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giovedì 5 maggio 2016

vive di notte quanto di giorno condanna

La perversione della Chiesa ...




Non poche volte in questo blog ho ricordato quello che, per i cristiani, è un dato rivelato: l’origine e l’anima soprannaturale della Chiesa  affermazione, questa, teoricamente sostenuta anche nel Cristianesimo occidentale sia riformato sia cattolico. I tempi attuali hanno conosciuto uno sdoppiamento sempre maggiore tra quanto si afferma teoricamente e quanto si vive

Non sto a citare il caso di chi, per debolezza umana o malattia, vive di notte quanto di giorno condanna, situazioni patologiche emergenti con una certa frequenza pure nel clero, purtroppo. 

Quanto mi interessa non è il caso personale di pochi o molti, la loro debolezza personale, poiché non c’è uomo che possa dirsi perfetto. Quanto mi interessa è la mentalità diffusa negli ambienti ecclesiali. Tale mentalità sta contraddicendo in modo sempre più palese la tradizione del Cristianesimo antico e tende ad opporsi radicalmente all’identità della Chiesa quale l’ha voluta Cristo creando, di fatto, un’antichiesa. Se in Europa occidentale questo cammino oramai è giunto ad un livello quasi allarmante, nel mondo ortodosso sta iniziando a manifestarsi recentemente dopo un certo periodo di incubazione. 

Farò un esempio sia per il primo, sia per il secondo caso. 

Nel mondo cattolico, dopo il recente faticoso e controverso sinodo sulla famiglia, si è deciso di emanare un documento post sinodale redatto da una persona di fiducia, tale mons. Victor Manuel Fernández

C'è un particolare sul quale voglio polarizzare l’attenzione dei miei lettori: mons. Fernández alcuni anni fa fu autore di un libro che, per un chierico, è alquanto singolare: Saname con tu boca. El arte de besar (Risanami con la tua bocca. L'arte di baciare). 

Traduco l’abstract di tale pubblicazione rinvenibile qui

“Questo libro non è tratto dalla mia esperienza [excusatio non petita accusatio manifesta?] ma dalla vita di chi bacia. In queste pagine voglio sintetizzare il sentimento popolare, quello che prova la gente quando pensa ad un bacio, quello che esprimono i mortali quando baciano. Perciò ho interpellato molte persone con abbondante esperienza su tale tema e molti giovani che imparano a baciare alla loro maniera. Ho pure consultato molti libri nei quali emerge come i poeti parlano riguardo al bacio. Ho, così, cercato di sintetizzare l’immensa ricchezza della vita in queste pagine a proposito del bacio. Spero che ti aiutino a baciare meglio, motivandoti a liberare il meglio di te stesso nel bacio [sic!!!]”. 

Un tal libro me lo sarei aspettato da uno psicologo specializzato nella vita affettiva, non da un prete la cui missione è tutt’altra e che, trattando questi argomenti, non può che improvvisarsi (a meno che non li conosca segretamente). 

Mi chiedo: perché molti preti s’interessano sempre più a tematiche estranee alla loro missione? Posso dare qualche risposta in base alla mia esperienza e alle mie conoscenze. 

1) Il clero ritiene sempre più noiosa la vita sacerdotale, priva di stimoli, troppo sacrificata, per nulla gratificante; 
2) Non trova alcun piacere nel Cristianesimo, sia nella sua pratica sia nello studio della sua realtà dogmatico-spirituale-liturgica. 
3) Molti sono divenuti preti per incapacità a fare qualsiasi altra cosa. Mantengono, così, un’apparenza sacerdotale ma la loro vita e il loro cuore sono altrove. 

Ecco perché si sta diffondendo uno pseudo cristianesimo alternativo da un’ampia percentuale del clero, qualcosa che, in realtà, non è per nulla Cristianesimo anche se ne conserva qualche apparenza. 

Se torniamo alle fonti, leggendo gli scritti dei Padri della Chiesa o gli scritti ascetici, noteremo, viceversa, una vera e propria passione, un “eros”, per Cristo, un’identificazione con Cristo tale da far superare qualsiasi tipo di difficoltà. Contrariamente a questo vescovo latino-americano, un asceta antico avrebbe scritto: 

Superati i piaceri del mondo e i legittimi piaceri matrimoniali, chi si unisce a Cristo pregusta per esperienza l’anticipo dei beni futuri per i quali è stata costituita la Chiesa. Nel suo Spirito io sento e vedo oltre ogni puro sentire e vedere umano, il Regno che mi attende, sento lo Sposo in me che mi conduce e m’ illumina nelle scelte che faccio, al punto che non esiste più alcun tormento od opposizione in grado d’impedirmi a raggiungerlo: è tanto il bene che mi sta dinnanzi che ogni ostacolo non ferma la mia corsa verso di Lui”. 

Questo tipo di scritto sintentizza l’esperienza di san Paolo e l’esperienza di tutti gli autentici santi, di coloro, cioè, che hanno avuto esperienze spirituali, non illusioni psichiche, seppur religiose. 

Lo scritto del latino americano mons. Fernández , invece, ci mostra un'esperienza psichica puramente umana che non condanno, in chi la vive con i corretti presupposti, ma che non è affatto l’esperienza che deve proporre la Chiesa, l’esperienza spirituale, appunto. 

Il fatto è, e qui arriviamo al punto essenziale, che questi ambienti ecclesiali sono oramai completamente psichici. L’ho scritto e giova ripeterlo ancora. Si sostituisce, così, lo psicologo al padre spirituale e la Chiesa diviene un’agenzia per vivere umanamente meglio, non per vivere come Cristo ha indicato. 
Ecco confezionata, senza colpo ferire e illudendo drammaticamente i credenti, un’anti chiesa. Chi edifica, coscientemente o meno, quest’anti chiesa, finisce per divenire anticristico. Non potrei usare un linguaggio meno esplicito, poiché tutti i fatti lo dimostranoE, d’altronde, chi è avezzo a leggere le omelie dei Padri della Chiesa, le loro Catechesi, alle quali rimando i miei lettori, non può non sentire un contrasto drammatico tra lo stile e il contenuto spirituale di questi santi autori e lo stile e il contenuto miserevolissimo di moltissimo clero (e alto clero!) odierno...

Nel mondo ortodosso, a volte fieramente anticattolico, a volte stranamente affascinato dal Cattolicesimo pure nei suoi aspetti più criticabili, lo spirito dei tempi attuali, dopo aver a lungo bussato, è penetrato in chi, soprattutto, ne è particolarmente predisposto. 

Un amico greco mi ha segnalato il caso di un sacerdote greco che, nel suo facebook, confidava: “Προσπαθώ να βρω επιχειρήματα εναντίον της καύσης των νεκρών... [Sto cercando di trovare delle scusanti all’incenerimento dei morti]” (vedi qui). In altre parole, per questo prete non dovrebbe esserci alcun problema, per un cristiano, incenerire il corpo di un defunto o, quanto meno, si dovrebbe trovare una scusa a tale pratica. 
 

 
La venerazione delle reliquie comporta un contatto fisico tra i resti di un corpo santificato e il fedele, contatto che trasmette benedizione e grazia. Qui non c'è spazio per alcuna opinione umanisitica con la quale si pensa che il contatto possa trasmettere malattie perché, nella grazia divina, non è possibile alcuna trasmissione di effetti negativi. Il solo pensarlo è blasfemo. Purtroppo è questo che si pensa in grandissima parte del Cristianesimo occidentale e ciò dimostra come quest'ultimo è succube di pregiudizi che nascono da presupposti atei, come la giustificazione, per motivi sanitari, della cosiddetta "comunione sulla mano".

Giustamente l’amico, che ha una buona formazione, mi chiedeva: “Se noi inceneriamo il corpo di un defunto, vissuto santamente, come potremo conservarne le reliquie?”. Il corpo, nella dottrina antica, è il “vaso” dello Spirito santo. È santificato come lo è l'intera persona al punto che il corpo dei santi può non subire il processo di decomposizione. In tal modo, s’inverte la legge naturale con la quale normalmente i corpi tornano alla terra sciogliendosi in essa. La reliquia è baciata dal fedele perché trasmette le energie santificanti con le quali il santo è stato elevato in Cielo; è un modo per entrare in contatto con lui e ricevere la benedizione di Chi lo ha santificato. Il corpo di un santo ha, dunque, un valore essenziale per il cristiano. Perciò, per estensione, ha valore il corpo di ogni cristiano defunto inserito, con il battesimo, nel mistero della morte e risurrezione corporale di Cristo. Questo dovrebbe essere chiaro nell’Ortodossia come una volta lo era nel Cattolicesimo. 

La cosa più impressionante è che l’opinione del sacerdote è appoggiata da alcuni per i quali, incenerendo il corpo, si determina un ambiente igienicamente più sicuro, come se andando nei cimiteri attuali ci si esponesse a chissà quali contagi! Sono idee umanistiche, come altre ancora che, oramai, stanno soffocando il Cattolicesimo. 

Tutto ciò mi dimostra che la chiarezza dottrinale antica si sta appannando pure in certi settori dell’Ortodossia, ossia che opinioni puramente umanistiche iniziano ad avere il sopravvento sullo stile tradizionale della Chiesa.

Vorrei far notare ai miei lettori che qui non trattiamo fatti marginali, concetti sui quali si può opinare liberamente senza intaccare la base sulla quale si appoggia la Chiesa. Trattiamo di elementi che si connettono in modo abbastanza essenziale con tale base al punto che rovinare quelli significa rovinare questa. 

Nel primo esempio più eclatante, quello del cattolico latino-americano, c’è la creazione di un’atmosfera che di ecclesiale oramai non ha più nulla al punto che vedere un prete che consiglia come baciare meglio è almeno patetico, oltre che avere idee totalmente estranee (se non opposte) alla sua missione ... Ma oramai è questo lo stile totalmente mondano di troppi ambienti cristiani dai quali i cristiani stessi farebbero bene a fuggire.

Questo tipo di chierici non rappresentano che loro stessi anche se, ufficialmente, portano titoli altisonanti e, ai più, sembra rappresentino ufficialmente la Chiesa. Purtroppo il tipo di Chiesa che essi contribuiscono a diffondere, è una chiesa pervertita, ossia strappata dalle radici neotestamentarie volute da Cristo. Cristo insegna ai suoi discepoli a fissare gli occhi al Cielo, non a baciare meglio!!!!!

Mi duole usare queste espressioni così forti ma, se voglio dipingere veramente la realtà, non posso che definirla con il suo nome. 

I miei lettori più attenti lo capiranno.
 
 

lunedì 2 maggio 2016

Concilio panortodosso

Tutti i nodi vengono al pettine ...


Il modo di concepire la Chiesa nella Patristica antica è molto ben definito: la Chiesa di Cristo è una (vedi il Credo Niceno - Costantinopolitano), nonostante siano da sempre esistite comunità cristiane in non comunione tra loro. I Padri hanno un pensiero netto e tranciante: al di fuori dell’unica Chiesa di Dio non c’è la Chiesa e neppure la salvezza voluta da Dio attraverso Cristo.
 
Nei secoli questo pensiero si è pian piano addolcito, considerando che le persone che nascono in una comunità ecclesiale non unita con “l’unica Chiesa di Cristo” non possono essere definite estranee ad una certa opera di Cristo stesso. In questo modo si ha cercato di mantenere lo spirito antico, spirito di precisione alla lettera dei Padri, con le condizioni dei tempi o le situazioni che non suggerivano un’impostazione troppo rigida.

Alla vigilia del concilio Vaticano II, nel mondo cattolico, si ereditava questo concetto tradizionale, in ultima analisi patristico, di Chiesa: la Chiesa è una e chi vuole partecipare a quest’unità deve unirsi ad essa e abbandonare quanto ostacola tale unione.
 
Poi tutti sanno come, attraverso vari documenti e nuovi orientamenti, si è pervenuti ad un altro concetto, concetto che ultimamente è cambiato ancora per divenire di fatto il seguente: ogni Chiesa partecipa a qualcosa della verità di Cristo, l’unione delle varie verità, quindi delle diverse Chiese tra loro, ricostituisce l’unica verità perduta. Mi sembra che alcuni sostenitori di tale idea tendano a pervenire ad un certo agnosticismo pratico, dal momento che, alla fine, la pienezza della verità non è mai da nessuna parte.

Il mondo ortodosso ha conservato fino ad oggi il concetto tradizionale e patristico di Chiesa per cui un conto è la Cristianità, che può essere divisa da chi ha credenze eterodosse, un conto è la Chiesa che, partecipando da sempre e intimamente al mistero di Cristo, non ha mai cessato di essere Una.

In questi mesi si sta preparando il Concilio panortodosso che riunirà patriarchi e vescovi ortodossi. È stato reso noto già qualche testo (vedi qui in traduzione francese) da discutere e approvare e tale testo è stato redatto da studiosi e vescovi del Patriarcato Ecumenico. Come d’altronde immaginavo tale testo ha generato forti critiche. Alcuni centri teologici e personalità del Patriarcato ecumenico sono noti per le loro posizioni molto avanzate all’interno dell’Ortodossia. In parole povere, essi tendono a  seguire e cercano di proporre, a distanza di alcuni decenni, l’evoluzione avvenuta nel mondo cattolico almeno in qualche suo aspetto. Il loro problema (per fortuna!) è che non essendoci un’autorità centrale in grado d’imporre la sua volontà, l’introduzione d’idee che si oppongono nettamente alla tradizione antica, non sarà affatto facile (*).

Sono così già avvenute diverse proteste da parte di teologi e da parte di membri della Chiesa ortodossa bulgara. La miccia, diciamo così, è stata accesa da un teologo greco, Dimitrios Tselengidis, professore di dogmatica alla Facoltà di teologia dell’università Aristotele di Salonicco.
 
Questo teologo osserva giustamente che non si può giustapporre la teologia patristica sulla Chiesa con alcune concezioni sincretistiche attualmente di moda, a meno di non rovinare la Chiesa stessa “la legittimazione del sincretismo ecumenistico cristiano attraverso la decisione di un concilio panortodosso sarebbe catastrofica per la Chiesa”, egli dice.
Poi aggiunge:

[Nel documento preparatorio al concilio panortodosso] è scritto che, la Chiesa ortodossa con la sua partecipazione al movimento ecumenico, “ha per obbiettivo di spianare la via che conduce all’unità”. Qui si pone una domanda: sapendo che l’unità della Chiesa è un fatto riconosciuto, che tipo di unità delle Chiese è ricercata nel contesto del movimento ecumenico? Questo forse non significa il ritorno dei cristiani occidentali alla Chiesa una e unica? Un tal significato, comunque, non traspare né nella lettera, né nello spirito dell’intero testo. Al contrario, in realtà, è data l’impressione che esiste una divisione stabilita nella Chiesa e che le prospettive dei dialoghi hanno per scopo l’unità di una Chiesa lacerata.

Bene inteso: non è fine di questo blog dichiarare a voce alta che l’Unica Chiesa è nel Cattolicesimo o nell’Ortodossia. Qui mi fermo prima e constato che nella letteratura dei santi Padri c’è un concetto ben preciso, in gran parte abbandonato in Occidente: la Chiesa è sempre stata una e non si è mai divisa!
Questo concetto oramai viene messo in dubbio perfino in certe parti del mondo ortodosso e il documento in preparazione al concilio panortodosso sembra lo specchio di questo dato di fatto che io stesso ho lungamente verificato in alcuni esponenti ortodossi in Italia che parlano abitualmente di “Chiesa indivisa del primo millennio...” come se nel secondo millennio tale caratteristica fosse venuta meno.
 
L’Ortodossia seguirà, dunque, i passi del mondo cattolico, oramai quasi indifferente dinnanzi agli stessi temi teologici, reputati “anticaglie” di un mondo passato? 

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 (*) La mancanza di un "papa" che impone autoritativamente la sua volontà su tutta la Chiesa, sembra voler essere sostituita dalla volontà di un Concilio al quale tutta l'Ortodossia dovrebbe sottomettersi. Con questo grimaldello si cerca d'introdurre novità inaudite.
Tuttavia, sia il teologo greco sia molti esponenti della Chiesa bulgara ricordano che non è il Sinodo in se stesso o l'autorità in se stessa a fare la verità se quest'ultima non riflette la tradizione ininterrotta della Chiesa. Nella Chiesa ortodossa il criterio finale è sempre la coscienza dogmatica vigilante del pleroma della Chiesa che nel passato ha convalidato o considerato come "brigantaggi" addirittura dei concili ecumenici. Il sistema conciliare in se stesso non assicura la giustezza della fede ortodossa. Se questo criterio fosse stato conservato anche nel mondo cattolico, invece di essere sostituito dal clericalismo impositivo, si sarebbero evitati molti problemi... 
 
fonte: http://traditioliturgica.blogspot.it/

martedì 22 marzo 2016

x 1 chiesa massonica

La Chiesa interreligiosa ed ecumenica - la chiesa che vuole la Massoneria

-A cura di Floriana Castro Agnello-


Recentemente capita più spesso di sentir dire che tutte le religioni sono uguali perchè hanno tutte lo stesso Dio. Capita soprattutto quando si fa riferimento alle tre grandi religioni monoteiste: Cristianesimo, Islam e Giudaismo. In questo contesto non le prenderemo in esame le religioni orientali, data la grandissima quantità di elementi ateistici, esoterici ed occulti contenute all’interno di esse. Vedremo piuttosto in cosa credono le tre religioni monoteiste e queste credono veramente tutte nello stesso Dio.

Il Cristianesimo: i cristiani credono nell’unico Dio, manifestatosi ad Abramo. Da Abramo, Dio diede la benedizione ad una stirpe dalla quale sarebbe nato  il Dio Incarnato e profetizzato sulle le scritture da tutti i profeti. Le scritture trovarono adempimento con l’avvento di Gesù Cristo che mediante il Suo Sacrificio, morte e risurrezione si è reso mediatore fra il cielo e la terra, ristabilendo l’ alleanza tra il cielo e la terra che il peccato aveva incrinato, donando la salvezza a tutti coloro che si sarebbero convertiti. I Cristiani credono che Gesù, insieme col Padre e lo Spirito Santo siano un solo Dio, seppur in Tre distinte persone:  il mistero della SS Trinità. I cristiani onorano la Madonna in quanto Madre di Dio. Per il Cristianesimo il Regno di Dio si vivrà nel Regno dei Cieli fino a quando Gesù tornerà sulla terra per giudicare i vivi e i morti. Secondo il compimento delle scritture, - portato a termine dal Verbo Incarnato,- tutti sono chiamati alla salvezza mediante il battesimo e la conversione. Chi rifiuterà di convertirsi e continuerà nella strada del male e dell’errore sarà Dio stesso nell’aldilà ad assegnare all’anima dell’impenitente il Suo giusto giudizio.

L’Islam: I musulmani credono in un unico dio; un dio che non essere Padre di nessuno; un dio che promette un paradiso fatto di beni tipicamente terreni e sensuali, beni del tutto opposti a quelli spirituali di cui Gesù fa riferimento. Essi credono nella Sua nascita verginale, ma per l’Islam Gesù è un semplice profeta, molto inferiore a Maometto, e che la Madonna sia la madre di un profeta. I maomettani non credono nè nella sua morte in Croce, nè alla Sua risurrezione, perchè un profeta non può morire in modo così umiliante.(non comprendono che le vie del Signore non sono le nostre..). Secondo l’Islam tutti sono chiamati alla conversione ad Allah. Conversione che dovrà avvenire anche con mezzi cruenti raccomandati nel corano. Tuttavia la pace sarà raggiunta, ma per ottenerla bisognerà passare dalla Jihad (la guerra santa), grazie alla quale si otterrà la conversione degli di molti infedeli e la distruzione degli impenitenti.

Il Giudaismo: Secondo la visione del Giudaismo, il Regno glorioso di Dio si otterrà attraverso la conquista di tutti i popoli della terra, usando ogni mezzo di inganno per porli sotto il loro giogo. Nel Talmud leggiamo che i goym, (ossia i non giudei) sono visti come degli esseri che differiscono dagli animali soltanto nella forma. Per tanto per i giudei non è peccato fare del male ai goym.  I giudei, - che furono il popolo eletto- incrinarono la loro alleanza con Dio rifiutando di riconoscere il Messia profetizzato dalle scritture Gesù Cristo come loro Signore, e lo inchiodarono sulla croce, rigettando l’elezione che Dio per mezzo del Figlio, aveva deciso di estendere su tutti i popoli che si fossero convertiti, rendendoli l’Unico Popolo di Dio. La visione che Dio aveva della salvezza per la salvezza di tutte le anime, rappresentava un affronto troppo grande per il nazionalismo e il razzismo giudaico. Tant’è vero che nonostante siano passati duemila anni dagli eventi della Crocifissione il loro odio nei confronti di Gesù rimane invariato. Essi infatti lo considerano un malfattore; un figlio illegittimo, nato da una prostituta e hanno l’obbligo di bestemmiarlo tre volte al giorno.
 

I giudei si considerano nel loro insieme il “popolo messia” destinato a governare il mondo. Secondo la loro versione materialistica e distorta delle scritture, gli ebrei si sentono legittimati a fondare nell’aldiquà il “Regno glorioso” (il famoso NWO e il regno dell’anticristo..) che vedrà Sion signore e padrone.
Alla luce di questo fatto incontestabile vi sono molti che considerano le tre religioni monoteiste sostanzialmente uguali, in quanto tutte e tre professerebbero la fede in un unico Dio. Ma come abbiamo visto il dio dei musulmani è assai diverso da quello dei giudei e soprattutto da quello misericordioso, ma anche giusto dei Cristiani. Un dio diverso in quanto essenza, ma anche come volontà e psicologia. Per tanto non è possibile unire in un sincretismo religioso le tre fedi. Se un’intesa dovrà avvenire tra le tre religioni la soluzione non sarà di certo l’unione delle tre religioni, in quanto questo vedrebbe i Cristiani costretti a rinunciare ai sacramenti e alla divinità di Gesù Cristo per agevolare il “dialogo”  e questo è l’esatto contrario di ciò che ha raccomandato Cristo stesso: ” Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo, chi si convertirà e si farà battezzare sarà salvato, chi non si convertirà non sarà salvato” (MC 16,15)

INIZIO DEL SINCRETISMO RELIGIOSO
Le aperture ecumeniche della Chiesa e la sua protestatizzazione non sono dei fatti avvenuti spontaneamente: l’assalto e la revisione di molti dei suoi insegnamenti divini sono degli eventi pianificati a tavolino da parte di coloro il cui unico obiettivo è quello di fonderla prima al protestantesimo in vista della fondazione di un’unica Religione Mondiale. Nel 1893 – La Società Teosofica patrocina un Parlamento Mondiale delle Religioni che si tiene a Chicago. Lo scopo di questo Congresso interreligioso, il primo incontro ecumenico della Storia, è di introdurre in Occidente concetti induisti e buddisti come la credenza nella reincarnazione

Il processo di sovversione proseguirà e che segnerà una rottura con il magistero bimillenario della Chiesa e porterà significativi cambiamenti nell’ottica sociale e spirituale del Cattolicesimo, passando da una Chiesa Teocentrica ad una chiesa antropocentrica, che mette l’uomo al centro, scalzando Dio e mutando il concetto di peccato; desacralizzando la liturgia e cancellando la prerogativa della riparazione dei propri peccati; concetti più simili a quelli protestanti. 

Nel 1889, a Vienna, un personaggio altolocato, che non ha voluto che il proprio nome venisse rivelato, confidò al Cardinale Jean-Baptiste-François Pitra (1812-1889), un valente storico: ”Tutte le vestigia della sovranità del vero Messia soprannaturale devono essere spazzate via.  «Le nazioni cattoliche devono essere schiacciate dalle nazioni protestanti. Quando questo risultato sarà raggiunto, un alitata sarà sufficiente a provocare la scomparsa del protestantesimo»

Nel 1993, Un secondo Parlamento Mondiale delle Religioni si riunisce a Chicago in occasione del 100º anniversario del primo Convegno. Come durante il precedente incontro, si cerca di riunire tutte le religioni del mondo in un’«unica cosa armoniosa», ma si tenta anche di farle amalgamare attraverso gli elementi originali delle loro credenze comuni. Le religioni tradizionali monoteistiche, come il cristianesimo, sono considerate incompatibili con l’«illuminazione individuale», e devono essere quindi drasticamente modificate.

PROGETTI MASSONICI
Il celebre, scrittore e ”futurologo” Aldous Huxley autore del libro ”Il Nuovo Mondo” in cui negli anni 30 descrisse chiaramente gli scenari dell’era attuale.
In una celebre frase dichiarò: ”Dobbiamo organizzare gli intellettuali e utilizzarli per corrompere l’Occidente. L’ostacolo a questa evoluzione e’ la Bibbia. Ci siamo schierati contro il concetto Cristiano di Dio; le droghe che aprono la mente a realtà multiple ci portano inevitabilmente ad una prospettiva politeista dell’universo. Sentiamo che è giunta l’ora dell’avvento di una nuova religione umana basata sull’intelligenza e sul paganesimo scientifico “.



Aldous HuxleyAldous Huxley fu fratello di Julian Huxley, primo direttore dell’UNESCO, alto iniziato ateo ed evoluzionista, nel corso della seduta plenaria dell’UNESCO, a Parigi il 20 novembre 1946, aveva pubblicamente proclamato: “La nostra azione deve tendere a unificare il mondo per quanto riguarda l’intelligenza e lo spirito […]. Quanto alla Chiesa cattolica, essa dovrà essere gradualmente purgata dalle sue dottrine intransigenti e particolari e non conserverà che le espressioni basilari della religione condivisibili con una vasta fraternità religiosa e culturale che dovrà includere tutti i culti e tutte le civiltà. 

Esiste in proposito un testo programmatico, scritto del 1819 (!), ma terribilmente attuale, tratto dall’Istruzione segreta permanente data ai membri dell’Alta Vendita, il vertice della Carboneria ottocentesca, di cui si propongono alla riflessione del lettore alcuni passi: “Ora dunque per assicurarci un Papa secondo il nostro cuore si tratta prima di tutto di formare, a questo Papa, una generazione degna del regno che noi desideriamo. Lasciamo in disparte i vecchi e gli uomini maturi; andate invece diritto alla gioventù, e, se è possibile, anche all’infanzia … Alla gioventù bisogna mirare, bisogna sedurre i giovani: è necessario che noi attiriamo la gioventù anche senza se ne accorga, sotto la bandiera delle società segrete. Per avanzarci, a passi contati ma sicuri, in questa via pericolosa, due cose sono assolutamente necessarie. Voi dovete avere l’aria di essere semplici come colombe, ma insieme voi dovete essere prudenti come serpenti […].

Una volta che la vostra reputazione sarà stabilita nei collegi, nei ginnasi, nelle università e nei seminari: una volta che voi vi sarete cattivata la fiducia dei professori e dei giovani, procurate che specialmente coloro che entrano nella milizia clericale ricerchino la vostra conversazione […].

Questa reputazione […] aprirà alle nostre dottrine il cuore del giovane clero e degli stessi conventi.  Fra qualche anno questo giovane clero avrà, per forza di cose, invase tutte le funzioni; egli governerà, amministrerà, giudicherà, formerà il consiglio del sovrano, e sarà chiamato ad eleggere il Papa del futuro. Questo Papa, come la più parte dei suoi contemporanei, sarà più o meno necessariamente imbevuto, anche lui, dei principi […] umanitari che noi cominciamo ora a mettere in circolazione. Fate che il Clero cammini sotto le vostre bandiere, credendo di camminare sotto la bandiera delle Chiavi Apostoliche”.

Tra le antiche (ma sempre attuali) circolari massoniche leggiamo ancora:
“Date la libertà di coscienza agli eretici, agli ebrei, agli atei, ma abbiate cura che non ne godano il prete e i cattolici […]. Per distruggere l’influenza del prete tagliategli i beni che lo rendono indipendente, riducetelo al salario dell’impiegato dello Stato […]. Diminuite il numero delle feste, impiegate le domeniche con esercizi, banchetti, divertimenti e occupazioni che allontanino il popolo dalla morale evangelica […]. Per togliere al prete l’affezione assoluta che lo rende caro al popolo studiatevi di incatenarlo a una famiglia, sollevate l’opinione contro il celibato […]”.
(E. Delassus, Il problema dell’ora presente, pp. 588-90 e 626 – 628)


LA RESISTENZA DEI PAPI PRECONCILIARI
Sono lontani i tempi della resistenza dei papi post-risorgimento e pre-concilio: Pio IX, Leone XIII, Benedetto XV, Pio X, Pio XI e Pio XII, quando la Chiesa con stoico coraggio resisteva al veleno massonico.
 

Oggi non si predica piu’ la conversione a Cristo come unica via di salvezza, ma l’indifferentismo religioso, considerando tutte le religioni come essenzialmente uguali, quindi negando le parole di Gesù: ”andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo, chi si convertirà e si farà battezzare sarà salvato, chi non si convertirà non si salvera”’ (MC 16,16). o ancora: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno va al Padre se non per mezzo di me» (GV 14,6)


 
18244_398025703731062_8418008204859845272_n copyLa Chiesa di oggi che si sforza di essere falsamente ecumenica, rinuncia a proclamare la verità evangelica per poter asservire alle esigenze dei peccatori impenitenti, rinuncia alla divinità di Gesu’ Cristo per poter meglio ”dialogare” con gli eretici e gli occultisti; collabora con i progetti massonici sull’immigrazione islamica e con tutti coloro che mirano a distruggere il volto cristiano del mondo occidentale. Ciò è NETTAMENTE il contrario della divina verita’, mettendo Gesu’ Cristo sullo stesso piano di lucifero e prendendo le distanze dal Vangelo,e a duemila anni di insegnamento cristiano.

Secondo la giustificazione del Clero attuale l’ecumenismo non mira allo sforzo apostolico di convertire il mondo al cattolicesimo, oggi l’ecumenismo si riferisce allo sforzo di unire tutte le religioni in un’unica religione senza la conversione, rispettando tutte le religioni come essenzialmente uguali rendendo l’aspersione del sangue dei martiri vana, inutile ed insignificante.

Esso bestemmia la memoria dei santi e dei martiri i cui corpi furono gettati ai leoni le cui teste furono tagliate, dato il loro rifiuto di rinunciare alla propria fede, rifiutando di affermare che tutte le religioni sono uguali.

L’ecumenismo, ovvero, ”la grande fornicazione” deride il sacrificio di chi ha offerto la propria vita per il Vangelo rendendolo vano, inutile e ridicolo.

Guardando la Chiesa di oggi pare che i piani della massoneria si siano avverati in pieno: la Chiesa si Cristo viene sempre piu’ snaturata, umiliata e privata della Sua missione a partire dagli inizi degli anni 60 e’ stata un crescendo di eresie di depravazioni e di prostituzioni spirituali. Giovanni Paolo II difese nelle sue encicliche i punti cardine del Cristianesimo: famiglia, Dottrina, Sacramenti, devozione mariana ecc. le cose oggi sono precipitate: i piani dei massoni prendono sempre piu’ forma nella Chiesa di oggi, una chiesa non solo ecumenica, ma anche tollerante verso il peccato, come profetizzato dalla Madonna a La Salette nel 1846:
(leggi il messaggio della Madonna)

La Madonna con molta probabilita’ profetizzo’ anche a Fatima nel 1917, l’apostasia nella chiesa - in quel ”terzo segreto” in parte occultato, se non completamente distrutto - La Madonna rivelò a suor Lucia che era volontà di Dio che il segreto si svelasse nel 1960 di modo che il messaggio potesse essere piu’ chiaro, il famoso terzo segreto si riferiva con tutta probabilità all’amara previsione dell’Apostasia nella Chiesa e il Trionfo finale del Cuore Immacolato di Maria.

 Se per molti profani della Parola di Dio l’ecumenismo e l’unita’ di tutte le religioni potrebbe costituire un segno di unita’ e di pace, noi che amiamo Gesu’ Unica Verita’ sappiamo bene che non e’ cosi’. ”I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” dice il Signore (Isaia 55,8). Il pensiero unico è molto più semplice.

 
Molto più comodo. Molto meno responsabile. Un Rasoio di Hockam fin troppo riuscito, maledettamente attraente. Si sposa con il relativismo assolutista, e produce, procreandoli, frutti seducenti. Il felice è chi non conosce, e chi non conosce è chi non vede e chi non vede non si salva.

 Spero che sia chiaro soprattutto ai ”credenti” che questa fusione spirituale non e’ opera di Dio, ma e’ opera della massoneria, questa e’ la famosa ”Apostasia” di cui si parla nell’Apocalisse. Secondo questa corrente progressista, l’elite arrivera’ a dominare il mondo ma prima bisogna togliere di mezzo l’ostacolo principale che si frappone al trionfo di Sion: il cristianesimo. Per accelerare la scomparsa di questa religione occorre che i cristiani abbandonino la loro moralità e abbraccino una nuova religiosità all’interno della quale Israele torni ad essere al centro del piano di salvezza. É per questa ragione che un pugno di israeliti occupa i posti più elevati all’interno di quella terribile arma psicologica che sono i mezzi di comunicazione, l’unico strumento in grado di rimuovere qualsiasi forma di resistenza all’avanzata del pensiero unico. Il Cristianesimo deve essere ridotto ad una sorta di religione che unisce in sè tutte le altre religioni, essenzialmente tutte uguali, abolendo dogmi e la Parola del Vangelo che indica la conversione a Cristo Gesù come unica via di salvezza.’ è questo lo scopo dell’ecumenismo e delle immigrazioni massive e selvagge voluti fortemente dall’ elite, (non da Dio) snaturare completamente un continente che per duemila anni è stato CRISTIANO.
 
Non fatevi sedurre quindi da nè da finti buonismi nè da dichiarazioni filantropiche. La Chiesa e’ ben altro: essa e’ stata voluta da Dio per essere la Sua ”Milizia terrena”, ma, guardatevi intorno, dove e’ questa milizia?! Dobbiamo tornare a far sedere Gesu’ Cristo sul trono della gloria, Egli e’ il Signore, non abbiamo bisogno di illusioni umaniste che pongono l’uomo i suoi capricci, i suoi peccati e i suoi vizi al di sopra della Legge Divina. Non illudiamoci credendo in false dottrine create ad hoc col proposito di disperdere quel gregge che Gesu’ ha acquistato col Suo Sangue.
 

Pensate se San Paolo, San Pietro e gli altri Apostoli che per primi hanno diffuso la lieta novella avessero usato il linguaggio di certi pastori e di certi ecclesiastici di oggi … sarebbe nata la Chiesa duemila anni fa? No! Gli Apostoli la fondarono professando la Verita’ e co-operando col proprio sangue, affermando che le religioni NON sono tutte uguali, ma che esiste un’unica Verita’ ed essa ci e’ stata rivelata da Cristo Gesu’. La Chiesa dopo la Seconda Venuta di Gesu’ sulla terra, ma anche attraverso la nostra fede e la resistenza ad eresie, progressismi, modernismi ecc. tornera’ ad essere la degna Sposa del Signore!
 
Floriana Castro Agnello

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mercoledì 20 gennaio 2016

fatti preoccupanti in chiesa

Chiesa in via di protestantizzazione



Si sta oggi realizzando ciò che aveva previsto Paolo VI: l’affermarsi di un pensiero non cattolico nella Chiesa che – a colpi di “spirito del concilio” – ci sta portando a sposare sempre più esplicitamente le posizioni protestanti. Ma il processo andrà avanti fino alla completa secolarizzazione.
di Claudio Crescimanno (11-01-2016)
È da un po’ che nella vita della Chiesa accadono cose preoccupanti. Ma non pare che siano in molti a preoccuparsi. E questo merita una riflessione.
Per oltre due anni siamo bombardati a più riprese dall’uscita dei risultati delle consultazioni di numerose diocesi nel mondo e di intere conferenze episcopali in vista del Sinodo sulla famiglia, risultati nei quali, senza tanti giri di parole, si smantella quel poco che in quei paesi è rimasto della fede e della morale; c’è stata l’intervista del presidente della Conferenza episcopale tedesca, che parla a nome suo, ma anche di buona parte dei suoi colleghi, che proclama l’autodeterminazione della Chiesa tedesca; ci sono due pezzi da novanta del collegio cardinalizio (Muller e Kasper) che da fronti opposti del nuovo campo di battaglia ecclesiale (la morale sessuale e familiare), senza scomporsi tanto, parlano di uno scisma incombente o addirittura già in atto; c’è una conferenza episcopale, di nuovo quella tedesca, che ha derubricato “la pillola del giorno dopo”, dichiarando d’autorità che non si tratta di aborto; ci sono nazioni ex cattoliche, come l’Irlanda, che apostatano pubblicamente dalla fede votando in massa un referendum, sostenuti dal silenzio dei loro Pastori; ci sono gli apparati centrali di molte diocesi europee che si mostrano omertosi circa la rapida diffusione dell’ideologia gender e riducono al silenzio con metodi spicci i preti e i laici che la combattono … e l’elenco potrebbe continuare.
Ciascuno di questi fatti è stato già singolarmente commentato, e con grande competenza. Non pare superfluo, però, anche una valutazione dell’insieme, per la luce che questi fatti gettano sulla vita della Chiesa in questo momento cruciale.
Partiamo dalle due domande che queste vicende non possono non suscitare in chi ha ancora un po’ di fede e un po’ di buon senso: come siamo arrivati a questo punto? E come è possibile che questo non susciti alcuna reazione in chi di dovere? Per rispondere a queste domande e, partendo da esse, fare un’adeguata riflessione sul tempo che stiamo vivendo, ritengo sia indispensabile partire da lontano.
Si sta realizzando in modo macroscopico ciò che aveva previsto l’imperscrutabile Paolo VI, in quella che già allora fu una facile profezia e che oggi è pura evidenza: «Ciò che mi colpisce quando considero il mondo cattolico è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte» (J. Guitton, Paolo VI segreto).

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Sì, un pensiero non cattolico si è fatto strada ed è diventato predominante in molti ambienti della Chiesa cattolica, in molte facoltà teologiche, seminari, ordini religiosi, e, attraverso una capillare divulgazione, in molte comunità di fedeli; poi i rappresentanti di queste componenti ecclesiali si ritrovano nelle migliaia di convegni, assemblee, consigli pastorali dell’orbe cattolico, e così questo pensiero diviene predominante e maggioritario nella Chiesa intera. E a poco è servito il proliferare degli interventi magisteriali in contrario, visto che ormai da decenni essi, nella gran parte dei casi, rimbalzano sul corpo ecclesiale come su un muro di gomma.
Nessuna delle innovazioni proposte è originale: sono tesi che riguardano l’interpretazione della Scrittura, il valore dei dogmi, le conseguenze morali della fede, il valore dei sacramenti, la struttura della Chiesa, il rapporto con le altre religioni e con il mondo; su questi temi c’è un’unica paradossale proposta: sposare al più presto ciò che il Magistero ha condannato e combattuto negl’ultimi cinquecento anni.
Come è possibile un tale capovolgimento? Ecco il pensiero non cattolico, anzi anti-cattolico, di cui si diceva: è il pensiero secondo il quale nella contrapposizione del XVI secolo tra Lutero e il concilio di Trento, in realtà aveva ragione Lutero, solo che purtroppo la Gerarchia di allora non lo ha capito e la Chiesa si è chiusa alla meravigliosa opportunità della Riforma; nella contrapposizione del XVIII secolo tra l’illuminismo e la Chiesa, aveva ragione l’illuminismo, solo che il Magistero di allora non lo ha capito e di nuovo la Chiesa si è arroccata nelle sue posizioni integraliste e intransigenti e così ha perso l’opportunità di lasciarsi beneficamente influenzare dai principi e dai valori dei lumi … e così via di contrasto in contrasto. Così per circa cinquecento anni la Chiesa cattolica non ha fatto altro che chiudersi al mondo, alle novità, al progresso, e a moltiplicare le condanne: dalla Bolla Exurge Domine di Leone X, al Sillabo di Pio IX, alla Mirari Vos di Gregorio XVI, alla Pascendi di Pio X, alla Humani Generis di Pio XII.
E la cosa più drammatica – sempre secondo questo pensiero – è che in questo modo la Chiesa non ha fatto altro che allargare sempre più il suo divario con il Vangelo; eh sì, perché da Lutero fino all’abate Franzoni, i protestanti, gli illuministi, i liberali, i modernisti, i socialisti, insomma tutti i riformatori, ingiustamente e ottusamente condannati, in realtà avevano visto giusto, avevano capito il Vangelo ben più del Magistero cattolico!
Ma finalmente c’è stata la svolta, finalmente con il Concilio Vaticano II la Chiesa, seppure con mezzo millennio di ritardo, prende consapevolezza di tutto ciò: ecco la portata rivoluzionaria del Concilio così appassionatamente celebrata dai sostenitori di questo pensiero. Naturalmente questa rivoluzione copernicana non si manifesta tanto nei documenti, che sono frutto di un compromesso tra le varie posizioni presenti in Concilio e quindi per ciò stesso rappresentano una fase ancora immatura del cambiamento, e dunque provvisoria; ma piuttosto si manifesta nel famoso “spirito” del Concilio. Lo spirito del Concilio è da cinquant’anni il criterio di interpretazione della realtà che ha scalzato tutti i criteri precedenti (vero o falso, bene o male …), la nuova “ortodossia” violando la quale si incorre nella nuova “scomunica” per la quale non c’è remissione.
L’effetto di questo pensiero è la rottura della Chiesa post-conciliare con la Chiesa pre-conciliare; da questa rottura è nata una Chiesa ‘nuova’ che ha archiviato quella vecchia; è nata una Chiesa purificata dai paludamenti costantiniani, da una teologia e una morale integraliste, da una liturgia clericale, da un’assoluta incapacità di dialogare con il mondo contemporaneo. Al contrario la “nuova” Chiesa è aperta al mondo, fa autocritica per tutto ciò che di identitario c’era in lei, e con umiltà impara da coloro che aveva condannato. E per recuperare il tempo perduto, tanto per cominciare, sposa con entusiasmo i cavalli di battaglia del suo nemico storico: il protestantesimo. Il cosiddetto spirito del Concilio non è altro che il motore di una Chiesa in avanzata fase di protestantizzazione: nell’esegesi biblica, negli studi filosofici e teologici, nella riforma liturgica, nella visione della Chiesa e dei suoi rapporti con le religioni e col mondo, in ogni settore della vita ecclesiale il rinnovamento post-conciliare ha sposato sempre più esplicitamente le posizioni protestanti.
Naturalmente il fatto che il protestantesimo liberale a cui ci si è entusiasticamente ispirati per rendere più evangelico, più cristiano, un cattolicesimo ormai obsoleto, sia in realtà da decenni in profonda crisi e che perda ministri e fedeli con rapidità vertiginosa non importa a nessuno. Lo spirito del Concilio infatti è un teorema ideologico e i suoi paladini non si imbarazzano a chiamare ‘primavera’ della Chiesa questa imitazione a scoppio ritardato dei fallimenti dei nipoti di Lutero, una sicura ricetta svuota-chiese, svuota-seminari, svuota-conventi che si è puntualmente e drammaticamente realizzata in questi ultimi decenni. Le poche eccezioni a questo tracollo sono le realtà ecclesiali che meno si sono fatte rinfrescare da questo soffio dello ‘spirito’ del Concilio, e che per ciò sono state impunemente ostacolate, e oggi apertamente perseguitate…
Ma il punto di arrivo di questo processo non è nemmeno la protestantizzazione del cattolicesimo: questa infatti è la tappa intermedia, necessaria ma transitoria, per il raggiungimento del vero obiettivo che è la secolarizzazione; il protestantesimo infatti è l’anticamera della secolarizzazione della società: lo è di diritto e di fatto. Lo è di diritto, poiché il ripiegamento soggettivo e intimistico della fede luterana non può non sfociare nella pratica di una religiosità individuale, che esclude ogni dimensione sociale della fede; lo è di fatto, poiché è questo ciò che si è storicamente realizzato: i paesi protestanti si sono secolarizzati prima e di più di quelli cattolici, e non solo perché hanno opposto meno resistenza al processo mondano, ma al contrario perché vi si sono consapevolmente e volontariamente consegnati senza opporre resistenza. Anzi, nel protestantesimo liberale – e ora, per imitazione, anche in ampi settori del cattolicesimo – la secolarizzazione non è vista come antitetica, ma come fase più matura, compiuta, della fede.
In quest’ottica strabica, la secolarizzazione non è la scomparsa esplicita della fede, ma il suo evaporare in una religiosità vaga ed emotiva, che tutti accomuna, eliminando la dimensione identitaria; è dunque il miglior collante per costruire una società pacificata, tollerante, pluralista, accogliente e rispettosa di tutte le posizioni, cioè quel paradiso in terra che nella visione relativistica e immanentistica del mondo contemporaneo deve essere il vero obiettivo a cui tendono tutte le religioni, dunque anche quella cristiana.
E anche verso questa tappa ultima si cammina a grandi passi: il dialogo ecumenico dell’immediato post-Concilio si è progressivamente trasformato nella inter-confessionalità, cioè nello scambio senza più distinzioni tra le diverse denominazioni cristiane; e ora la inter-confessionalità si sta evolvendo rapidamente nella inter-religiosità, cioè una parificazione sincretista di tutti i credo religiosi, forse in vista della costruzione di quella ONU delle religioni, la super religione universale, umanitaria e antropocentrica, che sempre più e da più parti viene auspicata…
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-chiesa-in-via-di-protestantizzazione-14915.htm

venerdì 8 gennaio 2016

il segno di pace “si può omettere e talora deve essere omesso”

Alcune considerazioni sparse sullo “scambiatevi il segno della pace”, che devo subire quando, impossibilitato ad assistere alla S. Messa di sempre, assisto alla Messa:
1) lo “scambiatevi il segno della pace” è uno pseudo rito a-liturgico, presente, nel rito antico, solo nelle messe pontificali, solo accennato e solo tra il clero;
2) veicola una visione irenistica e falsamente comunitaria, totalmente assente nella liturgia e nella dottrina cattolica. In altri termini, contribuisce a trasmettere, consapevolmente o inconsapevolmente, un “pacifismo”, in senso lato, i cui risultati li vediamo bene nella totale, colpevole arrendevolezza della Chiesa riguardo alle persecuzioni contemporanee;
3) è fastidioso liturgicamente, perché interrompe, nel “nuovo” rito romano, la concentrazione per la S. Comunione (nel “nuovo” rito ambrosiano è collocato, fortunatamente, prima);
4) è irritante socialmente, perché non vado a Messa per “fare amicizie”, ma per assistere al Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo. Non per dilettarmi di bovine transumanze di idioti sorridenti e socializzanti (“chi ha detto che io voglio stringere la mano a qualcuno?”).
Aggiungo: forse complice un certo decadimento antropologico dei frequentatori della messa moderna (e pour cause), mi trovo a dover affrontare fedeli beoti che, quando costretto a frequentare tali messe, vogliono a tutti i costi “porgermi il gesto della pace”. Non vale che mi rintani nell’angolo in fondo della chiesa, non vale che assuma un atteggiamento contemplativo e persino estatico: no, partono da lontano e giungono fino a me con sorrisino idiota per dirmi: “pace a te, fratello”.
Lo confesso: al solito che voleva, a tutti i costi, “porgermi il segno della pace” una volta ho risposto con un saluto romano. Non escludo di farlo ancora. Almeno è più sano ed evito le sudaticce mani dei fedeli postconciliari. E poi, almeno per me, è più “comunitario”.
Ma, ovviamente, il discorso va collocato in un, necessariamente severo, giudizio sulla nuova liturgia. Abbiamo perso la consapevolezza che Bello e Vero sono intrinsecamente consistenti e sussistenti: la nuova rito è brutto, sciatto, superficiale di per sé. L’anarchia liturgica aggiunge caos a caos, bruttezza a bruttezza.
I canti, senili nelle voci, infantili nei contenuti, ridicoli nella musica. Il protagonismo e la puerile “creatività” di molti sacerdoti. La perversa volontà di sostituire il raccoglimento e l’adorazione con una demagogica (e dottrinalmente pericolosa) “partecipazione”. Le prediche infinite, insulse, a-dottrinali e inutili. Peraltro ripetute protagonisticamente più volte durante la messa. Casule di plastica svolazzanti e braccia pelose esibite. Chierichette femmine. Il boyscouttesco (vabbeh, stanno tornando di moda, ritorneremo a citare Bernard Show) “teniamoci la mano” durante il Padre Nostro, quasi peggio della mani aperte di derivazione pentecostale e carismatica. Il piccolo-borghese “buona domenica” del prete alla fine. Vuole che gli portiamo anche le pastarelle domenicali? Il Tabernacolo spostato (è meglio che non veda?).
Per non parlare, ed è ovviamente la parte più grave, degli errori e delle ambiguità dottrinali. Della Consacrazione, al “…per voi e per tutti”, al “…che toglie i peccati dal mondo” e altri.
La perdita del senso del Rito, della sua severa austerità, della contemplazione, è significativo della grave crisi della Chiesa.
http://www.andreapirola.it/commenti-memorabili-da-cattolico-tradizionalista/