domenica 30 novembre 2014

1965 - 2014

Sorpresa! Nessun Vaticano III!




Interessante analisi di Rorate Caeli [qui]. 



La recente sessione del Sinodo sulla Famiglia è stata paragonata non poche volte dai commentatori a un tentativo di imbastire un mini-Vaticano III. Tale paragone assume una certa validità se prendiamo in considerazione il fatto che l'anno scorso e quelli anteriori sono stati testimoni della riapparizione di personaggi della stregua di Hans Küng (anche se non in forma eccellente), Gustavo Gutiérrez, Karl Rahner (almeno in spirito) e (in carne ed ossa), il Cardinal Kasper, tutti esempi di personaggi delusi dal fatto che al Vaticano II non sia seguito immediatamente un Vaticano III per completare l'opera: innestare stabilmente la Chiesa sugli stessi binari del trenino del secolarismo post-illuministico, moderno e post-moderno, il cui combustibile è costituito dall'anti-dogmatismo e dall'individualismo radicale.

Si direbbe che Kasper e i suoi seguaci pensassero che, superati i pochi ostacoli presenti sul cammino, avrebbero raggiunto alla fine quel che volevano a proposito del cambiamento della pratica pastorale nei confronti dei cattolici divorziati e risposati e dei matrimoni civili e omosessuali. Su che cosa si fondava il loro ottimismo? Probabilmente sulla fiducia di essere spalleggiati. Ma anche nel caso in cui ciò non si fosse verificato, contavano sulle tattiche utilizzate già in passato, i cui frutti più importanti sono scaturiti grazie all'astuzia di “direttori artistici”, vale a dire gli addetti alle questioni procedurali, che poi hanno manifestato una grande soddisfazione per i loro successi. Tali frutti, una volta inseriti nei documenti ufficiali con le calcolate ambiguità incorporate al loro interno, sono stati diffusi da una stampa che a quei tempi – come del resto è sempre successo – si rallegrava al pensiero che la Chiesa Cattolica avesse visto la luce del moderno mondo liberale. Quanti di noi hanno qualche anno in più ricorderanno la serie di articoli pubblicati dal New Yorker durante il Vaticano II, scritti da un sacerdote che si firmava Xavier Rynne, uno pseudonimo elegante di un prete redentorista che filtrava meticolosamente quanto succedeva nella chiesa in base alla sua prospettiva, una prospettiva che deformava i fatti in modo da poter compiacere i lettori di tale periodico sofisticato e secolare. A lui si attribuisce il primo utilizzo dei termini “conservative” e ”liberal” per definire le due forze opposte che stavano emergendo nel corso dei dibattiti, il che non è certo di che potersi vantare.

Sembrava pertanto evidente ai novatores che avrebbero potuto operare allo stesso modo al Sinodo. Avevano i loro direttori artistici, che non si sono però dimostrati altrettanto zelanti e astuti come quelli del passato. Il fatto è che ci sono tre importanti differenze tra la Chiesa e il mondo del 1968 e quelli del 2014 che loro non hanno preso in considerazione, accecati dalla loro miopia che gli impedisce di percepire la realtà persino all'interno della Chiesa.


Il primo fattore di differenziazione consiste nel fatto che la maggioranza dei vescovi e cardinali presenti al Sinodo sono stati consacrati da San Giovanni Paolo II e quindi plasmati secondo l'immagine del Papa polacco, che era fermamente intenzionato – dopo la confusione post-conciliare – a ritornare alla continuità dottrinale e a chiarificare l'insegnamento, per lo meno da parte del Papato, all'interno della Chiesa, compito in cui è stato spalleggiato dal suo Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger. I “direttori artistici” e lo stesso Kasper – in base alla loro visione distorta della realtà – erano convinti che tutti i vescovi stessero scalpitando sotto i gioghi pesanti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, e che non aspettassero altro che l'opportunità di manifestare la loro vera natura conciliare e portare a termine quanto il Vaticano II aveva cominciato. Ma in molti casi, e forse persino nella maggioranza dei casi, ciò non era affatto vero. Molti di loro credono realmente all'insegnamento della Chiesa così come viene tramandato dalla sua Tradizione. Ed hanno fatto marcia indietro, anche bruscamente. Tuttavia, come è stato correttamente sottolineato da un gran numero di commentatori del Sinodo, rimane il fatto deprimente che più del 50% dei vescovi non si è schierato contro il tentativo di cambiare l'insegnamento della Chiesa passando dalla porta di servizio pastorale.

Il secondo fattore che i direttori artistici – come li abbiamo definiti – non hanno saputo decifrare è l'odierna onnipresenza di Internet. I tempi in cui il segreto poteva essere imposto per editto, in cui le informazioni potevano essere depistate tramite serpentine attentamente controllate, in cui si doveva aspettare giorni o persino settimane per scoprire cosa stesse effettivamente succedendo, sono ormai definitivamente tramontati. Indubbiamente, Internet viene usato anche troppo frequentemente con finalità negative, eppure è anche una fonte di informazioni immediate e di dibattiti apparentemente interminabili su ogni possibile argomento. Non abbiamo dovuto nemmeno aspettare che l'ultimo numero del New Yorker informasse i suoi sofisticati lettori, alcuni dei quali sono persino cattolici, per sapere cosa stesse realmente succedendo ai concili e ai sinodi. Internet sta addirittura rendendo l'Ufficio Stampa del Vaticano sempre più irrilevante, eccetto quando si voglia conoscere qual è la versione ufficiale di un'informazione data dalle gerarchie ufficiali.


L'altro fattore di differenza è meno ovvio per molti cattolici che vivono in un mondo post-conciliare che dà per scontato che tutto ciò che è successo negli anni dopo “il Concilio” – ivi compresa e specialmente la vita liturgica della Chiesa – debba essere necessariamente la volontà di Dio. Si tratta di un atteggiamento generato dalla crescita incontrollata dell'iper-papalismo che supera persino i sogni ultramontanisti del Cardinale Manning nel diciannovesimo secolo, e da una tradizione inveterata di laicità non pensante. Tale fattore è costituito dal fatto che oggigiorno la maggior parte dei giovani uomini e delle giovani donne che si trovano nei seminari o negli ordini religiosi in espansione vogliono conoscere in maniera sempre più approfondita ed amare la Tradizione. Questi giovani sono del tutto differenti rispetto a quelli che erano pronti ad adottare ogni possibile cambiamento liturgico (anche se non ordinato dal Concilio) dell'era post-conciliare. Non abbatterebbero ma le pale d'altare e gli alti altari. Non rimuoverebbero mai la balaustra della comunione. Anelano dei canti da cantare durante la messa che non sia qualche sdolcinata riproposizione della musica sacro-pop degli anni '70. E soprattutto – e questo è il cuore della questione – sono tanti quelli che hanno scoperto il Rito Tradizionale Romano della messa, vale a dire il Rito Straordinario. Bugnini ha affermato in alcune occasioni che per completare la rivoluzione liturgica sarebbe stato necessario ostracizzare la Messa Tradizionale per due intere generazioni. Ciò non è avvenuto, grazie a Benedetto XVI.

La riscoperta della Tradizione Cattolica da parte dei giovani sacerdoti e dei giovani - uomini e donne in generale - grazie alla Messa Tradizionale e tramite la bellezza dell'arte, dell'architettura e della musica che sono nate da essa è avvenuta in maniera impercettibile non solo per la generazione di Kasper e per i loro contemporanei “direttori artistici” ma anche per la maggioranza dei cattolici ordinari, che sono stati rinchiusi in una bolla temporale durante gli ultimi cinquant'anni.

Eppure tale riscoperta è reale ed è presente, nonostante l'opposizione di quei vescovi che sono intenzionalmente ostili al potere della Messa Tradizionale e al suo ruolo necessario nel contesto della Nuova Evangelizzazione della Chiesa e del mondo. Contrariamente a quanto i detrattori vorrebbero farci credere, non si tratta di un mero estetismo o di romanticismo o di spirito conservatore: al contrario, l'amore per la Tradizione riposa sempre sul solido fondamento della dottrina, della prassi e della fede e procede da un vero amore per la persona di Gesù Cristo che permette a sacerdoti e laici di praticare la loro fede con amore e misericordia verso il prossimo.
  
Il Cardinal Burke ha celebrato una Solenne Messa Pontificia con il Rito Latino Tradizionale nella Basilica di S. Pietro il 25 ottobre, nel contesto del pellegrinaggio Summorum Pontificum. Ci sono foto della messa su molti siti Internet. Consiglio a tutti di darvi un'occhiata: potrete vedere molti giovani sacerdoti e seminaristi presenti, alcuni dei quali servono la messa. Il coro che ha cantato durante la cerimonia era composto da seminaristi del North American College, il che è estremamente sorprendente. Questi sacerdoti e seminaristi hanno trovato una perla di grandissimo valore e, con l'aiuto di Dio, daranno tutto quel che hanno per fare propria quella stessa perla nel loro ministero all'interno della Chiesa Cattolica.

*** 
La Messa Tradizionale non può essere gestita da direttori d'orchestra e teatranti. Questo è il motivo principale per cui ha mietuto tanta opposizione, specialmente in Europa. È la Tradizione stessa che amministra la Messa di tutti i Tempi, e chiunque celebri questa Messa, sia egli cardinale, vescovo o sacerdote, deve sottomettersi alla Messa stessa, al Sacrificio che sta offrendo, e in tale sottomissione realizzare il proprio ministero come sacerdote di Dio.
Fr. Richard G. Cipolla, Dottore in Filosofia

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

sabato 29 novembre 2014

Sant'Andrea e la sua croce

Sant'Andrea e la sua croce. Canti gregoriani in onore del santo fratello di Pietro


Venerazione delle reliquie della Croce di s. Andrea - 
Patrasso (Grecia)
In occasione della festa di Sant'Andrea apostolo "primo chiamato", Papa Francesco ha organizzato il viaggio in Turchia, in modo da poter partecipare alla celebrazione del Patrono della Chiesa Greca di Costantinopoli e contraccambiare la visita che il Patriarca Ecumenico Bartolomeo ha compiuto in diverse circostanze per celebrare con i Papi di Roma la festività dell'Apostolo Pietro.
Andrea, secondo la tradizione, fu martirizzato in Grecia, a Patrasso. Nella splendida e grandiosa cattedrale ortodossa della città portuale, ultimata nel 1974, sono conservate le reliquie insigni della sua testa e soprattutto la famosa croce decussata (cioè a forma di X) di sant'Andrea (o almeno le parti che rimangono). Quest'estate ho avuto l'opportunità di venerarle di persona...

Il rito romano antico ha delle bellissime antifone per l'ufficiatura vespertina, tratte dagli Atti di sant'Andrea, un testo che si colloca tra il 150 e il 200 d.C. e descrive le gesta e il martirio dell'Apostolo, che al cospetto della croce preparata per lui erompe in lodi e parla con umiltà, non sentendosi degno dello strumento di tortura del Cristo Maestro. Maximilla, citata nella quarta antifona, era una donna sanata e convertita dal Santo, che diede sepoltura al corpo straziato.

Ecco il canto gregoriano delle antifone del vespro. L'antifona Cum pervenisset al Magnificat è l'unica che viene prevista anche oggi allo stesso posto nel Vesperale romanum, le altre sono state sostituite con antifone che richiamano la chiamata di Andrea e Pietro. Invece l'antifona Salve Crux, così bella, è stata promossa nella liturgia delle ore attuali ad antifona del Benedictus per le lodi mattutine del 30 novembre, mentre la liturgia in italiano prevede l'antifona Andreas Christi famulus, per introdurre il cantico della Vergine Maria al vespro della festa.
Penso comunque che soprattutto la 5a antifona, la quale manda all'inferno i persecutori del Giusto e al Paradiso, attraverso la via della croce, i fedeli di Gesù, fosse troppo "dura" una volta tradotta in lingue comprensibili....




Ant.1: Salve crux pretiosa, suscipe discipulum eius, qui pependit in te magister meus Christus.
Salve, croce preziosa, ricevi il discepolo di colui che in te fu sospeso, Cristo, mio maestro.

Ant.2: Beatus Andreas orabat, dicens: Domine Rex aeternae gloriae, suscipe me pendentem in patibulo.
Il Beato Andrea pregava dicendo: Signore, Re di eterna gloria, accogli me che pendo dal patibolo.

Ant.3: Andreas Christi famulus, dignus Dei Apostolus, germanus Petri, et in passione socius.
Andrea, servo di Cristo, degno apostolo di Dio, fratello di Pietro e suo compagno nel martirio.

Ant.4: Maximilla Christo amabilis tulit corpus Apostoli, optimo loco cum aromatibus sepelivit.
Maximilla cara a Cristo, prese il corpo dell'Apostolo, e lo seppellì con aromi in un luogo splendido.

Ant.5: Qui persequebantur iustum, demersisti eos Domine in inferno, et in ligno crucis dux iusti fuisti.
Quanti perseguitavano il giusto, li hai sprofondati all'inferno, Signore, tu che fosti guida del giusto sul legno della croce.

Ant. al Magn.: Cum pervenisset beatus Andreas ad locum, ubi crux parata erat, exclamavit et dixit: O bona crux, diu desiderata, et iam concupiscenti animo praeparata: securus et gaudens venio ad te, ita et tu exsultans suscipias me discipulum eius, qui pependit in te.
Quando il beato Andrea giunse al luogo dov'era approntata la croce, esclamò dicendo: "O croce di bontà, a lungo desiderata, ora sei preparata e il mio spirito è attratto a te: con sicurezza e gioia vengo a te, e tu, allo stesso modo, accogli con esultanza me, discepolo di colui che già  su di te fu appeso.



Reliquia del capo di sant'Andrea Apostolo, 
 nella cattedrale ortodossa di Patrasso (Grecia)

venerdì 28 novembre 2014

famiglia “educata” dallo Stato

Il "gender" nella scuola? Lo diffonde il ministero

di Costanza Signorelli

Gender
Malgrado smentite e formali prese di distanza, è sempre più evidente che il Ministero dell’Istruzione (Miur) è sempre più pesantemente condizionato dalla lobby Lgbt, che ne decide gli indirizzi. 
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La conferma arriva da alcuni clamorosi fatti che stanno capitando in questi giorni. Ma andiamo con ordine: nei giorni scorsi il Ministero ha inviato una circolare ai dirigenti degli istituti scolastici di ogni ordine e grado (clicca qui) per promuovere la “Settimana nazionale contro la violenza e la discriminazione”, che si terrà il prossimo 24-30 novembre. 

L’iniziativa è rivolta a tutte le «istituzioni scolastiche al fine di attivare opportuni e significativi percorsi di sensibilizzazione, di informazione, di prevenzione e di contrasto a tutte le forme di violenza e di razzismo». 

L’indicazione è piuttosto generica, troppo per non generare sospetti visto che a promuovere la settimana, insieme al Miur, è l’Unar, contestatissimo Ufficio nazionale Anti-discriminazioni razziali, protagonista nei mesi scorsi di iniziative illecite per diffondere l’ideologia di genere (leggi omosessualismo) nelle scuole (clicca qui).

Viene perciò da chiedersi a che tipo di “percorsi” faccia riferimento il Ministero. E chi sono i relatori? Quali i libri di testo e il materiale utilizzato? La settimana è alle porte, ma il Miur non diffonde alcuna specifica, nessun dettaglio si conosce. In poche parole, non è dato sapere cosa si insegnerà agli studenti italiani da 0 a 18 anni in questi sette giorni.

C’è però un punto che ricorre con insistenza nella missiva, e cioè, il continuo riferimento alle discriminazioni basate sull’ “orientamento sessuale”, sull’ “identità di genere” e, ancora, sulla “violenza di genere”. Considerato che l’Unar è fra i protagonisti dell’iniziativa non è difficile intuire dove si voglia andare a parare. E infatti anche in Parlamento è scattato l’allarme. 

Giovedì 20 novembre quindici senatori – tra cui Lgbt,  - hanno presentato un’interpellanza (ieri replicata alla Camera dal atri deputati tra cui Roccella) per sapere «quale iniziativa il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per escludere l'identità di genere dal programma della settimana nazionale contro la violenza e la discriminazione». Il motivo della preoccupazione sta proprio nei precedenti dell’Unar che nella interpellanza sono ricordati.

Creata nel 2003 presso la Presidenza del Consiglio per promuovere "parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza e l'origine etnica", l’Unar ha recentemente – e illegittimamente – allargato la sua competenza anche alle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender); dal novembre 2012 tale Ufficio ha istituito un gruppo nazionale di lavoro costituito da 29 associazioni che raggruppano gli omosessuali italiani; con tali associazioni ha redatto la "Strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere (2013-2015)", adottato dal Dipartimento per le pari Opportunità e pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri; nel dicembre 2013 ha anche redatto le linee guida per giornalisti in materia di LGBT (“Comunicare senza pregiudizi”), un fatto che – affermano i 15 senatori – è «senza precedenti se non al tempo delle veline del Ministro della cultura popolare in epoca fascista». Il direttore dell’Unar, Marco De Giorgi, inoltre era stato pesantemente censurato dallo stesso governo Letta per la distribuzione nelle scuole, di opuscoli intitolati "Educare alla diversità a scuola", «contenenti pesanti giudizi sulla religione cattolica e sul ruolo educativo nella chiesa e nella società, con inaccettabili ed offensivi apprezzamenti negativi sul ruolo di istituti fondamentali nella storia e nella cultura del nostro Paese». Inutile dire che De Giorgi è sempre saldamente al suo posto (e anche di questo i senatori chiedono ragione).

Ma il bello deve ancora venire, perché il Miur ha già pronte le «Linee guida per azioni di contrasto al bullismo e al cyberbullismo», che saranno presentate ufficialmente proprio in occasione della Settimana contro violenza e discriminazione. E se i contenuti della circolare ministeriale erano vaghi nell’annunciare un «percorso formativo stabile», nelle linee guida tali contenuti si chiariscono. 

L’unica forma di bullismo su cui ci si sofferma infatti è quella denominata “omofobia”. Ma ciò che lascia interdetti è come sia lo stesso testo ministeriale a parlare il linguaggio gender. «Il bullismo omofobico condizionato dall’orientamento sessuale della vittima o dall’identità di genere reale o percepita (?) poggia le basi sulla disinformazione e sui pregiudizi molto diffusi che portano una parte degli adulti, a partire da genitori e insegnanti, a non comprendere la gravità dei casi, a sottostimare gli eventi, e a manifestare maggiore preoccupazione per l’orientamento sessuale della vittima che per la violenza in sé. (…) A tal proposito Scuola e Famiglia possono essere determinanti nella diffusione di un atteggiamento mentale e culturale che consideri la diversità come ricchezza e che educhi all’accettazione». 

Identità di genere percepita, indifferenza per l’orientamento sessuale, la famiglia che deve essere “educata” dallo Stato. Insomma, se non l’avevate capito, siamo tutti da educare, anzi da ri-educare. La macchina della rivoluzione culturale è partita, prossima tappa lunedi 24 novembre. E stavolta al Miur non possono fare finta di non sapere.
  

san Giacomo della Marca

28 Novembre

Giacomo della Marca:

Un santo scomunicato 

(di Cristina Siccardi)




Il tempo che precedette la Riforma protestante fu caratterizzato dalla solida e grandiosa opera di alcuni predicatori, fra loro uno fu davvero grande e venne anche scomunicato, si chiamava San Giacomo della Marca (1393-1476), la cui festa liturgica cade il 28 novembre. Fra il XIV e XV secolo la Chiesa era soggetta alle corruzioni e allo stesso tempo molti eretici andavano imbrogliando sia Fede che dottrina. Un poco di ordine, benché si stesse preparando il terreno sul quale avrebbe agito l’eresiarca Lutero, venne portato da questi impavidi predicatori.

Nato a Monteprandone (Ascoli Piceno), a 22 anni, in Santa Maria degli Angeli, prese il saio francescano dalle mani di San Bernardino da Siena. La sua vita fu di estrema penitenza. Si sottoponeva a sette quaresime durante l’anno e negli altri giorni i suoi pasti consistevano in una scodella di fave cotte nell’acqua.

Malato, ricevette sei volte l’Estrema Unzione, eppure resistette nella faticosa vita dei predicatori itineranti. Una cosa sola temette nella sua esistenza, che il dolore fisico lo distraesse dalla preghiera. Dalla catechesi di San Bernardino (intorno al quale si formarono altri valenti predicatori come San Giovanni da Capestrano, Alberto da Sarteano, Matteo di Girgenti) mutua le tecniche vocali e gestuali, i contenuti e la struttura del sermo, prediligendo la trattazione di temi etico-politici, utilizzando materiali provenienti dai testi della teologia morale e del diritto canonico; fa ampio uso di exempla, spesso presentati in forma drammatizzata; utilizza per lo più il volgare; si impegna nel sostenere la diffusione della devozione al nome di Gesù e insiste su alcuni obiettivi polemici ricorrenti: le pratiche superstiziose, il lusso, il gioco, la bestemmia, l’usura (ideò i Monti di Pietà per liberare le vittime degli usurai).

Le sue omelie sono tuoni che destano anche gli spiriti più recalcitranti. Esse si nutrono di riferimenti biblici, ma il santo prende spunti anche dalla scrittura dantesca. Nessuno può sonnecchiare o distrarsi quando si assiste a queste prediche di formidabile efficacia, dall’andamento anche teatrale, ma che spesso raggiungono lo scopo: convertire. È un francescano fuori dal comune per la sua signorilità: sicuro e determinato, sa conciliare carità e fuoco del Giudizio di Dio; è teologo e inquisitore severo, ma pietoso. La sua predicazione, oltre a suscitare fin da subito apprezzamento ed entusiasmo da parte dei fedeli, si traduce in riforme degli Statuti di alcune città e in numerose fondazioni di confraternite. Dal 1423 al 1425 predica a più riprese nella zona di Jesi, dove sono presenti gruppi aderenti alla setta dei fraticelli e nel 1426 Papa Martino V lo incarica di predicare contro questa setta in tutta Italia e viene affiancato dal confratello Giovanni da Capestrano.

Nel 1432 è inviato in Europa orientale e i suoi successi non si fanno attendere, così, alla fine del 1435, Sigismondo di Lussemburgo, re di Ungheria, lo vuole nella sua residenza di Tata, presso Buda, come consulente nell’incontro tra i delegati del Concilio di Basilea e i rappresentanti del Regno di Boemia, nel quale era ancora viva l’eresia hussita. Da quel momento la sua azione antiereticale si estende dalla Bosnia all’Ungheria, dove predica contro gli hussiti in fuga dalla Boemia.

Nell’agosto del 1436 il Papa lo nomina inquisitore di Austria e Ungheria concedendogli ampi poteri e permettendogli di erigere nuovi conventi in quelle terre. L’appoggio dell’Imperatore e del Pontefice, oltre che il titolo di legatus del Concilio di Basilea, non sono però sufficienti a garantirgli l’intoccabilità e non solo riceve persecuzioni da parte del clero locale, non solo tentano di ucciderlo più volte, ma subisce anche una scomunica da parte di Simone, arcidiacono di Bacs. Assunse anche il compito di predicare a favore della crociata contro i Turchi: a questo scopo nel 1443 fu nominato da Eugenio IV nunzio apostolico.


Venne proposto pure Arcivescovo di Milano, ma rifiutò l’incarico. Tra le attività dell’ultima fase della sua vita va ricordata la costituzione della biblioteca del convento di Santa Maria delle Grazie di Monteprandone, nella quale il Santo riuscì a radunare circa duecento codici; essi costituivano una vera e propria officina del predicatore, contenente modelli e abbozzi di sermoni, raccolte di passi scritturali,exempla e auctoritates teologiche e giuridiche. Tutto ciò serviva per combattere gli errori e salvare le anime. Oggi, sotto la tirannia del relativismo, San Giacomo della Marca non sarebbe considerato un combattente per la Fede, ma uno, probabilmente, da scomunicare, come qualcuno già all’epoca fece. (Cristina Siccardi)

mercoledì 26 novembre 2014

Adagio cantabile





Beethoven - Piano Sonata No. 8, Op. 13 "Pathétique" II. Adagio cantabile (Ashkenazy)

martedì 25 novembre 2014

Lourdes. il peccato non fa la felicità dell'uomo

Lourdes

Nel 1858, la famiglia Soubirous è in rovina economica. L' 11 febbraio 1858, Bernadette, sua sorella e una loro amica, vanno in cerca di legna verso il torrente Gave". Arrivano dinanzi alla  Grotta di Massabielle, una specie di discarica di rifiuti. Bernadette, a causa della sua asma cronica, esita ad attraversare il torrente gelato. E’ in quel momento che “sente un rumore come un colpo di vento", ma "nessun albero si muove". "Alzando la testa, vede, nella cavità della roccia, una piccola ragazza, avvolta di luce, che la osserva e le sorride". È la prima Apparizione della santa Vergine.
La Grotta era un luogo sporco, oscuro, umido e freddo. Il luogo dove si conducevano i maiali. È in questo luogo che Maria, tutto biancore, tutta purezza, segno dell'amore di Dio, cioè segno di ciò che Dio vuole fare in ciascuno di noi, ha voluto apparire. C'è un contrasto immenso tra questa Grotta oscura, umida e la presenza di Maria Vergine, " l' Immacolata Concezione ".
Ma il Vangelo ci parla dell’ incontro tra la santità di Dio e il peccato dell'uomo. Il Cristo è venuto a cercare ciò che era perduto. Questo ci dice che Dio viene a cercarci ovunque siamo, nel pieno dei nostri peccati per salvarci.

18 FEBBRAIO 1858 : PAROLE STRAORDINARIE

La Vergine si rivolge Bernadette : "potreste avere la gentilezza di venire qui per quindici giorni?". È la prima volta che le danno del "voi". Bernadette, sentendosi così rispettata e amata, fa l'esperienza di essere una persona con una grande dignità agli occhi di Dio.
Ma la Vergine le dice anche:  "non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell'altro". Gesù chiede a tutti noi di portare la croce ogni giorno al suo seguito e la Vergine Maria conferma Bernadette nella certezza del Paradiso, al di là della morte.

Nonostante la sua miseria, la sua malattia, la sua ignoranza, Bernadette è sempre stata profondamente felice. Come Gesù ha detto al Padre: “non sia fatta la mia ma la tua volontà” .

Durante le prime Apparizioni di Maria, Bernadette ha mostrato un viso raggiante di gioia, di felicità, di luce. Ma, dopo l'ottava apparizione tutto cambia: il viso di Bernardetta diventa teso, triste, preoccupato e soprattutto compie gesti incomprensibili ... : camminare sulle ginocchia fino in fondo alla Grotta; baciare la terra di questa Grotta, ancora tutta sporca e ributtante; mangiare delle erbe amare; raspare il suolo e, per tre volte, provare a bere acqua fangosa, berne un pò, e poi doverla sputare; prendere del fango tra le mani e sfregarselo sulla faccia. E quando Bernadette osserva la folla allargando le braccia,  tutti dicono: "è pazza". Per quattro apparizioni Bernadette ripeterà gli stessi gesti. Ma cosa significa tutto questo? 

IL SIGNIFICATO BIBLICO DELLE APPARIZIONI

Bernadette è chiamata a seguire Cristo umiliato e sofferente. Andare in ginocchio fino in fondo la Grotta: ci ricorda Betlemme dove Dio è sceso al freddo e al gelo, l'abbassamento di Dio che si fa uomo.  Bernadette bacia la terra per spiegare che quest'abbassamento è giustamente il gesto dell'amore di Dio per l’umanità. Mangiare le erbe amare ricorda le tristezze della vita, i calici amari come quello di Gesù nel Getzemani : "ecco l'Agnello di Dio che si carica di tutte le disgrazie, che toglie tutte le amarezze, tutti i peccati del mondo", ripetiamo in ogni Messa.
Imbrattarsi il viso: il profeta Isaia presenta il Messia, il Cristo, con le caratteristiche del servo sofferente. " Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Ecco, Bernadette sfigurata dal fango e la folla che grida: "è diventata pazza".

LA GROTTA NASCONDE UN TESORO IMMENSO, INFINITO

Il 25 febbraio 1858, "la Signora" chiederà a Bernadette di andare a scavare in fondo a questa "Spelonca per i maiali", dicendole: "andate alla fonte, bevete e lavatevi". Un po' d’acqua fangosa inizia a sgorgare e diventa, poco a poco, trasparente, pura, limpida. 
Questo ci è ricorda il mistero del cuore del Cristo: "un soldato, con la sua lancia, trapassa il cuore e, immediatamente, scaturisce sangue e acqua". Ma tutto questo ci parla della missione di ogni uomo: "l'acqua che ti darò, diventerà in te sorgente di vita eterna". Il cuore dell'uomo, ferito dal peccato, è espresso dalle erbe e dal fango. Ma poi, redento, è chiamato ad essere fonte di acqua viva per tutti. 

Le persone chiedevano a Bernadette : "la Signora ti ha detto qualcosa ?" E lei risponde: " Sì, diceva: "Penitenza, penitenza, penitenza. "Pregate per i peccatori". Penitenza, significa conversione, cambiamento di mentalità, il cristiano non si deve sentire rimproverato da Gesù come san Pietro: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini»..

"Pregate per i peccatori", perchè il peccato non fa la felicità dell'uomo. Il peccato è tutto ciò che si oppone al progetto di bene di Dio per l’ uomo.

Alla tredicesima Apparizione, Maria si rivolge a Bernadette: "andate a dire ai sacerdoti che si costruisca qui una cappella e che ci si venga in processione". "Che si venga in processione" significa camminare, in questa vita, sempre vicino ai nostri fratelli.
Il cristiano costruisce la Chiesa, vivendo in comunione con Dio e i suoi fratelli.

LA SIGNORA DICE CHI È : "QUE SOY ERA IMMACULADA COUNCEPTIOU"

Il 25 marzo 1858, Bernadette per volere del parroco di Lourdes chiede "alla Signora" di dire il suo nome. "La Signora" le risponde: "Io sono l'Immacolata Concezione".
L'Immacolata Concezione, così come insegna infallibilmente la Chiesa, è "Maria concepita senza peccato, grazie ai meriti della croce del Cristo" (definizione del dogma promulgato nel 1854). 


Il perenne «miracolo» di Lourdes è l’Eucaristia. Al di là del « fenomeno » religioso rimangono gli effetti del messaggio fondamentale del Vangelo, richiamato con forza da Maria: la «conversione», e del grande gesto di Cristo: dare il proprio corpo e il proprio sangue» per la salvezza degli uomini. L’accettazione gioiosa della sofferenza insieme con Cristo da parte degli ammalati, la dedizione ammirevole di tanti giovani ai poveri e ai sofferenti, il «clima» ininterrotto di intensa preghiera, a Lourdes, non sono comprensibili se non alla luce della Messa che nella «cittadella di Maria» è al primo posto, sempre. E Cristo nell’Eucaristia passa benedicente fra i malati, annunciatore e realizzatore di una salvezza più profonda.

lunedì 24 novembre 2014

domenica 23 novembre 2014

Basilicata da raccontare



Ferrandina (MT)
Il giallo dei campi arsi dal sole, il grigio delle torri e delle mura normanne, l’ocra dei paesi ormai abbandonati, il verde dei boschi che furono rifugio di briganti, il bianco delle abitazioni scavate nel calcare. Ciò che colpisce della Basilicata è l’immensa varietà di anime che la compongono.
Dai paesaggi alla Sergio Leone nella zona dei calanchi, alle colline verdeggianti che profumano di Medioevo a ridosso del Vulture, dal mare cristallino di Maratea fino agli antichi pini loricati sulle vette del Pollino.Cambiano i colori, cambiano soprattutto le storie che questa terra racconta e i segreti che è capace di rivelare all’ascoltatore paziente.

#BASILICATADARACCONTARE.  Abbiamo deciso di parlare della Basilicata raccontando tre "storie" legate a tre luoghi diversi, convinti che la narrazione sia una componente cardine della bellezza di un luogo. Non abbiamo adottato un criterio storico o cronologico nello scegliere le nostre destinazioni ma ci siamo lasciati guidare dalla curiosità e dal desiderio di conoscere (e farvi conoscere) delle storie affascinanti, romantiche e assolutamente reali. Ne abbiamo scelte tre e con macchina fotografica e videocamera siamo andati alla ricerca dei luoghi che sono stati teatro di queste vicende, per raccontarvele,  nelle prossime settimane. Abbiamo creato un'hashtag: #basilicatadaraccontare, per raccogliere sui principali social le foto di questi luoghi, testimoni silenziosi di un passato impresso nella pietra. 

TRE LUOGHI, TRE STORIE. Il castello di Melfi, la Chiesa rupestre di S. Margherita  legati alla figura leggendaria di Federico II, il borgo abbandonato di Craco, dove il tempo si è fermato dalla disastrosa frana del 1969 e Campomaggiore, le cui rovine testimoniamo lo sfortunato sogno romantico del conte Rendina. Sono queste le tre storie che abbiamo deciso di raccontare, con tre articoli corredati da un'ampia gallery fotografica oltre che da video realizzati da Dario Molinari, filmmaker lucano, autore di documentari, videoclip e spot televisivi. La colonna sonora è di Vincenzo Salvia, compositore, lucano anche lui. 
 
Ma quanti (e quali) sono i luoghi della Basilicata che hanno una storia da raccontare? Ecco i nostri dieci!
 

10 LUOGHI DELLA BASILICATA DA RACCONTARE

1. Acerenza. Famosa per la sua Cattedrale dell’XI secolo, nel medioevo è stata luogo di passaggio dei pellegrini che si recavano in Terra Santa. Secondo alcuni studiosi, nella Cattedrale è custodito il leggendario Santo Graal.

2. Campomaggiore Vecchia. Il paese vecchio conserva i segni di un sogno che ha dovuto fare i conti con la realtà.

3. Castelmezzano. Situato all’ombra delle Dolomiti Lucane, reca tracce del passaggio dei Templari.  È in questo panorama magico, immerso tra le rocce che è possibile provare l’ebbrezza del volo dell’angelo.

4. Craco. Immerso tra i calanchi, Craco è un “paese fantasma”, fuori dal tempo. Le sua mura silenziose ocra sono diventate la location ideale per registi e troupe televisive. Dal 2010 è stato inserito nella liste dei luoghi da salvaguardare nel mondo, redatta dalla World Monuments Funds.

5. Maratea. È conosciuta come “La perla del Mediterraneo” per i suoi pittoreschi paesaggi costieri e montani. La statua del “Cristo Redentore” sul monte S. Biagio è seconda per dimensioni solo a quella di Rio de Janeiro.
 
6. Matera. non ha bisogno di presentazioni. Candidata a Capitale Europea della cultura 2019, i suoi Sassi sono patrimonio Mondiale Unesco dal 1993.
 
7. Melfi. Il suo castello è uno dei più importanti manieri di Federico II di Svevia, è qui che furono promulgate le “Costituzioni Melfitane” che, già nel medioevo riconoscevano diritti alle donne e pene contro l’inquinamento. A poca distanza c’è il castello di Lagopesole, tenuta di caccia del sovrano e rifugio dei briganti di Carmine Crocco nel 1800.

8. Metaponto. Colonia della Magna Grecia e, secondo alcuni storici, ultima residenza di Pitagora. Le Tavole Palatine (i resti del tempio di Hera) sono tate testimoni delle storie di antichi greci e dei  ribelli comandati da Spartaco.

9. Valsinni. La sua storia è quella triste della poetessa Isabella Morra (1520- 1546). Uccisa dai fratelli  a causa di un amore platonico, la leggenda dice che vaghi ancora nel castello medievale. Il comune è Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

10. Venosa. Patria del poeta Orazio e del madrigalista Carlo Gesualdo da Venosa. Imperdibili il castello di Pirro del Balzo (1470 circa) e l’Abbazia della Trinità, meglio conosciuta come “Incompiuta”.