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venerdì 7 agosto 2015

pensare, pregare, pentirsi e promettere

8 consigli sulla confessione offerti da san Francesco di Sales

Prima di realizzare una confessione, bisogna essere consapevoli di quello che diremo




Come sappiamo, la confessione è il sacramento della Riconciliazione. Prima di confessarci, dobbiamo essere consapevoli di ciò che diremo, ovvero dobbiamo compiere uno sforzo per ricordare tutti i peccati commessi, sia volontariamente che involontariamente, nella nostra vita (esame di coscienza).

Occorre come ripercorrere la nostra vita alla luce della Parola di Dio, dei comandamenti dell'Amore di Dio, e non solo le cose avvenute dopo l'ultima confessione, ma anche quelle che non abbiamo detto per omissione o dimenticanza.




Ecco 8 buoni consigli lasciatici da un grande santo di Dio: san Francesco di Sales. Speriamo che siano di vostro aiuto.

1.- Confessati devotamente e umilmente ogni otto giorni e, se puoi, ogni volta fai la Comunione, anche se non avverti nella coscienza il rimorso di alcun peccato mortale. In tal caso, con la confessione, non soltanto riceverai l’assoluzione dei peccati veniali confessati, ma anche una grande forza per evitarli in avvenire, una grande chiarezza per distinguerli...

2.- Abbi sempre un sincero dispiacere dei peccati che confessi, per piccoli che siano, e prendi una ferma decisione di correggerti. Molti si confessano dei peccati veniali per abitudine, quasi meccanicamente, senza pensare minimamente ad eliminarli; e così per tutta la vita ne saranno dominati e perderanno molti beni e frutti spirituali.

3.- Non fare accuse generiche, come fanno molti, in modo meccanico, tipo queste: Non ho amato Dio come era mio dovere; Non ho ricevuto i Sacramenti con il rispetto dovuto, e simili. Ti spiego meglio il perché: dicendo questo tu non offri alcuna indicazione particolare che possa dare al confessore un’idea dello stato della tua coscienza; tutti i santi del Paradiso e tutti gli uomini della terra potrebbero dire tranquillamente la stessa cosa. Cerca qual è la ragione specifica dell’accusa, una volta trovata, accusati della mancanza commessa con semplicità e naturalezza. Se, per esempio, ti accusi di non avere amato il prossimo come avresti dovuto, può darsi che si sia trattato di un povero veramente bisognoso che tu non hai aiutato come avresti potuto o per negligenza, o per durezza di cuore, o per disprezzo; Cerca di capire bene il motivo!

4.- Non accontentarti di raccontare i tuoi peccati veniali solo come fatto; accusati anche del motivo che ti ha spinto a commetterli.



5.- Non dimenticarti, per esempio, di dire che hai mentito senza coinvolgere nessuno; ma chiarisci, se è stato per vanità, se era per vantarti o scusarti, o per gioco, o per cocciutaggine.



6.- Se hai peccato nel gioco, specifica se è stato per soldi, o per il piacere della conversazione, e così via. Dì se sei caduto molte volte in questa mancanza, perché la durata aumenta il peccato, perché c'è grande differenza tra una vanità passeggera e quella che si è stabilita nel nostro cuore da qualche tempo. Dì anche se sei rimasto per lungo tempo nel tuo male, perché, in genere, il tempo aggrava il peccato. C’è molta differenza tra la vanità di un momento, che ha occupato il nostro spirito sì e no per un quarto d’ora, e quella nella quale il nostro cuore è rimasto immerso per uno, due o tre giorni!

7.- Bisogna esporre il fatto, il motivo e la durata dei nostri peccati; perché, anche se comunemente non siamo obbligati ad essere così esatti nel dichiarare i nostri peccati veniali, anzi non siamo nemmeno obbligati a confessarli, è pur sempre vero che coloro che vogliono pulire per bene l’anima per raggiungere più speditamente la santa devozione, devono avere molta cura di descrivere al medico spirituale il male, per piccolo che sia, se vogliono guarire.

8.- Non cambiare facilmente di confessore, ma scegline uno e rendigli conto della tua coscienza nei giorni che avrai stabilito; e digli con naturalezza e franchezza i peccati commessi; di tanto in tanto, ogni mese o ogni due mesi, digli anche a che punto sei con le inclinazioni, benché in quelle non ci sia peccato; digli se sei afflitta dalla tristezza, dal rimpianto, se sei invece portata alla gioia, al desiderio di acquisire ricchezze, e simili inclinazioni.

“La contrizione e la confessione sono così belle e così profumate, che cancellano la bruttezza e distruggono il lezzo del peccato” (San Francesco di Sales)

San Francesco de Sales, (1608). Introduzione alla vita devota. La santa confessione (capitolo XIX)

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

sabato 30 maggio 2015

Mi confesso - I confess



"andare a confessarsi non è andare in tintoria 

perché ti tolgano una macchia: 

confessarsi è andare a incontrare 

il Padre che riconcilia, 

che perdona e che fa festa".


Padre santo, come il figliol prodigo
mi rivolgo alla tua misericordia:
"ho peccato contro di te,
non sono più degno d'esser chiamato tuo figlio".
Cristo Gesù, Salvatore del mondo,
che hai aperto al buon ladrone
le porte del paradiso,
ricordati di me nel tuo regno.
Spirito Santo, sorgente di pace e d'amore,
fa' che purificato da ogni colpa
e riconciliato con il Padre
io cammini sempre come figlio della luce.

domenica 3 maggio 2015

confessione implicita?

assolti senza elencare i propri peccati?


Don Enrico Finotti: se sono mortali vanno sempre spiegati



«Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi», affermava Papa Francesco in piazza San Pietro il 29 aprile 2013. «Guardate ai vostri peccati, ai nostri peccati: tutti siamo peccatori, tutti - spiegava il Pontefice - Questo è il punto di partenza. Ma se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele, è giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. E ci presenta – vero? – quel Signore tanto buono, tanto fedele, tanto giusto che ci perdona» (Tempi.it).

PURIFICAZIONE DAI PECCATI
Attraverso il sacramento della Confessione il penitente elenca solitamente i peccati al sacerdote per poi essere liberato da essi. Ma se questo non accade, cioè se un sacerdote non si fa elencare i peccati ma dà comunque l'assoluzione, compie un sacramento valido? E sopratutto è corretto non farsi elencare i peccati dal penitente? 

LE QUATTRO FASI DELLA CONFESSIONE
Don Enrico Finotti, parroco di Rovereto e curatore della rivista formativa Liturgia «culmen et fons», ha spiegato ad Aleteia che il sacramento della Penitenza (o Riconciliazione, o Confessione) «ha dogmaticamente quattro parti essenziali: il pentimento, l'accusa dei peccati, la penitenza e l'assoluzione da parte del sacerdote. Come si evince l'accusa dei peccati mortali è necessaria per ottenere una valida assoluzione sacramentale». 

ADEGUATA PENITENZA
Il sacerdote, infatti, è giudice e a nome della Chiesa «deve poter conoscere il genere di peccati accusati dal penitente per poi stabilire se sciogliere o legare, secondo l'espressione del Signore, ed anche imporre l'adeguata penitenza per l'emendamento del penitente». 

PECCATI VENIALI E MORTALI
Diversa è la necessità dell'accusa di peccati veniali, «per i quali non vi è assoluta necessità, ma la saggia raccomandazione della Chiesa in un cammino di perfezione e di graduale crescita nella santità del proprio stato di vita». Se il penitente, dunque, è cosciente di avere un peccato mortale è tenuto ad accusarlo nella successiva confessione, essendo stato impossibilitato ad accusarlo nella confessione precedente.
sources: ALETEIA

lunedì 10 marzo 2014

CONFESSATI BENE

VUOI CONFESSARTI BENE?

Ecco come puoi fare...




1. Non nascondere per vergogna o paura qualche peccato.

2. Vuoi sapere quali siano, d'ordinario, i peccati che il demonio fa nascondere in Confessione o confessare male? Sono le mancanze commesse contro il sesto comandamento, cioè, i brutti pensieri, i discorsi vergognosi, le cattive azioni.

3. Credi tu che per confessarti bene si ri­chieda solo la sincerità? Oltre a ciò, è ne­cessario il dolore o il dispiacere interno dei peccati commessi, che fa proporre di non peccare più.

4. Il termometro del dolore è il proponimento, cioè la volontà di fuggire le occa­sioni prossime di peccato. Perciò, se ti con­fessi e non hai la volontà di troncare una occasione prossima di grave peccato, in tal caso commetti un sacrilegio.

5. Hai nulla da rimproverarti riguardo al­le Confessioni?

6. Se ne sia il caso, che cosa aspetti per rimediarvi? Guai a te se rimandi sempre questa sistemazione! Potrebbe mancartene il tempo.

7. Se hai imbrogli di coscienza, presen­tati al Ministro di Dio e digli: Padre, aiuta­temi voi a mettere a posto i conti dell'ani­ma mia! 

d. Giuseppe Tomaselli, 
sacerdote, scrittore ed esorcista salesiano.




sabato 9 novembre 2013

COMUNIONE IN PECCATO MORTALE

ARCHIDIOCESI DI MATERA

E   NECESSARIO CONFESSARE
I   PECCATI  MORTALI
PRIMA DELLA COMUNIONE



Miei dilettissimi Fratelli e Figli dell’ Archidiocesi di Matera!
Ci pervengono frequenti lamentele e accorate richieste di chiarificazione da parte di molti fedeli, per la diffusione di dottrine che gettano deleteria confusione nel Popolo di Dio, circa la necessità della Confessione Sacramentale dei peccati mortali, prima di ricevere la Santa Comunione.

Ci sia consentito, nella nostra responsabilità, da Cristo affidataci, di Mae­stro e Pastore di questa Chiesa che è in Matera, esprimere profondo rammarico se alcuni, per imprudenza o temerarietà, in privato o in pubblico, si credessero autorizzati a diffondere tali dottrine che sono solo ipotesi personali ma che non appartengono alla fede vissuta dalla Chiesa.
Si assumerebbero costoro l’enorme responsabilità di porsi per malinteso spirito di novità in contrasto con il magistero autentico e con la comu­nione ecclesiale!

QUALE LA DOTTRINA AUTENTICA DELLA CHIESA?
1)   S. PAOLO APOSTOLO, nella 1" lettera ai Cristiani di Corinto - Parola di Dio ! - in cui narra l'istituzione della Santa Eucarestia, afferma categoricamente e con parole roventi la necessità di essere in grazia di Dio prima di accostarsi alla S. Comunione:
«Chiunque mangerà questo pane e berrà il calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del Corpo e Sangue del Signore. Ciascuno dunque esamini se stesso e mangi di questo pane e beva di questo calice. Perchè chi mangia e beve indegnamente, senza discernere il Corpo del Signore, mangia e beve Ia propria condanna»   (1  Cor. 11, 23-29).

2)   Il monito di S. Paolo fu fatto proprio dalle ANTICHISSIME LITURGIE che fanno dire al celebrante: «Le cose Sante ai Santi», cioè a chi è in grazia di Dio. S. Giovanni Crisostomo commenta così queste parole: «Tutti quelli che non sono santi (in grazia di Dio) non si accostino alla Comunione».
La prassi della Chiesa ha sempre posto la Comunione Eucaristica alla fine del cammino penitenziale che si concludeva con la riconciliazione. Anzi, per molti secoli, la più dolorosa penitenza consisteva col prolungarne il periodo nella privazione della Comunione. Ce lo ricorda S. Ambrogio nel suo trattato sulla Penitenza (cfr. 2, 3, 18, 87).

3)   In concordanza col monito di S. Paolo e con la prassi della Chiesa, il CODICE Dl DIRITTO CANONICO è tassativo: «Nessuno che abbia l’anima gravata di peccato mortale, anche se si ritenga contrito, acceda alla Comunione senza aver premesso la Confessione Sacramentale ... »   (Can. 856).

4)    I VESCOVI ITALIANI nella loro veste di MAESTRI della FEDE, hanno emanato il 12 luglio 1974 il documento «Evangelizzazione e Sacramento della Penitenza» in cui scrivono al N. 58:
«Non è conciliabile con l’insegnamento della Chiesa la teoria secondo la quale l'Eucarestia, che pure è efficacissimo «antidoto che ci libera dalle nostre colpe quotidiane e ci preserva dai peccati mortali» (Paolo VI: Euch. Mysterium 35, 25 maggio 1967), perdonerebbe il peccato mortale senza che il peccatore ricorra al Sacramento della Penitenza. L'affermazione del Concilio di Trento che l'Eucarestia rimette i pec­cati gravi va vista nella luce di tutto il documento conciliare. Esso significa che il Sacriflcio della Messa, da cui proviene alla Chiesa ogni grazia, ottiene al peccatore il dono della conversione senza cui il perdono non è possibile; al tempo stesso corrobora il penitente, già riconciliato con Dio, nella lotta contro le tentazioni, suscitando in lui il fervore della carità.
Ciò non significa affatto che quelli che hanno commesso un peccato veramente mortale possano accostarsi alla comunione eucaristica, sen­za essersi prima riconciliati con Dio nella Chiesa: la necessità di confessare i peccati mortali infatti deriva non solo dal precetto della Chie­sa, ma dalla volontà stessa di Cristo».

5)   E' puro arbitrio attribuire valore di sacramento all’atto penitenziale che dà inizio alla Santa Messa. E' solo un sacramentale, non un Sacramento! (cfr. Ord. Penit. n. 37).
II S. Padre PAOLO VI lamentava questa deviazione nell’allocuzione tenuta all’udienza generale del 9 giugno 1971:  «Occorre avere l’anima pura, aver recuperato la grazia mediante la penitenza, il Sacramento della riabilitazione, prima di accedere all'abbraccio di Cristo. Oggi vi è chi tenta esonerare i fedeli da questa indispensabile condizione: ma sono «fedeli» quelli che ne dispensano?» (O.R. 10/6/1971).

6) Quali siano i peccati oggettivamente «gravi», abbiamo imparato sin dall'infanzia dal Magistero vivo di Santa Madre Chiesa. Nessuno può osare distaccarsene. S. Paolo nelle sue lettere presenta, solo a titolo esemplificativo, un elenco di peccati che «escludono dal  Regno di  Dio».
Ci preme richiamare come oggettivamente gravi: i peccati contro il VI e il IX comandamento (pensieri, desideri, atti impuri), e il non voler partecipare alla S. Messa festiva.
Questi non sono i soli peccati «gravi», né sono i più «gravi», ma l'esplicito richiamo viene suggerito dal fatto che vi è chi osa presentarli come pec­cati veniali o addirittura esaltarli come liberanti!
Sugli altri e su questi ritorneremo con uno scritto più approfondito.

Altra cosa invece e la imputabilità soggettiva! Infatti, la misura della consapevolezza e della libertà interiore, e quindi della gravità, potrà variare a seconda dell’età, delle circostanze, delle persone e dei condizionamenti psicologici.
Su questo argomento, nel mese di gennaio del corrente anno, indirizzammo al Clero, alle Religiose ed ai Laici impegnati nella Pastorale una NOTIFICAZIONE dal titolo: «Coscienza personale, norme morali e Magistero in relazione al Sacramento della Penitenza» riportata nel Bollettino Ufficiale dell'Archidiocesi  di  Matera del  14 settembre 1975, pp. 19-21.
Disponiamo che suddetta «Notificazione» venga letta e spiegata ai fedeli come parte integrante del presente documento.



7)  CONFESSIONE FREQUENTE E CONFESSORI
Bisogna evitare due eccessi: quello di chi anche se non ha peccati mor­tali mai osa comunicarsi se prima non si confessi; e quello di chi si confessa solo quando e conscio di peccati mortali. La Eucharisticum Mysterium, n. 35, ha dato la regola giusta: «Si istruiscano coloro che hanno l'abitudine di comunicarsi ogni giorno o frequentemente, ad accostarsi al Sacramento del­la Penitenza  a  intervalli  proporzionati  alla  loro condizione di  vita».
In ogni caso: la confessione fatta frequentemente e bene dei soli pecca­ti veniali, permette moltiplicati contatti con Cristo e risulta pertanto molto fruttuosa. Non è detto che le confessioni fatte a lunga distanza siano le più ben fatte. Anzi .. . (cfr. Ord. Pent. nn. 7 a e b).
8) A voi sacerdoti diciamo: oltre che Confessori per la riconciliazione, siate direttori spirituali, specie per chi vuol tendere alla perfezione. Per questo ci vuole: carità che renda disponibili, vita di preghiera, sforzo proprio di ten­dere alla santità, scienza e prudenza: e cosa pericolosa se manca una di queste virtù.   (cfr. Ordo Penit. n.  10, a, b, c, d).

Vi benedico tutti auspice la Madonna SS. del Rosario con grande affetto, nel  nome del  Padre, del  Figlio e dello Spirito Santo.

+ Michele Giordano Arcivescovo


N.B.
1)   II presente documento deve essere letto e spiegato, unitamente alla Notificazione su citata, in tutte  le SS. Messe della Domenica 12 ottobre.                                                              
2)   Dal giorno 11 ottobre 1975 al 31 ottobre 1976 deve rimanere affisso all’ingresso di tutte le Chiese e nelle sale delle varie associazioni cattoliche il manifesto copia del detto do­cumento.

3) Sia subito stabilito e rispettato con costanza, per i giorni feriali, un orario delle Confessioni che deve rimanere permanentemente esposto all’ingresso della Chiesa.



venerdì 13 aprile 2012

perdonare

Perdonare nel Cristo morto e risorto
Metropolita Nikodim, Croce e risurrezione



Sul Golgota, all'apparenza, la giustizia era definitivamente calpestata e offesa, ed invece proprio là veniva ristabilita dall'amore di Dio, che non conosce limiti e misura, poiché il Giusto soffrì per i peccatori e l'Innocente versò il sangue per liberare i colpevoli dal loro peccato e dalle sue conseguenze. Nel sepolcro del Signore, in apparenza, venivano sepolte le speranze dell'umanità nella salvezza dalla morte, e invece lì fu stabilita l'immortalità. In quale fulgore di gloria si presenta a noi ora la croce di Cristo, sulla quale insieme al Signore Gesù furono crocefissi il male e il peccato dell'umanità! Quella croce fu altare, sul quale fu offerto il sacrificio universale e il Padre celeste accettò questo sacrificio dell'agnello di Dio, che aveva preso su di sé i peccati del mondo. Perciò «l'Agnello sgozzato è degno di ricevere la potenza, la ricchezza, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode» (Ap 5,12). Come può, dopo questo, essere vacillante la nostra fede, se la morte stessa e l'Ade non l'hanno vinta nella persona del Dio-Uomo? «Io so, esclama l'apostolo Paolo, in chi ho posto la mia fede e sono certo che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno» (2 Tm 1,12) del giudizio universale e della risurrezione. Nostro Signore Gesù Cristo è l'unico liberatore, che ci ha riconciliato, che ha riconciliato tutta l'umanità con Dio e noi non possiamo ringraziarlo in altro modo se non con la nostra fede e la nostra vita in corrispondenza a questa fede. Il primo passo dell'uomo verso la salvezza è un gioioso sentimento di liberazione dal peso del peccato e poi segue il lungo cammino dell'avvicinamento a Cristo, del portare insieme a lui la propria croce ricordando che il suo giogo è soave e il suo peso leggero. Amati padri, fratelli e sorelle! Celebrando i santi giorni della Pasqua del Signore, ciascuno di noi può porsi una domanda: con che cosa ci accostiamo alla risurrezione del Salvatore? Come possiamo testimoniare il nostro amore verso di lui? «Se mi amate, osservate i miei comandamenti, dice il Signore. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva è quello che mi ama; e chi ama me, sarà amato dal Padre mio, ed io pure l'amerò» (Gv 14 ). Questo è il vero amore: dove la realizzazione della legge evangelica crea nel cuore e nello spirito dell'uomo pace interiore e gioia. Per una degna celebrazione della Pasqua dobbiamo ascoltare e adempiere la parola dell'apostolo Paolo: «Togliete via il lievito vecchio per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non nel lievito vecchio, né col lievito di malizia e di malvagità, ma negli azzimi di purità e verità» (1 Cor 5,7-8). E dobbiamo perdonare senza fine tutti quelli che ci offendono o che ci procurano del male, perdonarli per amore del Risorto, poiché dal suo sepolcro si è irradiato il perdono per noi ed è impossibile per quanti hanno ricevuto misericordia non essere misericordiosi con gli altri. «Giorno di risurrezione: siamo illuminati dalla festa (...) e a quanti ci odiano perdoniamo in virtù della risurrezione!».

mercoledì 29 febbraio 2012

Esame di coscienza e Confessione

QUARESIMA 2012
Esame di coscienza e Confessione




NON DIRE MAI
Io non mi confesso, perché non ho nulla da dire al Confessore. Io non ho peccati, perché non ammazzo, non rubo e non faccio male a nessuno…
La Parola di Dio ci dice: “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. E se diciamo che non abbiamo peccato facciamo di Gesù un bugiardo e la sua parola non è in noi” (1 Gv 1, 8-10).
Padre Pio é stato un grandissimo Santo, che ha portato sul suo corpo per ben 50 anni le stimmate di Gesù. Ebbene egli si confessava ogni giorno! Tu pensi forse di essere più santo di lui, dato che non ti confessi mai…?

Io andare dal prete a fargli sapere i fatti miei? Mai!
Per la salute del corpo tu non riveli al medico le miserie del tuo corpo e quanto c’è di più delicato? Eppure il tuo corpo diventerà polvere… E perché non vuoi fare altrettanto col medico della tua anima, il Sacerdote che è Ministro di Dio? E qui si tratta della salvezza o della perdizione eterna!
Pensaci…
Cos’è la confessione?
  • É il Sangue di Cristo che lava le anime!
  • “La sconfitta più grande che ci ha inflitto Dio è il sacramento della Confessione, perché se un’anima in peccato mortale ci appartiene, con una confessione ben fatta, subito ci viene strappata!” (Il Demonio a San Nicola di Flue) Il Demonio ha terrore della confessione, quindi fa di tutto per non farci confessare o per farci confessare male. Questo è il punto debole del Demonio ed è lì che dobbiamo attaccarlo!


Prima di continuare con le raccomandazioni preziosi di un sacerdote, vi racconto cosa mi è successo subito dopo la mia conversione dal Protestantesimo al Cattolicesimo e che in seguito ha compromesso il mio atteggiamento verso la confessione.
Prima dell’ingresso ufficiale nella Chiesa Cattolica, che consiste nel Credo, la Santa Cresima e la Prima Comunione, ho fatto la confessione generale dal Padre che mi aveva seguito lungo tutto il percorso. Quanto bene fa all’uomo una confessione generale… ossigeno puro per l’anima.
Il 27 Aprile 1985 quindi segnò questa svolta importante della mia vita. Mi sembrava di vivere in un sogno, dopo tante ricerche della verità, l’avevo trovata! Eccomi pronta a scoprire il mercato cattolico. Pronta, si fa per dire, perché ancora non sapevo a che cosa andassi incontro.
Dopo due settimane andai per la prima volta a confessarmi da “normale” credente cattolica in una chiesa di Milano. Ero emozionata e tremavo. Mi inginocchiai e incominciai ad elencare i miei peccati. Alla fine il sacerdote mi disse: “Senti, non ho del tempo da perdere, o sei già santa oppure mi stai prendendo per i fondelli. Vattene!”
Uscì dal confessionale in lacrime, non capivo, e non presi la S. Comunione. Vi confesso che ancora oggi mi avvicino al confessionale con tanta angoscia di non aver compiuto i peccati che piacciono ai sacerdoti. Su un cuore aperto verso il mistero di Cristo, un cuore cattolico nuovo di zecca, queste parole del sacerdote erano veleno e si sono incise nella mia anima perché anche se ho commesso dei peccati veniali, dovevo ancora crescere nella fede, e avevo bisogno di confessarmi.
Dopodiché chiedevo a chiunque che peccati avesse commesso per prenderli in prestito e alla fine, con ragione, potevo almeno confessare di aver detto delle bugie. Sono stata ingenua e si paga caramente.
Cari sacerdoti, voi siete preziosi, ma accertatevi chi è la persona che avete di fronte a tu per tu nel confessionale, vi prego.

Ora torniamo alle raccomandazioni per l’esame di coscienza e una buona confessione:
PER CONFESSARSI BENE
Quando Gesù scese dal monte, un lebbroso gli si prostrò ai piedi dicendo: “Signore, se Tu vuoi puoi guarirmi”. E Gesù, stesa la mano, lo toccò e disse: “Lo voglio, sii sanato”. E subito fu guarito dalla sua lebbra. Poi Gesù disse al miracolato di presentarsi al sacerdote e di fare l’offerta per la sua purificazione, secondo la legge di Mosè (Mt 8, 1-4). La lebbra è figura del peccato. Il lebbroso è il peccatore che ha bisogno di guarire. Come Gesù ordinò al lebbroso guarito di presentarsi al sacerdote, così ha stabilito che l’anima resti guarita solo se il ministro di Dio, a cui ci presentiamo, perdona i peccati a nome Suo.
É necessario accostarsi alla Santa Confessione, cioè a Dio, con rispetto, con preparazione, con umiltà Dio così disse a Mosè presso il roveto ardente: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo dove tu stai, é una terra santa!” (Es 3,5).


1. L’esame di coscienza
Fare l’esame di coscienza significa ricercare diligentemente i peccati commessi dopo l’ultima confessione fatta bene. Questa ricerca deve essere fatta evitando ogni fretta e mancanza di attenzione.

2. Dolore dei peccati
Il dolore dei peccati consiste nel provare grande dolore per le colpe commesse. Il dolore è perfetto se uno sente che ha offeso il Padre che ci ama infinitamente; è imperfetto se nasce dalla paura dei castighi e dell’Inferno. É necessario avere dolore di tutti i peccati, sia di quelli mortali (detti così perché danno la morte all’anima. Perché il peccato sia mortale sono necessarie tre condizioni: 1) materia grave; 2) piena avvertenza; 3) deliberato consenso. Se manca anche una sola di queste condizioni il peccato non è mortale). sia di quelli veniali (i peccati meno gravi). Molti credono che il dolore si riduce nella breve e veloce recita dell’atto di dolore. Quanto si sbagliano! Padre Pio piangeva a singhiozzi quando uno non provava dolore nella confessione. E con te farebbe la stessa cosa?

3. Proponimento di non commetterne più
Il proponimento è la volontà decisa a non fare più peccati. Non basta avere una volontà generica di correggersi, ma bisogna essere disposti ad usare tutti i mezzi per evitare i peccati. San Domenico Savio diceva: “Preferisco morire, anziché commettere un solo peccato!”. Siamo obbligati a fuggire le occasioni di peccato perché “chi ama il pericolo, in esso perirà” (Sir 3,25).

4. La confessione dei peccati
Consiste nel dire al sacerdote i peccati commessi per averne l’assoluzione. Alcuni dicono che si confessano a Dio direttamente, ma sbagliano perché Gesù non ha mai detto di fare così. Ha dato invece agli Apostoli ed ai loro successori il potere divino di perdonare i peccati dicendo: “A chi voi perdonerete i peccati, saranno perdonati: a chi non li perdonerete non saranno perdonati” (Gv 20, 21-23).
Chi è in peccato grave non deve ricevere la Santa Comunione senza essersi prima confessato, anche se ne prova un grande dolore! É il caso di chi fa la Santa Comunione in peccato grave e poi va a confessarsi. É meglio non fare la Santa Comunione anziché farla in peccato!
É vivamente raccomandata la confessione frequente anche delle colpe quotidiane (peccati veniali) perché ci aiuta a formare una retta coscienza cristiana, a lottare contro le cattive inclinazioni, ad avanzare nella vita spirituale. Chi volutamente nasconde un peccato grave, non fa una buona confessione e se fa la Santa Comunione in peccato, ricordi che: “Chi mangia e beve indegnamente il Corpo e Sangue di Cristo, mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11, 29).

5. La soddisfazione o penitenza
Bisogna fare il possibile per riparare le proprie colpe. La semplice giustizia umana lo esige. Non basta essere perdonati in confessione, l’obbligo della riparazione dura. Come si fa a riparare, ad esempio un peccato di aborto? Qui ci vuole un pentimento ed una riparazione che duri tutta una vita!
Se non ripariamo i peccati commessi in questa vita, li sconteremo in Purgatorio. Molti cristiani lo sottovalutano. Eppure la Madonna di Fatima, a Lucia che le chiese dove si trovava una sua amica morta, rispose: “Non è con me in Paradiso. É in Purgatorio e ci resterà fino atta fine del mondo!”.

PRIMA DELLA CONFESSIONE:
Cerca un momento tranquillo: mettiti davanti al Crocifisso e prega così:
1. Signore Gesù, che sanavi gli infermi e aprivi gli occhi ai ciechi, tu che assolvesti la donna peccatrice e confermasti Pietro nel tuo amore, perdona tutti i miei peccati, e crea in me un cuore nuovo, perché io possa vivere in perfetta unione con i fratelli e annunziare a tutti la salvezza.
“Vi dico: ci sarà più gioia in Cielo per un peccatore che si converte, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15,7) Ora alla luce di Dio fà il tuo esame di coscienza.

ESAME DI COSCIENZA
2. Da quanto tempo non ti confessi bene? L’ultima volta hai detto tutti i peccati gravi commessi? – Nelle confessioni passate hai mai nascosto volutamente qualche peccato mortale? – Da quanto tempo non ricevi la Comunione? – L’hai fatta sempre bene? – Hai mancato di rispetto al SS. Sacramento accostandoti alla comunione parlando, ridendo, senza preparazione e senza pensare chi stavi per ricevere? – Hai mai profanato l’Eucarestia commettendo sacrilegio? – Sai vivere con austerità soprattutto nei giorni comandati dalla Chiesa? – Fai qualche penitenza il venerdì? – Hai mangiato carne nei venerdì di quaresima? – Hai fatto digiuno il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo?


L’esame di coscienza

IO SONO IL SIGNORE DIO TUO: …

1. “Non avrai altro Dio fuori di Me”.
  • Credi in Dio, Padre, Provvidenza e Salvatore tuo e di tutti gli uomini?
  • La tua vita è orientata a Dio?
  • Lo ami come Figlio?
  • L’hai messo al primo posto tra i valori della tua vita?
  • Credi nel Padre, Figlio, Spirito Santo?
  • Preghi mattina e sera?
  • Vivi le virtù cristiane della fede, speranza e carità?
  • Consideri la fede come un dono prezioso da coltivare?
  • Ti impegni a crescere nella fede?
  • Hai avuto e nutrito dubbi sulla tua religione cattolica?
  • Hai letto (non per studio o informazione) libri, articoli, riviste contrarie alla tua fede, a Cristo, alla Chiesa?
  • Cerchi di conoscere, di studiare e farti spiegare la dottrina della tua santa madre Chiesa?
  • Hai parlato male della religione, del Papa, dei Sacerdoti?
  • Hai allontanato qualcuno dalla pratica religiosa?
  • Hai partecipato a riti satanici?
  • Hai aderito a sette eretiche o scismatiche?
  • Ti sei iscritto a società segrete illegali?
  • Speri nell’amore di Dio oppure ti scoraggi e disperi davanti alle difficoltà della vita, imprecando e ribellandoti?
  • Adori veramente solo Dio, sentendoti perciò libero da ogni forma di superstizione che blocca la libertà di pensare e di vivere?
  • Sei superstizioso?
  • Porti addosso amuleti, portafortuna, oggetti scaramantici?
  • Credi davvero all’oroscopo?
  • Ti sei lasciato impressionare e hai scritto e continuato le famigerate “catene” di S. Antonio o di S. Rita o altre simili stupidità?
  • Sei andato da indovini, o maghi, chiromanti, fattucchiere?
  • Hai partecipato a sedute spiritiche? Hai cercato di evocare e di entrare in contatto con i morti?
  • Hai aiutato la Chiesa, sovvenendo alle sua opere (Missioni, Lebbrosi, Seminari, Vocazioni, Orfani, ecc.)?
2. “Non nominare il Nome di Dio invano”.
  • Hai rispetto e amore per il nome di Dio e della Madonna?
  • Hai bestemmiato?
  • Hai detto affermazioni false o eretiche su Dio, quali per esempio: “Dio non fa le cose giuste”, “Dio è crudele”, “Dio è cattivo”, “Dio si diverte alle sofferenze degli uomini”, “Dio si dimentica dei buoni”, ecc.?
  • Hai raccontato fatti e barzellette blasfeme?
  • Usi un linguaggio volgare, turpe, immondo (= turpiloquio) indegno di un battezzato?
  • Hai fatto giuramenti senza necessità?
  • Hai mantenuto i voti e le promesse fatte?
3. “Ricordati di santificare le feste”.
  • Le 24 ore della domenica e dei giorni festivi costituiscono “il giorno del Signore”: le hai rese sante con la preghiera e facendo opere buone, coltivando i valori sacri della vita (famiglia, amicizia, cultura, natura, solidarietà, pace, ecc.)?
  • Ti sei liberato dalla fatica godendo la libertà di figlio di Dio?
  • Hai partecipato alla Messa, vivendo un’ora insieme agli altri credenti?
  • Alla Messa ti sei distratto, hai chiacchierato, hai disturbato gli altri? Hai commesso peccati mortali di domenica, disonorando il giorno del Signore?


(segue)