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domenica 8 gennaio 2017

comunione agli eretici

L'intercomunione? Non si può fare, S. Tommaso dixit


 
di Nicola Bux
Le celebrazioni del quinto centenario della Riforma luterana, e i gesti ecumenici che ne hanno accompagnato l'inizio, hanno portato alcuni settori della Chiesa cattolica ad approfondire e anche sostenere il tema dell'intercomunione. Ad esempio sull'Osservatore Romano del 26-27 settembre 2016, è stata riportata una tesi del teologo protestante Jurgen Moltmann, il quale sosteneva che la vera comunità cristiana «nasce quando i cristiani sentono la chiamata di Cristo e insieme vanno verso l’altare dove Cristo li aspetta. Che parliamo di “comunione” cattolica o di “santa cena” evangelica, si tratta sempre del “sangue di Cristo versato per voi” e “corpo di Cristo offerto per voi”. Come possiamo rimanere separati di fronte al Cristo crocifisso per noi?».

Si tratta della cosiddetta "open Communion", già praticata da molte denominazioni protestanti, in cui sono ammessi alla comunione, senza restrizioni, cristiani di altre denominazioni.


Perché questa idea di Moltmann è contraria alla Scrittura e alla Tradizione, cioè alle due Fonti della Rivelazione, come insegna il Concilio Vaticano II, e quali rischi correrebbero i fedeli, se essa diventasse normale? 

San Tommaso,  alla Questione IIIª q. 80 a. 4 co. risponde: 
"In questo come negli altri sacramenti il rito sacramentale è segno della cosa prodotta dal sacramento. Ora, la cosa prodotta dal sacramento dell'Eucaristia è duplice, come sopra abbiamo detto: la prima, significata e contenuta nel sacramento, è Cristo stesso; la seconda, significata e non contenuta, è il corpo mistico di Cristo, ossia la società dei santi. Chi dunque si accosta all'Eucaristia, per ciò stesso dichiara di essere unito a Cristo e incorporato alle sue membra. Ma questo si attua per mezzo della fede formata, che nessuno ha quando è in peccato mortale [e tanto meno se la fede, oltre a non essere formata, è anche deficiente nelle cose da credere n.d.r]. È chiaro dunque che chi riceve l'Eucaristia con il peccato mortale commette una falsità nei riguardi di questo sacramento. Perciò si macchia di sacrilegio come profanatore del sacramento. E quindi pecca mortalmente".

Se io faccio la Comunione, dichiaro di essere un tutt'uno con Cristo, a tal punto che lo "mangio"; ma la separazione reale (o unione meramente potenziale) da Cristo e dalla Chiesa è stato oggettivo in cui si trovano: a) chi non ha la grazia e b) chi non ha la fede. Costoro rendono il "mangiare" Cristo (ovvero il dichiarare di essere un tutt'uno con Lui - realmente presente - e con la Chiesa - significata), una menzogna.

Di conseguenza:
1) Sia leggendo il vangelo di Giovanni cap.6, sia leggendo in specie la Prima lettera di san Paolo ai Corinzi cap.11, si comprende che ciò è contrario alla Scrittura, alla Tradizione e al Magistero della Chiesa, perché, per ricevere la Comunione bisogna aver fatto l'iniziazione cristiana (battesimo e confermazione); e inoltre, se si fosse caduti in peccato grave, aver fatto l'itinerario penitenziale, in specie la confessione sacramentale.
Proprio l'itinerario di iniziazione e quello penitenziale, dimostrano che colui che vuole comunicarsi, deve prima essere entrato nella comunione di fede della Chiesa; o se si fosse allontanato a causa di un peccato grave o di scisma o di eresia, deve ri-entrare con la penitenza. 


Alla tesi di Moltmann ha risposto, in certo senso, Giovanni Paolo II, con l'enciclica Ecclesia de Eucharistia, quando scrive: "La celebrazione dell'Eucaristia, non può essere il punto di avvio della comunione, che presuppone come esistente, per consolidarla e portarla a perfezione. Il Sacramento esprime tale vincolo di comunione sia nella dimensione invisibile che,in Cristo, per l'azione dello Spirito Santo, ci lega al Padre e tra noi,sia nella dimensione visibile implicante la comunione della dottrina degli Apostoli, nei Sacramenti e nell'ordine gerarchico"(35)

2) Se per assurdo la Sede Apostolica cambiasse la regola, cioè alla Comunione ci si potesse accostare senza aver fatto l'iniziazione cristiana (battesimo e confermazione) oppure, senza aver fatto la confessione sacramentale, si andrebbe contro la Rivelazione e contro il Magistero della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, inducendo i fedeli a commettere una empietà e un sacrilegio.

E' vero che tutte le confessioni cristiane si  riferiscono a Gesù Cristo,ma «secondo la persuasione dei cattolici - ricordava Giovanni Paolo II, il 17 novembre 1980, al Consiglio della Chiesa evangelica di Germania - il dissenso verte "su ciò che è di Cristo", su "ciò che è suo": la sua Chiesa e la sua missione,il suo messaggio, i suoi sacramenti e i ministeri posti al servizio della parola e del sacramento». 

Dunque, la fede che i Protestanti professano al battesimo, non è quella cattolica; in particolare, perché non hanno il sacramento della Confermazione: pertanto, non potendo fare l'itinerario di Iniziazione, non possono arrivare all'Eucaristia.

Infine, i Protestanti non hanno il sacramento della Penitenza (Confessione e Riconciliazione): pertanto, non possono ritornare alla Comunione eucaristica.

Chi dicesse che questo è un linguaggio di condanna e non di misericordia, o che esprime la rigidità e non la comprensione,vorrebbe che quei "farmaci" speciali, che sono i sacramenti, in primis il farmaco d'immortalità che è l'Eucaristia, fossero amministrati e assunti, anche in presenza di "controindicazioni", ovvero l'assenza delle disposizioni richieste dal Catechismo della Chiesa Cattolica; così facendo però, li si priverebbe degli effetti di grazia e si danneggerebbero le anime che li ricevessero, in questo mondo e per la vita eterna.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-l-intercomunionenon-si-puo-fares-tommaso-dixit-18414.htm

domenica 21 giugno 2015

cosa fare alla Comunione?

Dopo essersi comunicati, 

cos'è più consigliabile?


L'importanza dell'azione di grazie, il tempo in cui Egli è sostanzialmente presente in noi e varie idee per il momento dopo la Comunione



La Chiesa ci insegna che dopo aver ricevuto l'Ostia Sacra, Presenza reale di Gesù – corpo, sangue, anima e divinità –, Egli è sostanzialmente presente in noi finché il nostro organismo consuma le specie del grano; questo può durare circa 15 minuti. Dopo di ciò, Gesù passa a stare nella nostra anima per l'azione dello Spirito Santo e della sua grazia.

Il grande Santo Pietro Giuliano Eymard, nel suo libro Fiori dell'Eucaristia, ci insegna l'importanza dell'azione di grazie. Trascrivo qui alcuni dei suoi insegnamenti perché siano spunto per la meditazione.

“Il momento più solenne della vostra vita è quello dell'azione di grazie, nel quale possedete il Re della Terra e del cielo, il vostro Salvatore e Giudice, disposto a concedervi tutto ciò che gli chiedete”.

“L'azione di grazie è imprescindibile necessità, per evitare che la Santa Comunione degeneri in una semplice abitudine pietosa”. 

“Nostro Signore rimane poco tempo nel nostro cuore dopo la Santa Comunione, ma gli effetti della sua presenza si prolungano. Le sante specie sono come una copertura, che si lacera e scompare perché il rimedio produca i suoi salutari effetti nell'organismo. L'anima diventa allora come un vaso che ha ricevuto un profumo prezioso”.

“Consacrate all'azione di grazie mezz'ora, se possibile, o almeno un rigoroso quarto d'ora (15 minuti). Darete prova di non avere cuore e di non saper apprezzare adeguatamente ciò che è la Comunione se dopo aver ricevuto Nostro Signore non sentite nulla e non lo sapete ringraziare”.

“Lasciate, se volete, che la Santa Ostia rimanga per un momento sulla vostra lingua, perché Gesù, verità e santità, la purifichi e la santifichi. Introducetela poi nel vostro petto, nel trono del vostro cuore, e adorando in silenzio iniziate l'azione di grazie”.

“Adorate Gesù sul trono del vostro cuore, appoggiandovi al suo, che arde d'amore. Esaltatene il potere... proclamatelo vostro Signore, confessate di essere un servo felice, disposto a tutto per compiacerlo”.

“Ringraziatelo per l'onore che vi ha fatto, l'amore che vi ha testimoniato e quanto vi ha dato in questa Comunione! Lodate la sua bontà e il suo amore nei vostri confronti, che siete tanto poveri, tanto imperfetti, tanto infedeli! Invitate gli angeli, i santi, l'Immacolata Madre di Dio a lodarlo e a ringraziarlo per voi. Unitevi alle azioni di grazie amorevoli e perfette della Santissima Vergine”.

“Ringraziamo per mezzo di Maria, perché quando un figlio piccolo riceve qualcosa spetta alla madre ringraziare per lui. L'azione di grazie identificata con quella di Maria Santissima sarà perfetta e gradita al Cuore di Gesù”.

“Nell'azione di grazie della Comunione, piangete per i vostri peccati ai piedi di Gesù come Maddalena, promettetegli fedeltà e amore, sacrificategli le vostre azioni disordinate, il vostro essere tiepidi, la vostra indolenza nell'intraprendere ciò che vi costa. Chiedetegli la grazia di non offenderlo più, di professargli che preferite la morte al peccato”.

“Chiedete tutto ciò che volete; è il momento della grazia, e Gesù è disposto a darvi il suo Regno. È un piacere che gli offriamo, dargli l'occasione di distribuire i suoi benefici”.

“Chiedetegli il regno della santità in voi, nei vostri fratelli, e che la sua carità abbracci tutti i cuori”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]



sources: Gaudium Press
http://www.aleteia.org/it/religione/articolo/dopo-comunione-cosa-fare-5794078356668416

mercoledì 28 gennaio 2015

FUORI MODA

giornalisti brutti, sporchi e cattivi

Caro Alessandro Gnocchi,
a Manila abbiamo visto cos’è successo al momento della Comunione: le ostie passate di mano in mano tra i fedeli (alcune pare siano anche finite in terra), senza il minimo rispetto per il Corpo di Cristo. E tutto questo è accaduto in mezzo a una gran gazzarra. Uno spettacolo che mi ha fatto venir da piangere. Ricordo la domenica 3 giugno del 2012, quando Benedetto XVI celebrò la Messa all’aeroporto di Bresso, vicino a Milano. Era la giornata mondiale della famiglia, c’ero anch’io. Eravamo circa un milione, eppure al momento della Comunione tutto si era svolto in ordine, con tantissimi sacerdoti che si erano portati verso i settori in cui erano stati suddivisi i fedeli. Ogni sacerdote era assistito da un chierichetto col piattino e la Comunione veniva data in bocca. Mi viene da chiedermi: dei preti che lasciano succedere quel che è successo a Manila, credono ancora che l’ostia consacrata è corpo di Cristo, o sono lì a sbrigare una faccenda che non li interessa più di tanto? E qui vorrei anche parlare della Comunione data in mano, di tanti ministri “straordinari” che non si capisce a cosa servano, ma non vorrei dilungarmi. Le sarò davvero grato se mi dirà il suo parere. Grazie
Costanzo Scalvi

zrbrpsCaro Scalvi,
non che i giornalisti facciano male il loro mestiere o siano brutti, sporchi e cattivi.
Giornali e televisioni, per loro natura, offrono dei dati e non colgono dell' altro perché, se anche lo cogliessero, non sarebbe di rilevanza mediatica. Ma è tutt’altro che secondario, anzi è ciò che spiega certe uscite che poi fanno il giro del mondo provocando in pochi nanosecondi i danni che le care vecchie eresie di una volta producevano in decenni o in secoli.
Fa onore alla sua intelligenza e alla sua onestà cattolica il dubbio di pensare a essere lei nell’errore quando si sente turbato da certe immagini. Ma fa ancora più onore alla sua intelligenza e alla sua onestà cattolica concludere che quanto devia dalla retta fede non è giustificato o giustificabile. In una Chiesa dove la quasi totalità dei cattolici ha buttato il cervello all’ammasso, ed è passato dalla santa razionalità all’irrazionalità  nello spazio di un “Buonasera”, mantenere un corretto uso dell’intelligenza è un atto quasi eroico.
Arrivando al dunque il suo istinto, che chiamerei “sensus fidei”, le dice il vero e non è strano che la metta in guardia dalle immagini che la turbano. Se guarda con un po’ di attenzione molti ecclesiastici si mostrano rivestiti con abiti o simboli altrui, ma non vedrà mai il rappresentante di un’altra religione portare anche il più piccolo simbolo cristiano. Lo stesso schema vale quando incontro ortodossi e protestanti. In questo caso, indossano simbolicamente i paramenti altrui attraverso gesti di umiliazione che non toccano, anzi esaltano, la protagonista, ma ledono la dignità della Chiesa cattolica, Corpo Mistico di Nostro Signore.
È questo che la disturba, caro amico, così come disturba qualsiasi cattolico che vede la Chiesa fondata da Cristo ridotta all’irrilevanza nei confronti di coloro che dovrebbe conquistare all’unico vero Dio. Con simili gesti viene detto che Cristo non è più Via, Verità e Vita, ma solo un’opzione tra tante: evidentemente la più fastidiosa sulla strada che porterà all’Onu delle religioni, visto che deve essere tolta di mezzo in presenza delle altre.
I simboli trasmettono con più potenza e più efficacia il contenuto di tanti discorsi. L’elemento simbolico e quello razionale lavorano su piani diversi, ma sempre in perfetta consonanza. Il salto di livello avviene quando compare sulla scena chi ha la forza e il consenso per condensare in formule ciò che il linguaggio simbolico e quello razionale hanno diffuso per i loro canali. Lo slogan, che è un simbolo capace di usare la forma razionale della parola, per avere presa sociale ha sempre bisogno di un testimonial. Se “l’interreligiosità è una grazia”, allora tutto è compiuto. Quando lo slogan incontra una faccia, è nato qualcosa di nuovo: in questo caso la “religione dell’interreligiosità”.
Non è un caso, quindi se ciò che scandalizza il signor Scalvi, tocca così poche coscienze. Le profanazioni dell’Eucaristia, cioè le cioè le violenze sul corpo reale di Nostro Signore avvenute durante la Messa record di Manila, pare non abbiano turbato più di tanto il corpaccione della Chiesa cattolica tirato su con le vitamine dell’interreligiosità e dell’apertura al mondo. Neanche i pastori filippini si sono dati tanta pena. Forse erano impegnati a farsi qualche selfie mentre salutavano con le corna.
Eppure, caro Scalvi, lei dice che ci sono stati eventi di simili proporzioni in cui tali profanazioni sono state evitate. E si chiede se questa deriva dimostri che molti cattolici non credono più nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.
Questo mi pare evidente. Se lei si mettesse in fila per la Comunione in una qualsiasi chiesa dell’orbe cattolico e ponesse la precisa domanda sulla Presenza Reale rischierebbe di contare sulle dita di una mano, forse due, coloro che le diranno convintamene di sì. Recentemente, un amico sacerdote che ha trascorso un anno in un celebre monastero del centro Italia, mi ha detto che la sua attenzione per l’Eucaristia è subito saltata agli occhi. Allora, i maggiorenti del luogo, monaci e sacerdoti, lo hanno preso da parte e gli hanno chiesto, sorridendo con compassione, se per caso non credesse ancora nella storiella della presenza di Gesù nell’ostia consacrata. Pensi a ciò che avviene quasi ovunque appena termina la Messa: una fuga generale da parte di una mandria che volta senza ritegno le spalle a Gesù nel tabernacolo. Non le dà l’idea di qualcosa che ha a che fare con i disegni del Demonio?
Caro Scalvi, in proposito mi sto facendo un’idea inquietante che penso di poter abbozzare. Fino a un po’ di tempo fa, immaginavo che lo scopo finale del deragliamento dottrinale fosse quello di produrre la caduta della fede nella presenza reale nell’ostia consacrata. Ora mi vado convincendo che questo, pur essendo un risultato già grande per il Demonio, sia solo un mezzo. Lo scopo del Nemico non è quello di oscurare una verità della quale lui non dubita, ma quello di accanirsi sul Corpo di Cristo e farne strazio. Siccome, per farlo, ha bisogno di agire senza ostacoli, la condizione migliore è quella di attaccare la cittadella di Cristo senza che vi siano sentinelle poiché nessuno pensa che vi sia Qualcuno da difendere.
In proposito, caro Scalvi, ho anche qualche altra idea, ma, per ora, penso che basti questo.
Alessandro Gnocchi
Sia lodato Gesù Cristo

giovedì 29 maggio 2014

comunione uso e abuso

comunione spirituale uso e abuso



La Comunione spirituale, molto raccomandata dal Concilio di Trento, suppone, è evidente, la fede nella Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli; comporta il desiderio della Comunione Sacramentale, e conduce il fedele alla comprensione dei Comandamenti di Dio, facendolo confluire nell'Amore del Cristo.
In fondo, compito proprio di questa pia pratica, è quel ricondurci a quella innocenza iniziale con la quale ci accostammo per la prima volta alla Prima Comunione.

Oggi si fa un gran parlare di questa pratica, sovente gettata nel dimenticatoio.
A causa (e forse è un bene se la usiamo correttamente) delle recenti affermazioni, gravissime, del cardinale Kasper (1) e di assurde proposte che si stanno avanzando per l'uso di questa pratica, a tal punto da volerla persino sacramentalizzare (2), riteniamo utile ed opportuno avanzare con questo articolo, che ci risvegli nella verità e ci aiuti a comprendere come sfruttare al meglio questa pratica, evitando gli abusi.

Partiamo da un piccolo excursus storico.



La Comunione spirituale si sviluppa all'interno della Chiesa attraverso le parole di Gesù stesso: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21) e “se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Gli Apostoli hanno inteso che davvero ci si poteva unire personalmente al Signore dall’interno del proprio cuore. Perciò san Pietro scriveva: “adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori” (1 Pt 3,15) (3)
I Santi Padri e Dottori come san Bonaventura, per esempio, insegnano che svanita la "presenza corporale" del Signore assunta attraverso l'Eucaristia, sacramentalmente, resta la sua presenza spirituale e di grazia, in noi.

Così specifica Giovanni Paolo II:
"Proprio per questo è opportuno coltivare nell'animo il costante desiderio del Sacramento eucaristico. È nata di qui la pratica della « comunione spirituale », felicemente invalsa da secoli nella Chiesa e raccomandata da Santi maestri di vita spirituale. Santa Teresa di Gesù scriveva: « Quando non vi comunicate e non partecipate alla messa, potete comunicarvi spiritualmente, la qual cosa è assai vantaggiosa... Così in voi si imprime molto dell'amore di nostro Signore »" (4).

e dice ancora:

"L'integrità dei vincoli invisibili è un preciso dovere morale del cristiano che vuole partecipare pienamente all'Eucaristia comunicando al corpo e al sangue di Cristo. A questo dovere lo richiama lo stesso Apostolo con l'ammonizione: « Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice » (1 Cor 11, 28). San Giovanni Crisostomo, con la forza della sua eloquenza, esortava i fedeli: « Anch'io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi ».73 

In questa linea giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce:
« Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione ».74 Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell'apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell'Eucaristia, « si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale ».75
L'Eucaristia e la Penitenza sono due sacramenti strettamente legati. Se l'Eucaristia rende presente il Sacrificio redentore della Croce perpetuandolo sacramentalmente, ciò significa che da essa deriva un'esigenza continua di conversione, di risposta personale all'esortazione che san Paolo rivolgeva ai cristiani di Corinto: « Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5, 20). Se poi il cristiano ha sulla coscienza il peso di un peccato grave, allora l'itinerario di penitenza attraverso il sacramento della Riconciliazione diventa via obbligata per accedere alla piena partecipazione al Sacrificio eucaristico. 
Il giudizio sullo stato di grazia, ovviamente, spetta soltanto all'interessato, trattandosi di una valutazione di coscienza. Nei casi però di un comportamento esterno gravemente, manifestamente e stabilmente contrario alla norma morale, la Chiesa, nella sua cura pastorale del buon ordine comunitario e per il rispetto del Sacramento, non può non sentirsi chiamata in causa. A questa situazione di manifesta indisposizione morale fa riferimento la norma del Codice di Diritto Canonico sulla non ammissione alla comunione eucaristica di quanti « ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto ».76
38. La comunione ecclesiale, come ho già ricordato, è anche visibile, e si esprime nei vincoli elencati dallo stesso Concilio allorché insegna: « Sono pienamente incorporati nella società della Chiesa quelli che, avendo lo Spirito di Cristo, accettano integra la sua struttura e tutti i mezzi di salvezza in essa istituiti, e nel suo organismo visibile sono uniti con Cristo – che la dirige mediante il Sommo Pontefice e i Vescovi – dai vincoli della professione di fede, dei Sacramenti, del governo ecclesiastico e della comunione ».77

L'Eucaristia, essendo la suprema manifestazione sacramentale della comunione nella Chiesa, esige di essere celebrata in un contesto di integrità dei legami anche esterni di comunione. In modo speciale, poiché essa è « come la consumazione della vita spirituale e il fine di tutti i Sacramenti »,78 richiede che siano reali i vincoli della comunione nei Sacramenti, particolarmente nel Battesimo e nell'Ordine sacerdotale. Non è possibile dare la comunione alla persona che non sia battezzata o che rifiuti l'integra verità di fede sul Mistero eucaristico. Cristo è la verità e rende testimonianza alla verità (cfr Gv 14, 6; 18, 37); il Sacramento del suo corpo e del suo sangue non consente finzioni...." (5)

La Comunione spirituale, molto raccomandata dal Concilio di Trento, suppone, è evidente e come ha spiegato sopra Giovanni Paolo II, la fede nella Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli; comporta il desiderio della Comunione Sacramentale; e di conseguenza comporta comunque sia uno "stato di grazia" almeno di desiderio in attesa di risolvere ogni pendenza nella Confessione e con una conversione attiva, cioè, assumendo uno stato di vita che rifletta tutti e dieci i Comandamenti; esige il ringraziamento per il dono ricevuto da Gesù in attesa di poterLo ricevere sacramentalmente.


La Preghiera

La formula conosciuta e diffusasi nella Chiesa è di Sant'Alfonso Maria de Liguori che così dice:

“Gesù mio, credo che voi siete realmente nel Santissimo Sacramento. Vi amo sopra ogni cosa. Vi desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore… (pausa). Come già venuto, Vi abbraccio e tutto mi unisco a Voi. Non permettete che io mi abbia mai a separare da voi".

e vi si aggiunge la comunione alla Preghiera della Chiesa:

"Eterno Padre Vi offro il Corpo e il Sangue del Vostro amatissimo Figlio, e Signore Nostro Gesù Cristo: in espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori, in suffragio delle Anime del Purgatorio e per le necessità della Santa Chiesa".
si fa sosta silenziosa e si conclude dicendo un Pater Noster, Ave Maria e Gloria Patri.

Così come è consigliabile farsi accompagnare dalla potente Avvocata che abbiamo presso Gesù, la Sua Madre:

"O Maria, preparami a ricevere degnamente Gesù.
Tu vedi come è ridotta l'anima mia;
Tu conosci fino in fondo la mia miseria, ma a chi altri potrei rivolgermi se non a Te affinchè Tu possa spianare la strada ostruita dai miei peccati?
Ti invoco quale mia Avvocata presso il Tuo dilettissimo Figlio.
Non abbandonarmi proprio ora che ho maggiormente bisogno di essere salvato/a dal precipizio in cui mi trovo.
Portami al Tuo amatissimo Gesù!
Brucia Madre mia ogni mio mal pensiero, brucia tutto ciò che vedi di indegno dentro di me;
abbatti ogni ostacolo che mi separa dal Tuo dolcissimo Figlio".

Si può pregare con le parole ufficiali della Chiesa:

« Adoro te devote, latens Deitas...
Ti adoro con devozione, o Dio che ti nascondi,
che sotto queste figure veramente ti celi:
a te il mio cuore si sottomette interamente,
poiché, nel contemplarti, viene meno.
La vista, il tatto e il gusto si ingannano a tuo riguardo,
soltanto alla parola si crede con sicurezza.
Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio:
nulla è più vero della sua parola di verità ».

O la bellissima preghiera di sant'Ignazio da farsi anche con la Comunione sacramentale:

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Fra le tue piaghe ascondimi.
Non permettere ch'io mi separi da te.
Dal nemico maligno difendimi.
Nell'ora della morte chiamami.
E comanda che io venga a te.
Affinché ti lodi con i tuoi santi nei secoli eterni.
Così sia.

La Comunione spirituale, fatta con queste intenzioni e con il degno proposito di correggere il proprio stile di vita conformandolo ai Comandamenti, produce gli stessi effetti della Comunione Sacramentale, ma non la sostituiscono!

 In fondo, compito proprio di questa pia pratica, è quel ricondurci a quella innocenza iniziale con la quale ci accostammo per la prima volta alla Prima Comunione.
Diceva san Padre Pio che non è importante la quantità di Comunioni sacramentali ricevute, ma la qualità e di essere vigili che la condizione di peccatori non sia stata tale da averci meritato la condanna anzichè la grazia. E così diceva che se la nostra condizione rischiasse davvero di nuocerci, è meglio desiderare la Comunione anzichè prenderla con superbia, tornando ai primordi della nostra innocenza fanciullesca quando ricevemmo il Divin Sacramento in stato di grazia.

Vi ricordiamo  che, queste Preghiere, possono  ( e magari "debbono" ) farsi anche per la Comunione sacramentale, specialmente quella a Maria Santissima come preparazione e quelle di ringraziamento riportate, comprensive del silenzio orante, di quell'atteggiamento atto ad interiorizzare quanto dal Cielo si è ricevuto.

Quanto sia preziosa la Comunione spirituale lo disse Gesù stesso a Santa Margherita Maria Alacoque, molto assidua nel mandare i suoi desideri di fiamma a chiamare Gesù nel Tabernacolo. Una volta le disse: “Mi è talmente caro il desiderio di un’anima di ricevermi, che lo mi precipito in essa ogni volta che mi chiama con i suoi desideri più puri”.

Quanto sia stata amata dai Santi la Comunione spirituale non ci vuol molto a intuirlo. La Comunione spirituale soddisfa almeno in parte a quell’ansia ardente di essere sempre “uno” con chi si ama. Gesù stesso ha detto: “Rimanete in Me e io rimarrò in voi” (Giov. 15, 4). E la Comunione spirituale aiuta a restare uniti a Gesù, sebbene lontani dalla sua dimora. Altro mezzo non c’è per placare gli aneliti di amore che consumano i cuori dei Santi. “Come una cerva anela ai corsi delle acque, così la mia anima anela a Te, o Dio” (Salm. 41, 2): è il gemito amoroso dei Santi. “O Sposo mio diletto - esclama S. Caterina da Genova - io desidero talmente la gioia di stare con Te, che, mi pare, se fossi morta risusciterei per riceverti nella Comunione”.

In sostanza, la Comunione spirituale deve spingere il fedele a ricevere poi Gesù Sacramentalmente Vivo e vero, presente, nell'Ostia Santa.

La situazione di degrado etico e morale a cui abbiamo fatto cenno all'inizio, al contrario, spinge ad una equiparazione (un termine così oggi di moda, sic!) tra le due pratiche, finendo per voler sostituire la Comunione spirituale con quella sacramentale per chi è impossibilitato a riceverla, si veda il caso appunto dei "divorziati-risposati", lasciando questi nel loro stato peccaminoso e, peggio ancora, finendo per legittimare la loro situazione irregolare.

Del resto è Gesù stesso che dice:
“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui (..) Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole..." (Gv.14,21-26)

Il Santo Curato d'Ars racconta due episodi significativi:

Il primo  relativo ad una moglie disperata per la morte del marito, ma ancor più angosciata perchè l'uomo non aveva mai voluto pregare con lei, nè andare in Chiesa, non frequentava i Sacramenti da quando fece la Prima Comunione. Il Santo ebbe un sogno che gli rivelò che mentre la moglie diceva il rosario, spesse volte, il burbero marito, ripeteva mentalmente le Ave Maria, specialmente in quel "prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte, come esprimendo un desiderio inconscio,  fino a farlo in modo abituale, ma senza mai dare a vederlo alla moglie. E per questo si era salvato l'anima!
Il secondo relativo ad un altro uomo che, lontano dalla vita sacramentale, aveva però un amore fanciullesco verso la Madre di Dio per la quale curava e portava i fiori all'edicola lungo la strada. Questo gli bastò per salvarsi l'anima.
E diceva allora il Curato: vedete quanto ci è utile coltivare i buoni pensieri e almeno desiderare di essere in qualche modo salvati?

La condizione è l'amore gratuito ed incondizionato!

Scrive sant'Alfonso Maria de' Liguori nel suo "Visite al Santissimo Sacramento e a Maria santissima" a proposito della Comunione spirituale:

"La Comunione spirituale consiste, secondo san Tommaso d'Aquino, in un desiderio ardente di ricevere Gesù sacramentato ed in un abbraccio amoroso come già fosse ricevuto.
Quanto poi siano gradite a Dio queste comunioni spirituali e quante grazie egli per mezzo loro dispensi, il Signore lo diede ad intendere a quella sua serva suor Paola Maresca fondatrice del monastero di Santa Caterina da Siena in Napoli, quando le fece vedere, come si narra nella sua vita, due vasi preziosi, uno d'oro e l'altro d'argento; e le disse che in quello d'oro Egli conservava le sue Comunioni sacramentali, e in quello d'argento le sue Comunioni spirituali.
Sopra tutto basta sapere che il santo Concilio di Trento molto loda la Comunione spirituale ed anima i fedeli a praticarla. Perciò tutte le anime divote sogliono spesso praticare questo santo esercizio della Comunione spirituale.
Si esorta dunque chi desidera avanzarsi nell'amore di Gesù Cristo fare la Comunione spirituale almeno una volta in ogni visita al Santissimo Sacramento ed in ogni Messa che si sente..."



La Comunione spirituale è un esercizio dell'Anima che vuole tendere al perfezionamento, che ama Gesù sopra ogni cosa "e lo desidera" molto più dei suoi affetti umani e terreni.
La Comunione sacramentale è e rimane aspirazione e desiderio di ogni uomo che vuole concretizzare questo desiderio. Scrive infatti san Tommaso d'Aquino:
"Tuttavia non è inutile la Comunione sacramentale; perché questa produce l'effetto del Sacramento più perfettamente del solo desiderio" (6)

E' per questo che la grandezza di questa pia pratica si è così diffusa nel popolo di Dio!

Essa può essere fatta in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, e tutte le volte che si vuole, anzi, i Santi la consigliano e la raccomandano almeno dieci volte al giorno.
Efficace perchè può essere fatta persino nella condizione di peccato mortale a patto che, con il desiderio di voler ricevere Gesù, si desideri anche la conversione, il "piacere a Dio" e non agli uomini.
Sarebbe del resto incoerente "pretendere" che Gesù venga ad abitare in un cuore che non ha alcuna intenzione di progredire nella salvezza, e la via della salvezza è la conversione!

Il n° 1650 del CCC dice:

“1650. Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza”.

Il n° successivo completa il testo:

“1651. Nei confronti dei cristiani che vivono in questa situazione e che spesso conservano la fede e desiderano educare cristianamente i loro figli, i sacerdoti e tutta la comunità devono dare prova di una attenta sollecitudine affinché essi non si considerino come separati dalla Chiesa, alla vita della quale possono e devono partecipare in quanto battezzati:
«Siano esortati ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il Sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza, per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio”.

Il Catechismo riassume la dottrina della Chiesa di lunga data, e tiene anche conto dei vari dibattiti avviati nel corso degli ultimi decenni.



A questo pensiero ci conduce l'altro prezioso Documento di Giovanni Paolo II, laddove spiega:

"La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio.
La riconciliazione nel sacramento della penitenza - che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico - può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione, assumono l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi..." (7)

Facciamo notare una frase imponente di Giovanni Paolo per giustificare quanto dice:

"La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura..."

Questa affermazione chiude ogni dibattito sulla validità della Dottrina, ma senza dubbio tiene le porte aperte per come comprenderla sempre meglio, per come metterla in pratica, come affrontare i tanti drammi di oggi.
Ecco come la Comunione spirituale può essere utile e può aiutare tutti noi a compiere passi in avanti verso Gesù, verso l'autentica conversione, ma non certo per sostituire la Comunione sacramentale, o per equipararla.

Sia lodato Gesù Cristo.
Sempre sia lodato.

Note

2) si legga la discussione, qui, approfondita da Sandro Magister
3) si veda la saggia risposta di Amici Domenicani, qui.
5) ibidem  sopra
6) San Tommaso d'Aquino Summa Theologiae, III, q. 80, art. 1, ad 3.
7) Giovanni Paolo II - Familiaris Consortio

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