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giovedì 7 aprile 2016

papa Bergoglio e mons. Lefevbre

  Lefebvriani in marcia verso la Prelatura

di Lorenzo Bertocchi

«Li accoglierebbe nella Chiesa così come sono, senza chiedere praticamente niente». Secondo alcune indiscrezioni è questa la “condizione” di Papa Francesco per la Prelatura personale internazionale proposta alla Fraternità S. Pio X per “rientrare” nella Chiesa cattolica. Una non-condizione rispetto a quanto, invece, era stato proposto durante il pontificato di Benedetto XVI, quando tutto si arenò per questioni squisitamente dottrinali. Questo è quanto apprende la Nuova Bussola quotidiana da fonti che hanno buona conoscenza del cammino di dialogo tra il Vaticano e la comunità sacerdotale fondata da monsignor Marcel Lefevbre.
 
Come anticipato dal quotidiano Il Foglio, venerdì scorso per circa quaranta minuti papa Francesco ha incontrato il vescovo Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità. Un colloquio “positivo” e cordiale.  Nel comunicato diramato dalla stessa Fraternità si legge che nell’incontro non si è «direttamente parlato dello statuto canonico della Fraternità» e che «papa Francesco e monsignor Fellay considerano che bisogna continuare con questi scambi senza decisioni precipitose». Tuttavia, appare evidente che proprio papa Francesco ha una esplicita volontà di portare a casa la riconciliazione cui né Giovanni Paolo II, né Benedetto XVI erano riusciti. Sabato mons. Fellay ha visto anche monsignor Guido Pozzo, segretario della Pontificia commissione Ecclesia dei, organismo costituito da Giovanni Paolo II dopo la scomunica al vescovo Lefevbre del 1988. 
 
I rapporti tra la Fraternità e l'Ecclesia dei avevano dato luogo, tra l'altro, alle discussioni dottrinali del periodo 2009-2011 e recentemente (2015-2016) alle visite presso la Fraternità di alcuni prelati, fra cui il cardinale Walter Brandmuller e il vescovo Athanasius Schneider. Secondo le indiscrezioni gli umori all'interno della Commissione pontificia però sarebbero decisamente più freddi rispetto alla chiara volontà del Pontefice di arrivare a chiudere la questione. Il Papa, infatti, si orienta a partire dal buon rapporto personale con i sacerdoti della S. Pio X, costruito quando era arcivescovo di Buenos Aires confrontandosi sul campo con alcune opere della stessa Fraternità. Papa Bergoglio, come sappiamo, è molto sensibile ai rapporti umani e ama costruire proprio a partire da questo tipo di relazioni. Un esempio in tal senso viene anche dal suo agire in campo ecumenico, basti ricordare l'incontro privato avvenuto nel giugno 2014 con il pastore pentecostale di Caserta Giovanni Traettino, suo amico personale, oppure i suoi rapporti con i luterani.
 
Si vocifera che l'avvicinamento alla Fraternità da parte del Papa sarebbe l'ennesima manifestazione della scarsa priorità che Francesco darebbe alla dottrina; inoltre, si dice che il Pontefice riterrebbe la comunità sacerdotale fondata da monsignor Lefevbre sostanzialmente ininfluente rispetto al panorama ecclesiale, nonostante numeri di tutto rispetto. Ininfluente nel senso anche di non pericolosa in merito ai timori che alcuni ambienti manifestano rispetto alla controversa accettazione del Vaticano II. Quella della Fraternità sarebbe semplicemente una posizione superata e fuori dalla storia, quindi comunque irrilevante.
 
Da parte della Fraternità, accanto ad una linea possibilista disegnata da mons. Fellay, vi è una realtà interna complessa e variegata, magmatica, che non necessariamente accetterebbe un facile accordo. Ad esempio, il vescovo Williamson, uno dei quattro nominati da Lefevbre, pur essendo già stato allontanato anche dalla Fraternità stessa, ha recentemente ordinato un vescovo e rappresenta una sirena suadente all’interno di un mondo tutt’altro che monolitico. Ma al netto di queste posizioni estreme, bisogna rilevare il ruolo delle questioni dottrinali all’interno della Fraternità. Se l’accordo proposto da Bendetto XVI fallì fu proprio per un Preambolo dottrinale di fatto ritenuto irricevibile. 
 
Oggi il giudizio sul pontificato di Francesco non è certo morbido: «Abbiamo davanti a noi un vero modernista», disse Fellay nell’ottobre 2013, con un espressione che in qualche modo le compendia tutte. Per questo c’è chi dice che anche l’ormai prossima esortazione post-sinodale Amoris laetitia possa in qualche modo incrociare i destini di questo accordo con il Vaticano. Diverse fonti parlano di possibili lacerazioni interne alla Fraternità nel caso di un accordo, soprattutto se questo dovesse avvenire con una Chiesa ritenuta sempre più ambigua.
 
«É chiaro che papa Francesco vuole lasciarci vivere e sopravvivere», ha detto recentemente Fellay, «ha perfino detto, a chi lo vuole sentire, che non farebbe mai del male alla Fraternità. Ha anche detto che noi siamo cattolici. Ha rifiutato di condannarci per scisma, dicendo: “non sono scismatici, sono cattolici”, anche se dopo ha usato un termine un po' enigmatico, cioè che noi siamo in cammino verso la piena comunione. Questo termine “piena comunione” sarebbe proprio bello una volta avere una definizione chiara, perché si vede che non corrisponde a niente di preciso. É un sentimento, è un non si sa troppo bene cosa». 
 
La partita qualcuno la vorrebbe già conclusa, con l’accordo tra Santa Sede e Fraternità di fatto già ratificato, ma sembra ancora tutta da giocare. Anche, o forse soprattutto, nella metà campo in cui è schierata la Fraternità San Pio X.

martedì 13 ottobre 2015

Sinodo: il pranzo è finito, siamo alla frutta, per il caffè .... vedremo



Domenico Pompili, 
Vescovo di Rieti:

“ La Chiesa ha una visione della famiglia non patriarcale 
ma di amore che non è a tempo, 
amore dove trovare la pace



Sinodo, una lettera diventa un "giallo" Ma rivela il disagio per i tentativi di manipolazione
di Riccardo Cascioli e Lorenzo Bertocchi

La ripresa dei lavori nella seconda settimana di Sinodo è stata caratterizzata dal giallo della lettera dei 13 cardinali. Nella mattina di lunedì il vaticanista Sandro Magister ha pubblicato il testo di una missiva sottoscritta da un certo numero di padri sinodali, e inviata al Papa all’inizio del sinodo. Nomi di peso, per una protesta sostanziale.

Nella lettera vengono espresse alcune preoccupazioni, sostanzialmente legate alle nuove procedure del Sinodo, che impediscono una reale collegialità, al punto che «a un certo numero di padri il nuovo processo sembra configurato per facilitare dei risultati predeterminati su importanti questioni controverse». In questa prospettiva fanno problema alcune sezioni del documento preparatorio del Sinodo, l’Instrumentum Laboris, che già nei mesi scorsi sono finite nel mirino di teologi e vescovi per l’evidente contrasto con il catechismo della Chiesa. «Notevole disagio» si registra poi per la composizione della commissione chiamata a redigere la relazione finale, «nominata, non eletta, senza consultazioni» e la cui composizione – anche se non detto – è chiaramente sbilanciata a favore delle tesi del cardinale Kasper. Da ultimo c’è la preoccupazione che invece di pensare a «rafforzare la dignità del matrimonio e della famiglia» ci si concentri soprattutto sulla questione della comunione ai divorziati risposati, un tema che metterebbe in discussione l’identità stessa della Chiesa cattolica. 

Tra i firmatari troviamo i nomi dei cardinali Gerhard L. Müller, prefetto della Dottrina della Fede, Robert Sarah, prefetto al Culto divino, Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, Timothy Dolan, arcivescovo di New York, e il cardinale australiano Pell, prefetto in Vaticano della segreteria per l’economia. 

Il giallo della lettera si è aperto perché l'elenco di firmatari pubblicato, quello che inizialmente prevedeva 13 cardinali, poi, nel corso della giornata, si è andato via, via assottigliando. Quattro di loro hanno smentito di aver messo la firma: Angelo Scola, arcivescovo di Milano, Andre Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, Mauro Piacenza, Penitenziere maggiore, e il Relatore generale del Sinodo, l’ungherese Peter Erdo. Di fronte a queste smentite è stato spontaneo chiedersi: ma, allora, questa lettera è autentica o è una bufala?

La risposta non è banale perché si tratta di un documento a suo modo dirompente, perché esprime formalmente un forte disagio, per non dire malumore, sulla modalità di conduzione del Sinodo, anche memori di quanto accaduto un anno fa. A quanto apprende la Nuova Bussola quotidiana in realtà una lettera c'è stata ed è stata consegnata direttamente nelle mani del Pontefice il giorno di apertura del Sinodo. Questo, in effetti, spiegherebbe meglio l'inaspettato intervento di martedì scorso tenuto da Francesco nell'Aula nuova. Un intervento che in modo deciso rimandava al mittente dubbi e perplessità, concedendo solo all’invito di non concentrarsi principalmente sul tema dei divorziati risposati.

Non è invece chiaro né il numero e nome dei firmatari né l’esatto contenuto della lettera. Ieri sera infatti, il cardinale Wilfred Fox Napier – che figura nell’elenco dei 13 – ha detto di aver sì firmato un documento ma che non corrisponde a quello pubblicato sul blog di Magister. Napier sostiene di aver sottoscritto un documento che esprimeva preoccupazione per la composizione della commissione incaricata della relazione finale – punto comunque presente nella lettera incriminata -. Del resto un portavoce del cardinale Pell – probabilmente uno dei promotori dell’iniziativa – ha poi precisato che la lettera pubblicata presenta alcuni errori sia nel testo sia nelle firme. È probabile dunque che a Magister sia arrivata una versione non definitiva, che include anche un numero di cardinali “vorrei ma non posso”, ovvero d’accordo sul contenuto ma restii ad apporre la firma. Ad ogni modo il numero dei firmatari non è ancora chiaro, perché ai 9 superstiti (Caffarra, Collins, Dolan, Eijk, Muller, Napier, Pell, Sarah, Urosa Savino) probabilmente si deve aggiungere qualche altro nome per ora sconosciuto. 

Ciò che è comunque assodato è che un certo malumore e insoddisfazione sia piuttosto diffuso per manovre che appaiono orientate a «risultati predeterminati», anche se la “stampa di regime” sta cercando di far passare l’idea che ci sia un manipolo di “cospiratori” che vogliono dare un’idea “mediatica” del Sinodo; mentre all'interno tutto filerebbe liscio e senza problemi. Al contrario, nella stessa dichiarazione con cui parlava di errori nel testo e nelle firme della lettera pubblicata, il portavoce del cardinale Pell denuncia apertamente «elementi di minoranza» che «vogliono cambiare gli insegnamenti della Chiesa sulle dovute disposizioni necessarie per la ricezione della Comunione». E il problema nasce perché curiosamente questi elementi di minoranza sono gli stessi che guidano la segreteria del Sinodo e compongono in gran parte la commissione per la relazione finale.

E a proposito della relazione finale, anche qui si sta creando un giallo che ieri ha avuto ulteriori sviluppi. Sabato scorso infatti al  briefing con la stampa, il portavoce vaticano padre Lombardi  aveva detto che «non abbiamo la certezza di come avverrà la conclusione, cioè se ci sarà un documento finale. Vediamo se il Papa darà delle indicazioni precise». Affermazione sorprendente visto che la relazione è prevista nel calendario del Sinodo. Ieri mattina, invece, lo stesso padre Lombardi è tornato sui suoi passi e ha detto che un documento finale ci sarà, e che «sarà consegnato al Papa che dovrà poi decidere sul da farsi». 

Anche su questo però la Nuova Bussola apprende che molto probabilmente non si tratterà della consueta “relatio finale”, con singole proposizioni da mettere al voto, ma un documento discorsivo, che dovrebbe essere votato in blocco. Insomma un testo che – per essere accettato da una maggioranza qualificata – sarebbe necessariamente generico, lasciando nell’indeterminatezza le questioni più dibattute. E sarebbe una conclusione davvero sorprendente dopo quasi due anni di dibattito acceso.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-sinodo-una-lettera-diventa-un-gialloma-rivela-il-disagio-per-i-tentativi-di-manipolazione-14096.htm

mercoledì 2 settembre 2015

"protestantizzazione" la Chiesa

Sinodo, undici cardinali scendono in campo per fermare la "protestantizzazione" della Chiesa

di Lorenzo Bertocchi



Sebbene la notizia sia mantenuta ancora strettamente riservata, e nessuno abbia potuto leggere i testi in anteprima  , è in uscita, poco prima del prossimo Sinodo di ottobre, un libro che potremmo intitolare “Permanere nella Verità di Cristo 2”. Secondo una notizia circolata negli Stati Uniti (vedi qui) un certo numero di cardinali, tra cui si citano «Raymond Burke e Walter Brandmuller», avrebbero collaborato per produrre un altro testo che si contrappone alle tesi del cardinale Walter Kasper e di altri teologi, in merito ai temi del Sinodo sulla famiglia. Ma, per quanto ne sappiamo, le cose non stanno precisamente così.

Le polemiche che accompagnarono l'uscita del libro “Permanere nella Verità di Cristo” (ed. Cantagalli) furono roventi. Eravamo a pochi giorni dal Sinodo 2014 e, più o meno direttamente, l'editore senese, insieme ai cinque cardinali autori, furono accusati di una “operazione editoriale” contro il Papa. Lo stesso Walter Kasper, in una intervista del 18 settembre 2014, lo disse apertamente: “Il bersaglio delle polemiche non sono io ma il Papa”.  Il cardinale De Paolis, uno dei cinque cardinali che avevano dato un contributo al testo, dichiarò a Repubblica tutta la sua sorpresa. «C'è chi addirittura ipotizza un'operazione voluta, un complotto. Non c'è nessun complotto. Solo la volontà di esprimere una posizione».

Ma qualcuno sembrava voler zittire le voci discordanti rispetto a una rotta già prestabilita, senza alcun rispetto per quella parresia che il Papa stesso indicava come metodo per svolgere i lavori.

A quanto apprende La Nuova Bussola quotidiana il copione potrebbe ripetersi. È vera la notizia di un gruppo di cardinali che ha lavorato ad un nuovo testo in vista del Sinodo ordinario. Dovrebbe intitolarsi “Matrimonio e famiglia”, con un sottotitolo che svela qualcos'altro. Si parla, infatti, di «prospettive pastorali di 11 cardinali», un gruppo decisamente consistente che, visto il numero calcistico, possiamo dire che scende in campo con una formazione di tutto rispetto. 

Fra questi però non figurano, come indicano le indiscrezioni oltreoceano, né il cardinale Burke, né il cardinale Brandmuller, mentre i porporati coinvolti dovrebbero essere questi: Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna; Baselios Cleemis, Arcivescovo maggiore della Chiesa cattolica siro-malankarese e Presidente della Conferenza episcopale dell’India; Paul Josef Cordes, Presidente emerito del Consiglio pontificio «Cor Unum»; Dominik Duka, O.P., Arcivescovo di Praga, Primate di Boemia; Willem Jacobus Eijk,  Arcivescovo di Utrecht; Joachim Meisner, Arcivescovo emerito di Colonia; John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria); Antonio Maria Rouco Varela, Arcivescovo emerito di Madrid; Camillo Ruini, Vicario generale emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma; Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti; Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, Santiago de Venezuela.

Il curatore del volume è il professore tedesco Winfried Aymans, esperto di diritto canonico presso  la Ludwig-Maximilians-Universität a Monaco. Lo scorso giugno, intervenendo sull'Osservatore romano, Aymans aveva scritto che «in un tempo in cui il diritto civile tende sempre più ad abbandonare il contratto matrimoniale alla mercé di un arbitrio che va aumentando sotto ogni riguardo, tanto più chiaro dovrà essere l’annuncio della Chiesa». 

Saranno di nuovo tutti accusati di ostacolare il dibattito e, peggio ancora, di opporsi al Papa? Qualcuno potrebbe provarci, cercando di alimentare un gioco delle parti che tende a creare schieramenti e tifoserie, ma gli undici cardinali in campo non sembrano affatto disposti a farsi schiacciare nella loro metà campo. Né sembrano inclini al gioco del catenaccio, quello di cui vorrebbero accusarli per farli sembrare dei banali “cristallizzatori” di dottrina.

Per quanto ne sappiamo, le domande a cui vogliono rispondere gli 11 cardinali sono assolutamente pastorali e toccano, anzi si chinano, sulla carne e il sangue di tutti noi. Come possiamo accompagnare meglio coloro che sono stati abbandonati dal coniuge e che restano fedeli al matrimonio così svincolato? In che modo la preparazione al matrimonio potrebbe affrontare più efficacemente la situazione di giovani coppie scarsamente catechizzate e pesantemente influenzate da una cultura secolarista?

Per le risposte a queste, e ad altre simili domande, non ci resta che aspettare l'uscita del libro per la fine di settembre. Per il nome dell'editore tutti gli indizi portano ancora al senese Cantagalli. Saremo a pochi giorni dal Sinodo, e tra le possibili risposte pastorali sui temi di matrimonio e famiglia bisognerà fare i conti anche con queste. 


Infine, un'ultima notizia. In contemporanea al libro degli 11 cardinali dovrebbe uscire anche un altro testo di grande interesse. In questo caso saranno sempre 11 tra vescovi e cardinali, ma tutti africani. Per raccontarci l'Africa, anzi per far sentire la voce dell'Africa sui temi del Sinodo e non solo. Sarà meglio aprire le orecchie perché, e questo si vocifera sul titolo, «nova patria Christi Africa».

domenica 17 maggio 2015

Apostoli gay e Maddalena lesbo

Apostoli gay e Maddalena lesbo, un vescovo dice

di Lorenzo Bertocchi


«Non sappiamo se qualcuno dei discepoli era mariconcito (gay, NdA) o la Maddalena era una lesbica. Sembra di no perché molti sono passati tra le sue gambe». Un linguaggio che fa tristezza a doverlo riportare, ma anche questa è cronaca. Sono parole pronunciate dal Presidente della Commissione per la Vita della Chiesa cattolica colombiana, monsignor Juan Vicente Córdoba nel corso di un forum promosso dalla comunità Lgbt presso l'Università delle Ande.

Con un linguaggio a dir poco sorprendente il vescovo ha detto la sua sul tema dell'omosessualità. «Nessuna attrazione è male. Quando diciamo che un omosessuale è un peccatore, io direi che lo stesso si può dire, o non dire, di un eterosessuale. Io direi: i fratelli omosessuali quando si sposano hanno quello che noi chiamiamo fedeltà e formano i loro figli con amore». Un florilegio di espressioni che va ben oltre il tormentone papale del «chi sono io per giudicare» un gay, spesso banalmente estrapolato da un discorso più ampio pronunciato dal pontefice sul volo di ritorno dalla GMG di Rio. Ma monsignor Cordoba, oltre ad alcune affermazioni dal sapore tendente all'ovvio, tipo quella per cui «non importa se si è omosessuali o transessuali o vescovi, quello che importa è la dignità umana», dà altre indicazioni che puntano verso altri lidi. «Lasciamo scegliere ai bambini», ha detto parlando delle adozioni alle coppie gay, «non possiamo decidere per loro. Un bambino abbandonato per esempio, noi gli possiamo dare due papà o due mamme, dopo che hanno perso la loro mamma e il loro papà».



Un classico ragionamento giocato sul filo del pietismo, ma che punta oltre. Perché, secondo il ragionamento del vescovo colombiano, sarebbe indifferente ai fini educativi (e non solo) la presenza di una mamma e un papà, di un maschio e una femmina. Una visione che si discosta molto da quella che lo stesso Papa Francesco ha ribadito lo scorso 15 aprile. «L’esperienza», disse il Papa nell'udienza generale del mercoledì, «ce lo insegna: per conoscersi bene e crescere armonicamente l’essere umano ha bisogno della reciprocità tra uomo e donna. Quando ciò non avviene, se ne vedono le conseguenze». Ma per monsignor Cordobà la battaglia per il matrimonio gay «non è una battaglia tra pene e vagina (letterale nella dichiarazione, ndA)», ma è una questione seria che «spetta alla Alta Corte o al Congresso». Perché, bontà sua, anche se «il matrimonio è [solo] tra un uomo e una donna», tuttavia «due uomini o due donne possono vivere insieme» e per questo c'è «profondo rispetto, non possiamo giudicare nessuno». E poi, secondo quello che riportano i quotidiani colombiani, si è spinto oltre dichiarando che «le unioni omosessuali non le consideriamo peccato, anche se per la chiesa non le possiamo chiamare matrimonio». Affermazioni che stridono se messe in rapporto con la dottrina della Chiesa espressa nel Catechismo.



Bisogna riconoscere che la confusione delle dichiarazioni del vescovo colombiano sembra regnare anche nelle menti e nei cuori di molti cattolici del centro-nord Europa. Per rendersene conto basta leggere i documenti che in questi giorni sono stati diffusi da alcune Conferenze episcopali, in merito alle risposte fornite al questionario in vista del Sinodo sulla famiglia. In particolare, i fedeli della Germania e della Svizzera sono stati molti chiari nel chiedere un’evoluzione darwiniana della dottrina e della prassi della Chiesa, arrivando a sdoganare non solo l'eucaristia per i divorziati risposati, ma anche la benedizione della coppie gay in chiesa e il sesso prematrimoniale (questo solo gli svizzeri). A leggere questi report, e le dichiarazioni del vescovo colombiano, ci si trova di fronte a qualcosa che va molto oltre la misericordia che occorre mettere in campo verso le coppie ferite, o il rispetto dovuto a tutte le persone in quanto tali. Una pastorale rinnovata non può prescindere da quanto ha ricordato Papa Francesco ai vescovi del Benin lo scorso 27 aprile. «So», ha detto il pontefice, «che la pastorale del matrimonio resta difficile, tenuto conto della situazione concreta, sociale e culturale, del vostro popolo. Bisogna però non scoraggiarsi, ma perseverare senza posa, poiché la famiglia che la Chiesa cattolica difende è una realtà voluta da Dio».

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-apostoli-gay-e-maddalena-lesbo-deliri-da-vescovo-12673.htm

venerdì 27 febbraio 2015

giallo in Vaticano

Un libro censurato, cardinali furiosi e sospetti Un giallo scuote il Sinodo sulla famiglia
di Lorenzo Bertocchi



I gialli appassionano. Pochi giorni fa avevamo raccontato il capitolo italiano della vicenda (clicca qui), ora ne arriva un altro da oltreoceano. A narrarlo è il giornalista Edward Pentin su newsmax.com. Ricapitoliamo. C'è un libro - Permanere nella Verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa Cattolica - che riporta gli interventi di alcuni studiosi e cinque cardinali, tra cui il prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, cardinale Gerhard Ludwig Müller. L'accusa al libro sarebbe quella di fare la fronda, anzi, secondo quanto ha scritto lo storico Alberto Melloni sul Corriere Fiorentino, si tratterebbe di un vero e proprio “complotto” (con «la copertura del cardinale Muller») contro il papa e contro il Sinodo. L'obiettivo dei cospiratori, quindi, sarebbe stato quello di voler impedire la discussione rispetto ad alcuni temi (in particolare l'accesso all'eucaristia ai divorziati risposati), introdotti dalla famigerata relazione del cardinale Kasper al Concistoro del febbraio 2014.

In Italia l'accusa si è allargata anche all'editore, Cantagalli, reo di aver fatto da basista per il gruppo di “cospiratori”. Le pressioni all'imprenditore senese sono state fatte eccome, soprattutto al momento dell'uscita del libro, anche con telefonate di giornalisti zelanti che intimavano di non prestarsi all'“operazione”. La domanda, allora, sorge spontanea: il Sinodo doveva essere una ratifica delle tesi del cardinale Kasper, oppure un confronto franco e aperto? Ma, andiamo avanti. Lo stesso testo è stato pubblicato, praticamente in contemporanea, negli Stati Uniti, grazie all'Ignatius Press diretta dal gesuita P. Joseph Fessio. Ebbene questo testo in lingua inglese, secondo quanto riporta Edward Pentin, è stato inviato a tutti i padri sinodali nell'aula Paolo VI mentre l'incontro era in corso. «Fonti affidabili e di alto livello», informa Pentin, «sostengono che il Segretario Generale del Sinodo, cardinale Lorenzo Baldisseri, ordinò di intercettare i libri perché avrebbero “interferito con il Sinodo». 

Se le fonti «affidabili e di alto livello» sono attendibili, sarebbe interessante capire come il libro avrebbe potuto interferire con la discussione al Sinodo. Che significa? Inoltre, quale dovrebbe essere il ruolo del Segretario Generale del Sinodo: coordinare o pilotare i lavori? La fonte citata dal giornalista americano avrebbe confidato che il cardinale Baldisseri era «furioso», e così avrebbe ordinato al personale preposto di non far arrivare i libri in aula. Chi ha spedito i libri dice di averlo fatto secondo i consueti canali degli uffici postali italiani e vaticani, mentre la Segreteria del Sinodo avrebbe affermato che la spedizione aveva delle «irregolarità», senza il passaggio agli uffici postali vaticani. Per questo sarebbero stati intercettati. Alcuni libri però sono regolarmente arrivati. Quindi, delle due l'una, o la spedizione era irregolare solo in parte, oppure l'intercettazione non è avvenuta perfettamente.

Le copie intercettate non si sa dove siano finite, qualcuno dice distrutte. Pentin a dicembre ha chiesto conto di queste voci al portavoce vaticano padre Federico Lombardi, ricevendo come risposta che «non ne sapeva nulla», aggiungendo che, a suo parere, le fonti non erano «serie ed obiettive». Però «da allora», conclude Pentin, «le accuse sono diventate più conosciute e corroborate ai più alti livelli della Chiesa». Questi i fatti riportati dal vaticanista americano. Come dicevamo in apertura i gialli appassionano, così qualche indagine l'abbiamo fatta anche noi, e abbiamo trovato più conferme che smentite. Inoltre, se due indizi fanno una prova, dobbiamo ammettere che i mal di pancia sollevati dall'edizione italiana del libro, fanno il paio con queste operazioni di “intercettazione” postale. Quel libro, l'avevamo già scritto, non s'aveva da fare.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-un-libro-censurato-cardinali-furiosi-e-sospetti-un-giallo-scuote-il-sinodo-sulla-famiglia-11923.htm

giovedì 1 gennaio 2015

abbasso Paolo VI e Giovanni Paolo II ..... ?

Belgio, il dramma di una Chiesa che insegue il mondo
di Lorenzo Bertocchi

La posizione oltranzista espressa dal vescovo di Anversa monsignor Johan Bonny in fatto di unioni gay e più in generale di morale sessuale - di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi - non è certo un episodio isolato. È certo frutto di un già lungo impegno personale in materia, ma anche la punta dell'iceberg nella crisi del cattolicesimo belga e non solo. Bonny, ex collaboratore del cardinale Walter Kasper al Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, aveva articolato il suo pensiero anche in settembre, in un lungo scritto fatto pervenire in Vaticano.

In quella lettera aperta il vescovo belga faceva notare alcune cose: il tradimento inferto alla collegialità da parte di Paolo VI con l'enciclica Humanae Vitae; l’elogio per il comportamento dei vescovi belgi che emisero un comunicato che negava la dottrina papale sulla contraccezione; la critica alla Familiaris Consortio di S. Giovanni Paolo II per aver reiterato l'insegnamento sull'intrinseca immoralità della contraccezione. Per tutto questo, e non solo, chiedeva al Sinodo di invertire l'insegnamento di queste due encicliche papali.

Bisogna dare atto a monsignor Bonny di portare fino in fondo il suo argomentare e, in un certo senso, di essere d'accordo con il cardinale Muller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Infatti, nella lettera di settembre rilevava che non si può modificare la pastorale senza influire sulla dottrina. Peccato che dal suo punto di vista, molto diverso da quello di Muller, occorra procedere ad un cambio di dottrina perchè «l'insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia deve incontrarsi in una lunga tradizione che ha assunto nuove forme e contenuti nel corso dei secoli». Questo cambiamento, a suo giudizio, sarebbe giustificato dalla «complessità del contesto in evoluzione in cui i rapporti, il matrimonio e la famiglia, si svolgono oggi».

Fedele alla linea, il vescovo Bonny difende Fuchs, Häring e Janssens, tre professori di teologia morale che furono contrari alla dottrina di Humanae Vitae e che possono essere arruolati alla corrente del “proporzionalismo”, già condannata dall'enciclica Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II. 

Difendendo la complementarietà dei diversi metodi teologico-morali, monsignor Bonny ha scritto che «la realtà è spesso molto più complessa di quanto può includere una coppia di opposti: buono o cattivo, vero o falso, giusto o sbagliato». Così arriva a promuovere, in nome della compassione verso situazioni peccaminose, la comunione ai divorziati risposati, e dice di voler applicare lo stesso principio al sesso prematrimoniale, ai contraccettivi e alle coppie omosessuali. C’è materia per riscrivere il Catechismo.

Ma queste posizioni vengono da lontano. Nell'articolo già pubblicato già facevamo riferimento al caso della Chiesa dei Paesi Bassi come avanguardia di un certo mondo ecclesiale coagulatosi proprio intorno al “Nuovo Catechismo Olandese” del 1966. Il principale ispiratore di quel catechismo lavorava in Belgio, nella Università cattolica di Lovanio: il padre domenicano Schillebeeckx (1914 - 2009), nato, guarda caso, ad Anversa. Le conferenze episcopali di Belgio e Olanda hanno gareggiato (e si sono influenzate) tra loro nell'immediato post-concilio per andare oltre il Concilio, sulle ali di un certo “spirito” che poco assomigliava a quello Santo.

A proposito di collegialità e dell'enciclica Humanae Vitae, il vescovo Bonny trova un valido predecessore proprio nell'ex primate del Belgio, il cardinale Suenens (1904 – 1996), uno dei quattro “moderatori” del Vaticano II, che nel 1969 arrivò a criticare la decisione del Papa come anti-collegiale, ricevendo immediato sostegno dai teologi Karl Rahner e Hans Küng, e da diversi vescovi.

Per non andare troppo indietro nel tempo si può ricordare lo scandalo sollevato da “Roeach”, il cosiddetto “catechismo belga” degli anni '90, scritto dal prof. Bulkens (Università di Lovanio) e dal rettore del seminario di Bruges. Lo scandalo si sollevò in quanto questo catechismo, spiegando in modo esplicito la sessualità ai bambini, rischiava fortemente di avventurarsi verso un’apologia della pedofilia. Nonostante le numerose proteste questo sussidio rimase in utilizzo per ben sei anni con l’approvazione del segretariato dell’insegnamento cattolico fiammingo. Il card. Danneels, allora primate del Belgio e oggi tra i padri del recente sinodo straordinario sulla famiglia, si rifiutò in più occasioni di rispondere alle proteste dei genitori. 

Lo stesso Danneels, a proposito delle unioni omosessuali, nel giugno 2013, ha dichiarato al quotidiano in lingua olandese De Tijd che «un uomo come fa a non identificarsi con il suo orientamento? Credo che ci sia una chiara evoluzione nel pensiero della Chiesa». E, nella stessa intervista, si dimostrò aperto alle unioni civili. «Credo - disse - che sia uno sviluppo positivo che gli stati siano liberi di aprire il matrimonio civile per gli omosessuali, se lo vogliono». Rispetto alle unioni fra persone dello stesso sesso l’atteggiamento della Chiesa del Belgio è noto. Nel 2005 il Gay Pride svoltosi a Bruxelles è stato preceduto da una S. Messa con la partecipazione di diverse parrocchie della capitale e nel 2006 l’esperienza fu ripetuta drappeggiando l’altare con la bandiera arcobaleno.

Nonostante questo reiterato tentativo di andare incontro al mondo il cattolicesimo in Belgio, così come in Olanda, sta letteralmente morendo. Nell'anno scolastico 2014-2015 si contano in tutto il Belgio circa 100 seminaristi, di cui solo 20 al primo anno di cammino (ad Anversa, diocesi di mons. Bonny, con oltre 1 milione di abitanti, in tutto vi sono 4 seminaristi di cui 1 al primo anno), la partecipazione alla messa domenicale è ai minimi termini (sotto al 5%), il numero dei battesimi è intorno al 50% dei nati vivi registrati (era oltre il 90% nel 1967), quello dei matrimoni religiosi sotto il 25% (era intorno all’85% nel 1967).

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-belgio-il-dramma-di-una-chiesa-che-insegue-il-mondo-11365.htm

lunedì 8 dicembre 2014

W la nuova chiesa!!!!!!!!!!!!!!

Don Rigoldi e la sua chiesa in uscita


"A Sua Immagine" - Presentazione del programma condotto da Lorena BianchettiRecentemente la CEI ha affidato a quattro preti “di strada” il commento del Vangelo sulla RAI nella nota trasmissione “A sua immagine”. I nomi sono quelli di don Ciotti, fondatore di Libera, don Vinicio Albanesi, comunità di Capodarco, don Maurizio Patriciello, parroco nella Terra dei Fuochi” e don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano.
“Siamo stati disprezzati per decenni, ora il vento è proprio cambiato e speriamo che duri, perché se torna il vento del deserto che brucia tutto, sarà di nuovo dura”, dice a Repubblica.it con un sorriso don Albanesi. Durante la conferenza stampa di presentazione è intervenuto anche Mons. Galantino, segretario CEI, per dire che “si vuole tradurre in fatti e immagini ciò che Papa Francesco ci chiede senza sosta: quello di essere chiese in uscita e allora anche televisione in uscita”.
Apprezzabile il tentativo di avvicinarsi alla strada, discutibile che la scelta sia caduta su alcuni di questi sacerdoti. Almeno a sentire quanto dichiarato da uno di loro nell’aula magna dell’Università Statale di Milano. Don Gino Rigoldi, a cui veniva concessa una laurea honoris causa, davanti ad un folto pubblico ha mostrato il volto della sua chiesa “in uscita”.
“Il sacramento della confessione va cambiato”. “Se un giovane mi dice che domenica non è andato a messa, o che ha fatto sesso fuori dalle regole o che ha visto qualche (film strano) in tv – spiega il cappellano del carcere Beccaria – questi sono cattivi comportamenti ma non sono peccati, non tradiscono il Vangelo”. E aggiunge:“Dio non si incazza per queste piccolezze. E a volte anche noi preti, facciamo queste cose qui”.
Per chi volesse sincerarsi della bontà del virgolettato può vedere il seguente video:

venerdì 5 ottobre 2012

"matrimonio" gay?

Per amore

(di Francesco Agnoli su Il Foglio del 04-10-2012)

Nel significato cristiano del matrimonio c’è l’argomento più evidente contro le nozze gay.
Tanta osservazione e poco ragionamento, diceva il premio Nobel Alexis Carrel, portano a comprendere la realtà, mentre tanto ragionamento e poca osservazione, portano a prendere dei grossi granchi. E’ esattamente così. Il pensiero scientifico è nato dalle correnti di realismo presenti nella grecità vivificate dal realismo cristiano.

Da san Paolo a san Tommaso, infatti, la filosofia cristiana si fonda sull’oggettività del dato sensibile, che, per quanto limitato e incompleto, è via verso verità più grandi. Poi sono nate le ideologie, che altro non sono se non riduzionismi: tanti, lunghi ragionamenti (ahi la lunghezza logorroica di Kant, Hegel, Marx…), tanto intellettualismo, e pochissima conoscenza della realtà. La vicenda continua, oggi, allorché qualcuno afferma: “Chi lo ha detto che i figli abbiano bisogno di un padre e di una madre?”, oppure: “Non è ancora provato che genitori single o genitori gay siano nocivi per il corretto sviluppo dei bambini”. In verità è già provato, ma anche se non lo fosse, basterebbe un poco di quella benedetta osservazione di cui sopra per scoprire l’acqua calda: la bellezza, la completezza, l’insostituibilità della famiglia naturale fondata sul matrimonio.

La famiglia, infatti, è il luogo in cui il bambino (come l’adulto) vive un’ampiezza straordinaria di esperienze: lui, piccolo, in mezzo ai grandi, impara il confronto tra generazioni; lui, piccolo, in mezzo ai fratelli, più o meno coetanei, impara la convivenza con gli eguali. In una sola famiglia ci sono tutti i generi, tutte le età, tutti i ruoli. Non vi è scuola di vita migliore di questa; scuola di vita e di virtù: in famiglia si impara l’obbedienza e il rispetto verso gli altri; con fatica, ma con i giusti tempi, si impara a dominare l’orgoglio e l’avidità; si imparano la generosità, il senso di sacrificio, la laboriosità e l’autocontrollo… Come insegnante, lo posso notare tutti i giorni: laddove c’è famiglia, ancora meglio se numerosa, lì crescono giovani equilibrati, forti, sorridenti, contenti della vita… Vendola, Bersani, Fini, Grillo e compagnia cantante, saranno contrari, diranno che sbaglio, ma è così.

Chi mina la famiglia, dunque, mina la società, e la felicità degli uomini, singolarmente e come comunità. Ma come si costruisce una famiglia bella, forte, serena? Lorenzo Bertocchi, nel suo bellissimo “Dio & Famiglia” (Fede & cultura), dopo una attenta analisi della crisi attuale, arriva proprio qui, al nocciolo della questione. E lo fa analizzando sei coppie di sposi, sei famiglie “che hanno aperto le porte a Cristo e vissuto lo scandalo di una straordinaria normalità”: le famiglie Manelli, Gheddo, Bernardini, Quattrocchi, Martin e Amendolagine. Il cristianesimo è la religione della sacra famiglia, e lo è perché fonda la famiglia stessa, la naturale propensione dell’uomo alla fedeltà e alla durata, su Colui che è Fedele per eccellenza, e che, essendo Trinità, è all’origine di ogni vera relazione.

Come nasce una storia d’amore? E’ nella famiglia d’origine, quando l’altro non c’è ancora, che nasce una storia d’amore. Prima di incontrare un altro, occorre esserci come personalità formate, costruire se stessi. Se non si è fatto questo, se il continuo allenamento della vita famigliare, tra persone con comunità di vita e di sangue, è mancato, sarà ben dura inventarsi un domani tollerante, capace di perdono e di rinuncia. Chi invece ha appreso la fatica della responsabilità, del confronto, della condivisione in famiglia, più facilmente saprà ripetersi, in forma nuova, nel rapporto con il coniuge e nella dedizione ai figli. E poi c’è il fidanzamento, che Bertocchi non teme di descrivere nella sua modalità cristiana: fidanzamento casto. Ancora non ci si conosce, vi è solo una generica attrazione, che va provata, testata, perché non si riveli un fuoco di paglia. Perché non si rimanga bruciati e delusi.

La castità permette proprio una lunghezza e una purezza di sguardo su se stessi e sugli altri. Impedisce che sia solo il richiamo della carne a dettarci le sue volontà cangianti. Bertocchi cita san Gregorio di Palamas: “Coloro che si abbandonano ai piaceri sensibili e corruttibili esauriscono tutto il desiderio della loro anima nella loro carne e divengono così interamente carne”. A un fidanzamento casto, “spirituale”, in cui si sia approfondita la reciproca conoscenza, in profondità, segue una promessa solenne, una libera assunzione di responsabilità: l’impegno a darsi fino in fondo, consapevoli che quando si è iniziata la scalata di una vetta, è impossibile tornare indietro, senza rovinose cadute. “Tutto in comune – scriveva Maria Beltrame Quattrocchi – con scambio costante di valori effettivi e affettivi, con un’unica vita di aspirazioni e di mete, con reciproco rispetto e amore”, tessendo “filo per filo, la trama in ragione dell’ordito; l’ordito in ragione della trama”.

Filo per filo, fatica per fatica, gioia su gioia, in una lotta d’ogni giorno in cui quello che si è costruito ieri ritorna utile oggi, e il domani è consegnato con fiducia a quel Dio che mette insieme e mantiene nell’amore, coloro che nell’amore, pur nella fatica della nostra fragile umanità, vogliono perseverare. (Francesco Agnoli)