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giovedì 21 aprile 2016

sport in seminario

“Seminariadi”. Interessanti scoperte nelle competizioni sportive riservate ai seminaristi   Alessandro Gnocchi

Sventolando una bandiera di Israele, i giovani candidati al sacerdozio della diocesi di Concordia-Pordenone indossano magliette con i nomi di celebri eretici, antipapi e fondatori di altre religioni. E a tutto questo viene anche data una spiegazione. Una galleria fotografica documenta la singolare scelta.
 
Israele + dolcinodi Alessandro Gnocchi
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Forse non tutti sanno che esistono le “Seminariadi”. Chi ignora le nuove frontiere della formazione sacerdotale sbocciata con la primavera della Chiesa sappia allora che si tratta di piccole olimpiadi riservate ai seminaristi, in voga nel Triveneto da qualche anno. Detta così, sembrerebbe persino una bella cosa.
 
Sì, perché, di solito, si mandano i candidati al sacerdozio a ballare in discoteca, a sbevazzare negli happy hour o a crogiolarsi in vacanza a Rimini allo scopo conoscere il mondo e fortificarsi in vista delle tentazioni del gentil sesso, e forse non solo quello. E, invece, ecco che i pastoral-formatori triveneti spediscono gli allievi dei seminari minori a saltare in alto, in lungo e a correre in pista e quelli dei seminari maggiori a giocare e calcio e calcetto. “Bene”, commenta la mente retrograda di un cattolico d’altri tempi, così la sera vanno a letto presto e stanchi e non hanno tempo per brutti pensieri.
 
Ma l’entusiasmo finisce qui. “Bene” mica tanto. Ce lo segnala un lettore che ieri si trovava al Centro Sportivo di Sommacampagna, in provincia di Verona. Arrivato in loco per accompagnare il figlio a tirare quattro calci al pallone, si è trovato in piena “Seminariade” e, incuriosito da un gruppo di ragazzotti con magliette rosso fuoco e tanto di bandierone di Israele che garriva al vento, si è avvicinato agli scalmanati atleti per capire chi fossero. Ha saputo così che si trattava degli allievi del seminario  maggiore di Concordia-Pordenone, pronti a competere con i confratelli di Verona, Vicenza, Udine, Treviso, Trento e Padova.
 
Ma per il povero cattolico fuori moda, che già non riusciva a capacitarsi della bandiera di Israele sventolata da dei prossimi sacerdoti cattolici, le sorprese non erano finite lì. Sulle magliette, i candidati al sacerdozio del seminario di Concordia Pordenone non portavano i loro nomi, ma, come si vede nelle fotografie, quelli di celebri eretici, antipapi e mitici fondatori di altre religioni. Guardare per credere: Valentino, Giansenio, Donato, Marcione, Novaziano, Dolcino, Guglielmo di Occam, Giordano Bruno, Mormon.
 
E questo è ancora niente, perché, alla più ovvia delle domande sul motivo di tale esibizione, la risposta dei futuri sacerdoti della diocesi di Concordia-Pordenone sarebbe stata la seguente: “Queste sono le nostre radici”. Proprio così, e allora vale la pena di fare un piccolo ripasso per capire in che cosa siano radicati questi giovanotti che si candidano al sacerdozio, pare, cattolico.
 
Forse sarebbe stato meglio mandarli in discoteca, per happy hour o in vacanza a Rimini…
 
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Valentino. Eretico gnostico del II secolo, presente a Roma sotto Igino, Pio e Aniceto. Alla base del suo sistema c’è la dottrina degli eoni, che si pongono tra Dio e il mondo, il bene e il male, tentando di conciliarli. L’equilibrio venne infranto dall’ultimo degli eoni, la Sapienza (Sofia), e così nacquero tutti i mali, a coppie. Per ricomporre le cose, dalla coppia eonica mente-verità uscì la coppia Cristo-Spirito Santo. Il Cristo eone discese sotto forma di colomba in Gesù di Nazareth dal quale, dopo che ebbe insegnato agli uomini il modo di liberarsi dalle passioni risalì alla perfezione del pleroma al momento della sua presentazione a Pilato, lasciando che soffrisse e morisse l’elemento materiale rivestito della sua apparenza.
 
Giansenio (1585-1638). Vescovo di Ypres in Olanda, nell’opera Augustinus stravolge la dottrina di Sant’Agostino sulla grazia e sulla predestinazione. L’opera fu condannata dall’Inquisizione del 1641, l’anno dopo da Urbano VIII e nel 1653 da Innocenzo X. Giansenio sosteneva che l’uomo, dopo il peccato originale, non è più in grado di volere o compiere il bene con le sole sue forze. Dio concede la grazia, senza la quale l’uomo non sarebbe in grado di avere neppure il movimento iniziale verso il bene. Al peccatore, Dio non è tenuto a concedere la grazia: questa è data soltanto a coloro che Dio, nella sua volontà imperscrutabile, ha predestinato, indipendentemente e prima di ogni previsione dei meriti. Tale predestinazione non è concessa neppure a tutti i battezzati, ma soltanto a coloro che Dio ha scelto particolarmente.
 
Donato (270 circa – 355 circa). Vescovo di Numidia, si affermò inizialmente con uno scisma nella Chiesa africana. In seguito, il donatismo divenne anche un’eresia. Sorse dall’opposizione di alcuni vescovi nella Numidia alla nomina di Ceciliano ad arcivescovo di Cartagine, accusato di essersi fatto consacrare da Felice di Aptonga, considerato come uno dei “traditores”, di coloro cioè che durante la persecuzione di Diocleziano avevano obbedito agli editti dell’imperatore del 303. L’imperatore Costantino tentò inutilmente di far rientrare i dissidenti nella fila della Chiesa, ma questi divennero ancor più fanatici perseguitando i cattolici e distruggendo le loro chiese. Parminiano, successore di Donato dal 355 al 391, e il vescovo di Cirta Petiliano, il maggior esponente del donatismo, ai tempi di sant’Agostino, furono i più focosi sostenitori della setta con i loro scritti. Secondo la loro dottrina, la Chiesa visibile è composta soltanto di giusti e di santi e i sacramenti sono invalidi se amministrati da un ministro indegno.
 
Marcione, vescovo del II secolo. Secondo la sua dottrina, una variazione dello gnosticismo, l’Antico e il Nuovo Testamento sono opera di due diversi principi: l’Antico procede dal Dio della giustizia, il Nuovo procede dal Dio della misericordia. Sotto il primo principio, l’umanità visse come oppressa dalla Legge e fu punita con severità. Per questo, il Dio della misericordia inviò il Redentore. Cristo si mostrò sotto le sembianze di uomo per inaugurare il regno della misericordia e dell’amore; non nacque dalla Vergine e non soffrì né morì nella carne. La sua morte fu dovuta alla vendetta del Dio cattivo.
 
Novaziano, antipapa III secolo. La sua dottrina prese i contorni dell’eresia, quando si pronunciò sui lapsi (caduti), coloro i quali avevano negato la fede cristiana durante la persecuzione deciana, orientandosi alla massima inflessibilità. Molti vescovi, tra cui Cipriano di Cartagine, scelsero una procedura con penitenza per la riammissione dei lapsi nella Chiesa. Ma secondo Novaziano, la Chiesa doveva negare il perdono, una facoltà concessa solo a Dio, sia ai lapsi, che a coloro che avevano commesso peccato mortale (idolatria, omicidio e adulterio), anche se facevano penitenza.
I suoi seguaci furono i primi a chiamarsi “puri”. Sopravvissero fino al VII secolo nominando i propri vescovi e i successori di Novaziano a Roma. Non impartivano la cresima e proibivano ai vedovi di risposarsi.
 
Fra Dolcino (1250 – 1307). Riteneva che i suoi seguaci, come i Fratelli del Libero Spirito, fossero così perfetti da poter commettere qualsiasi atto senza correre il rischio di peccare. Si ispirava alle dottrine millenariste di Gioacchino da Fiore e riteneva che la storia fosse divisa in quattro periodi: quello del Vecchio Testamento, caratterizzato dalla moltiplicazione del genere umano; quello di Cristo e degli Apostoli, caratterizzato dalla castità e povertà; quello dell’Imperatore Costantino e di Papa Silvestro I, caratterizzato da una decadenza della Chiesa; quello annunciato da lui stesso, caratterizzato dal modo di vivere apostolico, dalla povertà, dalla castità e dall’assenza di forme di governo; esso sarebbe durato fino alla fine dei tempi.
 
Giordano Bruno (1548 – 1600). Il cardinale gesuita Roberto Bellarmino, nel 1599 enucleò le seguenti otto proposizioni del filosofo di Nola ritenute eretiche dalla Chiesa: l’anima mundi e la materia prima sono i due principi eterni delle cose; da una causa infinita deve derivare un infinito effetto; non esiste l’anima individuale; nulla si crea e nulla si distrugge, la Terra si muove; gli astri sono angeli ed esseri animati; la Terra è dotata di un’anima sensitiva e razionale; l’anima non è la forma del corpo dell’uomo.
 
Guglielmo di Occam (1280 – 1349). Frate francescano, reso celebre da Umberto Eco che lo ha ritratto in  Guglielmo di Baskerville nel romanzo Il nome della rosa, Occam è all’origine della deriva anticristiana e antimetafisica del pensiero moderno. Le sue dottrine, separando fede e ragione, lo hanno portato a rivedere profondamente i rapporti tra filosofia e teologia negando a quest’ultima ogni valore speculativo. Ne segue che la filosofia, nel suo ambito, è autonoma. Nell’ambito politico vanno separati assolutamente anche Chiesa e Stato, poiché la prima, secondo Occam, è solo una società spirituale.
 
Mormon. Il mormonismo è una credenza religiosa fondata da Joseph Smith (1805 – 1844), considerato dai mormoni il loro profeta in quanto destinatario del Libro di Mormon. Secondo quest’opera, Gesù visitò i nativi americani dopo la sua resurrezione. I mormoni rifiutano il dogma trinitario: il Padre e il Figlio sono persone del tutto distinte, dotate di forma umana e in carne e ossa, unite da una volontà comune. Questa volontà comune sarebbe lo Spirito Santo, che non ha invece forma umana. Il Padre Celeste è un ex uomo  che ha ottenuto la perfezione divina e ha stabilito la propria residenza nei pressi del pianeta Kolob. Rifiutano anche il dogma del peccato originale. Secondo questa setta, Smith ha solo iniziato un processo che si chiuderà col ristabilimento del regno di Dio sulla Terra.
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GALLERIA FOTOGRAFICA
(clicca sulle immagini per ingrandirle)
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zzzzseminariadi
 
valentino + donato + mormon
 
israele + marcione + giansenio + novaziano
 
Israele + dolcino
 
israele + giordano bruno + novaziano
 
guglielmo di occam + giansenio + israele (1)

10 Responses to “Seminariadi”. Interessanti scoperte nelle competizioni sportive riservate ai seminaristi  –  di Alessandro Gnocchi
  1.    Tonietta scrive:
    Siamo al delirio!
  2.    Catholicus scrive:
    Madrre Santa ! se questi qui saranno i preti do domani, meglio iscriversi alla casa del popolo, se c’è ancora quella fondata da Peppone, almeno lui sì che era un sincero filocattolico, candidato al paradiso; questi qui chissà dove finiranno, poveretti., una volta diventati preti cattocomunisti, protestanti, ecumenisti, fans dei poteri massonici. Consoliamoci, amici, perché la Emmerick ci dice che “il Signore aveva altri progetti”, per cui spero proprio che questi ragazzotti non arrivino mai a dannare altre anime, oltre la loro. Pace e bene.
  3.    Alberto S. scrive:
    La serietà di Alessandro Gnocchi mi costringe purtroppo a ritenere già superato il primo, immediato e inevitabile dubbio che si sia trattato di un grosso equivoco, o di una goliardata di discutibile gusto. Tutto vero, dunque. In realtà il gusto sarebbe stato discutibile anche se sulle rosse schiene ci fossero stati, poniamo, e con rispetto parlando, i nomi, che so? degli Apostoli: ma in tal caso almeno il riferimento alle “radici” sarebbe stato confortante (dalle radici verranno, bene o male, pianta e frutti). Se, come pare, le vocazioni sacerdotali sono in crisi, le diocesi dovrebbero aver cari come non mai i propri seminaristi e formarli adeguatamente: ma del resto, se ci si prepara a celebrare Lutero, chi mai saranno questi ragazzi “per giudicare” personaggi come quelli suddetti? Anzi: “dialogheranno”, con chi eventualmente incarna oggi quelle pseudo idee; poi li “accoglieranno”, poi li “includeranno”. Escludendo Gesù. Peccato che probabilmente saranno preti, teoricamente cattolici.
  4. Poldo scrive:
    Che pena!
  5. Pietro Montevecchio scrive:
    Francamente non capisco Israele. Per il resto, propendo per l’opinione che siano stati imbeccati da qualche professore. Marcione, Donato, Occam … chi mai li sente piu’ nominare in seminario?
  6. Cesaremaria Glori scrive:
    Involontaria confessione quella dei seminaristi veneti. Oggi la Chiesa sta vivendo una crisi ove tutte le eresie sono tornate a galla, proprio come aveva previsto Pio X dichiarando il Modernismo la summa di tutte le eresie.
  7. luigi scrive:
    poi ci si lamenta che i seminari sono vuoti…per fare i pagliacci tanto vale lavorare in un circo 🙁
  8. carlo scrive:
    io non mi preoccuperei piu’di tanto…la loro”vocazione sacerdotale” e’ soltanto una fase della loro “nobile vita”: presto i piaceri della vita li porteranno a scelte ben piu’interessanti che non essere degli umili servitori di Cristo; li potremo ritrovare “impegnati” in politica magari tra i radicali, o m5s,nei famosi cattolici maturi, nel pd renziano e per i piu’temerari nei famosi centri di accoglienza per insegnarci quanto siamo cattivi noi cristiani a voler ostinatamente difendere le nostre radici basate sulla fedeltà all’UNICO SALVATORE GESU’ CRISTO, dal mussulmano invasore!! Sicuramente salvo una profonda conversione magari legata alle nostre preghiere rivolte a Maria Santissima, non li vedremo mai in chiesa, in ginocchio per adorare il Santissimo Sacramento. Che Dio abbia pieta’ di questa nostra generazione perversa!
  9. D.A. scrive:
    Ma quello trasgressivo trasgressivo con la maglia di Lucifero non c’era?

lunedì 30 marzo 2015

nuovi preti per una nuova chiesa

IL NEO-CLERO




Il clero ha una grande responsabilità all'interno della Chiesa: è in grado di stimolare e far lievitare una realtà o, al contrario, di deprimerla e necrotizzarla.

In Occidente, il concilio di Trento aveva certamente in mente questo quando istituì i seminari, luoghi deputati alla formazione intellettuale e spirituale del clero.

Non sono di quelle persone che pensano ai seminari come a luoghi ideali. Come ogni scelta umana, anche questo tipo d'istituzioni risentono di limiti e problematiche di varia natura emerse nel corso del tempo.

Ammetto, però, che la loro istituzione aveva un fine positivo: formare un clero di alta qualità. Che ci sia riuscito o meno, poi, è un altro paio di maniche e dipende da luoghi, tempi e persone. La caricatura con la quale si apre questo post ci indica che, nonostante tutto, nella Francia dell'Ancien Règime, il clero non era visto nel modo migliore e che i buoni esempi continuavano a rimanere una minoranza.

Nel tempo attuale, tuttavia, è successo qualcosa di totalmente nuovo, che solo in parte il mondo tradizionalista cattolico ha notato: la nascita di un neo-clero. Questo neo-clero è in rottura più o meno apertamente palese con il passato religioso ed è composto da uomini che, francamente, potremo definire "né carne né pesce".



Non li si può qualificare laici, poiché appartengono ad no status differente, distinto e appartato da quello laicale. Non li si può definire chierici, poiché hanno profonda idiosincrasia verso tutto quello che definisce il chierico in senso proprio (il dedicarsi alla preghiera, alla riflessione quotidiana sui misteri della fede, al santuario, alla cura delle realtà ecclesiastiche, ad un'istruzione tradizionale...).
Sono sostanzialmente dei chierici desacralizzati che, appena possono, preferiscono il bar all'oratorio, la piazza al presbiterio, la festa e la danza alla compostezza ieratica. Nei casi più tristi, finiscono per avere una doppia vita nella quale manifestano una grande scioltezza e una tranquilla indifferenza, cosa impensabile fino a sessant'anni fa. In questa doppia vita essi si sentono veramente loro stessi!
Non sono "né carne né pesce" ma desiderano la libertà dei laici, pur non essendo tali, e i privilegi dei chierici, pur essendo contro la figura tradizionale del chierico. In questo modo tengono i piedi su due staffe.

Man mano che nell'ambito di una Chiesa vengono meno le vecchie generazioni, emerge sempre più la presenza di questo neo-clero un po' adolescenziale, un po' semplicista, in spessi casi sans soucis e superficiale, molto vitalista, sempre animato da una viscerale avversione alle forme religiose tradizionali.

La gente di una certa età che ha ancora il ricordo di uno stile più impegnato e riservato, denomina questi chierici in modo gentile ma serio come “preti moderni”. In realtà, questa definizione significa semplicemente “non preti”.

Già nei lontani anni '80 ricordo uno studente cattolico di teologia che mi confidava: “In seminario ci danno un'istruzione ma non abbiamo alcun modello da seguire. Chi devo seguire io? A chi mi devo ispirare?”. Costui come tutti i suoi compagni di classe finì per divenire un “prete fai da te”, ossia si ritagliò un'immagine di prete come pensava o credeva fosse meglio. L'istituzione non voleva o non aveva il coraggio di fornirgli alcun modello, men che meno un modello sacrale, cosa aborrita già da allora. Oggi, che pure un papa sta desacralizzando la sua figura, le cose sono ancor più precipitate verso l'improvvisazione e la secolarizzazione.

Non si creda che questo sia un problema precipuo al mondo cattolico. Anche altre realtà ecclesiastiche lo vivono da tempo, seppure in forma e modalità diversa.
Ad esempio in Grecia esiste il fenomeno dei “ preti signorini”. Costoro, che tendono ad aumentare sempre più, sono preti non sposati che non vivono in monastero. Sono iscritti nel numero dei monaci di un monastero in modo puramente formale, per giustificare il fatto d'essere celibi, ma non sono in grado di condurre una vita religiosa sotto l'obbedienza di una regola. Ricordo uno di essi che molto sinceramente mi disse: “Non sono in grado e non voglio vivere in monastero!”.

Questi “signorini” sono simili al clero latino con la differenza che mentre in Occidente il clero si è ritagliato un suo preciso status, in Oriente il “signorino” si fa uno status a suo uso e consumo con il rischio di divenire molto individualista e, in fin dei conti, di obbedire solo a se stesso. Queste persone, sottoposte ad un maggior rischio  d'individualismo, sono gli episcopabili odierni!


Per essere più chiaro ancora: un vescovo scelto da questi “signorini” e con queste caratteristiche invece di pensare al bonum ecclesiae, finirà per attingere ai soldi della Chiesa e rimpinguare il suo conto corrente sottoponendo la Chiesa stessa ai suoi capricci e promuovendo gente incapace e cortigiana, punendo ed isolando le persone più degne. Sta succedendo e succederà sempre più ...

Ricordo un monaco atonita di una certa responsabilità che mi ripeteva: "Stanno saccheggiando la Chiesa, la Chiesa è piena di ladri". Si riferiva a questo. E non si creda che questo sia solo un problema orientale. È un problema universale!

Per aliam viam, ci troviamo sempre dinnanzi alla stessa problematica posta dall'esistenza del neo-clero. Nel caso greco il neo-clero bizantino non può mostrare aperta antipatia per le tradizioni ma le svitalizza rendendole pura formalità, cose da farsi per poi sbarazzarsi di paramenti sacri e simboli religiosi e correre al caffé del paese per parlare di amenità. Un appartenente al neo-clero greco, così, non s'immerge nella liturgia come in un mistero con il quale riempire di grazia se stesso e i fedeli (prospettiva spirituale-monastica, misterica e mistica) ma la tratta come il palcoscenico di un teatro nel quale mostra se stesso e per questo solo fatto cerca lodi e consensi. Invece di succedere il contrario come dovrebbe, Dio, come in Occidente, diviene lo sfondo e l'uomo emerge in primo piano col rischio di oscurare tutto.



Il neo-clero è un flagello per la Chiesa ovunque esso appaia. Purtroppo questo flagello è quanto si merita l'uomo attuale, raramente in grado di poter offrire una qualità migliore a se stesso e agli altri. Ecco, quindi, una delle ragioni dell'implosione del Cristianesimo in se stesso: quando il neo-clero diviene sempre più prevalente, Dio è spinto sempre più sullo sfondo e l'uomo, con il pretesto di Dio, mette in mostra se stesso. Alla fine è la Chiesa stessa che cambia natura e diviene qualcos'altro. Da questa neo-chiesa i cristani fedeli non potranno che appartarsi o fuggire, essendo oramai divenuta una realtà tossica. Ecco in parte spiegata la fuga dalla pratica religiosa, in questi ultimi decenni.

http://traditioliturgica.blogspot.it/2015/03/il-neo-clero.html