| ![]() Sforzati ad alzarti presto e a un'ora fissa. Appena ti svegli, rivolgi la tua mente a Dio: fai il Segno della Croce, e ringrazialo per la notte che è passata e per tutte le sue misericordie nei tuoi confronti. Chiedigli di guidare ogni tuo pensiero, sensazione e desiderio, in modo che tutto ciò che dici o che fai gli sia gradito. Quando ti vesti ricorda la presenza del Signore e del tuo Angelo custode. Chiedi al Signore Gesù Cristo di ricoprirti con il manto di salvezza. Dopo esserti lavato, vai a fare le preghiere del mattino. Prega in ginocchio, con concentrazione, con riverenza e mitezza, come si conviene di fronte agli occhi dell'Onnipotente. Chiedigli di darti fede, speranza e amore, così come una tranquilla forza per accettare tutto ciò che il giorno che viene ti può portare - le sue difficoltà e suoi problemi. Chiedigli di benedire le tue fatiche. Chiedigli aiuto: per adempiere qualche particolare compito che hai di fronte; per stare alla larga da qualche particolare peccato. Se puoi, leggi qualcosa dalla Bibbia, soprattutto dal Nuovo Testamento e dai Salmi. Leggi con l'intenzione di ricevere qualche illuminazione spirituale, inclinando il tuo cuore alla compunzione. Dopo avere letto un poco, fermati a riflettere su quanto leggi, e quindi procedi oltre, ascoltando ciò che il Signore suggerisce al tuo cuore. Cerca di dedicare almeno quindici minuti a contemplare spiritualmente gli insegnamenti della Fede e il profitto della tua anima in quanto hai letto. Ringrazia sempre il Signore perché non ti ha lasciato perire nei tuoi peccati, ma si preoccupa di te e ti guida in ogni modo possibile al Regno Celeste. Inizia ogni mattino come se avessi appena deciso di diventare un cristiano e di vivere secondo i comandamenti di Dio. Andando a fare i tuoi doveri, sforzati di fare tutto alla gloria di Dio. Non iniziare nulla senza preghiera, perché tutto ciò che facciamo senza pregare alla fine si rivela futile o dannoso. Le parole del Signore sono vere: "Senza di me, non potete fare niente." Imita il nostro Salvatore, che ha lavorato aiutando Giuseppe e la sua tuttasanta Madre. Mentre lavori, mantieni un buono spirito, affidandoti sempre all'aiuto del Signore. È cosa buona ripetere incessantemente la preghiera: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di me peccatore." Se i tuoi lavori hanno successo, rendi grazie al Signore; e in caso contrario, affidati alla sua volontà, poiché Egli si prende cura di noi e dirige tutto verso il meglio. Accetta tutte le difficoltà come penitenza per i tuoi peccati - in spirito di obbedienza e di umiltà. Prima di ogni pasto, prega che Dio benedica il cibo e le bevande; e dopo il pranzo rendi grazie a Dio e chiedigli di non privarti delle sue benedizioni spirituali. È bene lasciare la tavola sentendo un poco di appetito. In ogni cosa, evita gli eccessi. Seguendo l'esempio dei cristiani antichi, digiuna il Mercoledì e il Venerdì. Non essere avido. Sii contento di avere cibo e vestiti, imitando Cristo che si è impoverito per noi. Sforzati di compiacere il Signore in tutto, in modo da non essere rimproverato dalla tua coscienza. Ricordati che Dio ti vede sempre, e così sii accuratamente vigilante per quanto riguarda i sentimenti, i pensieri e i desideri del tuo cuore. Evita anche i più piccoli peccati, per non cadere in quelli più grandi. Scaccia dal tuo cuore ogni pensiero o progetto che ti muove lontano dal Signore. Lotta specialmente contro i desideri impuri; scacciali dal tuo cuore come una scintilla di brace che cade sui tuoi vestiti. Se non vuoi essere turbato da desideri malvagi, accetta mitemente l'umiliazione da parte degli altri. Non parlare troppo, ricorda che per ogni parola detta dovremo rendere conto a Dio. È meglio ascoltare che parlare: nella verbosità è impossibile evitare il peccato. Non essere curioso di ascoltare novità, che non fanno altro che intrattenere e distrarre lo spirito. Non condannare nessuno, ma considera te stesso peggiore di tutti gli altri. Colui che condanna un altro sta prendendo su di sé i suoi peccati; è meglio lamentarsi per il peccatore, e pregare che Dio lo corregga a modo suo. Se qualcuno non ascolta un tuo consiglio, non discutere con lui. Ma se i suoi atti sono una tentazione per gli altri, prendi misure appropriate, perché il bene di molti deve avere maggior peso di quello di una persona sola. Non litigare mai, e non cercare scuse. Sii mite, quieto e umile; sopporta tutto, secondo l'esempio di Gesù. Egli non ti caricherà di una croce che eccede le tue forze. Ti aiuterà anche a portare la tua croce. Chiedi al Signore di darti la grazia di compiere i suoi santi Comandamenti meglio che puoi, anche se sembrano troppo difficili da mantenere. Dopo aver fatto una grande impresa, non aspettarti gratitudine, ma tentazioni: l'amore per Dio è infatti messo alla prova da ostacoli. Non sperare di acquisire qualsiasi virtù senza soffrire amarezza. Nel mezzo delle tentazioni non ti disperare, ma rivolgiti a Dio con brevi preghiere: "Signore, aiuta... Insegnami a... Non lasciarmi... Proteggimi... " Il Signore permette tentazioni e prove; Egli ci dà anche la forza di superarle. Chiedi a Dio di allontanare da te tutto ciò che ti riempie di orgoglio, anche se sarà una perdita amara. Cerca di non essere astioso, lugubre, brontolone, diffidente, sospettoso o ipocrita, ed evita la rivalità. Sii sincero e semplice nella tua attitudine. Accetta umilmente le ammonizioni degli altri, anche se sei più saggio ed esperto. Ciò che non vuoi che sia fatto a te, non farlo agli altri. Piuttosto, fai loro ciò che desideri che sia fatto a te. Se qualcuno ti visita, sii dolce nei suoi confronti, sii modesto, saggio, e a volte, a seconda delle circostanze, sii anche cieco e sordo. Quando senti la pigrizia, o una certa freddezza, non lasciare il consueto ordine di preghiera e le pratiche di pietà che hai stabilito. Tutto ciò che fai nel nome del Signore Gesù, anche le cose piccole e imperfette, diventa un atto di pietà. Se desideri trovare la pace, affidati completamente a Dio. Non troverai pace finché non ti rassereni in Dio, amando solo lui. Di tanto in tanto isolati, seguendo l'esempio di Gesù, nella preghiera e nella contemplazione di Dio. Contempla l'amore infinito del nostro Signore Gesù Cristo, le sue sofferenze e la sua morte, la sua risurrezione, la sua seconda venuta e il Giudizio finale. Visita la chiesa quanto più spesso possibile. Confessati più frequentemente e ricevi la santa Comunione. Facendo così dimorerai in Dio, e questa è la più alta benedizione. Durante la Confessione, pentiti e confessa onestamente e con contrizione tutti i tuoi peccati; il peccato di cui non ci si pente porta infatti alla morte. Dedica le domeniche a opere di carità e di misericordia; per esempio, visita qualche ammalato, consola qualche afflitto, salva qualche perduto. Se qualcuno aiuterà i perduti a ritornare a Dio, questi riceverà una grande ricompensa in questa vita e nell'era ventura. Incoraggia i tuoi amici a leggere letteratura spirituale cristiana e a partecipare a discussioni su temi spirituali. Che il Signore Gesù Cristo sia il tuo insegnante in tutto. Fai sempre riferimento a lui rivolgendo a lui la tua mente; chiediti: che cosa farebbe il Signore in simili circostanze? Prima di andare a dormire, prega apertamente e con tutto il tuo cuore, ricerca e guarda i tuoi peccati del giorno trascorso. Dovresti sempre spingere te stesso a pentirti con un cuore contrito, con sofferenza e lacrime, per non ripetere i peccati passati. Andando a letto, fatti il Segno della Croce, bacia la croce, e affidati al Signore Dio, che è il tuo Buon Pastore. Considera che forse questa notte dovrai apparire di fronte a lui. Ricorda l'amore del Signore nei tuoi confronti e amalo con tutto il tuo cuore, la tua anima e la tua mente. Agendo in questo modo, raggiungerai la vita beata nel Regno della luce eterna. La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con te. Amen. http://padridellachiesa.blogspot.it/ | |||||||||||||||||||
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mercoledì 27 aprile 2016
Quando ti vesti ricorda la presenza
e Abbà disse ....
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venerdì 13 dicembre 2013
La preghiera del Nome di Gesù
Testi rari sull'Esicasmo e la Preghiera di Gesù
La preghiera esicasta:
l'invocazione del Nome di Gesù
1 - L'invocazione di Gesù può essere fatta in molti modi. Ognuno può trovare la forma che più gli è facile nella preghiera personale, ma, qualsiasi formula venga usata, il cuore e il fulcro dell'invocazione dovrà essere il Sacro Nome stesso, la parola «Gesù», nella quale risiede tutta la forza dell'invocazione.
2 - Il Nome Gesù può essere invocato da solo, oppure in una frase più sviluppata. Nell'Oriente la frase più comune è: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore». Ma si potrebbe semplicemente dire: «Gesù Cristo», o «Signore Gesù». L'invocazione può essere ridotta anche alla sola parola «Gesù».
3 - Quest'ultima forma, cioè il solo nome Gesù, è il modello più antico dell'invocazione del Nome.
E’ la più breve e la più semplice e, crediamo, la più facile. Quindi, senza deprezzare le altre forme, possiamo suggerire l'uso della sola parola « Gesù ».
4 - Così, quando parleremo della invocazione del Nome, intendiamo la frequente e devota ripetizione del Nome stesso, «Gesù», senza altre aggiunte. Il Sacro Nome è la preghiera.
5 - Il nome di Gesù può essere pronunziato o pensato silenziosamente. In ambedue i casi vi è una vera invocazione del Nome: orale nel primo, puramente mentale nel secondo. Questa preghiera favorisce un facile passaggio dall'orazione orale a quella mentale; la ripetizione orale del nome, se è lenta e pensosa, fa sì che si giunga alla preghiera mentale e predispone l'animo alla contemplazione.
6 - L'invocazione del nome può essere praticata ovunque e in qualsiasi momento; possiamo pronunciare il Nome di Gesù nelle strade, dove lavoriamo, nella nostra stanza, in chiesa, ecc.... Possiamo ripetere il nome mentre camminiamo. Oltre a questo libero uso del nome, non determinato o limitato da nessuna regola, buona cosa è stabilire un tempo e un luogo per una regolare invocazione del Nome.
Chi è avanzato in questa forma di preghiera può fare a meno di tali adattamenti, che sono però una necessaria condizione per i principianti.
7 - Se vogliamo consacrare ogni giorno qualche tempo all'invocazione del Nome, (oltre alla libera invocazione che dovrebbe essere fatta il più frequentemente possibile), dobbiamo seguire la norma di praticarla, circostanze permettendo, in un posto solitario e quieto. - Quando tu preghi, entra nel segreto della tua stanza, e, chiusa la porta, allora prega il tuo Padre che è nel segreto -.La posizione del corpo non ha molta importanza: si può camminare, sedere, stare distesi o in ginocchio. La migliore posizione è quella che conduce a una maggiore quiete fisica e concentrazione interiore. La posizione esprimente umiltà e adorazione dà maggior aiuto.
8 - Prima di iniziare l'invocazione del nome di Gesù mettiti in pace con te stesso, concentrati e domanda l'ispirazione e la guida dello Spirito Santo. «Nessun uomo può dire: Gesù è il Signore, se non mediante lo Spirito Santo». Il Nome di Gesù non può mai penetrate nel cuore che non è ricolmo del purificante soffio della fiamma dello Spirito. Lo Spirito stesso abiterà e accenderà in noi il Nome del Figlio.
9 - A questo. punto, semplicemente comincia; per camminare si deve fare il primo passo; per nuotare ci si deve gettare nell'acqua. Lo stesso accade per l'invocazione del Nome. Principia a rispettarlo con adorazione e amore, afferrati a lui, pronuncialo con frequenza. Non pensare di stare invocando il Nome, pensa soltanto a Gesù. Dì il suo nome piano, dolcemente, quietamente.
10 - Un errore comune a tutti i principianti è il desiderio di associare l'invocazione del Sacro Nome a una profonda e intensa emozione, tentando di pronunciarlo con gran forza. Ma il nome di Gesù non è fatto per essere urlato, o formulato con violenza, ancorché interiore. Quando a Elia fu comandato di stare davanti al Signore, si scatenò un grande e forte vento, ma il Signore non era nel vento; e dopo il vento venne il terremoto, ma il Signore non era nel terremoto; e dopo il terremoto un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco venne una sommessa piccola voce. E fu così che quando Elia la udì nascose la sua faccia nel mantello, e uscì fuori e rimase in adorazione.
Lo strenuo sforzo e la ricerca di uno stato di tensione non giovano. Nel ripetere il Sacro Nome, raccogli quietamente, a poco a poco, i tuoi pensieri, le tue sensazioni, la tua volontà attorno a esso: ricomponi su di lui il tuo intero essere. Lascia che il Nome penetri la tua anima, come una macchia d'olio si diffonde e impregna un pezzo di stoffa. Non permettere che alcuna parte di te sia distratta, rendi il tuo essere recettivo e circondalo col Nome.
11 - Anche durante l'invocazione del Nome, la sua ripetizione orale non deve essere continua; il Nome pronunciato deve essere interrotto e differito da secondi o minuti di pausa silenziosa e di concentrazione. La ripetizione del Nome può essere paragonata al battito delle ali col quale l'uccello si alza nell'aria.
Così, l'anima, giunta al pensiero di Gesù e ricolma del ricordo di lui, può interrompere la ripetizione del Nome e riposare in Nostro Signore.
La ripetizione sarà ripresa, quando altri pensieri minacciano di espellere il pensiero di Gesù; allora l'invocazione comincerà di nuovo al fine di ottenere più fresco vigore.
12 - Protrai ripetere l'invocazione quanto a lungo desideri o puoi. La preghiera viene naturalmente interrotta dalla stanchezza; non cercare di insistere. Ma ricominciala di nuovo quando e dove ti senti disposto. A suo tempo sentirai il nome di Gesù salire alle labbra spontaneamente e rimanere quasi costantemente presente alla mente in modo silente e pacato. Perfino il tuo sonno sarà avvolto dal Nome e dal ricordo di Gesù. «Io dormo ma il mio cuore veglia» (Cantico dei Cantici).
13 - Quando siamo impegnati nella invocazione del Nome, è naturale che si speri e si insista per ricevere qualche positivo o tangibile risultato e cioè sentire che abbiamo stabilito un reale contatto con la persona di Nostro Signore: «Se io potessi sfiorare appena il tuo manto, sarei guarito» (Matteo, 9-21). Questa felicissima esperienza è l'acme desiderato dell'invocazione del nome. «Io non ti lascerò andare, se non mi benedici». Ma dobbiamo evitare una troppa inquieta attesa per tale esperienza: l'emozione religiosa può facilmente diventare un mascheramento e causa di una pericolosa bramosia e passione. Non pensiamo affatto che l'aver trascorso un certo tempo nell'invocazione del Nome, senza «provare» qualcosa, sia tempo speso male e lo sforzo sia infruttifero; al contrario, questa apparentemente sterile preghiera, può essere più gradita a Dio dei momenti di rapimento, essendo scevra da ogni egoistica ricerca di gaudio spirituale; essa è la preghiera della pura, nuda volontà. Dobbiamo continuare a consacrare ogni giorno un tempo prestabilito e regolare all'invocazione del Nome, anche se ci sembra che questa preghiera lasci freddi e aridi. Questo accurato esercizio della volontà, questa calma veglia nel Nome non può mancare di apportarci benedizione e forza.
14 - Inoltre, l'invocazione deI Nome raramente ci lascia in uno stato d'aridità. Coloro che hanno una qualche esperienza di ciò convengono che viene spesso accompagnata da uno stato d'animo di gioia, tepore e luce. Uno ha l'impressione di muoversi e camminare nella luce. In questa preghiera non vi è né pesantezza, né stanchezza, né sforzo. «Il tuo Nome è come unguento sparso... Trascinami, correremo dietro a te» (Il Cantico dei Cantici).
giovedì 24 gennaio 2013
asini
Ci si ritrova ...
IO VADO AVANTI COME UN ASINO
" L'asino della Palestina è molto vigoroso, sopporta il c...aldo, si nutre di cardi; ha una forma di zoccoli che rende molto sicuro il suo incedere, costa poco il mantenerlo. I suoi soli difetti sono la caparbietà e la pigrizia "
Io vado avanti come quell'asino di Gerusalemme, che, in quel giorno della festa degli ulivi,
divenne la cavalcatura regale e pacifica del Messia.
Io non sono sapiente, ma una cosa so: so di portare Cristo
sulle mie spalle e la cosa mi rende più orgoglioso che essere borgognone o basco.
Io lo porto, ma è lui che mi guida: io credo in lui, lui mi guida verso il suo regno.
Chissà quanto si sente sballottato il mio signore,
quando inciampo contro una pietra !
Ma lui non mi rinfaccia mai niente. E' così bello percepire quanto sia buono e generoso con me:
mi lascia il tempo di salutare l'incantevole asina di Balaan, di sognare davanti a un campo di spighe,
di dimenticarmi persino di portarlo.
Sì, proprio come quell'animale che un dizionario biblico così descrive:
" L'asino della Palestina è molto vigoroso, sopporta il c...aldo, si nutre di cardi; ha una forma di zoccoli che rende molto sicuro il suo incedere, costa poco il mantenerlo. I suoi soli difetti sono la caparbietà e la pigrizia "Io vado avanti come quell'asino di Gerusalemme, che, in quel giorno della festa degli ulivi,
divenne la cavalcatura regale e pacifica del Messia.
Io non sono sapiente, ma una cosa so: so di portare Cristo
sulle mie spalle e la cosa mi rende più orgoglioso che essere borgognone o basco.
Io lo porto, ma è lui che mi guida: io credo in lui, lui mi guida verso il suo regno.
Chissà quanto si sente sballottato il mio signore,
quando inciampo contro una pietra !
Ma lui non mi rinfaccia mai niente. E' così bello percepire quanto sia buono e generoso con me:
mi lascia il tempo di salutare l'incantevole asina di Balaan, di sognare davanti a un campo di spighe,
di dimenticarmi persino di portarlo.
Io vado avanti in silenzio.
E' strano quanto ci si capisca anche senza parlare !
La sua sola parola, che io ho ben capito, sembra essere stata detta apposta per me:
" mio giogo è facile da sopportare e il mio passo leggero" (Mt 11 ,30).
Fede d'animale, come quando, una notte di Natale, allegramente portavo sua madre verso Betlemme.
Io vado avanti nella gioia.
Quando voglio cantare le sue lodi, io faccio un baccano del diavolo,
io canto stonato. Lui allora ride, ride di cuore e il suo riso trasforma
le strettoie del mio vecchio cammino in una pista da ballo e i miei pesanti zoccoli in sandali alati.
Io vado avanti come un asino che porta Cristo sulle sue spalle.
E' strano quanto ci si capisca anche senza parlare !
La sua sola parola, che io ho ben capito, sembra essere stata detta apposta per me:
" mio giogo è facile da sopportare e il mio passo leggero" (Mt 11 ,30).
Fede d'animale, come quando, una notte di Natale, allegramente portavo sua madre verso Betlemme.
Io vado avanti nella gioia.
Quando voglio cantare le sue lodi, io faccio un baccano del diavolo,
io canto stonato. Lui allora ride, ride di cuore e il suo riso trasforma
le strettoie del mio vecchio cammino in una pista da ballo e i miei pesanti zoccoli in sandali alati.
Io vado avanti come un asino che porta Cristo sulle sue spalle.
(Mons. Etchegaray)


giovedì 25 ottobre 2012
padre spirituale
I SANTI HANNO AVUTO BISOGNO DEL PADRE SPIRITUALE: NEL CAMMINO VERSO DIO E' IMPOSSIBILE FAR DA SOLI
Una delle maggiori Grazie che potevamo ricevere è di avere chi ci orienta nel cammino della vita interiore; e se ancora non abbiamo trovato chi ci dia dottrina e ci consigli, in nome di Dio, nella costruzione del nostro edificio spirituale, chiediamolo al Signore: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto". Egli non rimarrà sordo alla nostra richiesta.
Ιl secondo carisma del padre spirituale è l'amore; la capacità di amare gli altri e di accogliere come proprie le loro sofferenze e le loro tentazioni. Senza amore nοn vi può essere paternità spirituale. L'amore, è il fondamento e l'essenza della paternità spirituale.
Come scegliere il padre spirituale e quali condizioni sono necessarie per una corretta direzione spirituale
da Gesù e Maria
![]() |
| Samuele ed il sacerdote Eli |
"Grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo", scrive San Paolo ai cristiani di Tessalonica. "Dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, ed è ben giusto. La vostra fede infatti cresce rigogliosamente e abbonda la vostra carità vicendevole". Con l'assistenza dello Spirito Santo alla sua Chiesa i primi fedeli godettero della dedizione sacrificata dei loro pastori. I farisei non seppero invece guidare il popolo eletto perché, per loro colpa, rimasero senza luce, e caricarono i figli di Israele di un peso aspro e duro, che non li avvicinava a Dio. Il Signore nel Vangelo della Messa li chiama "guide cieche", incapaci di indicare ad altri la retta via.
Una delle maggiori Grazie che potevamo ricevere è di avere chi ci orienta nel cammino della vita interiore; e se ancora non abbiamo trovato chi ci dia dottrina e ci consigli, in nome di Dio, nella costruzione del nostro edificio spirituale, chiediamolo al Signore: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto". Egli non rimarrà sordo alla nostra richiesta.
Nella direzione spirituale troviamo la persona, voluta dal Signore, che conosce bene la strada; le apriremo l'anima e sarà per noi maestro, medico, amico, il buon pastore per tutto ciò che fa riferimento a Dio. Ci mostra i possibili ostacoli, ci suggerisce mete più alte di vita interiore e punti concreti di lotta; ci incoraggia sempre, ci aiuta a scoprire nuovi orizzonti e risveglia nell'anima fame e sete di Dio, che la tiepidezza, sempre in agguato, vorrebbe soffocare. La Chiesa fin dai primi secoli ha raccomandato la pratica della direzione spirituale personale come mezzo efficacissimo per progredire nella vita cristiana. E' assai difficile che qualcuno possa essere guida di se stesso nella vita interiore. Spesso il coinvolgimento emotivo, la mancanza di obiettività con cui guardiamo a noi stessi, l'amore proprio, l'inclinazione ad abbandonarci a quel che più ci aggrada, che ci risulta più facile, tendono ad annebbiare la via che conduce a Dio (forse all'inizio cosi chiara!); e quando non c'è chiarezza sopravvengono la fiacchezza, lo scoraggiamento e la tiepidezza. "Colui che vuole restare solo senza il sostegno di un maestro e di una guida, è come un albero solo e senza padrone in un campo, i cui frutti, per quanto abbondanti verranno colti dai passanti e non giungeranno quindi alla maturità […]. L'anima virtuosa, ma sola e senza maestro è come il carbone acceso ma isolato, il quale invece di accendersi si raffredderà". E' una Grazia del Signore davvero speciale poter contare su di una persona che ci aiuti efficacemente nella nostra santificazione, alla quale poter dischiudere il nostro cuore con una confidenza piena di senso umano e soprannaturale. Sarà una grande gioia poter comunicare i nostri sentimenti più intimi, per orientarli al Signore, a chi ci comprende, ci incoraggia, ci apre orizzonti nuovi, prega per noi e ha una Grazia speciale per aiutarci. Nella direzione spirituale troviamo Cristo stesso che ci ascolta con attenzione, ci comprende e ci dà forza e luci nuove per procedere sicuri.
A CHI DOBBIAMO RIVOLGERCI
VISIONE SOPRANNATURALE NELLA DIREZIONE SPIRITUALENella direzione spirituale dev'essere presente un profondo senso umano e un grande spirito soprannaturale; per questo, la confidenza "non si fa a una persona qualunque, ma a chi merita la nostra fiducia per quello che è o per ciò che Dio lo fa essere per noi". Per San Paolo Dio aveva scelto Ananìa, che lo fortificasse nel cammino della conversione; per Tobia fu l'arcangelo San Raffaele, nella figura di un uomo incaricato da Dio di orientarlo e di consigliarlo nel suo lungo viaggio.
E' imprescindibile per la direzione spirituale un clima soprannaturale: cerchiamo la voce di Dio. Per chiedere consiglio o per confidare una preoccupazione esclusivamente umana, tralasciando il piano soprannaturale, forse basterebbe rivolgersi a una persona capace di comprendere, discreta e prudente; ma per tutto quanto si riferisce all'anima, dobbiamo discernere nell'orazione chi sia il "buon pastore" per noi, "poiché si corre il pericolo, se ci si basa soltanto su motivi umani, di non essere ascoltati né capiti; e allora l'allegria si trasforma in amarezza, e l'amarezza sfocia nell'incomprensione che non dà sollievo; in ogni caso si prova disagio, l'intimo malessere di chi ha parlato troppo, con chi non doveva, di ciò che non doveva". Non dobbiamo scegliere "guide cieche" che più che aiutarci ci porterebbero ad inciampare e cadere.
Se andiamo alla direzione spirituale con senso soprannaturale eviteremo anche di cercare un consiglio che favorisca il nostro egoismo, che tranquillizzi con una sua presunta autorità la voce della nostra anima; e addirittura che si continui a cambiare consigliere fino a trovare il più benevolo. Questa tentazione può manifestarsi specialmente in ambiti e casi particolarmente delicati, nei quali forse non si è disposti a cambiare, nell'intento di piegare la volontà di Dio alla propria: per esempio, la scoperta della propria vocazione, che comporta un impegno maggiore; il dover rompere con un'amicizia pericolosa; la generosità nel numero dei figli, per gli sposi, eccetera.
Chiediamo al Signore che ci renda persone di coscienza retta, che cercano la sua volontà e che non si lasciano condurre da motivi umani: che cercano veramente di piacere a Lui, e non una falsa tranquillità o di far bella figura. Allo stesso modo, sarebbe una mancanza di visione soprannaturale essere eccessivamente preoccupati del "che cosa avranno pensato", di "che cosa penseranno", dell'opinione che si son fatti di noi. La visione soprannaturale conduce alla sincerità e alla semplicità.
La vita interiore matura nel tempo e non si improvvisa dalla sera alla mattina. Andremo incontro a sconfitte, che ci aiuteranno a essere più umili e a vittorie, che mostrano quanto la Grazia agisce efficacemente dentro di noi; avremo bisogno di cominciare e ricominciare molte volte, senza scoraggiarci e senza aspettare - anche se a volte vengono - risultati immediati, che talora il Signore vuole che non vi siano in vista di un bene maggiore.
COSTANZA, SINCERITÀ E DOCILITÀDietro questa lotta ascetica allegra dev'esserci la direzione spirituale, che non può essere sporadica o discontinua, ma seguire passo dopo passo gli alti e bassi del nostro sforzo.
1) COSTANZA anche nelle difficoltà: quando, per esempio, il tempo scarseggi a causa di un lavoro particolarmente assorbente, per chi è studente, per l'approssimarsi degli esami… Dio premia questo sforzo con nuove luci e Grazie. Altre volte le difficoltà sono interiori: pigrizia, superbia, scoraggiamento perché le cose vanno male, perché non si è riusciti a compiere quanto ci si era proposto.
E' il momento in cui abbiamo maggior bisogno di una chiacchierata fraterna, o di una Confessione, dalla quale usciremo con più speranza e allegria, con una spinta nuova ad andare avanti nella lotta. Un quadro è fatto di pennellate e pennellate, e una corda robusta è un intreccio di molti fili: è nella continuità della direzione spirituale, settimana dopo settimana, che l'anima si va forgiando; a poco a poco, attraverso sconfitte e vittorie, lo Spirito Santo costruisce l'edificio della santità.
2) Accanto alla costanza, è imprescindibile la SINCERITA'; cominciamo sempre col dire la cosa più importante, che forse è proprio quella che ci costa di più manifestare; questo è essenziale sia agli inizi sia per perseverare. I frutti possono farsi attendere proprio per non aver dato fin da subito una chiara immagine di quel che ci succede, di come siamo realmente; oppure per esserci soffermati su cose e fatti meramente accidentali, di contorno, non giungendo alla sostanza. Sincerità senza finzioni, esagerazioni o mezze verità: nel concreto, nel particolare, con delicatezza, quando sia necessario, chiamando i nostri errori, i difetti del carattere, col loro nome, senza volerli mascherare con eufemismi o palliativi: perché? Come? Quando?... circostanze che caratterizzano con più efficacia lo stato dell'anima.
3) Un'altra condizione perché la direzione spirituale dia frutto è la DOCILITA'.
Furono docili quei lebbrosi che, come se fossero già stati mondati, andarono a presentarsi ai sacerdoti come Gesù aveva loro ordinato; furono docili gli apostoli quando il Signore disse loro da far sedere la folla che lo seguiva e dar loro da mangiare, nonostante che essi, avendo già fatto i calcoli, sapessero bene che le provviste raccolte erano del tutto insufficienti.
Pietro è docile quando getta le reti pur avendo più volte sperimentato che in quel luogo non c'erano pesci, e l'ora non era opportuna. San Paolo si lascerà guidare; la sua personalità forte, emersa in vari modi e in tante occasioni, gli serve ora per essere docile. Prima i suoi compagni di viaggio lo portarono a Damasco, poi Ananìa gli renderà la vista, ed eccolo divenuto un uomo capace di sostenere le battaglie del Signore.
Non potrà essere docile chi insiste a essere cocciuto, ostinato, incapace di accogliere un'idea diversa da quella che ha già o che gli detta l'esperienza.
Il superbo è incapace di essere docile perché, per imparare e consentire che ci aiutino, è necessario che siamo convinti della nostra pochezza e indigenza in tanti aspetti della nostra vita spirituale.
Rivolgiamoci alla Santissima Maria per essere costanti nel farci dirigere, sinceri, aprendo il cuore veramente, e docili, come "la creta in mano al vasaio".
A CHI DOBBIAMO RIVOLGERCI
VISIONE SOPRANNATURALE NELLA DIREZIONE SPIRITUALENella direzione spirituale dev'essere presente un profondo senso umano e un grande spirito soprannaturale; per questo, la confidenza "non si fa a una persona qualunque, ma a chi merita la nostra fiducia per quello che è o per ciò che Dio lo fa essere per noi". Per San Paolo Dio aveva scelto Ananìa, che lo fortificasse nel cammino della conversione; per Tobia fu l'arcangelo San Raffaele, nella figura di un uomo incaricato da Dio di orientarlo e di consigliarlo nel suo lungo viaggio.
E' imprescindibile per la direzione spirituale un clima soprannaturale: cerchiamo la voce di Dio. Per chiedere consiglio o per confidare una preoccupazione esclusivamente umana, tralasciando il piano soprannaturale, forse basterebbe rivolgersi a una persona capace di comprendere, discreta e prudente; ma per tutto quanto si riferisce all'anima, dobbiamo discernere nell'orazione chi sia il "buon pastore" per noi, "poiché si corre il pericolo, se ci si basa soltanto su motivi umani, di non essere ascoltati né capiti; e allora l'allegria si trasforma in amarezza, e l'amarezza sfocia nell'incomprensione che non dà sollievo; in ogni caso si prova disagio, l'intimo malessere di chi ha parlato troppo, con chi non doveva, di ciò che non doveva". Non dobbiamo scegliere "guide cieche" che più che aiutarci ci porterebbero ad inciampare e cadere.
Se andiamo alla direzione spirituale con senso soprannaturale eviteremo anche di cercare un consiglio che favorisca il nostro egoismo, che tranquillizzi con una sua presunta autorità la voce della nostra anima; e addirittura che si continui a cambiare consigliere fino a trovare il più benevolo. Questa tentazione può manifestarsi specialmente in ambiti e casi particolarmente delicati, nei quali forse non si è disposti a cambiare, nell'intento di piegare la volontà di Dio alla propria: per esempio, la scoperta della propria vocazione, che comporta un impegno maggiore; il dover rompere con un'amicizia pericolosa; la generosità nel numero dei figli, per gli sposi, eccetera.
Chiediamo al Signore che ci renda persone di coscienza retta, che cercano la sua volontà e che non si lasciano condurre da motivi umani: che cercano veramente di piacere a Lui, e non una falsa tranquillità o di far bella figura. Allo stesso modo, sarebbe una mancanza di visione soprannaturale essere eccessivamente preoccupati del "che cosa avranno pensato", di "che cosa penseranno", dell'opinione che si son fatti di noi. La visione soprannaturale conduce alla sincerità e alla semplicità.
La vita interiore matura nel tempo e non si improvvisa dalla sera alla mattina. Andremo incontro a sconfitte, che ci aiuteranno a essere più umili e a vittorie, che mostrano quanto la Grazia agisce efficacemente dentro di noi; avremo bisogno di cominciare e ricominciare molte volte, senza scoraggiarci e senza aspettare - anche se a volte vengono - risultati immediati, che talora il Signore vuole che non vi siano in vista di un bene maggiore.
COSTANZA, SINCERITÀ E DOCILITÀDietro questa lotta ascetica allegra dev'esserci la direzione spirituale, che non può essere sporadica o discontinua, ma seguire passo dopo passo gli alti e bassi del nostro sforzo.
1) COSTANZA anche nelle difficoltà: quando, per esempio, il tempo scarseggi a causa di un lavoro particolarmente assorbente, per chi è studente, per l'approssimarsi degli esami… Dio premia questo sforzo con nuove luci e Grazie. Altre volte le difficoltà sono interiori: pigrizia, superbia, scoraggiamento perché le cose vanno male, perché non si è riusciti a compiere quanto ci si era proposto.
E' il momento in cui abbiamo maggior bisogno di una chiacchierata fraterna, o di una Confessione, dalla quale usciremo con più speranza e allegria, con una spinta nuova ad andare avanti nella lotta. Un quadro è fatto di pennellate e pennellate, e una corda robusta è un intreccio di molti fili: è nella continuità della direzione spirituale, settimana dopo settimana, che l'anima si va forgiando; a poco a poco, attraverso sconfitte e vittorie, lo Spirito Santo costruisce l'edificio della santità.
2) Accanto alla costanza, è imprescindibile la SINCERITA'; cominciamo sempre col dire la cosa più importante, che forse è proprio quella che ci costa di più manifestare; questo è essenziale sia agli inizi sia per perseverare. I frutti possono farsi attendere proprio per non aver dato fin da subito una chiara immagine di quel che ci succede, di come siamo realmente; oppure per esserci soffermati su cose e fatti meramente accidentali, di contorno, non giungendo alla sostanza. Sincerità senza finzioni, esagerazioni o mezze verità: nel concreto, nel particolare, con delicatezza, quando sia necessario, chiamando i nostri errori, i difetti del carattere, col loro nome, senza volerli mascherare con eufemismi o palliativi: perché? Come? Quando?... circostanze che caratterizzano con più efficacia lo stato dell'anima.
3) Un'altra condizione perché la direzione spirituale dia frutto è la DOCILITA'.
Furono docili quei lebbrosi che, come se fossero già stati mondati, andarono a presentarsi ai sacerdoti come Gesù aveva loro ordinato; furono docili gli apostoli quando il Signore disse loro da far sedere la folla che lo seguiva e dar loro da mangiare, nonostante che essi, avendo già fatto i calcoli, sapessero bene che le provviste raccolte erano del tutto insufficienti.
Pietro è docile quando getta le reti pur avendo più volte sperimentato che in quel luogo non c'erano pesci, e l'ora non era opportuna. San Paolo si lascerà guidare; la sua personalità forte, emersa in vari modi e in tante occasioni, gli serve ora per essere docile. Prima i suoi compagni di viaggio lo portarono a Damasco, poi Ananìa gli renderà la vista, ed eccolo divenuto un uomo capace di sostenere le battaglie del Signore.
Non potrà essere docile chi insiste a essere cocciuto, ostinato, incapace di accogliere un'idea diversa da quella che ha già o che gli detta l'esperienza.
Il superbo è incapace di essere docile perché, per imparare e consentire che ci aiutino, è necessario che siamo convinti della nostra pochezza e indigenza in tanti aspetti della nostra vita spirituale.
Rivolgiamoci alla Santissima Maria per essere costanti nel farci dirigere, sinceri, aprendo il cuore veramente, e docili, come "la creta in mano al vasaio".
Fonte: Gesù e Maria
Padri dello spirito hanno sempre indicato l’importanza del padre spirituale nel cammino della vita cristiana.
Lo ha ricordato anche papa Benedetto: “Vorrei dire che [il padre spirituale] rimane valido per tutti – sacerdoti, persone consacrate e laici, e specialmente per i giovani – l’invito a ricorrere ai consigli di un buon padre spirituale, capace di accompagnare ciascuno nella conoscenza profonda di se stesso, e condurlo all’unione con il Signore, affinché la sua esistenza si conformi sempre più al Vangelo. Per andare verso il Signore abbiamo sempre bisogno di una guida, di un dialogo. Non possiamo farlo solamente con le nostre riflessioni. E questo è anche il senso della ecclesialità della nostra fede, di trovare questa guida”.
Chi è il padre spirituale?
Nei testi sacri troviamo un insegnamento molto eloquente. E’ quello di Tobia, al quale, dovendo egli intraprendere un lungo e difficile viaggio, il padre Tobi gli dice: “Cercati, o figlio, un uomo di fiducia che ti faccia da guida!” (Tb 5,3)
Nel libro di Samuele quando Samuele si sente chiamare, e non capisce che è il Signore a chiamarlo, sarà Eli a spiegarglielo e a istruirlo su come rispondere alla chiamata.
Il padre spirituale è colui che risveglia la vita spirituale di una persona dandole l’impulso a iniziare un rapporto vivo con Gesù. E’ colui che indica come nutrire la nostra fede, come tenerla sempre viva, che anche ci richiama e ci aiuta a svilupparla e viverla nelle situazioni che la vita ci presenta.
Il padre spirituale è la guida nella vita in Cristo; conduce alla comunione cοn Cristo; è l’esperto consigliere e l’infaticabile sostenitore. Padre spirituale è chi indica il nutrimento per la vita di fede, la tiene desta, la richiama, aiuta a svilupparla e a viverla nelle varie situazioni che man mano si presentano.
In quanto trasmettitore della vita divina il padre spirituale è dono di Dio, un dono gratuito.
Il desiderio di perfezionamento della vita cristiana, di continuare ad approfondirla fa cercare una persona che si ritiene capace di offrire la parola di Dio e la sua sapienza, di accompagnare a lui, di aiutare ad aprire a Gesù le porte del cuore, di insegnare a discernere i pericoli della vita interiore e della fede, e a riconoscere, quindi a vincere, gli spiriti del mondo per accogliere solo lo Spirito Santo!
La pienezza della paternità e della maternità appartiene alla Chiesa, cui spetta il ruolo di Madre della nostra vita divina! All’interno della Chiesa varie persone svolgono il servizio della sua maternità come carisma o come ministero. Fra queste ne possiamo scegliere una, seguendo un impulso dello Spirito Santo o qualche segno della bontà di Dio che, provvidenzialmente, ce la fa incontrare.
I tratti fondamentali del padre spirituale
Sono due i tratti fondamentali che connotano il Padre spirituale.
Ιl primo è quello di saper leggere nel cuore dei discepoli e operare un discernimento. Cardiognosi, così i greci chiamavano il dono della conoscenza del cuore.
Si tratta della facoltà di cogliere intuitivamente i segreti dei cuori, di comprendere le profondità nascoste di cui l'altro non è consapevole. Questa dimensione è più di ordine spirituale che psicologica; infatti essa è il frutto della grazia, che presuppone una preghiera attenta e un continuo combattimento ascetico.
Ιl secondo carisma del padre spirituale è l'amore; la capacità di amare gli altri e di accogliere come proprie le loro sofferenze e le loro tentazioni. Senza amore nοn vi può essere paternità spirituale. L'amore, è il fondamento e l'essenza della paternità spirituale.
La relazione tra figlio e padre spirituale
La relazione cοn il padre spirituale nοn può essere automatica. Essa presuppone la risposta all'amore e alla sollecitudine che il padre spirituale esercita nei confronti del proprio figlio.Ιl primo presupposto fondamentale è l' amore. Il legame che si intesse tra il padre e il figlio spirituale è l' amore vicendevole. Αll'amore del padre spirituale il credente risponde con il suo amore. «Νulla rende attraente l'insegnamento quanto l'amare e l'essere amato» ammonisce Giovanni Crisostomo. I legami spirituali sono più forti di quelli naturali e l'amore che nasce da Cristo è più forte di quello generato dal legame di sangue.
Il secondo tratto è la fiducia verso la sua persona. Quando lο riconosciamo nοstra guida lungo la νia della salvezza. Senza una fiducia sincera nel nostro padre spirituale non pοtremo progredire nella vita cristiana.
Il secondo tratto è la fiducia verso la sua persona. Quando lο riconosciamo nοstra guida lungo la νia della salvezza. Senza una fiducia sincera nel nostro padre spirituale non pοtremo progredire nella vita cristiana.
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