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lunedì 14 novembre 2016
martedì 26 aprile 2016
Santi vagabondi
Benedetto Labre: un Santo senza dimora
In quell’ultimo scorcio del ‘700 imbevuto di Razionalismo, nel Rione Monti a ridosso del Colosseo, nel dedalo delle sue strade era consuetudine incrociare la figura di un singolare “mendicante” che camminava totalmente assorto, come immerso in una dimensione sconosciuta a quanti lo incontravano.
“San Bendetto Labre fu cercatore di Dio sulle strade della terra. La solitudine fu la sua vocazione, foss’egli smarrito fra sentieri selvaggi o fra il popolo di Roma. La contemplazione dovette essere tutta la sua vita nel tempo che precedette la beatitudine eterna.”
J.R. Maritain
J.R. Maritain
In quell’ultimo scorcio del ‘700 imbevuto di Razionalismo, nel Rione Monti a ridosso del Colosseo, nel dedalo delle sue strade era consuetudine incrociare la figura di un singolare “mendicante” che camminava totalmente assorto, come immerso in una dimensione sconosciuta a quanti lo incontravano.
Ma quanti lo incrociavano venivano come catturati da lui; ed era un’eventualità molto facile nelle vie o nelle chiese romane, meta del suo pellegrinaggio quotidiano, che iniziava dalla sua “casa”: il quarantatreesimo arco del Colosseo, dove viveva. Era un povero fra i poveri, e nonostante questo distribuiva agli altri quel che riceveva in elemosina, non volendo tenere per se ciò che riteneva superfluo ad una esistenza che oggi definiremmo da “barbone senza tetto” o di mera sussistenza.
San Benedetto Labre era, agli occhi dei pìù, un mendicante come se ne trovavano tanti nella Roma dell’epoca. Ma era un pellegrino, un ricercatore dell’Assoluto di Dio nelle Chiese e Memorie Sante dell’ Urbe.
Le Tappe del Pellegrinaggio:
- Santa Maria Immacolata e San Bendetto Labre in Via Monza
- Santa Prassede
- Santa Maria Maggiore
- Santa Maria in Aquiro
- Chiesa SS Apostoli
- Santa Maria di Loreto al Foro Traiano
- Chiesa di San Cosma e Damiano
- XLIII Arco del Colosseo
- Santuario del suo Transito, in via dei Serpenti 8 (adiacente alla chiesa di Santa Maria ai Monti.
- Chiesa di Santa Maria ai Monti: tomba di San Benedetto Labre.
Una storia nata lontano
Il suo Cammino quotidiano fra la chiese della Città Eterna, era iniziato anni prima in Francia dove era nato ad Amettes, il 26 marzo 1748, in un famiglia benestante. Nella cerchia famigliare si rafforzò la vocazione di un Santo, che con la sua vita fu l’esempio vivente della completezza della vita vissuta in una dimensione povera ma, in definitva “divina”..
Con gli anni si fece largo nel suo animo la vocazione verso un ordine monastico, che fin dall’inizio fu molto travagliata. Non venne accolto fra i Certosini per via di un incendio nel monastero che aveva distrutto l’ala riservata ai novizi; in un’altra Certosa il suo soggiorno durò soltanto sei settimane: venne congedato perché di salute troppo delicata e quindi inadatto a seguire la Regola.
La sua richiesta venne rifiutata anche dai Trappisti, per mancanza dell’età richiesta all’ammissione.
Si rivolse infine ad un monastero Cistercense dove, infine venne ammesso; ma dopo pochi mesi venne colto da febbri violente. Fu curato prima in monastero, poi nell’ospedale esterno. Guarito lasciò l’ordine; nel congedarlo l’Abate gli disse: “Figlio mio, non eravate destinato al nostro ordine. Dio vi aspetta altrove.”
L’ “Altrove” di Dio.
L’ “altrove” fu per lui la convinzione che Dio non lo voleva nel chiostro, ma penitente e pellegrino nel mondo. Prima di intraprendere questa strada il 31 agosto 1770 scrisse ai genitori una lettera dove, oltre che prendere congedo e ringraziare per l’educazione alla Fede ricevuta, esorta i genitori ad avere “ cura dell’educazione dei miei fratelli e sorelle, vegliate sopra la loro condotta”.
Nella lettera chiede anche perdono per tutti “gli incomodi che posso avervi causato”, e altresì la loro benedizione affinché “Dio benedica i miei disegni, giacchè per ordine della sua Provvidenza ho intrapreso il viaggio che faccio”.
Da quel momento inizia il suo pellegrinaggio lungo i cammini di fede percorsi abitualmente dai Pellegrini: Lione, Chambery, Chieri, Loreto, Assisi, Roma, Bari, Napoli, Santiago de Compostela e infine si fermò stabilmente a Roma, da dove si allontanava solo una volta all’anno per compiere un Pellegrinaggio Mariano a Loreto.
Di questi pellegrinaggi, restano tracce del suo passaggio, testimonianze di quanti lo incontrarono. “Andava a piedi con l’abito meschino e cencioso, non mai variato per quanto variassero le stagioni. [..] e per viaggio da vero povero non curava i tempi rigidi e nevosi dell’inverno, né i caldissimi e molesti dell’estate; per lo più lasciando le vie battute si avviava per sentieri solitari con sommo stento per dover valicare fossi, monti, dirupi e vie rotte per le piogge.
Contento di quel Dio che lo guidava,[…] Dormiva per lo più sulla nuda terra e anche all’aria aperta[…] Camminava con gran compostezza.”
Il pellegrinaggio quotidiano nella Città Santa.
Dal 1777, si fermò stabilmente a Roma dove all’inizio trovò ricovero dove capitava (sotto la chiesa di San Sebastiano al Palatino, in una nicchia di quello che era un tempo il Palazzo Colonna a Monte-Cavallo); scelse poi abitualmente, l’arco XLIII del Colosseo, (all’altezza della biglietteria ndr.) dove visse povero fra i poveri, dividendo l’elemosina ricevuta con gli altri, e da cui partiva per le visite e devozioni nelle chiese di Roma: praticamente non è possibile stabilire un percorso univoco, perché molto probabilmente visitò tutte le chiese dell’epoca: quelle dedicate alla Vergine, che custodivano le memorie dei martiri; e in modo particolare quelle dove era esposta l’ Eucarestia, o erano aperte per la devozione di adorazione delle “Quarantore”.
Inizia così il Pellegrinaggio nell’Urbe, immerso in un aura che lo rendevo estraneo e dimentico di sé.
La Città , fu per lui una meta, ma anche l’ inizio di un pellegrinaggio quotidiano che continuò fino al giorno della sua morte.
Il Pellegrinaggio
San Benedetto Labre variava di giorno in giorno il suo percorso secondo le devozioni o le esposizioni del SS Sacramento. Nel ripercorrere una sua “via ideale si possono toccare le seguenti chiese:
1. Santa Maria Immacolata e San Benedetto Labre (Via Taranto 51, angolo Via Monza). La Chiesa, annessa ad un Istituto Religioso, non è direttamente legata alla vicenda terrena del Santo; ne custodisce però – in una cappella a destra dell’altare”, alcune Reliquie, (i pochissimi oggetti che possedeva, fra le quali il calco della maschera funebre). Al piano superiore (chiedere alle Religiose ndr) si può ammirare una Cappella con quadri dedicati alla vita del Santo
2. Basilica di Santa Prassede (Via di Santa Prassede 9 a) La Basilica risale al 489 a.c. e, secondo una pia tradizione racchiude, le spoglie di 2000 martiri cristiani periti durante le vari persecuzioni, fatte traslare qui dal Papa Pasquale I°. In questo luogo Santa Prassede raccoglieva il sangue dei martiri in un pozzo ora coperto da un disco di porfido, in una delle cappelle laterali, si venera anche la colonna a cui fu legato Gesù per la flagellazione.
3. Basilica di Santa Maria Maggiore (Piazza di Santa Maria Maggiore) La Basilica è legata alla devozione del Santo alla Vergine; in una cappelle è venerata una delle più antiche immagini della Madonna: la “Salus Populi Romani”.
4. Santa Maria in Aquiro (Piazza Capranica) La chiesa, oltre a custodire un immagine della Madonna, era spesso visitata dal Santo per la devozione al Santissimo Sacramento spesso esposto. Questa sua presenza è ricordata nella prima cappella a destra; qui sulla balaustra un ‘iscrizione ci ricorda il punto dove si fermava a pregare, e tre grandi quadri sulle pareti illustrano alcuni momenti della sua vita e quello della sua morte.
5. Basilica dei SS. Apostoli (Piazza Santi Apostoli 53) Qui il Santo si recava spessissimo per l’adorazione delle Quarantore. Scrisse il suo Confessore Padre Marconi: “ La sua devozione verso Gesù Sacramentato non è possibile esprimersi. Questa fu quella che gli meritò il nome con cui veniva chiamato da quei che lo conoscevano: il povero delle Quarantore per vederlo così assiduo nelle chiese ove il Santissimo Sacramento era esposto alla pubblica venerazione. Non v’ era lontananza di luogo, non piogge si dirotte, non freddo sì crudo, non caldo sì eccessivo che lo potesse trattenere, benché egli andasse mal coperto nel capo, mal vestito e difeso nei piedi. Passava egli le intere giornate genuflesso avanti al suo altare, e dall’esterna apparenza ben si notava l’interno incendio che gli ardeva nel cuore…”.
6. Chiesa di Santa Maria di Loreto al Foro Traiano. (Piazza di Madonna di Loreto 26) Nella chiesa si venera l’effige della Madonna di Loreto. Durante la sua permanenza a Roma San Benedetto Labre ogni anno si recò a Loreto in pellegrinaggio. “Furono i suoi molti, lunghi e penosi, i suoi pellegrinaggi intrapresi per suo Amore. In Loreto dette a conoscere a molte persone l’ardente suo amore verso la Regina del Cielo. Restava in quella Santa Casa così compreso dall’amor di Maria, che fu veduto in chiesa tutto intero il giorno, digiuno, contento del nutrimento spirituale che lo saziava, stando coll’amata sua madre Maria”.
7. Basilica dei SS. Cosma e Damiano (Via dei Fori Imperiali n° 1) In questa Chiesa il Santo venerava l’immagine della Madonna della Salute. “Visitava bene e spesso le immagini della Vergine più celebri in Roma, contemplando i pregi di si eccelsa Signora, e i diversi misteri della sua vita espressi in quelle immagini stesse, e particolarmente la di lei Immacolata Concezione, la Divina Maternità. I suoi Dolori, ed i trionfi della sua Assunzione . […] se ne stava genuflesso e devoto, con il volto e con gli occhi fisso verso l’amata sua Madre, mirandola e contemplandola tutto, assorto in essa, mentre agli astanti recava grande ammirazione ed edificazione”
8. XLII Arco del Colosseo. Era la “casa” dove spesso trovava rifugio. Ciò che restava dell’anfiteatro romano era a quei tempi ricovero per i molti senza tetto che vivevano nell’ Urbe. Con essi condivideva la vita, il poco cibo che riceveva in elemosina perché – come scrisse il Cardinale Macchi nel “Breve Pontificio per la beatificazione del Venerabile Benedetto Giuseppe Labre” “al bisogno di cibo soddisfaceva con duri frusti di pane, e con erbe gittate per la via, alla sete con l’acqua; né mai dalla carità altrui, o dalla carità altrui, o dalle preghiere si lasciò indurre usare più larga e salubre refezione.
9. Il Rione Monti.
10. Chiesa di Santa Maria ai Monti (Via dei Madonna ai Monti 41)
11. Cappella Oblate Apostole “Pro Sanctitate” Via dei Serpenti 2
Le ultime tappe del suo Pellegrinaggio sono comprese nelle strade animate di questo rione storico che vedevano passare il Santo; spesso “macilento com’era e squallido, se talvolta veniva fastidiosamente rigettato o schernito ed insultato dalla procace plebaglia, non solo non risentivasi, ma anzi tranquillo e lieto riceveva ogni ludribio e ogni ingiuria” (ibdem Card. Macchi).
Si recava spessissimo nella Chiesa della Madonna ai Monti per la recita delle Litanie davanti all’immagine miracolosa della Vergine. La sua preghiera iniziava fin dalle prime ore della mattina e, inginocchiato presso l’altare maggiore “con gli occhi fissamente a Maria rivolti, parea che si liquefacesse in santo amore, né potea trattenere gli affetti interni senza esprimere il suo amore. […]Chiunque miravalo perovava compunzione, e tenerezza. Molti portavansi a bella posta in detta chiesa, e fatta una breve adorazione al Divin Sacramento, si mettevan di proposito ad osservarlo, destandosi ne’ loro cuori affetti di compunzione e devozione nel mirarlo così innamorato e devoto di Maria Santissima”.
Conviene indugiare ad entrare nella chiesa e fermare l’attenzione sui pochi gradoni esterni, qui il 16 aprile del 1789 il cencioso mendicante ( per tacere della fauna che viveva sul suo corpo!) tante volte rincorso con frizzi e lazzi, – ma che destava un’inquietudine misteriosa a chi l’avvicinava-, vissuto fra mille stenti, dopo aver percorso –si è calcolato-circa 30.000 chilometri di pellegrinaggi, si accasciò esanime su quei gradini. Era un mercoledì Santo.
Tanti abitanti del Rione lo conoscevano, fu soccorso dalla famiglia del macellaio Zaccarelli; il figlio Pierpaolo lo portò nella loro casa di Via dei Serpenti e la sorella Anna, malgrado le insistenze del moribondo che voleva essere deposto in terra, lo fece coricare nel proprio letto.
La notizia del malore che aveva colto il mendicante, -che molti chiamavano “il Santo”-, si diffuse in tutto il quartiere e presto dilagò nei quartieri che lo avevano visto in preghiera nelle chiese.
Gli venne somministrato l’olio santo e intorno al suo letto iniziano a recitarsi le preghiere degli agonizzanti. Alla voce del Sacerdote che, recitando le Litanie della Vergine, disse “Santa Maria Pregate per lui”, si produsse un cambiamento nel moribondo che, dopo essere impallidito si abbandonò alla morte. San Benedetto Labre, lasciò le strade del mondo: era arrivato alla Meta. Aveva 35 anni.
La notizie della sua morte si diffuse nel quartiere e in tutta la città, furono i bambini di Monti a iniziare a propagare la notizia: “ E’ morto il Santo! E’ morto il Santo”. e “Tosto un immensa moltitudine di popolo di ogni età, di ogni ordine assediò la camera dove giaceva il corpo di quell’ uomo miserissimo, ed ognuno faceva a gara d’avere un brandello delle lacere e luride vesti da lui usate.”
La casa dove avvenne il Transito di San Benedetto Labre è ora un piccolo Santuario che conserva la “memoria”della sua morte e alcune reliquie a lui appartenute. Una piccola chiesa che, nell’anniversario del giorno della sua morte, trabocca di fedeli che, fino a tardi, partecipano alle celebrazioni affollando la piccola stanza-santuario.
Il Santo venne tumulato nella chiesa di Santa Maria ai Monti “Dee credersi speciale disposizione di Dio che questo suo fedele servo venisse tumulato nella Chiesa della Madonna de’ Monti da lui la più frequentata, e nel luogo ove era solito per più anni di trattenersi ad orare. [….] presso l’altar maggiore dal lato dell’epistola a piè della prodigiosa immagine di Maria Santissima che in vita aveva il Beato Benedetto Giuseppe con tanta assiduità e fervore amata e venerata.”
Nella Chiesa di Santa Maria ai Monti, il suo monumento funebre, riproduce l’attimo seguente al transito: pace ed abbandono sembrano vivere nelle membra abbandonate, nel viso delicato, magro e macilento.
Un santo scomodo e in fondo atipico: nessun ordine fondato, scritti postumi, miracoli eclatanti. La sua grandezza è solo in quella vita nascosta e quieta, esempio vivente della presenza di Dio.
E vissuta con Dio, compagno di viaggio dei suoi passi: lungo le vie di Pellegrinaggio e fra le strade di Roma, sua ultima Meta.
venerdì 22 aprile 2016
permettiamo di peccare
Dostoevskij e la Leggenda del Grande Inquisitore. «Diremo che permettiamo loro di peccare perché li amiamo»
«Amare il prossimo come se stessi (…) è impossibile. Su questa terra siamo legati dalla legge dell’individualità. Il nostro io ci è di ostacolo»
F.M. Dostoevskij
LA LEGGENDA DEL GRANDE INQUISITORE
Queste poche pagine vogliono essere una riflessione su un capolavoro nel capolavoro. Mi riferisco a La leggenda del Grande Inquisitore che Ivan racconta al fratello Alësa nell’opera di Dostoevskij I fratelli Karamazov.
Il racconto di Ivan
La Leggenda è nota: Gesù Cristo torna sulla terra (per la precisione a Siviglia nel XVI secolo), vi compie miracoli e subito viene acclamato dalle folle come Salvatore, ma prima che la gente lo riconosca come il Cristo, viene arrestato dall’Inquisizione. Nella cella di reclusione, mentre scende a notte, riceve la visita del novantenne capo dell’Inquisizione, che immediatamente Lo riconosce.
F.M. Dostoevskij
LA LEGGENDA DEL GRANDE INQUISITORE
Queste poche pagine vogliono essere una riflessione su un capolavoro nel capolavoro. Mi riferisco a La leggenda del Grande Inquisitore che Ivan racconta al fratello Alësa nell’opera di Dostoevskij I fratelli Karamazov.
Il racconto di Ivan
La Leggenda è nota: Gesù Cristo torna sulla terra (per la precisione a Siviglia nel XVI secolo), vi compie miracoli e subito viene acclamato dalle folle come Salvatore, ma prima che la gente lo riconosca come il Cristo, viene arrestato dall’Inquisizione. Nella cella di reclusione, mentre scende a notte, riceve la visita del novantenne capo dell’Inquisizione, che immediatamente Lo riconosce.
Inizia un lungo monologo, in cui il vecchio rimprovera a Gesù di essere tornato sulla terra a rovinare i suoi piani e a mettere in pericolo il suo progetto di pacifica convivenza tra gli uomini. L’ideale evangelico di libertà – sostiene l’Inquisitore – è troppo duro per la maggior parte degli uomini (non per lui, cui Dio aveva dato le forze necessarie per seguirlo), condannati pertanto da esso alla inevitabile dannazione e dunque all’infelicità. Proprio questa considerazione lo spinse ad abbandonare l’ideale evangelico e a prendere parte al progetto di concedere almeno la felicità terrena ad un’umanità comunque incapace di raggiungere quella eterna. Questo progetto prevede la trasformazione dell’ideale evangelico in una morale più accessibile all’uomo, fatta di gesti esteriori alla portata di tutti. In questo modo, anche i deboli crederanno di poter raggiungere la felicità eterna, sottometteranno la loro libertà ai precetti della Chiesa e ne riceveranno in cambio una felice speranza nell’aldilà. Ecco allora tutta la terra schiava, illusa ma felice. Questo il progetto dell’Inquisizione: portare in terra la felicità a tutti, dato che quella celeste è al di fuori della portata di molti. Di più l’uomo non può pretendere.
Ora, Cristo tornando a Siviglia rischia di rovinare il progetto: riaffermando il vero ideale evangelico, tutti si renderebbero conto che solo a pochi eletti sono state date le capacità di realizzarlo. Che ne sarebbe allora del resto dell’umanità? Folle disilluse, che tentano invano di uniformarsi al Vangelo e cadono di continuo nel peccato, disperate nel vedersi destinate all’Inferno e all’infelicità. Cristo porterebbe la felicità solo a pochi eletti, l’Inquisizione la mette alla portata di tutti. Certo, seguendo l’Inquisizione l’uomo non raggiungerà il Paradiso, ma non l’avrebbe raggiunto comunque, a causa della propria naturale debolezza. Per lo meno, sarà felice sulla terra.
Per questo, al termine del lungo monologo, l’Inquisitore invita Cristo ad andarsene dalla terra e a non ritornare più.
Cristo bacia l’inquisitore e se ne va’. In silenzio. Così termina la Leggenda.
Cristo bacia l’inquisitore e se ne va’. In silenzio. Così termina la Leggenda.
Chi è il Grande Inquisitore?
Il Grande Inquisitore è un uomo di chiesa, appartiene anzi ai più alti gradi gerarchici di questa chiesa che dice di essere depositaria e diffonditrice del messaggio della salvezza, ma egli non crede in quel Dio, nel cui nome tuttavia parla ed agisce. E non si può certamente dire che l’Inquisitore abbia perduto la fede per la rilassatezza dei costumi. Anzi ha «mangiato anche lui radici nel deserto», anche lui si è «accanito a domare la propria carne per rendersi libero e perfetto» .
Il Grande Inquisitore è un uomo di chiesa, appartiene anzi ai più alti gradi gerarchici di questa chiesa che dice di essere depositaria e diffonditrice del messaggio della salvezza, ma egli non crede in quel Dio, nel cui nome tuttavia parla ed agisce. E non si può certamente dire che l’Inquisitore abbia perduto la fede per la rilassatezza dei costumi. Anzi ha «mangiato anche lui radici nel deserto», anche lui si è «accanito a domare la propria carne per rendersi libero e perfetto» .
Ma al messaggio della libertà, gli uomini non sono in grado di corrispondere, perché deboli e fragili. Sì, dice ancora il vecchio, «non c’è nulla di più ammaliante per l’uomo che la libertà della propria coscienza: ma non c’è nulla, del pari, di più tormentoso ». Pertanto, con un tragico ribaltamento di prospettiva, egli riterrà di amare gli uomini, togliendo loro il peso della libertà e rendendoli “felici” nel docile appiattimento dello spirito e nella soddisfazione dei bisogni immediati. Un amore questo, che si tinge dei sinistri bagliori dei roghi… è giusto che uno muoia … per il bene di molti.
Il progetto del Grande Inquisitore
L’ampia e tragica pretesa del Grande Inquisitore è quella di “correggere” l’opera di Cristo: «Ma io ho aperto gli occhi, e non ho voluto servir la follia. Ho virato di bordo, e mi sono aggregato alla schiera di quelli che hanno corretto le Tue gesta». Ritenendo impraticabile ai più la strada della libertà indicata da Cristo, nel nome stesso di Lui, mentendo, alla strada impervia della libertà è stata sostituita la strada facile del servilismo felice, permettendo anche di peccare.
«Oh, noi li persuaderemo che allora soltanto essi saranno liberi, quando rinunzieranno alla libertà loro in favore nostro e si sottometteranno a noi… Oh, noi consentiremo loro anche il peccato, perché sono deboli e inetti, ed essi ci ameranno come bambini, perché permetteremo loro di peccare. Diremo che ogni peccato, se commesso col nostro consenso, sarà riscattato, che permettiamo loro di peccare perché li amiamo e che, in quanto al castigo per tali peccati, lo prenderemo su di noi. Così faremo, ed essi ci adoreranno come benefattori che si saranno gravati coi loro peccati dinanzi a Dio. E per noi non avranno segreti. Permetteremo o vieteremo loro di vivere con le proprie mogli ed amanti, di avere o di non avere figli, – sempre giudicando in base alla loro ubbidienza, – ed essi s’inchineranno con allegrezza e con gioia. Tutti, tutti i più tormentosi segreti della loro coscienza, li porteranno a noi, e noi risolveremo ogni caso, ed essi avranno nella nostra decisione una fede gioiosa, perché li libererà dal grave fastidio e dal terribile tormento odierno di dovere personalmente e liberamente decidere. E tutti saranno felici, milioni di esseri, salvo un centinaio di migliaia di condottieri. Giacché noi soli, noi che custodiremo il segreto, noi soli saremo infelici».
Il tragico ateismo del Grande Inquisitore raggiunge il punto culminante e intensivo nell’identificazione con lui, con il Tentatore.
L’identificazione con lo spirito del Tentatore da parte del Grande Inquisitore, «… noi non siamo con Te, siamo con lui: ecco il nostro segreto!», fa sì che questi, nel confronto con Cristo nel buio della prigione Sivigliana, assuma la configurazione dell’Anticristo. Desunte dalla pagina del vangelo matteano (Mt 4, 1-11), le tre tentazioni si rivestono di un progressivo significato di sfida, di fronte all’insuccesso dell’opera di Gesù. Le tre tentazioni indicano l’unica strada da seguire, per raggiungere gli uomini deboli e dominarli nella illusione di una «quieta e umile felicità». Non saranno le pietre a trasformarsi in pane, ma il pane stesso, frutto del lavoro degli uomini, sarà loro sottratto e ridistribuito da chi ha il potere. E il miracolo sarà nell’aver tramutato in pane quel pane che, senza quel dominio che ha tolto la libertà, si sarebbe trasformato in pietra.
Il progetto del Grande Inquisitore
L’ampia e tragica pretesa del Grande Inquisitore è quella di “correggere” l’opera di Cristo: «Ma io ho aperto gli occhi, e non ho voluto servir la follia. Ho virato di bordo, e mi sono aggregato alla schiera di quelli che hanno corretto le Tue gesta». Ritenendo impraticabile ai più la strada della libertà indicata da Cristo, nel nome stesso di Lui, mentendo, alla strada impervia della libertà è stata sostituita la strada facile del servilismo felice, permettendo anche di peccare.
«Oh, noi li persuaderemo che allora soltanto essi saranno liberi, quando rinunzieranno alla libertà loro in favore nostro e si sottometteranno a noi… Oh, noi consentiremo loro anche il peccato, perché sono deboli e inetti, ed essi ci ameranno come bambini, perché permetteremo loro di peccare. Diremo che ogni peccato, se commesso col nostro consenso, sarà riscattato, che permettiamo loro di peccare perché li amiamo e che, in quanto al castigo per tali peccati, lo prenderemo su di noi. Così faremo, ed essi ci adoreranno come benefattori che si saranno gravati coi loro peccati dinanzi a Dio. E per noi non avranno segreti. Permetteremo o vieteremo loro di vivere con le proprie mogli ed amanti, di avere o di non avere figli, – sempre giudicando in base alla loro ubbidienza, – ed essi s’inchineranno con allegrezza e con gioia. Tutti, tutti i più tormentosi segreti della loro coscienza, li porteranno a noi, e noi risolveremo ogni caso, ed essi avranno nella nostra decisione una fede gioiosa, perché li libererà dal grave fastidio e dal terribile tormento odierno di dovere personalmente e liberamente decidere. E tutti saranno felici, milioni di esseri, salvo un centinaio di migliaia di condottieri. Giacché noi soli, noi che custodiremo il segreto, noi soli saremo infelici».
Il tragico ateismo del Grande Inquisitore raggiunge il punto culminante e intensivo nell’identificazione con lui, con il Tentatore.
L’identificazione con lo spirito del Tentatore da parte del Grande Inquisitore, «… noi non siamo con Te, siamo con lui: ecco il nostro segreto!», fa sì che questi, nel confronto con Cristo nel buio della prigione Sivigliana, assuma la configurazione dell’Anticristo. Desunte dalla pagina del vangelo matteano (Mt 4, 1-11), le tre tentazioni si rivestono di un progressivo significato di sfida, di fronte all’insuccesso dell’opera di Gesù. Le tre tentazioni indicano l’unica strada da seguire, per raggiungere gli uomini deboli e dominarli nella illusione di una «quieta e umile felicità». Non saranno le pietre a trasformarsi in pane, ma il pane stesso, frutto del lavoro degli uomini, sarà loro sottratto e ridistribuito da chi ha il potere. E il miracolo sarà nell’aver tramutato in pane quel pane che, senza quel dominio che ha tolto la libertà, si sarebbe trasformato in pietra.
[...]
Le ragioni dell’Inquisitore
Il discorso dell’Inquisitore non può essere semplicemente rigettato come figlio di un patto col diavolo, pertanto falso a priori. L’Inquisitore (come dimostra anche la sua vicenda personale) è un uomo che ha preso estremamente sul serio il messaggio evangelico. Infatti, chi potrebbe negare che il comandamento dell’amore è qualcosa di “sovrumano”? L’amore sfugge al controllo della ragione. Si può stabilire intellettualmente che è giusto amare il prossimo, ma una volta fatto questo si è ancora infinitamente distanti dall’amarlo concretamente, dal provare amore per lui. Ancor più evidente è il caso del perdono. Il genitore di un figlio assassinato può ripetersi mille volte che è giusto perdonare (e già questo implica uno sforzo notevole...), ma non è ben più “naturale” (“umano”) che, nei confronti dell’omicida, provi un odio profondo, anziché vedere in lui un fratello?
Nessun ragionamento è in grado, automaticamente, di far nascere il minimo sentimento. Il comandamento dell’amore è al centro del Vangelo, ma l’uomo raramente riesce a “farsi ubbidire” quando comanda a se stesso di amare. Troppo fragile è la volontà umana, troppo debole la voce della ragione. L’Inquisitore sta lì a ricordarci la sproporzione tra le “pretese” di Cristo e le nostre capacità, di qui il rimprovero al “prigioniero” di aver sopravvalutato l’uomo: non siamo abbastanza forti per amare; solo alcuni, cui è stata concessa una grazia particolare, lo possono fare. La Chiesa si occupa degli altri.
Il discorso dell’Inquisitore non può essere semplicemente rigettato come figlio di un patto col diavolo, pertanto falso a priori. L’Inquisitore (come dimostra anche la sua vicenda personale) è un uomo che ha preso estremamente sul serio il messaggio evangelico. Infatti, chi potrebbe negare che il comandamento dell’amore è qualcosa di “sovrumano”? L’amore sfugge al controllo della ragione. Si può stabilire intellettualmente che è giusto amare il prossimo, ma una volta fatto questo si è ancora infinitamente distanti dall’amarlo concretamente, dal provare amore per lui. Ancor più evidente è il caso del perdono. Il genitore di un figlio assassinato può ripetersi mille volte che è giusto perdonare (e già questo implica uno sforzo notevole...), ma non è ben più “naturale” (“umano”) che, nei confronti dell’omicida, provi un odio profondo, anziché vedere in lui un fratello?
Nessun ragionamento è in grado, automaticamente, di far nascere il minimo sentimento. Il comandamento dell’amore è al centro del Vangelo, ma l’uomo raramente riesce a “farsi ubbidire” quando comanda a se stesso di amare. Troppo fragile è la volontà umana, troppo debole la voce della ragione. L’Inquisitore sta lì a ricordarci la sproporzione tra le “pretese” di Cristo e le nostre capacità, di qui il rimprovero al “prigioniero” di aver sopravvalutato l’uomo: non siamo abbastanza forti per amare; solo alcuni, cui è stata concessa una grazia particolare, lo possono fare. La Chiesa si occupa degli altri.
[...]
venerdì 18 marzo 2016
"Cattedrale Interreligiosa nella Natura"
De Lubac replica a Ermes Ronchi:
non chiamarla nuova Chiesa ma apostasia
Valencia, inaugurata la "Cattedrale Interreligiosa nella Natura"
Vediamo moltiplicarsi, da qualche anno, i segni di una crisi spirituali quale raramente scosse la Chiesa. SOTTO I NOMI EQUIVOCI DI NUOVA CHIESA, DI CHIESA POSTCONCILIARE, E’ UNA CHIESA DIVERSA DA QUELLA DI CRISTO CHE RISCHIA DI ESSERE INSTAURATA, se si può parlare di instaurazione per designare un fenomeno che è prima di t...utto di ABBANDONO E DI DISINTEGRAZIONE, UNA SOCIETA’ ANTROPOCENTRICA MINACCIATA DI APOSTASIA IMMANENTE E CHE SI LASCIA TRASCINARE IN UN MOVIMENTO DI GENERALE DISCUSSIONE, COL PRETESTO DI RINGIOVANIMENTO, DELL’ECUMENISMO E DELL’ADATTAMENTO
Inserisco alcune immagini eloquenti di per sé. C'è poco da commentare, se non la sintonia con l'inquietante video d'inizio anno con le intenzioni di preghiera formulate secondo il nuovo conio umanitarista-mondialista. Scrive un amico: il GADU (Grande Architetto dell'Universo) ringrazia per il Tempio della Natura. I panteisti accorreranno a frotte. Praticamente un tempio massonico.
Vediamo moltiplicarsi, da qualche anno, i segni di una crisi spirituali quale raramente scosse la Chiesa. SOTTO I NOMI EQUIVOCI DI NUOVA CHIESA, DI CHIESA POSTCONCILIARE, E’ UNA CHIESA DIVERSA DA QUELLA DI CRISTO CHE RISCHIA DI ESSERE INSTAURATA, se si può parlare di instaurazione per designare un fenomeno che è prima di t...utto di ABBANDONO E DI DISINTEGRAZIONE, UNA SOCIETA’ ANTROPOCENTRICA MINACCIATA DI APOSTASIA IMMANENTE E CHE SI LASCIA TRASCINARE IN UN MOVIMENTO DI GENERALE DISCUSSIONE, COL PRETESTO DI RINGIOVANIMENTO, DELL’ECUMENISMO E DELL’ADATTAMENTO
( De Lubac, Congresso Teologico di Toronto 1967 citato da Luigi Maria Carli, Nova et vetera , tradizione e progresso nella Chiesa dopo il Vaticano II, Istituto Editoriale del Mediterraneo, Roma 1969 p.126 )
... ma Dio aveva altri progetti (Emmerik).
Siamo vicini allo svelamento di tutto???
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mercoledì 16 marzo 2016
cambiare la Messa X cambiare la Chiesa
Per cambiare la Chiesa
bisognava cambiare la Messa...
Attendevano una nuova Chiesa, per questo si sono messi a cambiare la messa.Volevano una chiesa con nuovi dogmi e nuova morale, allora hanno dovuto ritoccare la messa cattolica, così tanto da renderla uno scheletro di se stessa.
E a messa scheletrica, corrisponde uno scheletro di Chiesa, fatta di una dogmatica e una morale scheletriche.
La nuova liturgia ha preteso di saltare due millenni di storia cristiana, con l'illusione di ricollegarsi ad un mitico inizio del cristianesimo. Hanno detto, i signori della riforma post-conciliare, che occorreva semplificare, per far emergere la nobile essenzialità del rito cattolico. Hanno ritenuto sostanzialmente negativo tutto il lavoro di secoli e secoli che la Chiesa aveva fatto, per rendere sempre più limpido ed educativo il rito cattolico. Hanno tolto e tolto, considerando quasi tutto aggiunta negativa, e ne è venuto fuori uno scheletro di messa. Una messa piena di vuoti e di non-detto, vuoti e non-detto riempiti dalla fantasia del celebrante e dei fedeli. E le fantasie si sono moltiplicate quante sono le chiese del mondo, perché si sa che non si può vivere di uno scheletro: gli uomini lo rimpolpano lo scheletro, ma la carne e il sangue che gli danno non sono quelli di Dio, ma quelli normalmente della dittatura della mentalità comune. Così, a seconda delle stagioni, abbiamo avuto le messe socialiste, le messe impegnate, le messe intimiste, le messe allegre, le messe verbose, le messe catechistiche, le messe di guarigione, le messe carismatiche, le messe missionarie, le messe veloci e cosi via... insomma, la messa la costruisci tu, perché corrisponda a te e al tuo cristianesimo.
La messa così impoverita non ha nutrito più, e ci si è dovuti volgere alle varie ideologie del momento per rimpolparla. Togliendo molto di Dio, la messa la si è dovuta riempire molto dell'uomo, per ritenerla ancora utile: una tragedia, la perdita del cuore cattolico, cioè la redenzione operata da Cristo Crocifisso.
E la tragedia si propaga a tutto l'organismo cattolico: la messa nuova, scheletrica, piena di vuoti, è diventata così tanto ambigua da produrre un cristianesimo scheletrico, dal dogma e dalla morale scheletriche; un cristianesimo ambiguo.
I sacerdoti, ridotti a celebrare uno scheletro di messa, non sono stati più nutriti e difesi dalla messa stessa, così che a loro volta non hanno nutrito e difeso il popolo.
Dicevamo di un Cristianesimo dal dogma scheletrico:
cosa è rimasto, nella maggioranza dei cristiani di oggi, del dogma cattolico che sorge dalla Divina Rivelazione? Quasi nulla. Forse resta che esiste Dio, e che alla fine ci salverà: non c'è che dire, di tutta la Rivelazione, di tutto il dogma, di tutto il catechismo non resta quasi nulla, nel vissuto della maggioranza dei cristiani; ma allora, perché Dio si è rivelato, perché ha parlato nell'Antico e nel Nuovo Testamento, perché ha portato a compimento la Rivelazione in Gesù Cristo? Certamente non lo ha fatto per vedersi “semplificare” orrendamente nel cristianesimo moderno.
Qualcuno dirà che dimentichiamo la ricchezza biblica della riforma liturgica! Certo, di Bibbia se ne è letta tanta, ma ha vinto la messa scheletrica anche sulla Bibbia, tanto è vero che mai i cristiani sono stati tanto ignoranti come oggi nella Storia Sacra e nella Sacra Scrittura. Hanno letto sì la Bibbia in ogni occasione, ma sono stati formati come mentalità dall'ideologia di turno, che rimpolpava la messa scheletrica.
Dicevamo di un Cristianesimo dalla morale scheletrica:
cosa resta, nella maggioranza dei cristiani di oggi, della ricchezza morale cattolica? Sanno forse che Dio è amore, che dobbiamo volerci bene, e poco più: non c'è che dire, resta un po' poco. Della Morale Cattolica, della legge e della grazia, non si sa quasi più nulla. Ecco perché siamo terribilmente indifesi di fronte alla dilagante immoralità e di fronte, soprattutto, all’ideologia dell'immoralità, che vuole ammettere tutto sotto la scusa del voler bene. Assisteremo al compimento dell’apostasia: saranno varate le leggi più immorali con il silenzio dei cattolici, con il plauso di alcuni, e con la falsa prudenza dei pastori, che taceranno in nome della libertà e del rispetto umano. Più che morale scheletrica, è la sua morte vera e propria.
Tutto è cominciato con la scarnificazione della messa, svuotandola delle sue difese dogmatiche nelle parole e nei gesti.
E la rinascita inizierà con il ritorno alla vera e totale messa cattolica.
I riformatori post-conciliari volevano un nuovo cristianesimo più libero, più umanamente accattivante, per far questo hanno privato la messa delle sue difese, e non hanno voluto difendere il Cristianesimo di Dio.
... il linguaggio è contenuto; e i vuoti di linguaggio sono vuoti di contenuto, che il mondo si premura di riempire come vuole.
Un Papa non potrà più fermare la deriva, senza accettare il martirio. Sì, dovrà accettare il martirio, perché se tenterà veramente di porre rimedio, sarà attaccato dal mondo e da quel mondo che si è infiltrato nella casa di Dio. Ma se non accetterà il martirio, rischierà di non fare il Papa.
di Don Alberto Secci
domenica 13 marzo 2016
tempo di Passione e Croci coperte
La velazione delle croci e delle immagini nel tempo di Passione
L'interpretazione mistica
Le statue dei santi, sono coperte, perché se la gloria del Maestro è eclissata, il servo non deve apparire”.
di Antonio Alò
É stata consuetudine della Chiesa romana, almeno nei tempi moderni (s'intende dal XVII secolo in avanti), quella di velare le croci e le immagini dei Santi, dalla V Domenica di Quaresima fino alla Pasqua. Questa è stata, e deve continuare ad essere, una delle caratteristiche che definiscono il tempo di Passione – un Tempo che, se dopo la riforma liturgica postconciliare ha perso tale nome, non deve perderne lo spirito.
Ancora in molte chiese di tutto l'Occidente, croci e statue sono velate e rimangono velate per due settimane intere.
L'Enciclopedia Cattolica descrive questa usanza come segue: "nei Primi Vespri della Domenica di Passione [cioè la V Domenica di Quaresima] le croci, statue e le immagini di Nostro Signore e dei Santi sull'altare e in tutta la Chiesa, con la sola eccezione delle croci e le immagini della Via Crucis, devono essere coperte con un velo viola, non traslucido, né in alcun modo ornato. Le croci rimangono coperte fino a dopo la denudazione solenne della Croce, nella sua adorazione il Venerdì Santo. Le statue e le immagini conservano la loro copertura, non importa quale festa si può verificare nel contempo, fino a quando s'intona il Gloria in Excelsis del Sabato Santo. Tuttavia, va notato che la statua di San Giuseppe può rimanere scoperta, se è al di fuori del presbiterio, nel mese di marzo, che è dedicato al suo onore.
Naturalmente, tale pratica non è più obbligatoria nel Novus Ordo, ma certamente è permessa.
Quindi, se si vuol tornare a velare le immagini, sarà necessario comprendere il significato di tale “rito”.
Perché la Chiesa vela la croce in questi ultimi giorni di Quaresima, cioè nel Tempo in cui essa è più intenta a meditare la dolorosa Passione del Signore ?
L'interpretazione mistica
L'Abate Guéranger ci illumina con una interpretazione mistica del Vangelo che veniva letto in questa Domenica: Come Cristo si nascose dalla furia delle autorità ebraiche (Giovanni 8:59), così ora è nascosto al mondo per la preparazione del mistero della sua passione. “Il presentimento di quell'ora terribile (della passione del nostro Salvatore) porta la madre afflitta (la Chiesa) a velare l'immagine del suo Gesù: la croce è nascosta agli occhi dei fedeli.
Le statue dei santi, sono coperte, perché se la gloria del Maestro è eclissata, il servo non deve apparire”.
Gli interpreti della liturgia ci dicono che questa cerimonia di velare il crocifisso durante il Tempo di Passione, esprime l'umiliazione a cui il nostro Salvatore stesso fu soggetto: di nascondersi, quando gli ebrei hanno minacciato di lapidarlo, come è scritto nel Vangelo della Domenica di Passione [Giovanni 8:46-59, Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di Lui. Ma Gesù si nascose e uscì dal tempio (Giovanni 8:59)].
L'interpretazione spirituale
Dom Guéranger continua e ci orienta ad atti di devozione per la Croce: “Due volte durante il corso dell'anno, cioè, nelle feste di sua Invenzione e della sua Esaltazione, questo sacro legno sarà offerto a noi perché possiamo onorare il trofeo della vittoria del nostro Gesù; ora, invece, ci parla delle sue sofferenze; essa porta con sé un' altra idea, cioè quella della sua umiliazione”.
Considerando che, nel Tempo della Passione del Signore, tutte le forze della nostra devozione devono essere indirizzate alla Croce di Cristo, possiamo essere sorpresi che le immagini della Croce sono da coprire in questi giorni. Tuttavia, venerare la Croce non tanto come un emblema di vittoria (come nel Trionfo della Croce), ma come uno strumento di umiliazione e sofferenza, ci fa render presto conto delle realtà spirituali che sono rappresentate attraverso la velazione di essa.
Nella sua Passione, la divinità del Salvatore nostro è stata quasi del tutto eclissata, tanto grande era la sua sofferenza. Allo stesso modo, anche la sua umanità è stata oscurata - tanto da poter affermare attraverso il suo profeta: Io sono un verme, non uomo (Salmo 21:7).
Il suo volto e il corpo intero erano così sfigurato dai colpi dei flagelli che il nostro Gesù era appena riconoscibile! Così, le ferite subito nascondono la sua divinità e la sua umanità.
Per questo motivo i veli sulle croci in questi ultimi giorni di Quaresima, stanno a nascondere il nostro Salvatore sotto il triste panno viola.
Riproduciamo qui lo studio storico offerto da fr. Edward McNamara, professore di liturgia presso il Pontificio Regina Apostolorum (tratto da Zenit ):
"Probabilmente deriva da una consuetudine, in uso in Germania dal IX secolo, di stendere un grande panno davanti all'altare dall'inizio della Quaresima. Questo tessuto, chiamato “Hungertuch” (stoffa della fame), nascondeva l'altare interamente ai fedeli durante la Quaresima e non veniva rimosso, se non durante la lettura della Passione il Mercoledì Santo alle parole “il velo del tempio si squarciò in due”.
Alcuni autori dicono che c'era un motivo pratico per questa prassi, in quanto i fedeli, spesso analfabeti, avevano bisogno di un modo per sapere che si era in tempo di Quaresima.
Altri, invece, sostengono che si trattava di un residuo dell'antica pratica della penitenza pubblica, a norma della quale i penitenti erano ritualmente espulsi dalla chiesa all'inizio della Quaresima.
Successivamente il rito della penitenza pubblica, cadde in disuso. [...] “Per motivi analoghi, più tardi nel Medio Evo, le immagini di croci e santi venivano velati fin dall'inizio della Quaresima. La regola di limitare tale pratica al tempo di Passione è venuta più tardi e non sembra prima della pubblicazione del Cerimoniale dei Vescovi del XVII secolo.”
Un'altra possibilità?
Vorremmo proporre un'altra possibilità, che non necessariamente entra in conflitto con una di quelle di cui sopra.
Può essere possibile che la Chiesa copra le immagini della Croce in questi giorni, per lo stesso motivo per il quale essa si astiene dall'offrire il sacrificio della Messa, nel Venerdì Santo.
Vale a dire che, in questo tempo in cui noi misticamente entriamo nella realtà storica degli ultimi giorni di Gesù, non è corretto avere il segno sacramentale o l'immagine della Croce presentati ai fedeli.
In effetti, San Tommaso ci dice che "la figurazione cessa con l'avvento della realtà. Ma questo sacramento [cioè l'Eucaristia] è una figura e una rappresentazione della Passione di Nostro Signore, come sopra indicato. E quindi il giorno in cui si ricorda la passione di nostro Signore, come fatto realmente avvenuto, questo Sacramento non viene consacrato." ( ST III, q.83, a.2, ad 2)
Allo stesso modo è bene che, quando l'anno liturgico ricorda gli eventi che portarono alla Crocifissione, la Chiesa nasconda le effigi della Croce alla visione dei suoi fedeli.
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mercoledì 9 marzo 2016
Il vescovo Athanasius Schneider su Evangelizzazione, Zika, Massoneria, Ortodossi e altro ....
Daniel Blackman : Lei è già venuto più volte in Inghilterra. Cosa le piace, venendo qui, e cos'è che distingue i cattolici che qui incontra?
CONVERSIONE DEGLI EBREI
RAPPORTI CON I MUSULMANI
ISIS E IL PIANO DI SOVVERSIONE DELL'EUROPA
DB: Sa perché?
I MASSONI NELLA CHIESA
LUCI E OMBRE DELL'INCONTRO CON IL PATRIARCA ORTODOSSO
LA CHIESA ATTACCATA DALL'INTERNO: VIRUS ZIKA, «DIVORZIO CATTOLICO», CONTRACCEZIONE...
DB: Si riferisce al processo di nullità riformato?
"NON HO PAURA"
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]
Riportiamo, nella traduzione, il testo integrale dell'intervista rilasciata da Mons. Athanasius Schneider nel corso del suo recente viaggio in Inghilterra
Nel corso della sua visita di una settimana in Inghilterra, Athanasius Schneider, il ben noto e molto rispettato vescovo ausiliare di Astana, Kazakhstan, ha rilasciato un' intervista dai toni molto netti, nella quale ha affrontato molti argomenti. Il Vescovo Schneider ha affrontato con me, in esclusiva, questioni controverse, tra cui l'evangelizzazione degli ebrei e dei musulmani; il recente commento del Papa su virus Zika e contraccezione; la Massoneria all'interno della gerarchia ecclesiastica; le ragioni per cui non permette che la paura possa fargli smettere di insegnare tutte le verità della fede cattolica.
Il viaggio del vescovo Schneider, organizzato dal fondatore ed editore del giornale irlandese Catholic voice, Anthony Murphy, comprendeva diverse Sante Messe, ritiri del clero e colloqui presso il Santuario di S. Agostino a Ramsgate, presso i fiorenti santuari affidati all'Istituto di Cristo re Sommo Sacerdote a New Brighton e presso la Fraternità San Pietro a Warrington. Il vescovo ha anche fatto tappa presso l'Oratorio di Oxford. Il testo che segue è tratto dalla trascrizione dell'intervista.
Daniel Blackman : Lei è già venuto più volte in Inghilterra. Cosa le piace, venendo qui, e cos'è che distingue i cattolici che qui incontra?
Vescovo Athanasius Schneider: È meraviglioso incontrare i giovani sacerdoti, ed i laici, compresi i giovani. È incoraggiante per me. Penso che essi continuano a trasmettere le nobili tradizioni dei cattolici inglesi note in tutto il mondo. Sono stati perseguitati, e hanno dato la loro vita per la fede cattolica.
Quindi penso che la situazione attuale della Chiesa, con questa profonda crisi, viene assunta da buoni cattolici, laici e sacerdoti, specialmente qui in Inghilterra, come in quei tempi di martiri, confessori e anche sacerdoti, è incoraggiante notare quanti cattolici inglesi rimangano fedeli alla loro nobile eredità cattolica.
DB: mi può parlare della sua vita di preghiera? Quali sono le sue devozioni particolari?
AS: Fin dalla mia giovinezza ho avuto una profonda devozione alla Santa Eucaristia, specialmente all'adorazione eucaristica. La pratico ogni giorno, se posso. La ritengo essenziale per la vita di un prete cattolico. Naturalmente, c'è la Santa Messa di ogni giorno che è l'evento più grande, la preparo molto bene, e poi recito il Breviario. Ogni sacerdote, se possibile, dovrebbe sforzarsi di far l'adorazione ogni giorno. Rimanere in presenza di Nostro Signore eucaristico, avere questo dialogo intimo con lui è una necessità. Amo farlo.
CONVERSIONE DEGLI EBREI
DB: Nella Chiesa c'è una lunga storia di ebrei convertiti alla fede - Alphonse Ratisbonne, S. Edith Stein, Eugenio Zolli, rabbino capo di Roma durante la seconda guerra mondiale, e più di recente l'ex rabbino ortodosso Jean-Marie Eli Satbon. Eppure un recente documento della Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo afferma che non c'è più alcuna missione formale per convertire gli ebrei (par. 40-49). È vero? Si tratta di una correzione dell'insegnamento e della pratica precedente? [vedi, nel blog - e anche]
AS: È veramente erroneo. Ciò contraddice le parole di nostro Signore che ha detto, "Andate e ammaestrate tutte le nazioni" - non ha detto "tutte le genti tranne il popolo ebraico", ha detto tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Gesù ha detto: se non credete non avrete la vita. Ha detto questo anche agli ebrei, e continua a dirlo agli ebrei di oggi. Anche loro devono essere obbedienti all'alleanza con Dio che Gesù ha istituito. È per questo che gli Apostoli hanno predicato agli ebrei nella sinagoga.
Per 2000 anni la Chiesa ha sempre pregato per la conversione degli ebrei. È un atto di misericordia e di amore. La Chiesa invita e incoraggia gli ebrei a venire a Cristo. Molti ebrei si sono convertiti, alcuni di loro sono anche diventati santi. Alphonse Ratisbonne fondò una congregazione religiosa per evangelizzare il popolo ebraico. Questo vale sempre anche per me, e nessun documento della Chiesa può invalidarlo perché contraddirebbe le parole di Nostro Signore, smentirebbe gli apostoli, e tutte le parole permanenti e immutabili della Chiesa per oltre 2000 anni.
DB: questo documento viene dall'interno della Chiesa, un organo ufficiale del Vaticano, come è possibile? [vedi, nel blog]
AS: È ben triste. Questo documento non ha valore infallibile né intende esserlo, non è espressione autentica del Magistero. Nella storia della Chiesa si sono dati documenti pastorali che avevano natura temporanea e contenevano errori, e questo documento contiene degli errori. Ciò che non è infallibile può rivelarsi erroneo. Ribadisco che la Chiesa ha sempre insegnato unicamente le affermazioni pronunciate ex cathedra o espresse dal Magistero universale - ciò che il papa e i vescovi hanno insegnato a lungo nei secoli. Il documento citato contiene per contro una nuova dottrina, una opinione, una teoria.
DB: Le Conferenze episcopali di Inghilterra e Galles e di Germania hanno chiesto che la preghiera per gli ebrei del tradizionale rito del Venerdì Santo sia cambiata per allinearla con l'attuale pratica inter-religiosa con gli ebrei. Si tratta di una buona cosa? C'è qualcosa che non va nella preghiera corrente? [vedi, nel blog]
AS: Non so cosa vogliano, ma dobbiamo guardare in faccia la realtà. È contro la carità e l'amore per gli ebrei. Se li amo, voglio che conoscano e amino Gesù e possano essere lavati dal preziosissimo sangue di Gesù, e che conoscano la Santissima Trinità. Perciò devo pregare per la loro conversione. Mi oppongo: i vescovi tedeschi e inglesi, non rappresentano la totalità dell'episcopato. Ci sono certamente - ne conosco - dei vescovi, che non sono d'accordo con questa posizione. Non credo che questa opinione sia corretta, è invasiva. È insinuata da una nomenclatura amministrativa che pretende di rappresentare tutti i vescovi di una nazione. Questo metodo di funzionamento delle Conferenze Episcopali è molto problematico di per sé, è contro la struttura divina della Chiesa. [vedi, nel blog: insidie della collegialità - e anche: Conciliarità, sinodalità. Come cambia la Chiesa?]
RAPPORTI CON I MUSULMANI
DB: Vive in un paese in cui il 70% della popolazione è musulmano. Qual è la sua esperienza di vivere in un paese a maggioranza musulmana? C'è cooperazione o conflitto? I musulmani si convertono al cattolicesimo?
AS: Grazie a Dio c'è pace e armonia, la gente è molto tollerante, e non c'è ostilità. Non c'è estremismo nella mentalità e nella cultura della gente e il governo sostiene attivamente il dialogo inter-religioso. Sono molto vigili per evitare gli estremismi, fino all'espulsione dal Paese.
Il governo organizza incontri per condividere i valori comuni della società, non c'è nulla di teologico in questi incontri, solo un contributo al miglioramento della vita sociale, che considero molto positivo. Ad esempio, l'ideologia del gender attualmente imposta su scala globale con metodi dittatoriali, grazie a Dio, non trova spazio perché i mussulmani hanno la stessa opinione sul tema. Siamo uniti nel condannare ogni progetto sul gender e nel prevenire ogni influenza negativa contro la famiglia.
DB: la Chiesa cattolica ha una missione nei confronti dei musulmani?
AS: Sì, anche questa è la nostra missione, che siano redenti da Cristo e Lo conoscano, e così è nei confronti degli ebrei. Ma è ovviamente difficile evangelizzare i musulmani nei paesi islamici. È molto pericoloso. Ma almeno, in questi paesi, possiamo dare la nostra testimonianza e la nostra presenza. Ho esperienza di persone della comunità musulmana, che iniziano a cercare Cristo e a chiedersi quale sia la verità; così, nei miei contatti personali, sono stato testimone di conversioni. Dal momento che abbiamo libertà d'opinione e di azione, perché in Europa non siamo ancora in paesi a maggioranza islamica - sottolineo non ancora, perché le cose possono cambiare -, possiamo e dobbiamo usare metodi missionari nei confronti dei nostri vicini islamici, non il proselitismo, che non è moralmente corretto, ma l'evangelizzazione.
DB: la Chiesa cattolica ha una missione nei confronti dei musulmani?
AS: Sì, anche questa è la nostra missione, che siano redenti da Cristo e Lo conoscano, e così è nei confronti degli ebrei. Ma è ovviamente difficile evangelizzare i musulmani nei paesi islamici. È molto pericoloso. Ma almeno, in questi paesi, possiamo dare la nostra testimonianza e la nostra presenza. Ho esperienza di persone della comunità musulmana, che iniziano a cercare Cristo e a chiedersi quale sia la verità; così, nei miei contatti personali, sono stato testimone di conversioni. Dal momento che abbiamo libertà d'opinione e di azione, perché in Europa non siamo ancora in paesi a maggioranza islamica - sottolineo non ancora, perché le cose possono cambiare -, possiamo e dobbiamo usare metodi missionari nei confronti dei nostri vicini islamici, non il proselitismo, che non è moralmente corretto, ma l'evangelizzazione.
ISIS E IL PIANO DI SOVVERSIONE DELL'EUROPA
DB: l'Europa ha subito numerosi attacchi terroristici islamici - Parigi, serie preoccupazioni in Belgio, e anche in Medio Oriente, in parte dell'Africa, in Pakistan e altrove. Perché accade questo?
AS: Beh, non so esattamente come si sia formato l'ISIS, ma comprendiamo facilmente che sarebbe impossibile all'ISIS disporre di tante armi se non fosse finanziato e sostenuto da qualche potere forte. Il commercio delle armi è di tale portata che non sarebbe possibile senza che un Stato potente fornisca, forse attraverso intermediari, i finanziamenti e le armi di cui ha bisogno.
Un altro punto che vorrei sottolineare è che la comunità internazionale - gli Stati Uniti, la NATO - è dotata di strumenti sufficienti per distruggere l'ISIS, avrebbe potuto farlo fin dall'inizio. Ha servizi segreti eccellenti che già conoscevano l'ascesa dell'ISIS, ma non hanno fatto niente. L'UE, la NATO, gli Stati Uniti, non hanno fatto nulla, eppure sapevano. Essi non hanno ostacolato l'ISIS. Essi hanno un potere immenso, e tuttavia hanno permesso la formazione del fenomeno terroristico ISIS.
DB: Sa perché?
AS: Non conosco le loro intenzioni, le intenzioni dei potenti di questo mondo, degli stati occidentali. Non so perché non l'hanno bloccato. Possiamo dire che l'hanno indirettamente sostenuto. Essi potrebbero avere obiettivi politici o l'intenzione di orchestrare l'invasione dell'Europa da parte di ingenti masse di musulmani, per provocare la destabilizzazione, fin nel cuore dell'Europa, non soltanto nel Medio Oriente. Una così grande presenza di persone di un'altra cultura, con una visione più radicale dell'Islam, nel corso del tempo provocherà conflitti e tensioni con la popolazione locale. E sarà causa di instabilità e confusione generale. Qualche potente forse vuole usare tale instabilità in un disegno più ampio.
I MASSONI NELLA CHIESA
DB: La Chiesa ha una lunga storia di secoli di denuncia della Massoneria. Tuttavia, il nuovo Codice di diritto canonico ha eliminato ogni riferimento alla massoneria, e non si vedono più documenti né prese di posizione da parte di leader della Chiesa su questo. Ciò può dare l'impressione che la Massoneria non sia più un pericolo. Le logge massoniche hanno persino accolto con favore Papa Francesco.
AS: La Massoneria in sé è intrinsecamente incompatibile con il cristiano o con la fede cattolica, è intrinsecamente incompatibile perché la natura della Massoneria è anticristiana. Nega Cristo e nega le verità oggettive, promuove il relativismo, che è contrario alla verità, al Vangelo. Si favoriscono in tal modo gli errori dottrinali della filosofia massonica. Questo è in contrasto con la fede cristiana e cattolica.
La Massoneria ha anche un aspetto esoterico, che non è cristiano. Ha cerimonie e riti di carattere esoterico, cosa che i massoni ammettono apertamente, e queste cerimonie sono contrarie alla fede. I loro simboli e rituali mostrano che sono contro le verità divine contenute nel Vangelo. Queste cose dimostrano che la Massoneria è un'altra religione, ripeto: la Massoneria è un'altra religione, è una religione contro Cristo.
Anche quando i massoni fanno opere di bene, filantropia e via dicendo, questi aspetti pericolosi rimangono. La loro filantropia non è una giustificazione perché noi possiamo accettare la Massoneria, magari a causa del loro buon lavoro filantropico. Io non approverò mai le loro dottrine e i loro rituali, che sono contro le verità divine del vangelo. La Chiesa non potrà mai accettarli. La Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1983 sulla Massoneria è ancora valida. Secondo la Dichiarazione, diventare massone è un peccato mortale - nemmeno Papa Francesco ha cambiato questa norma. Questo insegnamento è ancora valido e ufficiale.
DB: Siti e pubblicazioni massoniche parlano regolarmente e favorevolmente di Papa Francesco. Come si spiega questa accoglienza favorevole di Papa Francesco?
AS : Beh, dovrebbero dircelo concretamente. Non si capisce cosa intendano con le loro dichiarazioni, non è chiaro quali siano le loro intenzioni.
DB: Nel 2013, sul volo di ritorno da Rio de Janeiro, Papa Francesco ha fatto riferimento ad una lobby massonica. Di recente, il cardinale Ravasi, sul quotidiano italiano Il Sole 24 Ore, ha richiamato ad un nuovo dialogo e a una condivisione di valori con la Massoneria. La Massoneria ha vinto all'interno della Chiesa?
AS : Ovviamente sappiamo che la Massoneria è uno dei poteri che ha più influenza a tutti i livelli della società umana. Ciò è chiaro e manifesto. In linea di principio, è abbastanza logica la tendenza di infiltrarsi nell'organizzazione del suo nemico da parte di chi è un supporto, un leader nell'influente organizzazione anticristiana. È quindi logico che nel corso dei secoli, i massoni abbiano tentato e probabilmente siano riusciti ad infiltrarsi nella Chiesa a vari livelli; per me, questo è chiaro.
È difficile identificare un massone e dimostrarne concretamente l'affiliazione. È difficile e pericoloso, perché si può accusare la persona sbagliata: ciò è dovuto al carattere segreto ed esoterico della massoneria. Il modo di parlare di un rappresentante della Chiesa, di un sacerdote, di un vescovo o di un cardinale può far supporre che egli abbia dei contatti con la massoneria. Udiamo spesso dei rappresentanti della Chiesa parlare come massoni e utilizzare termini e concetti tipicamente massonici ogni volta che aprono bocca. Potrebbe trattarsi di membri della massoneria, ma è necessario provarlo. Eppure è vero che molti parlano come massoni e ne hanno lo spirito; magari non si tratterà di membri formali della massoneria, ma alcuni vescovi e cardinali parlano chiaramente con uno spirito massonico. Sottolineo il fatto che ciò non significa che essi siano membri formali della massoneria.
È difficile identificare un massone e dimostrarne concretamente l'affiliazione. È difficile e pericoloso, perché si può accusare la persona sbagliata: ciò è dovuto al carattere segreto ed esoterico della massoneria. Il modo di parlare di un rappresentante della Chiesa, di un sacerdote, di un vescovo o di un cardinale può far supporre che egli abbia dei contatti con la massoneria. Udiamo spesso dei rappresentanti della Chiesa parlare come massoni e utilizzare termini e concetti tipicamente massonici ogni volta che aprono bocca. Potrebbe trattarsi di membri della massoneria, ma è necessario provarlo. Eppure è vero che molti parlano come massoni e ne hanno lo spirito; magari non si tratterà di membri formali della massoneria, ma alcuni vescovi e cardinali parlano chiaramente con uno spirito massonico. Sottolineo il fatto che ciò non significa che essi siano membri formali della massoneria.
LUCI E OMBRE DELL'INCONTRO CON IL PATRIARCA ORTODOSSO
DB: Papa Francesco ha appena incontrato il patriarca ortodosso della Russia. Cosa pensa dell'incontro? Realizzerà l'unità con Roma, o porterà a una Chiesa sinodale che permette la Santa Comunione ai divorziati risposati?
AS: In primo luogo, l'incontro è un motivo di gioia di per sé, il fatto stesso che abbia avuto luogo, perché gli ortodossi sono una chiesa forte con belle e autentiche tradizioni, le immagini, la devozione alla Madonna, gli angeli, liturgie belle ed autentiche, una Santa Messa ben celebrata, la penitenza, il digiuno, le tradizioni monastiche; ha conservato molti valori cattolici autentici.
Credo che l'incontro sia stato politicamente condizionato, si è svolto in tutta fretta, è stato dettato soprattutto da motivazioni politiche. E non credo che questo incontro influirà nel senso che la Chiesa diventi più sinodale, o che ci siano facilitazioni per ricevere la Santa Comunione per le coppie di divorziati risposati, come consentito nella Chiesa ortodossa.
Condivido le forti dichiarazioni del papa e del patriarca sulla famiglia, contro l'ideologia del gender e contro la persecuzione dei cristiani, ma ciò che non condivido, è l'affermazione sugli Uniati: è un'ingiustizia, perché in passato gli Uniati volevano essere uniti al Papa, fin dal Concilio di Firenze nel 15° secolo. È un movimento positivo, che ha portato molti frutti - santi, martiri, non possiamo dire che fosse un errore.
Analogamente, la dichiarazione sul proselitismo è un'accusa contro la Chiesa cattolica. Io vivo in una regione ortodossa e la Chiesa non fa proselitismo. Questa dichiarazione è stata ingiusta. Quindi penso che la Santa Sede ha ceduto alla pressione del patriarca. Sembra che gli ortodossi abbiano dettato alcune cose da accettare, ed è contro la verità e contro la giustizia, un tale dialogo non è un vero e proprio dialogo ecumenico. Il dialogo deve essere fraterno e ugualitario a livello umano; tutti questi compromessi che minano la verità e la giustizia, non daranno i frutti di una vera unità.
LA CHIESA ATTACCATA DALL'INTERNO: VIRUS ZIKA, «DIVORZIO CATTOLICO», CONTRACCEZIONE...
DB: Papa Francesco ha concesso una nuova intervista sull'aereo al ritorno da Cuba. Ha fatto un commento sul virus Zika e sull'uso della contraccezione. Ha citato il caso delle religiose del Congo, e il discernimento. Padre Lombardi SJ ha chiarito il commento del Papa. I vescovi delle Filippine hanno pubblicamente chiesto una revisione dell'insegnamento della Chiesa in questo campo. È davvero un dibattito che la Chiesa deve affrontare, o si tratta di manovre da parte di persone che, dentro e fuori la Chiesa, vogliono che la dottrina sulla contraccezione sia cambiata?
AS: È parte di un piano, chiaramente, per cambiare le verità della Chiesa sulla morale, e anche in tema di contraccezione. Si tratta di un piano, di una grande pressione, e di un programma nel campo della contraccezione. Nella Chiesa del nostro tempo esiste il pericolo di una ammissione di fatto del divorzio e della ricezione della Santa Comunione: è una negazione della indissolubilità del matrimonio basata sulla prassi.
DB: Si riferisce al processo di nullità riformato?
AS: Sì, il processo riformato di nullità del matrimonio, a mio avviso, contiene anche un rischio di banalizzazione e superficialità nel processo stesso; esso contiene in sé, nelle nuove regole, una minaccia di attacco contro la sacralità e l'indissolubilità del matrimonio. Trattare di una cosa santa in maniera superficiale e frettolosa, in modo banale, è irresponsabile. In teoria, oggi, le nuove norme sono in contrasto con la prassi perenne della Chiesa, perché nel processo c'è sempre stata la presunzione di validità del matrimonio, si è sempre data per scontata, al fine di difendere la santità del matrimonio. Per contro, le nuove norme presumono l'invalidità del matrimonio fin dall'inizio. Si tratta di un pericoloso cambiamento di mentalità.
È un attacco da parte dello spirito di questo mondo, ed è la stessa cosa con la contraccezione. Le verità della Chiesa sono immutabili e tali rimarranno. Papa Paolo VI nell'Humanae vitae e Papa Giovanni Paolo II nella Veritatis splendor e nella Familiaris Consortio hanno insegnato che la contraccezione di per sé è sempre intrinsecamente un male. Non ci sono circostanze o eccezioni che giustificano un atto intrinsecamente cattivo. I Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II lo hanno confermato.
È un attacco da parte dello spirito di questo mondo, ed è la stessa cosa con la contraccezione. Le verità della Chiesa sono immutabili e tali rimarranno. Papa Paolo VI nell'Humanae vitae e Papa Giovanni Paolo II nella Veritatis splendor e nella Familiaris Consortio hanno insegnato che la contraccezione di per sé è sempre intrinsecamente un male. Non ci sono circostanze o eccezioni che giustificano un atto intrinsecamente cattivo. I Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II lo hanno confermato.
"NON HO PAURA"
DB: Lei si esprime in modo esplicito su molte questioni importanti, dando ai fedeli un insegnamento chiaro e veramente cattolico. Non teme gli attacchi che potrà ricevere? Le sembra di essere pronto a diventare un bersaglio - i vescovi possono essere spostati, gli attacchi dei media vengono lanciati, le reputazioni distrutte.
AS: Non ho timori o dubbi su eventuali trasferimenti o attacchi perché il senso della mia vita e ogni mia ambizione, consistono nelle verità di Cristo e nell'essere fedele a Dio, e nell'essere riconosciuto da Dio, non dai vescovi, dai media, e nemmeno dal Papa: con la mia coscienza e con i miei voti nel battesimo e nella consacrazione episcopale, ho promesso a Cristo di custodire la verità pura e integra, e persino di essere pronto a dare la vita per essa. Questo è il mio desiderio e il mio obiettivo, non mi interessa ciò che dice la gente. È assurdo temere l'opinione umana perché domani cambia. Devo temere solo ciò che Dio pensa. Le persone passano in fretta, il pensiero di Dio rimane, mi preoccupo innanzitutto di essere gradito a Dio.
Sono un vescovo ausiliare di una diocesi, sono felice, e quando il Papa mi trasferirà, accetterò e obbedirò, e in ogni luogo porterò con me il desiderio di difendere la verità.
DB: la carità è la più grande delle virtù. Qual è l'atto di carità, spirituale e corporale, più necessario da praticare per i cristiani di oggi?
AS: In primo luogo, nella gerarchia dei valori, ciò che è più importante è ciò che è eterno e immortale: l'anima, i valori eterni e la vita eterna. Ecco perché gli atti di carità diretti a trasmettere la vita eterna al mio prossimo e a trasmettere le verità eterne, per aiutarlo a salvare la sua anima, questi sono gli atti più necessari. Ovviamente esiste poi il dovere immediato di aiutare una persona in difficoltà, che ha fame e così via, aiutare è un atto naturale, deve essere fatto. Ma come cattolici non pensiamo unicamente a fornire cibo e vestiario, dobbiamo anche dare la luce della fede, non bisogna dimenticarlo. Ama Dio prima di tutto, e ama il tuo prossimo come te stesso.
Dio ci chiede di amarlo con tutta la nostra mente, le nostre forze e il nostro cuore; questo Egli ha riservato per sé. Gesù ci ha insegnato ad amare gli altri come noi stessi, e ad amare gli altri come Lui ci ha amati. Quindi dobbiamo amare con l'amore di Cristo. Egli è venuto per salvare le nostre anime, non prima o solo i nostri corpi, e per donarci la Sua verità divina. Ha versato il suo sangue per la salvezza delle nostre anime. Quindi dobbiamo amarci gli uni gli altri come Cristo ci ama. Il nostro primo compito è quello di amare Dio, e preferire Dio e la sua verità nella nostra vita temporale, pronti ad essere martiri per Cristo e ad amare gli altri come noi stessi e come Cristo ci ha amati - sacrificandoci per il bene degli altri.
Dio ci chiede di amarlo con tutta la nostra mente, le nostre forze e il nostro cuore; questo Egli ha riservato per sé. Gesù ci ha insegnato ad amare gli altri come noi stessi, e ad amare gli altri come Lui ci ha amati. Quindi dobbiamo amare con l'amore di Cristo. Egli è venuto per salvare le nostre anime, non prima o solo i nostri corpi, e per donarci la Sua verità divina. Ha versato il suo sangue per la salvezza delle nostre anime. Quindi dobbiamo amarci gli uni gli altri come Cristo ci ama. Il nostro primo compito è quello di amare Dio, e preferire Dio e la sua verità nella nostra vita temporale, pronti ad essere martiri per Cristo e ad amare gli altri come noi stessi e come Cristo ci ha amati - sacrificandoci per il bene degli altri.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]
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lunedì 7 marzo 2016
litanie della misericordia
Kyrie eleison: la litania del Signore misericordioso
Mi pare importante che gli operatori musicali della liturgia considerino meglio ed approfondiscano il significato e l’uso liturgico della litania Kyrie eleison, tradotto in italiano, impoverendone la portata, con “Signore pietà”.
Nel linguaggio comune, infatti, si identifica la misericordia con il perdono: ciò non è sbagliato ma non rende piena ragione della ricchezza che il termine possiede nell’Antico Testamento, in virtù dell’esperienza d’Israele. Per esso, “misericordia” è compassione e fedeltà.
Il primo termine, in ebraico raḥamîm, esprime l’attaccamento istintivo di una persona ad un’altra: secondo i semiti questo sentimento ha sede nel grembo materno, nelle viscere paterne. E’ la tenerezza che si traduce in atti: in compassione, pazienza, perdono, comprensione.
Il secondo termine, ḥesed, designa la relazione che unisce due persone ed implica fedeltà. Pertanto la misericordia ha una base solida: non solo eco di un istinto di bontà, che può ingannarsi, ma anche bontà cosciente e voluta, fedele a se stessa.
Entrambi i termini ebraici vengono molto spesso tradotti in greco con una parola che nel Nuovo Testamento significa anch’essa misericordia: èleos, da cui deriva la supplica liturgica Kyrie eleison. Nelle varie lingue parlate i termini raḥamîm, ḥesed, èleos, subiscono traduzioni che oscillano dalla misericordia all’amore, passando per la tenerezza, la pietà, la compassione, la clemenza, la bontà, e perfino la grazia di Dio. Per queste ragioni occorre valutare se per la litania dei riti di introito non sia più opportuno utilizzare l’acclamazione in greco, rispetto alla sua traduzione italiana – lecita ma limitativa – così come avviene per altri termini quali amen, alleluia, osanna e come fanno le liturgie che dai greci hanno preso la formula, come ad esempio la liturgia copta e la liturgia etiopica.
Per San Tommaso d’Acquino misericordia in latino è miserum cor, cuore rattristato, ricordando che San Giovanni Damasceno ravvisa nella misericordia una forma di tristezza: è il con-rattristarsi del Cristo che nella sua carne attua il grande amore del Padre: “Vedendo le folle ne sentì misericordia perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore” (Mt 9,36); “sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì misericordia per loro” (Mt 14,14); “essendoci di nuovo molta folla, disse: Sento misericordia per questa folla (Mc 8,2). Sentì misericordia, cioè visse con loro la tristezza nel loro vivere. “Kyrie eleison… essendo un canto col quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia, di solito viene eseguito da tutti” (OGMR 52).
Ma nel Kyrie eleison non si disgiunga l’acclamare il Signore dall’implorare la sua misericordia, così come il Messale pare che appena giustapponga l’acclamazione e l’implorazione. Commenta Cabasilas:
Misericordia è che mentre eravamo ancora peccatori (Rm 5,6-11), il Padre, ricco di misericordia per il grande amore con il quale ci ha amati (Ef 2,4), ha donato il suo Unigenito (Gv 3,16); il quale non soltanto ha avuto misericordia della nostra situazione ma se ne è fatto socio e partecipe essendo stato egli stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi (Eb 4,15). Quando si è manifestata la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati per sua misericordia (Tt3,4-5). Così, chiama misericordia la carne che ha assunta.
Misericordia è il farsi carne del Figlio Unigenito. Misericordia è il Signore. A tal riguardo, interessantissimo a mio parere è il fatto che nei manoscritti antichi, il testo sia scritto in una sola parola kyrieleison e che la musica gregoriana abbia rispettato questo elemento di filologia sviluppando a volte un melisma considerevole sulla e che garantisce il legame delle due parole Kyrie ed eleison.
Uso
Oltre a quanto detto sopra, riporto per intero quanto scrive l’Ordinamento Generale del Messale Romano al n. 52:
Dopo l’atto penitenziale ha sempre luogo il Kyrie eleison, a meno che non sia già stato detto durante l’atto penitenziale. Essendo un canto col quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia, di solito viene eseguito da tutti, in alternanza tra il popolo e la schola o un cantore.
Ogni acclamazione viene ripetuta normalmente due volte, senza escluderne tuttavia un numero maggiore, in considerazione dell’indole delle diverse lingue o della composizione musicale o di circostanze particolari. Quando il Kyrie eleison viene cantato come parte dell’atto penitenziale, alle singole acclamazioni si fa precedere un «tropo».
Dunque, il Kyrie eleison si omette solo se ha fatto parte dell’atto penitenziale qualora sia stata utilizzata la terza formula: Kyrie-Christe con “tropo”, cioè aggettivazioni del Cristo, illustrazioni della persona del Signore. Diversamente la litania non fa parte dell’atto penitenziale, ma lo segue. L’attuale rito della Messa prevede sei invocazioni (due Kyrie, due Christe, due Kyrie) alternate: tre come proposta e tre corrispondenti, come risposta e si lascia libertà di aumentare il numero delle acclamazioni, secondo l’opportunità. Tuttavia mai venga sottratta all’assemblea la sua implorazione e si valuti con attenzione l’utilizzo dei Kyrie polifonici, poiché solo in qualche caso viene rispettata la forma e la funzionalità litanica.
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