cattolici dal Concilio Vaticano II in poi, e del tutto sconosciuta alla Chiesa di sempre, inquina e stronca ogni slancio di generosità, di umile e amorevole obbedienza a quello che è il disegno di Dio sul Matrimonio e la Famiglia. Tale paternità responsabile è ormai sinonimo di freddo calcolo e di pianificazione umana che rivela la mania d’onnipotenza che prevale nell’uomo contemporaneo, incapace di sacrificio perché privo di fede. L’adozione dei metodi naturali (Billings, Ogino-Knaus, sintotermico, naprotecnologia ecc.), divenuti a tutti gli effetti, come si preconizzava 40 anni fa, il “contraccettivo dei cattolici”, priva il Matrimonio di quella bellezza e di quella semplicità data dalla fede serena e sicura che Dio è Padre sapiente e provvidente. Molti oggi utilizzano i metodi naturali con la scusa della loro liceità e della loro “naturalità” per fare slalom fra le occasioni di fecondazione dell’ovulo. Le scuse poi addotte sono le più disparate (e sempre le stesse): la fatica, la precarietà economica, la fragilità emotiva e psichica o l’impossibilità di garantire loro un’educazione uguale per tutti e così via. In tal modo si alimentano le cattive inclinazioni e si raffredda la carità. A tal proposito dice Pio XII: “Il numero dei figli non impedisce la loro egregia e perfetta educazione; che il numero, in questa materia, non torna a discapito della qualità, sia in rapporto ai valori fisici che a quelli spirituali” (Discorso alle famiglie numerose). L’esempio dei santi d’altronde dovrebbe spronarci ad avere maggior fede e coraggio. D’altra parte non mi riferisco solo a coloro che si servono dei metodi naturali per evitare le gravidanze, ma anche a coloro che se ne servono abusandone, per cercare a tutti i costi un figlio. Il problema di fondo di questo approccio sta nell’aver trasformato in puro calcolo l’atto coniugale, privandolo di quella naturale purezza disinteressata che spinge l’uomo ad unirsi alla moglie mettendosi nelle mani di Dio, Padrone e Signore della vita. Tutto sta nell’intenzione e nella disposizione d’animo: il figlio non è un oggetto né da rifiutare né da pretendere a tutti i costi, quasi che attraverso i calcoli medico-biologici possa automaticamente e meccanicamente prodursi a comando. “Tutto in questa materia dipende dall’intenzione…se manca il sincero proposito di lasciare al Creatore di compiere la Sua opera, l’egoismo umano saprà sempre trovare nuovi sofismi ed espedienti per far tacere, se possibile, la coscienza e perpetuare gli abusi” (Pio XII, Discorso alle famiglie numerose).
Ecco l’eredità del Signore sono i figli: la sua ricompensa, il frutto del seno. Quali frecce nella mano d’un valente guerriero, tali sono i figli della gioventù. Beato l’uomo che ha appagato la sua brama con essi: non sarà confuso, quando parlerà ai suoi nemici sulla porta” (Sal 126 3-5). Le traduzioni moderne hanno trasformato l’ultimo periodo in questo modo: “Beato l’uomo che ne ha piena la faretra”, mentre l’abbate Ricciotti, traducendo direttamente dalla Vulgata di San Girolamo, dice espressamente: “Beato l’uomo che ha appagato la sua brama con essi”. Vale a dire che l’unico frutto onesto e l’unico motivo lecito per cui l’uomo e la donna possono avere rapporti coniugali è la generazione dei figli. E questa è la dottrina che la Chiesa Cattolica, su mandato di Nostro Signore, ha sempre creduto e insegnato. Oggi, invece, si preferisce usare un linguaggio “ampio”, ambiguo e fuorviante. Ciò ha portato allo sdoppiamento del fine proprio dell’atto coniugale. Espressioni quali, “mutua donazione”, “paternità responsabile”, “fine unitivo e fine procreativo”, “prudente apertura alla vita” ecc. hanno dato adito alla credenza che l’atto coniugale in sé possa essere suddiviso, o meglio separato, in due momenti distinti quello cosiddetto “unitivo” e quello “procreativo”. Purtroppo questo sdoppiamento teleologico imprudente e avventato, fornisce i presupposti assiologici per uno snaturamento dell’atto proprio del matrimonio favorendo lo slittamento verso una mentalità contraccettiva. Se infatti ci sono due fini distinti nell’atto coniugale, ciò significa che tali fini possono essere anche separati l’uno dall’altro senza intaccare l’essenza di quell’atto. Purtroppo, allo scopo di correggere il tiro, si devono produrre poi montagne di carte per precisare come questi due fini non siano in realtà separabili. Tuttavia, come la prassi comune dei fedeli, e la ricezione generale di una concezione piuttosto vaga e imprecisa dell’atto coniugale ci dimostrano, tale approccio ha aperto la strada alla rivoluzione sessuale degli anni 70. Infatti, tale terminologia equivoca e facilmente male interpretabile, nonché l’aggiunta del cosiddetto fine “unitivo” dell’atto coniugale, sono rimaste sconosciute al linguaggio definitorio del Magistero ecclesiastico fino all’avvento del Concilio Vaticano II e, a seguire, del Pontificato di Paolo VI, Giovanni Paolo II ecc.
Vediamo anche come la società contemporanea veda il trionfo della sessualità corrotta e sterile, slegata dalla sua finalità procreativa e perciò stesso profondamente stravolta e adulterata. Di recente un professore cattolico di grande fede ha giustamente dichiarato: “Tutti i rapporti sessuali oggi sono, per così dire, “omosessuali”, anche quelli che materialmente sono compiuti da un uomo e una donna, perché? Perché sono sterili, morti, snaturati, sovvertiti dall’egoismo e dalla brama di piacere che ostacola e rifiuta l’unico frutto onesto della sessualità: i figli”. In definitiva, è l’egoismo che sta alla base dell’incapacità di accogliere tutti i figli che Dio manda, e non che l’uomo e la donna stabiliscono di comune accordo, pianificando, calcolando, centellinando, soppesando. Fare figli significa dare la vita per amore di Dio, non per un proprio torna conto, significa rispondere con prontezza a ciò che Dio comanda e vuole dalle famiglie. Questa è la strada della loro santificazione, non ce n’è altra.  
L’accoglienza della vita e il sacrificarsi per l’allevamento e l’educazione cattolica dei figli è la cosa più bella e santa che un uomo e una donna, lecitamente uniti in Matrimonio, possano compiere nella propria vita. Molto più alto e perfetto di qualsiasi studio o impiego che nel mondo si possa svolgere anche in favore dell’apostolato. E la ragione di ciò risiede nel riprodurre gli attributi divini su questa terra, giacché l’essere padre e madre equivale ad imitare l’opera di Dio che crea e provvede alle sue creature.
A tal proposito, è bene spendere due parole sul cosiddetto “matrimonio giuseppino” a volte proposto sotto la veste di un “santo” proposito, ma che può facilmente nascondere una mancanza di fede o, come la chiama san Francesco di Sales, una devozione “squilibrata e insopportabile”. Chi infatti vuole consacrare la propria virginità completamente a Dio, ha già la strada dove poter praticare le virtù proprie della vita religiosa. È vero, allo stesso tempo, che due sposi possono vivere insieme senza consumare le nozze, o magari rinunciare ad avere rapporti di comune accordo, come alcuni coniugi santi hanno fatto dopo anni di Matrimonio, ma ciò non significa che quello sia il “modello” della famiglia santa né, tantomeno, il fine del Matrimonio. Bisogna credere, amare e abbracciare totalmente il fine proprio del Matrimonio che è la generazione della prole, senza restrizioni, senza ricercare l’eccezione che ci permetta di evitare il peso e la fatica del sacrificio. Giacché il coniugio, come il sacerdozio e la verginità consacrata, è una via per giungere al fine ultimo che è Dio attraverso la propria santificazione. Ora, ogni stato di vita ha le sue regole e i suoi modi seguendo i quali ci si può santificare: nel Matrimonio ci si santifica sacrificandosi per la famiglia, facendo figli ed educandoli cattolicamente, nel Sacerdozio ci si santifica dicendo Messa, confessando, amministrando i sacramenti e così via. Ma chi fugge dai doveri del proprio stato per cercare una maggior “pseudo-devozione” inganna se stesso e spreca il talento che Dio gli ha affidato, e di cui dovrà rendere conto. Come sempre, bisogna stare attenti a non fare dell’eccezione la regola. Dice Pio XI: “I genitori cristiani intendano inoltre che sono destinati non solo a propagare e conservare in terra il genere umano; anzi non solo ad educare comunque dei cultori del vero Dio, ma a procurare prole alla Chiesa di Cristo, a procreare concittadini dei Santi e familiari di Dio” (Casti Connubii). Il papa, qui sta ricordando, insieme alla perenne Tradizione della Chiesa, il compito altissimo e inestimabile che viene affidato agli sposi cristiani e che essi si assumono liberamente nel momento in cui contraggono Matrimonio: popolare il Cielo di Santi.
Ora il valore della testimonianza dei genitori di famiglie numerose non solo consiste nel rigettare senza ambagi e con la forza dei fatti ogni compromesso intenzionale tra la legge di Dio e l’egoismo dell’uomo, ma nella prontezza ad accettare, con gioia e riconoscenza gli inestimabili doni di Dio, che sono i figli, e nel numero che a Lui piace” (Pio XII, Discorso alle famiglie numerose). Quanto dovremmo ricordare a noi stessi, che la vita e la morte non sono in nostro potere, che non stabiliamo noi se e quanti figli avremo, anche se apparentemente potremmo essere fecondi e prevediamo di averne molti, riservando a noi stessi il tempo e la modalità di metterli al mondo. E che dire invece di coloro che pur desiderandone ardentemente non gli vengono concessi dal Cielo per chissà quale bene maggiore? Ma, come dice Pio XII, la disposizione umile e prontamente generosa a fare “tutto quello che Egli ci dirà” stabilisce già un terreno fertile perché Dio mandi la sua benedizione e la sua provvidenza.
Le famiglie numerose … sono la garanzia della sanità di un popolo, fisica e morale. Nei focolari, dove è sempre una culla che vagisce, fioriscono spontaneamente le virtù, mentre esula il vizio, quasi scacciato dalla fanciullezza, che ivi si rinnova come soffio fresco e risanatore di primavera…Le famiglie numerose sono le aiuole più splendide del giardino della Chiesa, nelle quali, come su terreno favorevole, fiorisce la letizia e matura la santità” (Pio XII).

giovedì 22 gennaio 2015

lettera sfrontata al santo Padre

"conigli" tanto felici...

.... una lettera bellissima ...! 

Per i papalinisti dell ultima ora ... leggetela ... 

non è affatto contro il papa ...

è una lettera vera di un cristiano cattolico 

fatta di carne e di sangue...




Lumen Gentium (n. 37):
"I laici, come tutti i fedeli, ...... Secondo la scienza, la competenza e il prestigio di cui godono, hanno la facoltà, anzi talora anche il dovere di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa. ..... e sempre con verità, fortezza e prudenza, con riverenza e carità verso coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo.
I laici, come tutti i fedeli, con cristiana obbedienza prontamente abbraccino ciò che i Pastori, quali rappresentanti di Cristo, stabiliscono come maestri e rettori nella Chiesa, seguendo in ciò l'esempio di Cristo, il quale, con la sua obbedienza fino alla morte, ha aperto a tutti gli uomini la via beata della libertà dei figli di Dio. Né tralascino di raccomandare a Dio con le loro preghiere i loro Superiori, affinché, dovendo essi, come responsabili vegliare sopra le nostre anime, lo facciano con gioia e non gemendo (cfr. Eb 13, 17).
D'altra parte i Pastori riconoscano e promuovano la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa .....







di Andrea Zambrano

Sono un coniglio irresponsabile. E per la verità non me ne vergogno nemmeno, dato che ho passato tutta la mia vita matrimoniale con la colpevole complicità di mia moglie ad accogliere i figli che Dio ci ha donato, come dice la striminzita formuletta che oggi sembra tanto desueta. Ho amici conigli e da due anni sotto la casetta di legno dei bimbi in giardino hanno fatto il nido dei conigli veri che sono arrivati qui per osmosi, per attrazione evidentemente. 

È dura, lo dico mentre lavoro al computer e contemporaneamente controllo l’estratto conto che cala, estraggo il termometro dall’ascella di Gabriele, il numero tre della covata detto "rombo di tuono", e mentre mi infilo le scarpe per andare a prendere il numero 4, Giovannino, che sembra un amorino del '700, dopo aver pagato il corso di danza della numero 2, la mia cocca-che-nessuno-me-la-tocchi e ritirato gli esami da laboratorio del numero 1, che a vederlo giocare sulla trequarti ricorda Rui Costa.

È dura, ma è bella, tanto che non riuscirei a concepire una vita monacale senza le urla e i capelli strappati o i voli sul divano di un matto tarantolato che sembra Neuer. Mia moglie questa operazione multitasking la fa con maggior carico di me, si lamenta, sbuffa, ma si vede che la sua vita è piena e per nulla occupata dal superfluo. È una splendida coniglietta, che si divide tra il lavoro e il kitchen aid con estrema disinvoltura, ormai la parrucchiera la chiama in casa e quando si concede un’ora di tempo per lo shopping non torna a casa con una borsa di Furla, ma con i pacchi dei calzettoni di spugna in 3 per 2.

Dice che è felice così: una coniglietta senza giarrettiera felice e irresponsabile. La pizza la mangiamo al massimo una volta al mese, mai in pizzeria perché siamo chiassosi e il vicino ci guarda come marziani, ma quando accade è una festa. Per strada siamo quelli dei furgoni e dei pulmini per trasporto persone e quando su Rtl sentiamo “vento forte tra Caianello e Valmontone. Prestare attenzione telonati, furgonati e caravan” ci sentiamo sempre un po’ coinvolti. Come una grande community. 

Per noi gli alberghi sono sempre a cinque letti, perché il “3” figli ideale non è mica solo una esigenza demografica, è anche di mercato. Il sesto letto se non ce lo danno facciamo la cresta cercando di impietosire il concierge che il 3° e il 4° figlio si stringono insieme.

Siccome Papa Francesco ama i linguaggi coloriti e sembra non scandalizzarsi di fronte a nulla, allora è bene che ci parliamo pane al pane e vino al vino. Ho sentito addirittura dei soloni dire che con questa frase il Papa ha aperto al condom. Perbacco! Credo invece che di questa frase ne possano parlare solo due categorie: le famiglie coniglie e il Papa. È roba nostra. Fuori i secondi: gli esperti, i vescovi, i parroci e i mentalisti tuttologi.

Lui ha già parlato, adesso tocca a noi. Siccome sono fedele al Magistero della Chiesa, al suo deposito e alla sacra tradizione, prima di fasciarmi la testa aspetto che l’anatema contra cuniculum venga scritto in una lettera apostolica o in un'enciclica. Prima di quella data considererò la frase sui conigli di Papa Francesco né più né meno che una battuta infelice. Una delle tante proclamata nel corso delle interviste. Lei ne fa tante, Santità, e tutti scambiano le interviste per Magistero ma io ricordo che cosa diceva il suo predecessore sul Magistero mediatico a proposito del Concilio. Quindi ne prendo le distanze.

A me questa "intervistite", siccome sono un giornalista e so che tranelli nascondono, non mi è mai piaciuta. È un po’ che mi girava e adesso gliel’ho detto. Capita, si può sbagliare, Santità. Soprattutto se si parla a macchinetta a 14mila piedi di altezza con giornalisti assetati di chiacchiere e il fuso orario che fa il loop. Una frase infelice, diciamolo, che non fa onore a lei e umilia noi. 

E sì, ci umilia perché noi che eravamo dei conigli lo sapevamo, anzi che ci accoppiamo come conigli, diciamola come tutti ce l’hanno sempre detta perché sennò sembra che siamo dei conigli nel senso di pavidi e non mi sembra questo il caso, dato che per mantenere 4 o più figli oggi ci vuole un bel coraggio. 

Ce lo dicono tutti, insieme a quella stupida frase: “Adesso basta...vero?”, che non si capisce poi perché uno si debba sentire tranquillizzato a sapere che chiuderemo le porte alla cicogna. Invidia? Frustrazione? Rabbia malcelata? Mah. Ce lo dice il fornaio, il ginecologo, ce lo dice il vigile quando ci controlla patente e libretto e infila la testa dentro l’abitacolo dove trova una selva di cinture di sicurezza che neanche la stazione orbitante. Ci mancava solo che ce lo dicesse lei.

Che poi io il suo discorso l’ho letto. Ma alcune cose non le ho capite. È riuscito a dire in una sola intervista che Paolo VI con l’Humanae vitae è stato un profeta e che i cristiani non devono fare figli come conigli. Non è per caso una contraddizione dato che un concetto esclude l’altro? E guardi che io su questa cosa non mi affido agli esperti come ha detto lei. Mi basta la mia vita, che nessuno può confutare perché è la mia umile testimonianza. Mi basta “l’andate e moltiplicatevi”, vorrei solo che lo Stato riconoscesse che i miei figli pagheranno la pensione di chi i figli non li ha fatti e che nelle famiglie numerose oggi sperimenti quei principi sani che la società ha perso. Perché la famiglia, come ha detto Costanza Miriano, è l’unico luogo dove tutti fanno il tifo per l’altro. Trovatelo un altro microcosmo uguale e così formativo!

Ecco che cos’è per me la paternità responsabile: non solo il mantenerlo il figlio, ma il doverlo educare dopo che l'ostetrica ce lo ha scodellato sul fasciatoio. Ecco la sfida. Educare è più faticoso e più doloroso a volte. Ma è una delle chiamate della nostra santità matrimoniale. Mi sarebbe piaciuto che lo avesse detto invece di concentrarsi come fanno tutti sui soldi e su queste cose. Perché noi, se avessimo guardato il conto in banca, mica li avremmo accolti 4 figli e sarà bene che qualcuno, almeno dentro la Chiesa, riconosca che l’affidarsi alla Provvidenza è questo, sennò andiamo pure a sculacciare le rane. 

Né poi mi è piaciuto l’esempio della donna che ha fatto 7 cesarei. Se è per questo io conosco una signora che di cesarei ne ha fatti cinque e vorrei dirle: occhio che ci sei a ruota, tra un po’ scatta la scomunica. Invece lei è un medico, perfettamente con la testa sulle spalle e soprattutto dotata di quella capacità di sacrificio che ha fatto grande Santa Gianna Beretta Molla e farà santa Chiara Corbella. Quell’esempio alla donna dei sette cesarei, come se fosse la donna del libro di Tobia che aveva avuto 7 mariti, non va bene perché è un caso limite e questo mestiere mi ha insegnato che i casi limite sono utilizzati dai Radicali per introdurre un concetto forzando il sentimento simpatetico delle persone, provocando un moto di tenerezza di fronte ad una situazione straordinaria. E così facendo introducono un principio distruttivo: è stato così per aborto, divorzio, eutanasia etc ...non vorrei che fosse così un domani anche per la contraccezione.  

Forse voleva dire che non dobbiamo mettere al mondo i figli per egoismo? Ok, ma tenga presente che dopo i primi due, che soddisfano l’egoismo di coppia, tutto il resto è cuore e slancio. Di egoismo ne vedo poco. Non vedo egoismo nelle mamme che si riducono a preparare alle undici di sera i vestiti per il giorno dopo e a disporli in serie come polli in batteria. Non vedo egoismo perché prima non sono andate al cinema, ma hanno sparecchiato, fatto la lavastoviglie e guardato con compassione tenera e bisunta nel grembiule, il loro maritino spiaggiato sul divano mentre dorme come un ghiro. 

Tenga poi presente che non vorrei che questa tecnica del prescindere dalla teoria per giustificare un’altra pratica sia foriera di ulteriori stravolgimenti. Mi spiego. Lei ha detto che un conto è la teoria, mi riferisco al passaggio sul pugno. Ma la pratica è altro. Bene. Anche noi cristiani in teoria, dobbiamo essere aperti alla vita e il perché non sto a ribadirlo perché ci crediamo tutti e due. Però se introduciamo uno iato tra la teoria e la pratica ecco che ci ritroviamo ancora una volta di fronte alla prassi sganciata dalla dottrina.

Insomma, io non ho voluto farle la morale col ditino alzato, soltanto dirle come mi sono sentito io e i miei amici che non hanno la fortuna di imbrattare pagine di giornale. E dirle che noi siamo fedeli al nostro patto di amore, ci crediamo, ci aiuti ad esserne orgogliosi e nel caso ci difenda dagli attacchi di questa società che ci vede come conigli e basta. Soldati di un piccolo esercito di pretoriani, che non riduce la persona a cosa e non limita la vita dentro il planning di una moleskina.


Mi rivolgo con questa sfrontatezza perché è stato lei a dirci che dobbiamo importunare i nostri pastori affinché ci diano il latte della grazia. Ecco, così faccio io. E comunque casa mia è aperta se un giorno vorrà venire a conoscerci. Siamo allegri e pesanti, fiduciosi e pieni di problemi affrontati e risolti. Abbiamo persino i segnaposti personalizzati, come i sette nani. Non mi invito io in Vaticano perché il numero tre, con la complicità furtiva del numero 4, potrebbe sottrarre una lancia alle guardie svizzere e seminare il panico per i sacri palazzi gridando tra specchi e arazzi "Io credo nelle fate. Lo giuro! Lo giuro!". Lo dico per lei. 

http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-caro-papa-noiconigli-siamotanto-felici-11573.htm#.VMDi4NKG_hm

mercoledì 21 gennaio 2015

unità dei cristiani

MISSA AD TOLLENDUM SCHISMA




INTROITUS Ps. CV, 47.
Salvos nos fac, Dómine, Deus noster, et cóngrega nos de natiónibus: ut confiteámur nómini sancto tuo, et gloriémur in laude tua.
Ps. ibid., 1.
Confitémini Dómino, quóniam bonus : quóniam in sǽculum misericórdia eius.
V. Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto.
R. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saecula saeculórum. Amen
Salvos nos fac, Dómine, Deus noster, et cóngrega nos de natiónibus: ut confiteámur nómini sancto tuo, et gloriémur in laude tua.

ORATIO
Orémus.
Deus, qui errata córrigis, et dispérsa cóngregas, et congregáta consérvas : quǽsumus, super pópulum christiánum tuæ uniónis grátiam cleménter infúnde ; ut, divisióne reiécta, vero pastóri Ecclésiæ tuæ se úniens, tibi digne váleat famulári.Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.
R. Amen.

LECTIOLettura della Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini Ephes. IV, 1-7 et 13-21. 
Fratelli, vi esorto a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figliolo di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinchè non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l'inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell'errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i Gentili nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell'ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile.Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù Cristo Signor nostro.

GRADUALE Ps. CXXI, 6-7. 
Rogáte quæ ad pacem sunt Jerúsalem: et abundántia diligéntibus te.
℣. Fiat pax in virtúte tua: et abundántia in túrribus tuis.

ALLELUIA
Allelúja, allelúja Ps. CXLVII, 12.
℣. Lauda, Jerúsalem, Dóminum: lauda Deum tuum, Sion. Allelúja.

EVANGELIUMSeguito  del Santo Vangelo secondo San Giovanni Joann. XVII, 1 et 11-23. 
In quel tempo Gesù alzati gli occhi al cielo, disse: « Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me;perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità.

OFFERTORIUM   Rom. XV, 5-6. 
Det vobis Deus idípsum sápere in altérutrum : ut unánimes uno ore honorificétis Deum nostrum.

SECRETA
Múnera hæc pro unióne pópuli christiáni tibi, Dómine, oblata sanctífica : per quæ unitátis et pacis in Ecclésia tua nobis dona concédas. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. R. Amen.

COMMUNIO I Cor. X, 17. 
Unus panis, et unum corpus multi sumus, omnes, qui de uno pane et de uno cálice participámus.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Hæc tua, Dómine, sumpta sacra commúnio: sicut fidélium in te uniónem præsígnat; sic in tua Ecclésia unitátis, quǽsumus, operétur efféctum. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.   R. Amen.

S. Agnese



Christus Circumdedit Me - D. Bartolucci


per s. Agnese

conigli e calci dove non batte il sole

Pugni e conigli, qualcosa non va
di Riccardo Cascioli
Se lo fanno notare pure gli amici de LNBQ, 
il probolema esiste



Partiamo da un dato di fatto: mentre papa Francesco visitava le Filippine, sui giornali di tutto il mondo teneva banco la discussione sulla faccenda dei pugni in risposta agli insulti contro la madre, esempio che il Papa aveva fatto sull’aereo che dallo Sri Lanka lo portava nelle Filippine, a proposito dei limiti della libertà di espressione. Non che non ci siano stati servizi sui discorsi fatti nell’arcipelago, ma l’attenzione, i commenti e le analisi erano tutte legate alla liceità o meno dell’uso della violenza in risposta alle offese; e quanto questo poteva suonare come un assist per i fondamentalisti musulmani.

Da ieri invece tutta l’attenzione si è spostata sulla storia del «non essere come conigli», altra espressione usata dal Papa sull’aereo che lo riportava a Roma, per spiegare la paternità responsabile. E siamo certi che per qualche altro giorno si andrà avanti su questa storia. Così tutti i contenuti del viaggio in Asia – pieno di incontri importanti e commoventi, e interventi degni di profonda riflessione -  passano in secondo piano, sostanzialmente ignorati. Anche le spiegazioni sui tanti aspetti del viaggio, discussi con i giornalisti nella stessa conferenza stampa passano in secondo piano. Certamente non per chi ha avuto la possibilità di seguirli direttamente, ma per tutti i cattolici sparsi nel mondo e per l’opinione pubblica non cattolica i principali messaggi passati sono quelli legati alle due battute fatte in aereo.

Questo è un dato di fatto. E poco importa che ci siano stati anche organi di informazione – come del resto la Nuova BQ – che si sono concentrati su ciò che il Papa ha detto e fatto in questa settimana (oltre alle frasi colloquiali in aereo). Basta fare un giro su internet o parlare con un po’ di persone per capire cosa è rimasto di questo viaggio nella testa della gente.

Un secondo dato di fatto è che le frasi che hanno acceso l’immaginario collettivo sono state colte in un significato che non è proprio quello che risalta dal contesto del discorso. La frase dei conigli non era un invito al controllo delle nascite ma alla procreazione responsabile: in precedenza aveva attaccato le lobby neo-malthusiane che vogliono il controllo delle nascite e anche la distruzione della famiglia naturale, poi ha anche detto dell’importanza dell’apertura alla vita, ha esaltato la Humanae Vitae. Quindi va messa in un contesto. Senza considerare che due settimane fa aveva ricevuto le famiglie numerose pronunciando un bellissimo discorso in loro difesa. E anche a proposito del terrorismo, il Papa è stato chiaro nella condanna, anche se è dovuto intervenire il segretario di Stato Parolin a ribadirlo. 

Malafede dei giornalisti allora o dei loro direttori? Non proprio. Forse in qualche caso, ma chiunque abbia a che fare con i media sa che c’è sempre la ricerca di una notizia o di un titolo che meriti uno spazio in pagina. Chi ha a che fare regolarmente con i giornalisti questo lo sa bene. E certe espressioni colloquiali, tanto più se pronunciate dal Papa e che possono essere usate in controtendenza rispetto ai suoi predecessori, si prestano perfettamente allo scopo.

Questo pone ancora una volta, oggettivamente, il problema della comunicazione, cosa di cui abbiamo già parlato in passato anche per papa Benedetto XVI soprattutto a causa di certi “vuoti” dell’apparato comunicativo della Santa Sede. Si deve essere realisti: la gente, cattolici in testa, ben difficilmente e molto raramente legge le encicliche, le esortazioni pastorali e i discorsi pronunciati in occasioni solenni. Ma neanche la trascrizione completa delle sue dichiarazioni alla stampa (che comunque qui linkiamo per i volenterosi che volessero controllare). Se va bene legge o ascolta i titoli di giornali e tg, e sulla base di quelli si fa un’idea del magistero del Papa di turno. 

Il problema è dunque che il messaggio che passa sui media di tutto il mondo spesso nasconde i reali contenuti del Magistero, o addirittura li contraddice. Così che anche molti cattolici, in buona fede, sono portati a credere cose errate. Certo, tutti i Papi hanno dovuto subire strumentalizzazioni e letture forzate delle loro parole. Ma è altrettanto evidente che con papa Francesco, che ama parlare molto con i giornalisti e che lascia libertà ai suoi interlocutori anche privati di riferire pubblicamente ciò che ritengono opportuno, il problema è amplificato. Inoltre certe espressioni gergali, che sono di sicuro effetto pronunciate tra persone amiche che sanno di cosa si sta parlando e non hanno secondi fini, mal si adattano a discorsi che richiedono anche una precisione dottrinale. E possono diventare una bomba quando sono mediate dalla stampa e riportate fuori dal contesto. Basti pensare agli effetti devastanti – e certo non desiderati dal Papa – avuti dalla frase che fino a ieri ha maggiormente caratterizzato questo pontificato: «Chi sono io per giudicare…?». 

La corrispondenza tra ciò che si vuole comunicare e ciò che viene capito è un problema che chi gestisce la comunicazione in Vaticano non può non porsi. Nessuno può chiedere al Papa di snaturarsi o di non parlare più con i giornalisti. Negli ultimi anni però si sono moltiplicati in Vaticano esperti e consulenti per la comunicazione, che proprio di questo dovrebbero occuparsi; ma non sembra che per ora sia cambiato molto a parte le spese sostenute per le consulenze. A meno che non ci sia qualcuno a cui queste incomprensioni facciano gioco. Sicuramente non fanno il bene della Chiesa e dei cattolici, e neanche di coloro che sono lontani, per i quali l’immagine di Chiesa rischia di diventare caricaturale.

martedì 20 gennaio 2015

atti impuri

Non commettere adulterio    non commettere atti impuri?


Sul perché il sesto comandamento raccomandi la monogamia, ossia il rapporto sessuale limitato a due persone




Ci siamo mai chiesti cosa significa che la Bibbia - dal greco ta biblia" (raccolta di libri) - sia il libro di Dio per il genere umano? Per gli ebrei, ancor oggi, significa che ciascun particolare, anche il più irrilevante, ha un significato preciso. Un significato nascosto persino nelle lettere che compongono le parole ebraiche dell'Antico Testamento. Per esempio, gli ebrei si chiedono perché la Bibbia non inizia con alef - la prima lettera dell'alfabeto ebraico - bensì con bet,la seconda. Sembra una questione futile, ma per gli ebrei non lo è.

Per essi, infatti, il testo più importante della loro religione non è quello della creazione (Genesi 1-2), che inizia con la lettera bet (bereshit "In principio ... " Genesi 1,1), ma i dieci comandamenti che iniziano infatti con una parola che contiene alef (anì adonai "Io sono il Signore tuo Dio ... " (Esodo 20,2 Deuteronomio 5,6). In effetti, i dieci comandamenti rappresentano non solo il vertice della religione ebraica, ma contengono altresì l'etica fondamentale voluta da Dio per l'intero genere umano. Almeno, per quegli uomini e donne che non vogliono correre il rischio di avere una legge appositamente costruita sui propri bisogni e necessità del momento.
Forse, sarebbe meglio dire che i dieci comandamenti rappresentano la base irrinunciabile per qualsiasi altra etica religiosamente orientata. Pensiamo per esempio al sesto comandamento "non commettere adulterio"  "non commettere atti impuri" (Esodo 20,14 Deuteronomio 5,18). Si tratta solo di una regola morale - oggi ormai inutile - oppure contiene una profonda verità umana da cui non si può prescindere? Occorre chiedersi cosa sia un rapporto sessuale tra due esseri umani. Nella Bibbia, l'uomo e la donna sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1,26).
Si tratta di due parole ebraiche - immagine e somiglianza - che indicano come nell'uomo sia presente qualcosa che appartiene a Dio, cosa? Ciò di cui Dio stesso è composto, la sua eterea natura, in altre parole il suo spirito. Ebbene, quando un uomo si unisce alla donna, non avviene solo una fusione di corpi, ma anche e soprattutto di spiriti, ossia di anime (leggi 1 Corinti 6,16). Quindi, se ti unisci con più donne o più uomini, la tua anima, se vuoi la tua psiche si lega a quella di tutte quelle persone con cui hai avuto un rapporto sessuale. Perché tra esseri umani qualsiasi rapporto sessuale implica la trasmissione di caratteristiche psichiche dall'uno all'altro partner.
Ti può andar bene ... magari hai fatto sempre all'amore con persone veramente a posto. Ma se tra queste c'era qualcuno o qualcuna che proprio a posto non era? Forse che la tua integrità psichica non ne sarà inficiata? C'è da riflettere perciò e non poco, prima di fare cose di cui ci si potrebbe un giorno pentire. Se poi siamo interiormente frammentati ed inquinati mai potremo apportare un contributo valido alla costruzione di un mondo veramente umano, giusto e vero. Ecco perché la famiglia è la prima cellula della società. Ecco perché il sesto comandamento raccomanda la monogamia, ossia il rapporto sessuale limitato a due persone, uomo e donna. Ed ecco perché i dieci comandamenti e non un altro testo sono al centro della religione ebraica ed anche cristiana.