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lunedì 23 maggio 2016

p. Lombardi e Pannella

3 riflessioni sulla morte di Marco Pannella


di Corrado Gnerre
            
Prima riflessione: La storia riserverà sorprese all’intellighenzia

Ci siamo mai chiesti perché quando si studiano i fatti storici, è facile conoscerli, anche analizzarli, sicuramente non è difficile poterli categorizzare, cioè collocarli all’interno di una visione più ampia della storia, ma è sempre estremamente difficile poter conoscere tutte le loro cause? Il che non vuol dire che non se ne possa conoscere nessuna, né tantomeno non si possa conoscere quella che può essere identificata come la causa principale.


Ebbene, questa difficoltà è il segno manifesto che la storia ha un mistero in sé; è fondata sul mistero e in un certo qual modo strutturata su di esso. Ma perché questo? Perché al centro della storia ci sono le scelte individuali che sono prerogative di ognuno e non solo dei potenti, dei famosi, di coloro che gestiscono situazioni importanti. E così la Storia, che è in sé mistero, riserverà anche grandi sorprese.

La dottrina cattolica ci dice che oltre al giudizio particolare, che toccherà ad ognuno subito dopo la morte, ci sarà anche quello universale. Quest’ultimo però non sarà una sorta di giudizio nuovo, nel senso che potrebbe avere un esito diverso da quello particolare, no: si tratterà di una conferma del primo. Se l’anima è stata condannata alla dannazione dell’Inferno, continuerà a restare all’Inferno per l’eternità. Se l’anima è stata premiata alla beatitudine del Paradiso, continuerà per l’eternità a godere del Paradiso. Ma allora – verrebbe da chiedersi - perché c’è il giudizio universale? La risposta è molto semplice: perché Dio esige che vengano messi “i puntini sulle i”, cioè che la Giustizia trionfi …e trionfi dinanzi a tutti; ecco perché quel giudizio sarà “universale”, cioè riguarderà tutti, dinanzi a tutti. Il santo, anche se nascosto, anche se semplice, dovrà essere dinanzi a tutti glorificato; così il reprobo, anche se famoso, lodato e osannato dal mondo, dovrà essere, dinanzi a tutti, riprovato.

E così con il giudizio universale si vedranno crollare stazioni ferroviarie, aeroporti … e anche corsi, viali, piazze … nel senso che si capirà quanti di quei personaggi a cui sono stati intitolate stazioni, aeroporti, piazze e strade hanno completamente fallito la loro esistenza. Mentre tanti uomini sconosciuti, povere madri che si sono sacrificate nel loro nascosto lavoro quotidiano, poveri padri che hanno fatto il loro dovere per amore di Dio e della famiglia, bambini innocenti la cui sofferenza è stata preziosa per compensare i peccati contro Dio, sconosciuti a cui il mondo non ha tributato nessun onore, verranno glorificati perché hanno completamente realizzato la loro esistenza.

Perché queste considerazioni? Perché la morte di Marco Pannella ci porta di suo a farle. Fermo restando che non siamo certo noi a dover giudicare la sua anima (anzi, a noi resta l’obbligo di affidarla alla misericordia di Dio) … fermo restando questo, la morte del leader radicale ci conduce a queste riflessioni. La società italiana e la sua intellighenzia si sta prostrando dinanzi alla fresca memoria del defunto, eppure si tratta di colui, che politicamente, più di ogni altro, ha contribuito affinché l’Italia smarrisse la sua reale identità per disgregarsi nella dissoluzione morale e giuridica più tragiche.


Seconda riflessione: La gravissima responsabilità della Chiesa Ma non solo a questa riflessione ci conduce la morte di Pannella. Purtroppo c’è anche dell’altro. Quello che è stato detto da p. Lombardi in una sorta di dichiarazione ufficiale della Sala Stampa vaticana è scandaloso, nel senso letterale del termine, cioè nel senso di dare “scandalo”.

Non mi riferisco tanto all’affermazione secondo la quale nelle varie azioni politiche di Pannella ci sia stato anche qualcosa di buono. Non si tratta di questo, anche perché – si sa - il male assoluto non esiste; anzi, la pericolosità del male sta proprio nel fatto che ha in sé anche qualcosa che male non è; ovviamente ciò non basta: se in un  bicchiere di cianuro gettiamo una goccia di acqua limpida di montagna, certamente nel bicchiere non c’è più solo il cianuro, ma non per questo il cianuro non è più letale… ma dicevo: il problema non sta tanto in quella affermazione, quanto nell’aver completamente taciuto la responsabilità morale del personaggio, le sue gravissime azioni politiche contro la famiglia, contro la vita, contro i giovani, contro la Civiltà.

Io non amo il linguaggio irrispettoso, figuriamoci nei confronti di chi è stato investito da Dio di un’autorità importante. Ma questo non solo non mi impedisce, anzi mi rafforza nell’idea che le persone vadano messe dinanzi alle loro responsabilità, le quali, più aumenta l’autorità, più diventano gravi. Nel caso di uomini di chiesa aver parlato in questi termini di Pannella, tacendo ciò che egli ha fatto, significa assumersi una responsabilità gravissima dinanzi a Dio. La Verità non va mai taciuta, e non solo perché ha i suoi diritti, ma anche per la salvezza delle anime. Quante persone, sentendo le parole di p. Lombardi, potrebbero facilmente pensare che tutto sommato le politiche di Pannella siano state in un certo qual modo compatibili con la Legge Naturale e quindi con la Legge di Dio? Chi si è cronicizzato nell’errore, potrebbe facilmente trovare conferma per non cambiare opinione; e chi pensa tendenzialmente in maniera corretta potrebbe essere indotto a convincersi che tutto sommato certe questioni (divorzio, aborto, eutanasia, liberalizzazione di alcune pratiche pedofile, liberalizzazione delle droghe …) non sono poi tanto importanti.
Insomma, non riconoscere e mettere in pratica le opere di misericordia (in questo caso spirituale), soprattutto da parte di chi di dovere, è grave mancanza di cui si dovrà rendere conto a Dio.


Terza riflessione: Pannella “icona” dell’errore liberale Un’ultima riflessione. Se proprio a Pannella si vuole riconoscere un “merito” storico, questo è ovviamente nel male. Egli amava definirsi. “liberale, libertario e liberista”. Ebbene, egli ci ha fatto capire quanto non sia possibile arrestarsi ad una posizione “liberale” senza sfociare in quelle “libertaria” e “liberista”.
Se, come si fa con l’ideologia liberale, si nega il valore vincolante della Verità che giudica tutto, anche la libertà; anzi si pretende affermare che è questa (la libertà) a dover giudicare ciò che è vero e ciò che è falso, riducendo tutto ad opinione personale; allora la libertà diventa anche criterio della prassi e quindi oltre a ciò che è vero e ciò che è falso potrà giudicare anche ciò che è giusto e non ciò che non è giusto, riducendo tutto al desiderio individuale e agli istinti più sfrenati. Ed ecco l’essere libertario. Da qui il passaggio al liberismo economico è facile: se non c’è una verità né una morale oggettive, ma esiste solo l’opinione e il desiderio personale, allora l’unico criterio diventa l’utilitarismo che in chiave economica non può che sostanziarsi nella deriva liberista.


Insomma possiamo dire che Pannella sta al nostro tempo come già de Sade stette all’Illuminismo. Come il riprovevole marchese francese seppe visibilmente e intellettualmente portare alle estreme conseguenze le istanze illuministiche, così il leader radicale ha saputo, altrettanto visibilmente e intellettualmente, portare a compimento le radici del pensiero liberale.

Dio è verità, Bontà e Bellezza

venerdì 5 ottobre 2012

eutanasia

I Radicali cercano malati. Per ammazzarli

di Marco Mancini 

“Cerchiamo malati terminali per ruolo da attore protagonista”. Ecco la frase chiave dell’ultimo spot prodotto dall’associazione radicale Luca Coscioni per la sua campagna a favore della legalizzazione dell’eutanasia. Cari malati terminali, accorrete, partecipate alla nostra battaglia, anzi – come viene detto nella frase successiva con (involontaria?) macabra ironia, “fatevi vivi”. Che ad ammazzarvi ci pensiamo noi. E nel mucchio, sotto la categoria “malati terminali”, finiscono un po’ tutti, senza nessuna distinzione tra le variegate situazioni che rendono delicatissima e intricata questa materia. Qui si taglia tutto con l’accetta: uccideteli tutti, Dio (anzi, Pannella) riconoscerà i suoi. 

(per chi avesse lo stomaco forte, sorbitevi pure il filmatino sotto ...)


Del resto, scrive il giornalista del “Corriere” imbeccato da Cappato, in Italia “c’è poca informazione sul fine-vita”. Siamo perfettamente d’accordo. Sarà per questo che si fa ancora confusione tra rifiuto dell’accanimento terapeutico e eutanasia. Sarà per questo che il filosofo Giovanni Reale, sedicente cattolico, mostrò di fare fatica a comprendere la differenza tra “lasciar morire” (let die), scelta legittima e umana se compiuta in una situazione ormai senza speranza, come nei casi di Giovanni Paolo II e del cardinal Martini, e “far morire” (make die), opzione che consiste invece nel compiere un gesto – somministrare un’iniezione letale o staccare un respiratore – volto a causare, direttamente o indirettamente, la morte della persona.

L’ignoranza, dunque, regna sovrana. A volte, più che ignoranza si tratta di malafede. Non so di cosa si trattasse nel caso del giudice che prosciolse il medico di Piergiorgio Welby, con la motivazione che accogliendo la richiesta del paziente e agendo deliberatamente per provocarne la morte egli aveva adempiuto un dovere (ed era per questo non punibile, ai sensi dell’art. 51 del codice penale) e non invece – come suggeriscono la logica, il buon senso, il giuramento di Ippocrate e il precedente iter legale che aveva respinto le richieste di Welby – violato l’art. 579 dello stesso codice, che punisce chiunque “cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui”, cioè chiunque si macchi dell’omicidio del consenziente. Figuriamoci, dunque, se qualcuno si azzarderà a perseguire gli autori del nuovo spot radicale per istigazione al suicidio o apologia di reato: del resto, da non giurista mi rendo conto che magari in questo caso non ci sarebbero gli estremi.

Forse per questo, per evitare a qualche altro magistrato l’imbarazzo di dover raccontare bestialità e scavare la fossa persino al diritto positivo, i radicali hanno deciso di uscire dall’ipocrisia. Non si tratta più di concionare in maniera subdola sull’accanimento terapeutico o sul diritto di rifiutare un trattamento sanitario, legittimando le proprie pretese con l’art. 32 della Costituzione e dando spazio alle capziose interpretazioni di qualche giudice. Ora si chiede, puramente e semplicemente, la legalizzazione dell’eutanasia. In realtà loro, avanguardia rivoluzionaria di pochi eletti, lo fanno da sempre, ma – come in ogni gnosi che si rispetti – il popolino va trattato con cautela e così hanno fatto fino ad ora i megafoni del pensiero unico dominante. Adesso, dopo anni di strisciante propaganda, esso è quasi pronto ad accogliere la lieta novella.

La posta in gioco, una volta tanto, è molto chiara. Si tratta, come hacommentato l’on. Roccella, del confronto tra chi vuole aiutare a vivere e chi a morire. Noi sappiamo da che parte stare: ce lo indicano la fede, il diritto naturale, un qualche senso di umanità.

(per chi avesse lo stomaco forte, sorbitevi pure il filmatino...)



http://www.campariedemaistre.com/2012/10/i-radicali-cercano-malati-per-ammazzarli.html