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mercoledì 27 aprile 2016

Quando ti vesti ricorda la presenza

e Abbà disse ....




Regole Per Una Vita Devota
(di Platone, arcivescovo di Kostroma)
    

























Sforzati ad alzarti presto e a un'ora fissa. Appena ti svegli, rivolgi la tua mente a Dio: fai il Segno della Croce, e ringrazialo per la notte che è passata e per tutte le sue misericordie nei tuoi confronti. Chiedigli di guidare ogni tuo pensiero, sensazione e desiderio, in modo che tutto ciò che dici o che fai gli sia gradito.

Quando ti vesti ricorda la presenza del Signore e del tuo Angelo custode. Chiedi al Signore Gesù Cristo di ricoprirti con il manto di salvezza.

Dopo esserti lavato, vai a fare le preghiere del mattino. Prega in ginocchio, con concentrazione, con riverenza e mitezza, come si conviene di fronte agli occhi dell'Onnipotente. Chiedigli di darti fede, speranza e amore, così come una tranquilla forza per accettare tutto ciò che il giorno che viene ti può portare - le sue difficoltà e suoi problemi. Chiedigli di benedire le tue fatiche.

Chiedigli aiuto: per adempiere qualche particolare compito che hai di fronte; per stare alla larga da qualche particolare peccato. Se puoi, leggi qualcosa dalla Bibbia, soprattutto dal Nuovo Testamento e dai Salmi. Leggi con l'intenzione di ricevere qualche illuminazione spirituale, inclinando il tuo cuore alla compunzione. Dopo avere letto un poco, fermati a riflettere su quanto leggi, e quindi procedi oltre, ascoltando ciò che il Signore suggerisce al tuo cuore.

Cerca di dedicare almeno quindici minuti a contemplare spiritualmente gli insegnamenti della Fede e il profitto della tua anima in quanto hai letto.

Ringrazia sempre il Signore perché non ti ha lasciato perire nei tuoi peccati, ma si preoccupa di te e ti guida in ogni modo possibile al Regno Celeste.

Inizia ogni mattino come se avessi appena deciso di diventare un cristiano e di vivere secondo i comandamenti di Dio. Andando a fare i tuoi doveri, sforzati di fare tutto alla gloria di Dio. Non iniziare nulla senza preghiera, perché tutto ciò che facciamo senza pregare alla fine si rivela futile o dannoso. Le parole del Signore sono vere: "Senza di me, non potete fare niente."

Imita il nostro Salvatore, che ha lavorato aiutando Giuseppe e la sua tuttasanta  Madre. Mentre lavori, mantieni un buono spirito, affidandoti sempre all'aiuto del Signore. È cosa buona ripetere incessantemente la preghiera: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di me peccatore."

Se i tuoi lavori hanno successo, rendi grazie al Signore; e in caso contrario, affidati alla sua volontà, poiché Egli si prende cura di noi e dirige tutto verso il meglio. Accetta tutte le difficoltà come penitenza per i tuoi peccati - in spirito di obbedienza e di umiltà.

Prima di ogni pasto, prega che Dio benedica il cibo e le bevande; e dopo il pranzo rendi grazie a Dio e chiedigli di non privarti delle sue benedizioni spirituali. È bene lasciare la tavola sentendo un poco di appetito. In ogni cosa, evita gli eccessi. Seguendo l'esempio dei cristiani antichi, digiuna il Mercoledì e il Venerdì.

Non essere avido. Sii contento di avere cibo e vestiti, imitando Cristo che si è impoverito per noi.

Sforzati di compiacere il Signore in tutto, in modo da non essere rimproverato dalla tua coscienza. Ricordati che Dio ti vede sempre, e così sii accuratamente vigilante per quanto riguarda i sentimenti, i pensieri e i desideri del tuo cuore. Evita anche i più piccoli peccati, per non cadere in quelli più grandi. Scaccia dal tuo cuore ogni pensiero o progetto che ti muove lontano dal Signore. Lotta specialmente contro i desideri impuri; scacciali dal tuo cuore come una scintilla di brace che cade sui tuoi vestiti.

Se non vuoi essere turbato da desideri malvagi, accetta mitemente l'umiliazione da parte degli altri.

Non parlare troppo, ricorda che per ogni parola detta dovremo rendere conto a Dio. È meglio ascoltare che parlare: nella verbosità è impossibile evitare il peccato. Non essere curioso di ascoltare novità, che non fanno altro che intrattenere e distrarre lo spirito. Non condannare nessuno, ma considera te stesso peggiore di tutti gli altri. Colui che condanna un altro sta prendendo su di sé i suoi peccati; è meglio lamentarsi per il peccatore, e pregare che Dio lo corregga a modo suo.

Se qualcuno non ascolta un tuo consiglio, non discutere con lui. Ma se i suoi atti sono una tentazione per gli altri, prendi misure appropriate, perché il bene di molti deve avere maggior peso di quello di una persona sola.

Non litigare mai, e non cercare scuse. Sii mite, quieto e umile; sopporta tutto, secondo l'esempio di Gesù. Egli non ti caricherà di una croce che eccede le tue forze. Ti aiuterà anche a portare la tua croce.

Chiedi al Signore di darti la grazia di compiere i suoi santi Comandamenti meglio che puoi, anche se sembrano troppo difficili da mantenere. Dopo aver fatto una grande impresa, non aspettarti gratitudine, ma tentazioni: l'amore per Dio è infatti messo alla prova da ostacoli. Non sperare di acquisire qualsiasi virtù senza soffrire amarezza. Nel mezzo delle tentazioni non ti disperare, ma rivolgiti a Dio con brevi preghiere: "Signore, aiuta... Insegnami a... Non lasciarmi... Proteggimi... " Il Signore permette tentazioni e prove; Egli ci dà anche la forza di superarle.

Chiedi a Dio di allontanare da te tutto ciò che ti riempie di orgoglio, anche se sarà una perdita amara. Cerca di non essere astioso, lugubre, brontolone, diffidente, sospettoso o ipocrita, ed evita la rivalità. Sii sincero e semplice nella tua attitudine.

Accetta umilmente le ammonizioni degli altri, anche se sei più saggio ed esperto.

Ciò che non vuoi che sia fatto a te, non farlo agli altri. Piuttosto, fai loro ciò che desideri che sia fatto a te. Se qualcuno ti visita, sii dolce nei suoi confronti, sii modesto, saggio, e a volte, a seconda delle circostanze, sii anche cieco e sordo.

Quando senti la pigrizia, o una certa freddezza, non lasciare il consueto ordine di preghiera e le pratiche di pietà che hai stabilito. Tutto ciò che fai nel nome del Signore Gesù, anche le cose piccole e imperfette, diventa un atto di pietà.

Se desideri trovare la pace, affidati completamente a Dio. Non troverai pace finché non ti rassereni in Dio, amando solo lui.

Di tanto in tanto isolati, seguendo l'esempio di Gesù, nella preghiera e nella contemplazione di Dio. Contempla l'amore infinito del nostro Signore Gesù Cristo, le sue sofferenze e la sua morte, la sua risurrezione, la sua seconda venuta e il Giudizio finale.

Visita la chiesa quanto più spesso possibile. Confessati più frequentemente e ricevi la santa Comunione. Facendo così dimorerai in Dio, e questa è la più alta benedizione. Durante la Confessione, pentiti e confessa onestamente e con contrizione tutti i tuoi peccati; il peccato di cui non ci si pente porta infatti alla morte.

Dedica le domeniche a opere di carità e di misericordia; per esempio, visita qualche ammalato, consola qualche afflitto, salva qualche perduto. Se qualcuno aiuterà i perduti a ritornare a Dio, questi riceverà una grande ricompensa in questa vita e nell'era ventura. Incoraggia i tuoi amici a leggere letteratura spirituale cristiana e a partecipare a discussioni su temi spirituali.

Che il Signore Gesù Cristo sia il tuo insegnante in tutto. Fai sempre riferimento a lui rivolgendo a lui la tua mente; chiediti: che cosa farebbe il Signore in simili circostanze?

Prima di andare a dormire, prega apertamente e con tutto il tuo cuore, ricerca e guarda i tuoi peccati del giorno trascorso.

Dovresti sempre spingere te stesso a pentirti con un cuore contrito, con sofferenza e lacrime, per non ripetere i peccati passati.

Andando a letto, fatti il Segno della Croce, bacia la croce, e affidati al Signore Dio, che è il tuo Buon Pastore. Considera che forse questa notte dovrai apparire di fronte a lui.

Ricorda l'amore del Signore nei tuoi confronti e amalo con tutto il tuo cuore, la tua anima e la tua mente.

Agendo in questo modo, raggiungerai la vita beata nel Regno della luce eterna.

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con te. Amen.


http://padridellachiesa.blogspot.it/

lunedì 25 aprile 2016

inizia la settimana santa (cal. giuliano)


Dieci cose da ricordare per la Settimana Santa

 
di padre Theophan Whitfield
 
(Predica alla quinta domenica della Grande Quaresima)

Questa mattina, abbiamo sentito Giacomo e Giovanni che esprimono il desiderio di essere seduti con Cristo nella sua gloria. E il nostro Signore, per metterli alla prova, chiede se sono in grado di bere il calice che egli beve, e di essere battezzati con il battesimo con cui egli è battezzato. Giacomo e Giovanni dicono "Lo siamo!" La risposta da parte di Gesù, in poche parole, è: fate attenzione a ciò che desiderate, perché lo potreste ottenere.

Oggi è l'ultima Domenica della Grande Quaresima, e il venerdì sera, appena cinque giorni da oggi, inizierà la celebrazione della Settimana Santa. Venerdì sera si aprirà una processione lunga dieci giorni verso la croce, la tomba e la risurrezione.

E mentre ci prepariamo, il nostro Signore estende a noi lo stesso invito che ha esteso a Giacomo e Giovanni. Tutti noi desideriamo vedere la sua gloria, desideriamo essere al suo fianco a Pasqua, e Gesù, prima dice a voi e a me, "ma siete in grado e siete disposti a bere il calice che io bevo? Siete in grado di camminare con me nella Settimana Santa? Siete disposti a essere al mio fianco, e a portare la mia croce con me?"

Spero che la vostra risposta sia sì. Spero che la Pasqua non sia solo una Domenica in cui ci mostriamo a tutti, senza aver riservato nessun pensiero a Cristo nei giorni della Settimana Santa.

Per aiutare a prepararci – per aiutarci a bere dallo stesso calice del Signore – ho voluto condividere una lista di 10 cose da fare durante la Settimana Santa. Si tratta di dieci raccomandazioni su come essere battezzati con lo stesso battesimo con cui il nostro Signore è battezzato.

(1) Andate al maggior numero di funzioni possibile. Ne offriamo un gran numero. Generalmente, almeno due ogni giorno. E se non potete andare a ogni funzione, mettere da parte del tempo per leggere in spirito di preghiera al momento delle funzioni a cui non potete assistere. È attraverso il culto che torniamo a unirci a Cristo. Le funzioni della Settimana Santa non sono solo esercizi di memoria. La Settimana Santa è una sola liturgia ininterrotta che per più di dieci giorni ci invita a partecipare all'amore salvifico di Gesù Cristo, non solo a ricordare alcuni eventi avvenuti molto tempo fa. L'amore che Gesù mostra è reale, è presente, e noi siamo invitati attraverso il culto a riceverlo.
Vi sembra irragionevole andare in chiesa così tanto in una sola settimana? Certo che lo è! Ma l'amore di Cristo per noi è estremo e intenso. E così noi restituiamo quell'amore durante la Settimana Santa in un modo che è al di là della ragione!

(2) Intensificate il vostro digiuno. Ogni persona è chiamata a digiunare per quanto è in grado. Alcuni sono in grado di digiunare di più, alcuni di meno. Durante la Settimana Santa, ognuno di noi dovrebbe aumentare l'intensità del digiuno. Pensate a come avete seguito il digiuno fino a questo punto. Durante la Settimana Santa, continuate ciò che fate, e fatene un po' di più. Digiunate solo un paio di giorni a settimana? Aumentate il numero dei vostri giorni di digiuno. Vi astenete solo dalla carne? Considerate di astenervi pure dai latticini. Considerate l'idea di fare piccoli pasti ogni volta. Per alcuni, può essere possibile mangiare solo due piccoli pasti al giorno anziché tre. La Settimana Santa è un momento in cui dobbiamo aumentare la nostra fame di Cristo, e la fame fisica è un modo per farlo. La fame fisica ci ricorda che abbiamo bisogno di ciò che Dio offre, e il digiuno ci aiuta a concentrarci sull'amore di Cristo. Il digiuno è difficile, ma ricordate il buon dono che ci attende alla Liturgia pasquale della Risurrezione – il buon dono di Cristo stesso!

(3) Create silenzio. Disconnettetevi interamente dal telefono cellulare, dalla pasta elettronica, dall'uso di Internet e in particolare dei social media. (Se una di queste cose è necessaria per il lavoro o la scuola, designate una finestra di utilizzo di non più di un paio d'ore). Non guardate la TV e non ascoltate la radio. Annullate lezioni, sport e attività sociali. È solo per una settimana. Il mondo sarà ancora lì dopo Pasqua. Quando creiamo silenzio in questo modo, ci permettiamo lo spazio e la possibilità per essere attratti più profondamente da Cristo nelle sue parole e azioni durante la Settimana Santa. Togliamo alcune delle barriere artificiali che ci separano dal "bere al suo calice" (Marco 10:38). E se non creiamo silenzio, il rumore di questo mondo potrà facilmente sopraffare la "piccola voce quieta" attraverso la quale parla lo Spirito Santo (1 Re 19:12). Per ascoltare la voce di Cristo, dobbiamo mettere a tacere la cascata incessante di distrazioni con cui lasciamo che il mondo introduca tutta la sua forza nei nostri cuori e menti.

(4) Create preghiera. Accendete un po' di musica di chiesa. In particolare, ascoltate gli inni della Settimana Santa. E imparare qualcosa su ogni inno che sentite: In quale giorno cantiamo questo inno? Durante quale funzione? Qual è il luogo e lo scopo di questo inno? Gli inni della Settimana della Passione creano echi sacri che aiutano a collegare il nostro culto con il resto della vita quotidiana. Cantare "Ecco lo sposo viene nel mezzo della notte" alle funzioni con cui inizia la Settimana Santa è buono, ma ascoltare e cantare lo stesso inno quando si guida, si cammina o si pulisce la casa è ancora meglio. In questo modo, permettiamo alla preghiera della Chiesa di diventare la preghiera della vita quotidiana.

(5) Siate quieti. Mettete da parte ogni giorno il tempo per sedervi tranquillamente davanti a un'icona di Cristo, per circa 20-30 minuti. Accendete una candela, dite una breve preghiera, e poi semplicemente aspettate in silenzio che il Signore dica una parola, o vi doni un senso più profondo della sua presenza. Essere in silenzio è un modo di dire a Dio: "Io sono qui. E non aspetto altri che te. Vieni a trovarmi nella mia piccolezza. "La quiete durante la Settimana Santa è una buona pratica per l'esperienza del Venerdì e del Sabato Santo. La parola più eloquente mai detta è il silenzio del nostro Salvatore morto appeso alla croce, e mentre giace nella tomba. Il suo silenzio dice tutto. La quiete della sua morte è la grande azione che redime e santifica tutto il mondo. Il suo silenzio sulla croce azzittisce l'inferno. La sua immobilità nella tomba fa esplodere il regno dei morti e dà la vita a tutti. Quando pratichiamo la quiete e il silenzio durante la Settimana Santa, ci prepariamo a unire il nostro silenzio a quello di Cristo. Ci prepariamo a morire con il nostro Salvatore... in modo che anche noi possiamo essere portati a nuova vita!

(6) Siate sempre con Cristo. Occupate la mente tutte le volte che è possibile con una breve preghiera. Se non avete già l'abitudine di recitare la preghiera di Gesù, la Settimana Santa è un grande momento per iniziare: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di me peccatore" Questa preghiera aumenta la nostra consapevolezza della vicinanza del Padre, del Figlio e del santo Spirito. Ci ricorda che nulla può mai separarci dall'amore di Dio. Cristo è sempre con noi, e attraverso la preghiera continua, ci sforziamo di fare lo stesso – di essere sempre con il Signore che ama e ci fortifica.

(7) Leggete uno dei Vangeli. Mettete da parte del tempo ogni giorno per leggere alcuni capitoli da Matteo, Marco o Luca (teniamo Giovanni per dopo la Pasqua!) E ricordate che nei Vangeli non troviamo parole su Cristo, troviamo le parole di Cristo. Ogni verso della Sacra Scrittura è una parola che vi arriva direttamente dal Signore risorto e glorificato. Ogni parola è una parola per il presente, ogni parola è una parola nuova che non avete mai ricevuto prima. Godetevi il dono! Gesù lo vuole dare a voi!

(8) Cercate perdono e guarigione. È probabile che ognuno di noi abbia almeno una piccolo numero di rapporti che hanno bisogno di guarigione. Durante la Settimana Santa, lavorate per quella guarigione. Ammettere i vostri errori, e perdonate gli errori commessi da altri. Offrite voi stessi con amore almeno a un'altra persona da cui vi siete allontanati. Fate una telefonata, inviate una lettera o un'e-mail – avete la benedizione per utilizzare la posta elettronica in questo caso! – oppure programmate un incontro per un caffè. Ricordate quanto amate quella persona, e ricordate che siamo stati creati per vivere in pace e gioia gli uni con gli altri. L'amore di Cristo per noi è enorme, a paragone con le meschinità a cui così spesso ci aggrappiamo. E se siete stati profondamente danneggiati da un'altra persona, chiedete aiuto! Entrate in contatto con qualcuno – il coniuge, un altro membro della famiglia o un amico, il vostro sacerdote – e chiedete indicazioni. Cercate una via d'uscita attraverso la preghiera, il digiuno e la comunicazione onesta. Come si dice, trattenere la rabbia (o l'odio o il risentimento o la vendetta) è come ingoiare veleno e attendere che qualcun altro muoia. Cercate di liberarvi da ciò che possedete. Godetevi la leggerezza di un rapporto che è stato guarito e restaurato.

(9) Chiamate qualcuno che è malato o solo. Visitatelo se potete. Condividete voi stesso con qualcuno che ha bisogno di voi. Le nostre parrocchie e le nostre zone sono piene di persone che stanno morendo di solitudine e d'isolamento. Estendete voi stessi e date loro il dono della presenza umana. Uno dei grandi temi della Settimana Santa è l'abbandono – come il nostro Signore è stato abbandonato da quasi tutti, persino apparentemente da suo padre. Mentre cerchiamo di unirci a Cristo attraverso la preghiera e il culto durante la Settimana Santa, possiamo allo stesso tempo non abbandonare coloro che hanno bisogno di noi. Essendo uniti a Cristo, dobbiamo allo stesso tempo, rafforzare la nostra solidarietà con tutti coloro che ci circondano. Noi siamo parte del corpo mistico di Cristo e siamo chiamati ad una vita di unità e di comunione con gli altri.

(10) Pensate alla Settimana luminosa e oltre! Con la Pasqua arriva la luce vera che illumina il mondo intero e ogni persona in esso. Mentre noi ci uniamo a Cristo, lo splendore della risurrezione cambia tutto. La settimana dopo la Pasqua è veramente una settimana luminosa – la Risurrezione colora tutto in modo bello e brillante. Nulla dovrebbe mai più essere lo stesso. Che questa Settimana Santa sia un trampolino di lancio nel resto della vita. Essendoci uniti noi stessi a Cristo nella morte e risurrezione – avendo vissuto il nostro battesimo, con la celebrazione della Settimana Santa – dovremmo essere pronti ad annunciare la buona novella in tutto ciò che facciamo. Ricordiamoci che ogni domenica è una "piccola Pasqua" e che ogni volta che si riuniamo per celebrare la Liturgia proclamiamo la morte di Cristo e confessiamo la sua risurrezione. E se ogni domenica è una piccola Pasqua, allora ogni settimana è un po' la Settimana Santa. Ogni giorno dell'anno è un giorno in cui rendiamo grazie per i santi misteri che abbiamo ricevuto, e non vediamo l'ora di ricevere da Cristo ancora una volta il calice che dà la vita. La Settimana Santa e la Pasqua si verificano una volta l'anno, ma sono la regola, non l'eccezione. La Settimana Santa e la Pasqua sono i modelli per ogni settimana dell'anno. Gesù Cristo tocca tutto il tempo attraverso la Croce, e tutto il tempo collassa nell'eterno presente del suo amore divino. Possiamo noi vivere tutta la vita alla luce della Resurrezione!


Padre Theophan Whitfield è il rettore della chiesa ortodossa di san Nicola a Salem, nel Massachusetts. Padre Theophan è stato un insegnante per quindici anni in scuole indipendenti, prima a New York e più tardi nel Connecticut, prima di proseguire gli studi al St. Vladimir's. Lui e sua moglie, matushka Manna, hanno tre figlie: Ayame, Miya, ed Emi.

giovedì 17 marzo 2016

vigilia dell' ordinazione

LA SERA PRECEDENTE L'ORDINAZIONE SACERDOTALE





 

1. Domani, mio Dio, si dirà: «La santa Madre Chiesa chiede che questi nostri fratelli siano ordinati presbiteri ».  Dunque è la tua Chiesa che lo vuole. Tu, nella tua Chie­sa. Non io ho scelto te, ma tu hai scelto me. Scelta felice perché è la tua scelta, la scelta delle tue vie imperscrutabili, che sono amore e misericordia.

Scelta tremenda perché è la tua scelta, quella che tu ope­ri nella libertà e nella sicurezza sovrana dei tuoi pieni pote­ri, quella per la quale fai del piccolo l'essere più grande, del debole un superuomo, affinchè nessuno si esalti ma la sola forza di Dio si riveli nella nostra debolezza. Aiutami a comprendere che anche per l'« onus presbyterii » vale quel­la tua parola: « II mio giogo è dolce e il mio peso leggero »; a capire che il peso della croce del tuo sacerdozio si cam­bierà per me nel dolce peso di Dio, nel sovrappeso di tutte le grazie.
 

E poi sentirò il vescovo domandare: « Sei certo che ne sono degni? ». Dio mio, e chi è degno di te? Chi mai è de­gno davanti a te? Può esserlo la nullità davanti alla tua super-realtà, la peccaminosità davanti alla tua onnidivorante santità? Vedi, sono costretto a pregare come Isaia, quando, chiamato a diventare profeta, udì il triplice « san­to » del serafino adorante: « Ahimè, sono perduto, poiché sono un uomo e ho le labbra immonde e abito in mezzo a un popolo dalle labbra immonde ». Ma sei tu a rendermi degno, perché la tua chiamata, la tua grazia e la tua forza sono la mia dignità. Nonostante il mio: « Domine, non sum dignus », anch'io posso dire fiduciosamente con Isaia: Eccomi, manda me.

2. E poi il vescovo mi imporrà le mani sul capo senza dire neppure una parola. In questo silenzio, simile a quello di una notte di Natale o di Pasqua - « dum silentium tenet omnia » - la tua parola onnipotente e l'ardore del tuo Spirito mi trasformeranno in un prete del tuo Figlio, mio Signore. Scenderà sopra di me il tuo Spirito, il dono di Dio, che non è uno Spirito di timidezza, ma uno Spirito di forza, di amore, di saggezza (2 Tm 1,6-7), lo Spirito che fa diventare preti, ministri del tuo sacrificio e testimoni della tua parola, lo Spirito che ci strappa da noi stessi e rende la nostra vita parte viva del sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo.

II vescovo mi imporrà le mani, come nell'Antica Allean­za si imponevano le mani sulla vittima del sacrificio per l'espiazione dei peccati. Infatti io debbo seguire colui che, pur non avendo conosciuto peccato, tu hai reso peccato in nostro favore, affinché per mezzo di lui potessimo diven­tare giustizia di Dio (2 Cor 5,21); debbo seguire l'Agnello di Dio, che prese sopra di sé il peccato del mondo (Gv 1,29), sul quale hai caricato le colpe e i peccati di tutti (Is 53,6). Il vescovo imporrà le mani su di me così come Mosè aveva costituito Giosuè condottiero del popolo eletto me­diante l'imposizione delle mani e quello « fu ripieno dello spirito della sapienza perché Mosè aveva posto le mani so­pra il suo capo» (Dt 34,9); cosi come i leviti venivano costituiti tali con l'imposizione delle mani (Nm 8,10); come Gesù imponeva le mani sopra i bambini e sopra gli amma­lati; come gli apostoli imponevano le mani sui loro discepo­li affinché ricevessero Io Spirito, quando li sceglievano per l'opera alla quale Io Spirito li aveva chiamati (At 13,2).                 Il vescovo mi imporrà le sue mani ed io entrerò a far parte della serie dei tuoi servi, che da duemila anni, in tut­ti i tempi e in tutti i paesi, vanno a portare il tuo nome davanti a re e a popoli; entrerò a far parte di quell'ininter­rotta serie di tuoi servi che ebbe inizio quando il tuo Fi­glio, nostro Signore, disse: «Andate in tutto il mondo, ... ecco, io sono con voi»; entrerò nella catena ininterrotta della missione, del compito per un destino universale, di una forza e potenza nuove; entrerò a far parte dell'unica santa stirpe dei tuoi preti che viene perennemente genera­ta non da sangue e da volere di carne, ma mediante la na­scita dal tuo Spirito e in forza del tuo incarico; entrerò nel­la ininterrotta catena della tua stirpe sacerdotale che mai si estinguerà, in attesa del giorno in cui tu verrai a giudica­re i vivi e i morti. Il vescovo imporrà sopra di me le sue mani. Poi, ancora in silenzio, le ritirerà dal mio capo. Ma la tua mano, Signore, si fermerà e riposerà sopra di me.

Le tue mani rimarranno sopra di me.

Le mani dell'Onnipotente, più dolci delle mani di una madre.

Le mani che tutto hanno creato e tutto mantengono in vita.

Le mani che possono gravare pesantemente sull'uomo

e spesso graveranno pesantemente sopra di me nella mia vita di prete.

La mano che colpisce e che risana.

Le mani del Dio vivente, nelle quali è terribile cadere.

Le mani nelle quali in morte consegnerò il mio spirito.

Se la tua mano, per il tramite della mano del vescovo, si poserà su di me e sopra di me si poserà il tuo Spirito, anch'io potrò dire quel che profetizzò Isaia: « Lo Spirito dell'Onnipotente riposa sopra di me, perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spez­zati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di misericordia del Si­gnore» (Is 61). Allora potrò dire con Gesù: «Oggi si è compiuta la parola delle Scritture» (Lc 4,21). Come av­venne un giorno per Timoteo, domani anche i miei confra­telli, i miei compagni nell'esercito del Signore, mi impor­ranno fraternamente le mani, affinchè un unico Spirito e un'unica forza e un'unica missione viva e operi in tutti noi, affinchè lo Spirito presbiterale della Chiesa di Gesù conti­nui ad essere generato. Allora entreremo a far parte del presbiterio, saremo cresciuti, saremo annoverati fra gli an­ziani. Su di noi allora graverà questa responsabilità: che lo Spirito degli apostoli e dei martiri, lo Spirito della fedeltà, della forza, dell'altruismo, della fede, del sacrificio, lo Spirito del coraggio e dell'eroismo, che noi abbiamo ricevuto, non si estingua mai.
 

3. Poi il vescovo mi imporrà la stola e la incrocerà sul mio petto, sul mio cuore, e mi rivestirà della veste presbi­terale, la casula. Oltre alla veste battesimale, mio Dio, mi dai anche la veste presbiterale. Possa io riconsegnarle entrambe senza macchia davanti al tuo trono di giudice! Al tuo cospetto io sono povero e nudo, giacché, agli occhi della tua inesorabile giustizia, l'uomo è soltanto nullità e peccato. Ma tu rivestimi dell'abito della giustizia e della santa disciplina, ricoprimi, figlio perduto qual sono, con le vesti della tua grazia, della tua luce, della tua eterna chiari­tà. Donami inoltre le armi della luce (Rm 13,12), affinchè sia cinto ai fianchi con la verità, rivestito con la corazza della giustizia, abbia come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace, tenga in mano lo scudo della fede ed abbia l'elmo della salvezza e la spada della pa­rola di Dio (cfr. Ef 6,10-17).
 
 
4. Poi il vescovo ungerà in forma di croce le mie mani. Le mani che dovranno benedire, le mani che dovranno dispensare la pace di Dio ai pecca­tori, le mani che si apriranno nella preghiera per il popolo santo di Dio, le mani che dovranno stringere il corpo e il sangue del Signore.

«Riempire le mani» già nell'Antica Alleanza era espres­sione di consacrazione sacerdotale.

Riempi le mie mani della tua benedizione! Non siano mai vuote! Siano sempre sante! Siano sempre pronte al tuo servizio e legate ai tuoi voleri! Non si rivolgano mai verso il male! La tua croce, segno del tuo amore, bruci sopra di esse come una stimmata, affinchè io pure porti sempre sul mio corpo le ferite di Cristo. Che io sia unto dell'unzione con cui ungesti Aronne, i re e i profeti come tuoi sacerdoti regali e tuoi profeti. Che io sia unto come il tuo Unto, il Messia, Signore no­stro, « con l'olio della letizia davanti a tutti i miei compa­gni », con l'olio della forza e della santità, con l'olio dello Spirito Santo, l'olio della divinità; con l'unzione che rima­ne in noi e ci insegna ogni cosa (1 Gv 2,27).
 

5. Poi il vescovo affiderà per la prima volta alle mie ma­ni unte la patena e il calice con le offerte del pane e del vino. «Calicem salutaris accipiam et nomen Domini invocabo». Terrò in mano la patena sulla quale sarà posto il corpo del Signore. Prenderò in mano il calice che conterrà il riscatto per i peccati del mondo. Sarò tuo presbitero e celebrerò il sacrificio di Cristo domani e tutti i giorni della mia vita. Avrò il potere della parola che trasforma il mon­do in Dio. Offrirò il sacrificio perenne della nuova ed eter­na alleanza. Terrò nelle mani il corpo che fu sacrificato per noi. Alzerò il calice con il sangue che fu versato per me e per tutti, affinché fossimo purificati e santificati nella veri­tà. Distribuirò ai miei fratelli il tuo corpo, il sacramento della tua grazia, della morte del Signore, il sacramento del­l'unità e dell'amore, il sacramento del corpo nuovo e della resurrezione. Con la mia vita sarò inserito nella tua morte. Sarò tuo presbitero.
 

6. Allora tu Signore, Cristo Gesù, sacerdote in eterno, starai davanti a me e mi guarderai, come guardasti i tuoi apostoli con uno sguardo di onniscienza e di inesauribile amore, e anche a me dirai: « Jam non dicam vos servos, sed amicos meos ». Vi ho chiamati amici perché a voi ho rivela­to tutto quel che ho udito dal Padre (Gv 15,15). Signore, io sono il tuo servo e il figlio della tua ancella, ma sono an­che tuo amico, perché tu lo hai detto e la tua parola è effi­cace e onnipotente. Sono tuo amico perché mi hai dato tutto quello che hai: il Padre tuo, la tua vita, la tua grazia, la tua missione, la tua potenza, il tuo ministero, la tua chiamata, il tuo destino, la tua croce, la tua morte e la tua vittoria eterna. E tu sussurri di nuovo dentro il mio santo entusiasmo: «Vos amici mei estis, si feceriris quae ego praecipio vobis ». Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.
 

7. E poi ripeterò ancora una volta il «Credo», la « bella confessione di fede davanti a molti testimoni» già pronunciata da Timoteo (1 Tm 6,13); il Credo degli apo­stoli, dei miei antenati e dei miei genitori; il Credo della mia fede semplice di quand'ero bambino; il Credo che ha allietato la mia giovinezza; il Credo cui sono rimasto fedele da adulto; il Credo che è più sapiente di tutta la sapienza del mondo, il Credo che è parola di Dio, la quale rimane in eterno; il Credo al quale ora appartiene ogni mia parola, ogni mia fatica, tutto il mio sangue; il Credo che dovrò professare e vivere.
 

8. E ancora una volta il vescovo mi imporrà le mani e mi dirà che sono mandato per legare e per sciogliere, per giudicare e perdonare nel tuo nome. Fà che io ami sem­pre questo mio ministero nascosto, serio e umile, della re­missione dei peccati; questo ministero dell'amara serietà della vita umana, il peccato; questo ministero della tua ine­sauribile misericordia e longanimità; questo ministero nel quale la tua giustizia e la tua grazia diventano una cosa so­la, come diventano una cosa sola l'umanità più umana e la divinità più divina; questo ministero del silenzio e della pazienza, questo ministero della vita eterna.
 

9. E finalmente il vescovo prenderà le mie nelle sue ma­ni e farò promessa di obbedienza e fedeltà alla Chiesa, obbedienza tenace anche se difficile, obbedienza senza pensare a me stesso, obbedienza nella quale l'uomo riversa e dimentica tutta la propria vita in una missione che è più grande di lui, obbedienza nella quale l'uomo si perde per ritrovarsi nella fedeltà e nella bontà infinita. Ecco, metto le mie nelle tue mani, Dio. Prendi la mia mano e conduci­mi: attraverso la gioia e il dolore, l'onore e il disprezzo, nel lavoro e nella sofferenza, nel grigiore quotidiano e nelle grandi ore, nel santo silenzio della tua casa ma anche sulle strade interminabili e polverose del mondo. Conducimi oggi e sempre, conducimi nel regno della tua vita eterna.
 

10. Dopo che mi avrai così chiamato, elevato, unto con la tua forza, inviato, io mi alzerò e me ne andrò diventato tuo prete, tuo unto, tuo messaggero, tuo testimone, tuo prete in eterno.

L'ordinazione presbiterale è davvero la tua ultima grande parola pronunciata sulla mia vita, la tua ultima, decisiva, definitiva e irrefutabile chiamata, che la­scia un'impronta indelebile nella mia vita. Quello che av­verrà poi nella mia vita potrà essere soltanto l'effetto, lo sviluppo di questa tua chiamata definitiva, l'esecuzione di questo tuo definitivo comando che dovrà dominare per sempre su tutta la mia esistenza. Donami perciò di essere fedele. Tu hai chiamato, tu darai anche il compimento (1 Ts 5,24). Poiché i tuoi doni non conoscono pentimento. Nel giorno della mia ordinazione la mia preghiera mattuti­na sia la parola di sant’Ignazio: «Signore, insegnami la vera grandezza d'animo. A servirti come meriti. A dare senza contare, a combattere senza temere le ferite, a lavorare senza cercare riposo, a sacrificarmi senza attendere altra ricompensa che sapere di compiere la tua vo­lontà. Amen! ». K. Rahner s. j.
 

sabato 20 febbraio 2016

se gli ortodossi devono difende la dottrina cattolica …


Quando un vescovo ortodosso difende la dottrina cattolica …


Al sinodo del 2015, un vescovo in modo particolare ha difeso la dottrina cattolica sul matrimonio e la famiglia: il metropolita ortodosso Hilarion.
Vi offriamo un inedito che inedito non avrebbe dovuto essere e, in quanto cattolici romani, proviamo una certa vergogna e disagio per il silenzio — lo chiamiamo censura? — con il quale Radio Vaticana e la Segreteria del Sinodo hanno trattato il vescovo ortodosso (metropolita) Hilarion, portavoce ufficiale per altro del Patriarca di Russia Kirill (vedi qui) nel suo intervento importantissimo rivolto al Sinodo dell’ottobre 2015, davanti al Santo Padre.
Sì, accennarono a questo intervento ma trattandolo in modo molto marginale e superficiale, non riportando mai il testo integrale.
Non sapremo mai se le parole di Hilarion hanno in qualche modo influito, poi, sui lavori finali del sinodo i quali presero tutt’altra piega da come erano partiti nell’ottobre 2014, ma certamente sono parole fortissime, un parlare davvero “Sì, sì – No, no” senza mezze misure che i nostri Vescovi dovrebbero riflettere e fare proprie. Buona lettura.

Santità,
Beatitudini, Eminenze e Eccellenze,
a nome di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill e di tutta la Chiesa ortodossa russa rivolgo il nostro saluto fraterno a tutti voi, in occasione della XIV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi della Chiesa cattolica, dedicata al tema della famiglia.
Nel nostro mondo turbolento e inquietante, l’uomo ha bisogno di basi solide e incrollabili su cui poggiare, per costruire su di esse con fiducia la propria vita. La società laica, orientata principalmente alla soddisfazione dei desideri individuali, non può dare alla persona orientamenti morali chiari. La crisi dei valori tradizionali cui assistiamo nella società dei consumi, porta ad una contraddizione tra diverse preferenze, anche nelle relazioni familiari. Così, se il femminismo estremo vede nella maternità un ostacolo alla realizzazione della donna, d’altra parte, il fatto di avere un figlio è sempre più considerato un diritto che può essere raggiunto con qualsiasi mezzo. Sempre più spesso, la famiglia è vista come un’unione di due persone, indipendentemente dal loro sesso, e si ritiene che l’individuo possa scegliere l’appartenenza all’uno o all’altro sesso, secondo il gusto personale.
D’altra parte, si presentano nuovi problemi che riguardano direttamente i fondamenti della famiglia tradizionale. I conflitti armati nel mondo moderno causano un esodo di massa dalle regioni colpite dalla guerra verso i paesi più ricchi. L’emigrazione spesso porta alla rottura dei legami familiari, e crea nel contempo un nuovo ambiente sociale in cui nascono legami che hanno spesso carattere interetnico e interreligioso.
Queste sfide e minacce sono comuni per tutte le Chiese cristiane, che devono cercare le risposte, basandosi sulla missione affidata loro da Cristo, quella di guidare la persona alla salvezza. Purtroppo, anche in ambienti cristiani, sentiamo spesso voci che chiedono una “modernizzazione” della coscienza ecclesiale, cioè il rifiuto della dottrina cristiana, apparentemente obsoleta, sulla famiglia. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare le parole dell’apostolo Paolo rivolte ai cristiani di Roma: ” Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12, 2).
La Chiesa è chiamata ad essere una luce e un faro nel buio di questo mondo, e i cristiani sono chiamati a essere “sale della terra” e “luce del mondo”. Tutti noi non dobbiamo dimenticare il tremendo monito del Salvatore: “se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” (cf. Mt 5, 13-14). Un tale sale, che ha perso la forza del proprio sapore, diventano in questo nostro tempo alcune comunità protestanti che si definiscono cristiane ma predicano ideali morali che sono incompatibili con il cristianesimo.
Se in comunità di questo tipo si introduce il rito della benedizione delle unioni omosessuali, e una donna lesbica, che si autodefinisce “vescovo”, esorta a rimuovere dalle chiese portuali le croci e a sostituirle con mezzelune islamiche, può una tale comunità essere definita “chiesa”? Sotto i nostri occhi il cristianesimo viene tradito da quanti sono pronti a fare il gioco della società secolarizzata, sclericalizzata e senza Dio.
Le autorità di diversi paesi d’Europa e America, nonostante le numerose proteste, anche da parte di fedeli cattolici, continuano a perseguire una politica deliberatamente mirante alla distruzione del concetto stesso di famiglia. Non soltanto le unioni omosessuali vengono legalmente equiparare al matrimonio, ma si arriva a perseguire penalmente quanti, a motivo della propria fede cristiana, rifiutano di registrare tali unioni.
Subito dopo la conclusione della visita di Papa Francesco, il presidente americano Barack Obama ha apertamente dichiarato che i diritti dei gay sono più importanti della libertà religiosa. Questo mostra chiaramente l’intenzione delle autorità secolari di continuare l’attacco alle forze sane della società che difendono i valori tradizionali della famiglia.
I cattolici sono in prima linea in questa lotta, e proprio contro la Chiesa cattolica è in corso una vera e propria campagna di discredito e menzogna. Pertanto, la forza nel difendere le convinzioni cristiane e la fedeltà alla tradizione della Chiesa oggi sono particolarmente necessarie.
Oggi che la società diventa sempre più simile all’uomo stolto, “che ha costruito la sua casa sulla sabbia” (cf. Mt 7 26), è dovere della Chiesa ricordare alla società la sua base solida – la famiglia come unione dell’uomo e della donna, che ha come fine la nascita e l’educazione dei figli. Solo una tale famiglia, stabilita dallo stesso Signore al momento della creazione del mondo, è in grado di prevenire, o almeno rallentare, lo scivolare della società moderna nel baratro del relativismo morale.
La Chiesa ortodossa, così come quella cattolica, nella sua dottrina sulla famiglia ha sempre seguito la S. Scrittura e la S. Tradizione, affermando il principio della santità del matrimonio, che si fonda sulle parole del Salvatore stesso (cf. Mt 19, 6; Mc 10, 9).
Nel nostro tempo, questa posizione deve essere più unita e unanime. Dobbiamo insieme difenderla nel dialogo con le autorità legislative ed esecutive dei singoli paesi, e a livello delle organizzazioni internazionali, come l’ONU e il Consiglio d’Europa. Non possiamo limitarci alle sole esortazioni, dobbiamo garantire pienamente la tutela giuridica della famiglia.
E’ indispensabile la solidarietà delle chiese e tutte le persone di buona volontà, al fine di proteggere la famiglia dalle minacce del mondo laico e così garantire il nostro futuro.Spero che uno dei frutti della Assemblea del Sinodo sarà l’ulteriore sviluppo della cooperazione cattolico-ortodossa in questa direzione.
Vi auguro la pace, la benedizione di Dio e successo nel vostro lavoro!
(Città del Vaticano, 20 ottobre 2015)

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Ricordiamo che un tale accordo, possiamo pensare, sia stato raggiunto oggi con la Dichiarazione congiunta firmata il 12.2.2016 a l’Avana, tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill –vedi qui – dove leggiamo con soddisfazione questi passi:
15…..In particolare, constatiamo che la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate, estranee ad ogni riferimento a Dio ed alla sua verità, costituisce una grave minaccia per la libertà religiosa. È per noi fonte di inquietudine l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica.
  1. La famiglia è il centro naturale della vita umana e della società. Siamo preoccupati dalla crisi della famiglia in molti paesi. Ortodossi e cattolici condividono la stessa concezione della famiglia e sono chiamati a testimoniare che essa è un cammino di santità, che testimonia la fedeltà degli sposi nelle loro relazioni reciproche, la loro apertura alla procreazione e all’educazione dei figli, la solidarietà tra le generazioni e il rispetto per i più deboli.
  1. La famiglia si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna. È l’amore che sigilla la loro unione ed insegna loro ad accogliersi reciprocamente come dono. Il matrimonio è una scuola di amore e di fedeltà. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica.
  1. Chiediamo a tutti di rispettare il diritto inalienabile alla vita. Milioni di bambini sono privati della possibilità stessa di nascere nel mondo. La voce del sangue di bambini non nati grida verso Dio (cfr Gen 4, 10).
Lo sviluppo della cosiddetta eutanasia fa sì che le persone anziane e gli infermi inizino a sentirsi un peso eccessivo per le loro famiglie e la società in generale.
Siamo anche preoccupati dallo sviluppo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, perché la manipolazione della vita umana è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo, creato ad immagine di Dio. Riteniamo che sia nostro dovere ricordare l’immutabilità dei principi morali cristiani, basati sul rispetto della dignità dell’uomo chiamato alla vita, secondo il disegno del Creatore.
  1. Oggi, desideriamo rivolgerci in modo particolare ai giovani cristiani. Voi, giovani, avete come compito di non nascondere il talento sotto terra (cfr Mt 25, 25), ma di utilizzare tutte le capacità che Dio vi ha dato per confermare nel mondo le verità di Cristo, per incarnare nella vostra vita i comandamenti evangelici dell’amore di Dio e del prossimo.Non abbiate paura di andare controcorrente, difendendo la verità di Dio, alla quale odierne norme secolari sono lontane dal conformarsi sempre.
Laudetur Jesus Christus +
https://bergoglionate.wordpress.com/2016/02/14/quando-un-vescovo-ortodosso-difende-la-dottrina-cattolica/